giovedì 8 febbraio 2018

LAVORO E MILIZIA


Prosegue la pubblicazione da parte delle  Edizioni della Lanterna di documenti storici inerenti la stagione più disconosciuta della storia d’ Italia, quella dello squadrismo delle camicie nere mussoliniane.

Dopo la pubblicazione del  “Diario 1922” ( l’ anno della Marcia su Roma )  di Italo Balbo , Quadrumviro della rivoluzione fascista e fra i maggiori organizzatori delle squadre d’ azione  e la pubblicazione di “ Rivoluzione” di  Aurelio Maria Pizzo ( Diario di alcune eclatanti azioni squadriste in Veneto e in piazza San Marco a Venezia ) , viene ristampato per la prima volta nel dopoguerra un altro testo di Italo Balbo : si tratta di “ Vita e lavoro nella nuova Italia”, discorso pronunciato a Milano nel 1923 e pubblicato nella collana curata di Giuseppe Bottai  , qui ristampato integralmente con il titolo di “ Lavoro e Milizia ”.

Il testo si situa in un momento storico  cruciale , cioè nella trasformazione delle  squadre d’ azione in Milizia Volontaria . La fase segna il passaggio dal “ fascismo movimento “ al  “ fascismo regime ”, per usare una espressione dello storico Renzo De Felice.

Il testo ripropone anche la introduzione originaria di Giuseppe Bottai e ripropone fregi e illustrazioni della prima edizione, nonché la riproduzione – in quarta di copertina – della copertina della prima edizione, secondo una consuetudine delle Edizioni della Lanterna  . Tutti particolari editoriali  che conferiscono un tono vintage alla pubblicazione e che non mancheranno di esser apprezzati dai bibliofili e dai cultori di Storia.

Nel testo qui pubblicato l’ Autore  sottolinea come questa normalizzazione ed istituzionalizzazione delle squadre d’ azione abbia ( avuto)  il senso di voler formare la gioventù italiana a valori di disciplina militare  che venivano  ritenuti all’ epoca utili anche  per una formazione del carattere tale da infondere energia alle nuove generazioni , potenziando  lo sviluppo di qualità di determinazione alla conquista di obiettivi  che avrebbero favorito qualità necessarie anche nel mondo del lavoro . Il testo è anche una presentazione delle riforme sociali del Fascismo in materia di lavoro, oltre ad un breve excursus storico sulla rivoluzione delle camicie nere.

Sono passati settant’ anni e tali principi di formazione alla disciplina del carattere  sono passati di moda ed ora il “ tono” della educazione alla vita non lo dà più la disciplina militare, ma la ministrA dell’ istruzione (?)  Rita Fedeli e il pusher dietro l’ angolo della scuola.

Quanto quella    intuizione educativa dello scomparso  mondo fascista  fosse azzeccata ,  non ci azzardiamo a sostenerlo : chi  siamo noi per farlo,  in questi tempi di antifascismo senza fascismo ?

 Ci limitiamo a sottolineare una evidenza :  i “ ragazzi del ‘99” del secolo scorso furono in grado di vincere una guerra mondiale, fare una rivoluzione ( quella fascista) e portare l’ Italia al rango di potenza mondiale.  Che orrore….

Quelli del “democratico 99” di questo secolo, in cui certo non esiste una “ Milizia Volontaria”, e neanche un più modesto servizio militare di leva obbligatorio , si presentano come una generazione libera e democratica, globalista,  ma  affetta da endemìa di drogati, alcoolizzati , omosessuali, deviati, parassiti  da centro sociale  : la decantata generazione Erasmus… Una generazione che ha fatto proprio uno stile di vita  agli esatti antipodi di quello fascista, e cioè : “ MARCIRE, NON MARCIARE !”

Di sicuro non faranno una “ rivoluzione fascista”, questo è certo,  ma sinceramente, non so se ciò sia proprio da ascrivere come un  titolo di merito dei loro educatori…..



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