giovedì 29 giugno 2017

L INVASIONE




Solo nelle ultime ore 8500 sbarchi di clandestini. Un paese invaso sparisce tra gli applausi dei media, dei preti e dei poteri.

( Marcello Veneziani )



Non stiamo assistendo e subendo un "esodo", come lo definisce l'Ansa, ma un'auto-invasione da noi voluta, pianificata e finanziata.

Così come non sono "migranti", al pari degli uccelli, ma solo clandestini e lo strumento umano su cui chi veramente ci governa, e non è Paolo Gentiloni ma la grande finanza speculativa globalizzata, sta investendo per sostituire la nostra società e porre fine alla nostra civiltà.

Il piano Kalergj esiste e si sta attuando sotto i nostri occhi drogati dai media….



“Non si cambiano le proprie idee in base ai sondaggi – ha detto Matteo Renzi commentando il disastro delle elezioni amministrative – e non si rimettano in discussione le battaglie che abbiamo fatto: quella sullo Ius Soli non si può mettere in discussione”.

Chi glielo spiegherebbe altrimenti a George Soros, che nei primi di maggio aveva convocato presso di sé Gentiloni  ingiungendogli di calendarizzare quanto prima la legge da lui tanto voluta?

I temi dell' incontro sono rimasti misteriosamente segreti, ma è facilissimo intuirli : accellerare l' invasione e renderla irreversibile con conseguente sfiguramento del tessuto sociale e della identità italiane attraverso la legge dello jus soli, da approvare con la massima urgenza, prima che il governo  cada attraverso libere elezioni.

Detto e fatto: nel giro di qualche giorno lo Ius Soli è stato imposto come priorità del Paese, nonostante sia palesemente inviso alla maggior parte della popolazione. Ma niente, loro vanno avanti dovesse costare anche la distruzione del Partito e un aggravamento senza pari della situazione sociale.

Avranno quello che si meritano, sperando che ciò avvenga prima che sia troppo tardi per salvare la nostra Nazione.


Observer


L’ INVASIONE :



martedì 27 giugno 2017

TRA BANCHE ED IMMIGRATI, ITALIANI FREGATI !


di Enrico Montermini.

Che cos’è lo “Ius soli”? E’ un gigantesco carnevale mediatico! Come i matrimoni gay e il referendum di Renzi: finti problemi creati ad arte per distogliere l’attenzione del pubblico. E mentre noi pecoroni ci accapigliamo discutendo di checche e negretti, i nostri politici – zitti, zitti – ci preparano la solita sorpresina. Di che si tratta? Ma di banche naturalmente! Non si parla d’altro da quando Berlusconi fu costretto a dimettersi: quattro governi non eletti sostenuti da due diverse maggioranze, ma un’unica preoccupazione!

L’ultima porcata ha i nomi di Intesa San Paolo, Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza.

I due istituti di credito veneti, che sono sull’orlo del fallimento, devono essere salvati a ogni costo. Il fallimento, infatti, accenderebbe i riflettori mediatici su cosette delle quali è meglio tacere: quel mondo opaco dove si decidono le nomine, si pagano le mazzette, si concedono gli appalti. Perciò la politica si muove, senza clamore, ma unita, per salvare le banche. A spese dei contribuenti, naturalmente.

Robin Hood alla rovescia, i nostri politici che rubano ai poveri per dare ai ricchi hanno predisposto una “bad banking” in cui riversare le sofferenze delle banche venete.

Intesa San Paolo a questo punto rileverebbe i marchi, i clienti (con i loro depositi), la rete di filiali e gli immobili di proprietà… al prezzo simbolico di 1 euro! Avete capito bene: 1 euro!

L’intera operazione peserebbe quindi sulle spalle dei contribuenti per qualcosa come 12 o 13 miliardi di euro. Lo rivela l’edizione on line de “La Stampa” in data odierna:


Ora si capisce perché lo “Ius soli”, proprio come i matrimoni gay, diventerà legge malgrado l’opposizione della schiacciante maggioranza degli italiani. Sono due carnevalate, che costeranno alle Sinistre le elezioni. Ma che importa? Renzi non vuole elezioni anticipate, ma soprattutto non le vuole vincere.

Da cinico politicante qual è, Renzi non vuole essere il presidente del consiglio eletto che spiega agli elettori le ragioni di una finanziaria lacrime e sangue... Una finanziaria, così ci diranno a settembre, " che ci chiede l'Europa ! " Una finanziaria che, in realtà, diventerà necessaria proprio a causa del regalo fatto alle banche.

Fateci caso quando ascoltate la TV: già hanno iniziato a mettere la pulce nell'orecchio di una manovrina a settembre per aggiustare i conti pubblici...



 I LIBRI DELLA LANTERNA SULLO STROZZINAGGIO FINANZIARIO :



venerdì 23 giugno 2017

QUANDO I MIGRANTI ERAVAMO NOI



di Enrico Montermini.

Di tanto in tanto qualcuno mi sbatte in  faccia questa verità che noi razzisti non vogliamo sentire, perchè siamo  in malafede, o non conosciamo, perchè siamo ignoranti. Purtroppo  conosco bene la storia di "quando siamo scappati noi dalla miseria"! Tra  quelli che scappavano c'era mio nonno Emilio, che emigrò in Belgio con  mia nonna e mia madre ancora bambina.

