giovedì 28 settembre 2017

"MEDIATORI CULTURALI " A PIDDINIA


Da un po' di tempo si fa un gran parlare di "mediatori culturali", figure balzate agli onori della cronaca a seguito del grande arrembaggio concernente l'invasione migratoria. Ma chi sono questi personaggi spacciati come indispensabili dal circo mediatico?

A quanto pare in Italia il "titolo" avviene per "autoproclamazione", ovvero chi è da più tempo sul territorio e sviluppa ovviamente maggiori competenze e attitudini si lancia nell'affare per "vivere di migranti".

«Chi si improvvisa mediatore - spiega a tale proposito l'avvocato Davide Ascari - spesso lo fa perchè magari è più furbo rispetto ad altri e conosce un po' meglio la lingua. Ma corsi effettivi non ne ho mai visti fare di recente: è una qualifica che, diversamente da altri paesi europei, non ha mai avuto professionalità o una normativa specifica. In Francia, ad esempio, per diventare mediatore è necessario frequentare un corso della durata di tre anni. Quando mi è capitato di chiedere alla persona in questione come fosse diventata mediatore, mi ha semplicemente risposto: imparando l’italiano».

In breve, quello di mediatore culturale è un escamotage che serve per fare cassa a un esercito di furbi postulanti legati al mondo della cooperazione catto-comunista, il tutto come sempre a spese dei contribuenti.

Tanto, a Piddìnia, la felice terra dell’ accoglienza, paga sempre Pantalone….

Paolo Sensini






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