venerdì 25 agosto 2017

PROSSIMA FERMATA : BARATRO


Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale la società è progressivamente cambiata fino a diventare, con l’aiuto della modernità e di tutto ciò che da essa consegue, quella in cui oggi purtroppo siamo chiamati a vivere.

Chi pensa dunque che lo scenario odierno sia il frutto di una serie di casualità slegate tra loro, o crede che sia soltanto il risultato delle innovazioni tecnologiche piuttosto che del decadimento generale dell’essere umano, ormai immerso esclusivamente in questioni materiali e poco incline ad andare oltre l’apparenza delle cose, commette un clamoroso errore, che rischia di compromettere alla base l’effettuazione di un’analisi esaustiva tesa a fare una sorta di radiografia di questo pianeta ormai sempre più deteriorato.

Ciò con cui oggi ci troviamo a fare i conti non è altro se non l’epilogo di un percorso iniziato nel millenovecentoquarantacinque, che aveva lo scopo di portare le diverse nazioni al collasso, politico, sociale, economico, e anche morale, favorendo cosi la formazione di un unico governo trasnsnazionale.

E’ in questi quattro ambiti poco sopra elencati che il degrado generale ha preso il sopravvento, e ci ha consegnato oggi una situazione che è diventata insostenibile, la quale purtroppo, stando cosi le cose, può solamente trovare un peggioramento.

Si è scritto di un lato morale che assume un ruolo importante nella determinazione fattuale della crisi in cui siamo, perché è proprio la mancanza di moralità, di disciplina popolare non intesa come mero ordine in stile militaresco ma come il seguire una determinata scala valoriale e non prescindere mai da essa nelle scelte che poi determinano il futuro di una comunità nazionale, che fa si che siano gli stessi cittadini, lasciati allo sbando da istituzioni che non hanno per nulla a cuore i loro interessi, a determinare la loro situazione, aderendo più o meno convintamente alla truffa democratica che si concretizza per mezzo delle elezioni politiche.

Ciò che la parte sconfitta militarmente nel secondo conflitto mondiale aveva saputo dare ai popoli posti sotto la propria influenza era appunto una preparazione totale,  che permetteva a questi ultimi di non cadere nei tranelli che oggi il sistema vigente ci pone quotidianamente davanti.

Il popolo tedesco prima di tutto, per alcuni tratti quello italiano, e poi  anche se in tono minore tutti quelli posti sotto l’influenza dell’asse, conoscevano chi era il proprio nemico, e sapevano di poter contare su un governo che era intenzionato a combatterlo fino alla fine.

Oggi la situazione è completamente rovesciata, in quanto è quello stesso nemico che, prima più implicitamente e oggi sempre più alla luce del sole, governa le nostre vite.



Quell’avversario oggi detiene nelle sue mani un potere mondiale indiscutibile, e non lascia molte alternative a sé stesso, in quanto chi gli osa porsi contro, oltre ad essere il più delle volte un’entità geograficamente ristretta, viene ostacolato, combattuto e poi depredato, e la Siria di questo ne è solo l’ultimo esempio.

Questo capovolgimento che pone ai vertici di un’immaginaria piramide governativa i peggiori nemici dei popoli non può non determinare con essa una crisi valoriale indiscutibile.

Ciò accade principalmente perché occorre che i principi fondamentali che devono far parte di una più o meno vasta organizzazione comunitaria e devono determinarne un alto grado di coesione  siano fattori che  portino all’aggregazione.

Ci riferiamo quindi alla solidarietà popolare, al rinforzare il legame del presente con il passato, che si identifica in questo caso con la storia, al rispetto delle persone anziane non solamente in quanto individui ma più spiritualmente come occupanti del medesimo spazio e animatori di quel filo conduttore che porta le generazioni a succedersi l’una all’altra mantenendo la stessa identità, ma anche al rispetto delle donne in tutti i ruoli che sono chiamate a ricoprire nel ciclo dell’esistenza, quindi dall’essere persona all’essere generatrici di altre persone, vedendole perciò idealmente come il motore della vita e la garanzia del proseguimento della stessa.

Non a caso questi erano alcuni dei valori che il Nazionalsocialismo offriva al suo popolo, a se i tedeschi sono diventati negli anni in cui quell’esperienza politica ha avuto luogo compatti fieri e orgogliosi come mai forse lo erano stati nella propria storia lo si deve all’attuazione di quelle istanze sociali e solidaristiche, che determinavano il sentirsi non più mero individuo astratto, ma parte di un sistema poggiato sulla giustizia.

Il fatto che il potere ebraico, quello della massoneria, e in generale tutto l’apparato plutocratico e reazionario occidentale si sia posto contro quella che loro consideravano giustamente dal loro punto di vista essere una grave minaccia non deve essere visto, in maniera meramente materialista, solamente determinato  da un’opposizione alla politica economica portata avanti in Germania durante quegli anni.

Si è trattato di un’avversione totale a un modello di vita che rimetteva le cose troppo al loro posto e nel caso fosse stato attuato globalmente non avrebbe consentito più il perpetrarsi delle ingiustizie che oggi siamo quotidianamente costretti a vedere.

I padroni del mondo conoscono solo le regole del profitto e dell’arricchimento personale, non importa se esso sia a scapito del prossimo o, come sovente accade, di migliaia e migliaia di persone.
Per questo motivo l’azione del mondialismo, che esso può compiere con estrema facilità in quanto controlla attraverso i suoi accaniti fautori i maggiori organi di informazione, è quella essenzialmente di togliere certezze ai popoli.

Ecco che quindi la politica liberista di precarizzazione del lavoro non solo serve per aumentare i profitti dei grandi capitalisti, ma è congeniale anche a mandare il lavoratore allo sbando, togliendogli una base solida sulla quale sviluppare un progetto di vita che gli consenta di realizzare sé stesso all’interno della comunità a cui appartiene.

Vediamo come si passi facilmente dalla crisi valoriale, e quindi morale, a quella sociale, e ciò accentua più che mai l’ipotesi che non sia opportuno parlare del degrado sociale come di tanti settori disuniti tra loro, ma sarebbe più indicato farlo partendo dalla consapevolezza che ci troviamo davanti ad un blocco unico, in cui tutti gli elementi sono collegati.

Il lavoro porta con sé una crisi sociale dilagante. Dalla mancanza di un elemento base come questo dipende ad esempio la crisi delle nascite, in quanto tale precarietà determina l’impossibilità di mettere al mondo una nuova vita e poter garantire ad essa un avvenire certo e sicuro.

La non presenza di un sostentamento economico stabile è anche la causa per la quale molte coppie devono rinunciare ad andare a vivere insieme e costituire quindi un nuovo nucleo famigliare e da tale aspetto dipendono due elementi molto negativi: il primo è  uno smarrimento di prospettiva individuale delle persone coinvolte, il secondo è un danno alla collettività in senso comunitario, in quanto  il non costituirsi in soggetto sociale indebolisce il contesto territoriale nel quale ci si muove.

Appare essere indiscutibile perciò che la crisi della società che oggi siamo chiamati ad analizzare non debba essere scomposta, altrimenti se ne perderebbe in maniera irrimediabile il senso.

Abbiamo visto come la crisi morale sviluppatasi con il disorientamento dell’uomo, ( che avviene attraverso la messa in discussione del sistema dei principi base ai quali egli dovrebbe attenersi per condurre una vita dignitosa e soddisfacente), determini anche una crisi sociale ( mancanza di lavoro e quindi impossibilità di progettare un futuro) e una meramente economica (povertà).

Proprio alla crisi economica e di conseguenza a tutti gli altri aspetti precedentemente analizzati è legata a filo doppio quella che possiamo classificare come una crisi politica che sta raggiungendo in questi anni il suo apice.

Per crisi politica noi si intende, come farebbero i feticisti della democrazia, un momento parlamentare difficile nel quale risulta complesso trovare una maggioranza politica: noi diamo al termine politica un significato totale.

Il sistema politico mondiale che oggi ci governa è il risultato delle più rosee previsioni dei vincitori della Seconda Guerra Mondiale: il loro trionfo sta non solo nel poter muovere le nazioni come pedine su una scacchiera, ma nell’avere il totale appoggio dei popoli mentre questo accade.

Mentre infatti l’uomo è immerso nelle difficoltà giornaliere dovute alla situazione difficile in cui è costretto a vivere i grandi capitalisti giocano sul pianeta le partite fondamentali.

Durante le ore che passiamo ad essere sfruttati dentro un ufficio da altre parti del mondo si sganciano bombe su civili inermi, si cancellano vite, si distruggono intere nazioni.

Questo noi facciamo solo finta di non saperlo, trincerandoci dietro il fatto che i maggiori organi di informazione, collusi con il potere, non ne parlano o danno a ciò una motivazione errata del tutto confacente ai propri interessi, disinteressandoci quindi in definitiva a tutto ciò che accade lontano da noi, inconsapevoli del fatto che le conseguenze di ciò saremo proprio noi a subirle.

La pigrizia che  pervade la popolazione è un altro aspetto che ha portato a questa situazione di degrado sociale: la modernità, l’ossessiva avanzata della tecnologia, voluta e incoraggiata proprio dai governanti del mondo, ci ha tolto la voglia di indagare, di andare oltre l’apparenza, di affidarci a fonti alternative.



Oggi per leggere una notizia basta un secondo, ma l’articolo che viene messo cosi velocemente a disposizione del cittadino altro non è che il frutto di quello che il sistema vuole che si sappia, ovvero la realtà plagiata che  esso desidera inculcare nella mente delle persone.

Si fanno passare i messaggi più assurdi come assolutamente veri, quando basterebbe utilizzare la logica per accorgersi della loro falsità.

Si scambiano i buoni per i cattivi e viceversa, si dipingono come dittatori feroci coloro che tentano solo di non svendere la propria nazione ai mercanti e agli usurai mentre dall’altra parte vengono fatte lodi sperticate a fantomatiche culle di democrazia tacendo il fatto che da decenni esse costringono i popoli vicini alla fame e erigono muri dal sapore tutt’altro che libertario.

In questo desolante contesto la cosa  più utile da fare è cercare di portare il maggior  numero di persone possibile a ragionare lucidamente su chi davvero determina la loro condizione sociale, ovvero la dittatura bancaria, il potere ebraico e le organizzazioni massoniche, vale a dire il triangolo mondialista per eccellenza.


Daniele Proietti


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