Partirono tutti e tre con  un treno e le famose valigie di cartone assieme a migliaia di  connazionali. Avevano sostenuto le visite mediche prima di partire,  perché le autorità belghe non volevano epidemie. Mio nonno, come tutti  gli uomini, aveva già un contratto di lavoro prima di partire: c'erano  già abbastanza ladri, mendicanti e assassini in Belgio senza bisogno di  importarne altri dall'estero. Era razzismo quello delle autorità belghe?  No, era sano buon senso.

La sanità ha un costo per la  collettività: chi non contribuisce, perché abita all'estero, non ha  diritto a usufruirne; se però uno lavora in Belgio, paga le tasse e si  ammala, ha diritto all'assistenza sanitaria come tutti quelli che  lavorano e pagano le tasse.

Quanto ai ladri e ai mascalzoni, non ne  facciamo una questione di razzismo: chi non può mantenersi con un  lavoro onesto o ruba o muore di fame, non ci sono alternative. Un  italiano senza lavoro, pur senza aver commesso reati, veniva  immediatamente rimpatriato.

Torniamo a mio nonno. Emilio faceva  il minatore in una miniera di carbone: niente pocket money, niente  cellulare, niente wi-fi! Lui non parlava di razzismo e di diritti umani:  lavorava come un negro - lui, sì, aveva il diritto di dirlo! Per un puro  caso non era a Marcinelle quando la miniera è crollata: c'erano i suoi  amici morti sotto le macerie della miniera. Lui e i suoi amici facevano i  lavori che i belgi non volevano più fare: non stavano in pensione a  lamentarsi che il cibo fa schifo e il wi-fi non funziona bene!

In  Belgio non si faceva politica: si lavorava sodo e si teneva la testa  bassa. C'erano bar, ristoranti e negozi in cui era vietato l'ingresso  agli italiani. Erano atti crudeli, ma nessuno se ne lamentava: chi è  ospite in casa degli altri non può pretendere di cambiare le abitudini  del padrone di casa; però può uscire dalla porta con dignità se vuole - e  questo vale soprattutto per l'ospite che non è stato invitato!

Chi  faceva caciara perché aveva alzato troppo il gomito e chi rubacchiava  lo spedivano in Italia entro 24 ore e in Belgio non rimetteva più piede:  giusto così, altro che fogli di via e procedimenti giudiziari infiniti  con avvocati d'ufficio e giudici filantropi!

Cacciati via i farabutti, quelli che rimasero si guadagnarono il rispetto dei Belgi col duro lavoro. E' così che si fa!

Mio nonno è morto a 40 anni per una forma fulminante di tumore ai  polmoni: l'aveva presa respirando il grisù, il micidiale gas che  uccideva i minatori. E' morto lasciando una donna vedova, due bambini  piccoli (nel frattempo era nato anche mio zio) e una montagna di debiti!

Quando vedo ragazzoni neri di vent'anni girare col cappellino della  Nike e il cellulare di ultimo modello infischiandosene delle leggi di  questo Paese e gridando "stronzi razzisti" a noi italiani che lo  manteniamo in albergo ripenso ai sacrifici di mio nonno. E mi domando  per chi ha fatti tanti sacrifici. Questo splendido Paese in cui viviamo  l'hanno costruito generazioni di eroi come mio nonno Emilio, che per  tutta la vita non hanno fatto altro che lavorare e soffrire: non la  gente come Laura Boldrini, che sono il cancro della nostra società.



I LIBRI DELLA “ LANTERNA” SULL’ INVASIONE :




lunedì 19 giugno 2017

LE EDIZIONI DELLA LANTERNA IN VENDITA ANCHE SU AMAZON SENZA COSTI DI SPEDIZIONE !


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lunedì 12 giugno 2017

LE TOGHE DI SUPERCIUK E LE AFFINITA' ELETTIVE


Antefatto.

I nostri lettori, abituati ormai da tempo ai comportamenti da Banda Bassotti del mondo giudiziario, di certo non si stupiranno della vicenda, assolutamente vera, che sto per narrar loro oggi.

Si tratta del seguito ideale ( ideale ? Si fa per dire, è una vicenda assai vomitevole..) di quanto già narrato nel post “ e le stelle stanno a guardare” (http://edoardolongo.blogspot.it/2017/05/e-le-stelle-stanno-guardare.html ), che tanto interesse e tanto disgusto ha suscitato nel web..

Ormai  i miei Lettori conoscono tutto di difese d’ ufficio, pagamenti di parcelle da parte dello Stato, tarocchi giudiziari per fregare il pagamento agli “avvocati dei poveri” ( e poveri loro stessi, of course..) .

La vicenda che sto per narrarvi , uno dei top della classifica del disgusto , è assolutamente autentica ed è incorsa al sottoscritto, iscritto da una vita all’ albo dei difensori d’ ufficio. Ve la renderò più accattivante ( cioè : più vomitosa…) pubblicando anche documenti autentici, giusto per tacitare quegli ingenui che “ non è possibile che l’ ordine giudiziario si comporti così..”

Tutto ebbe inizio alcuni anni fa presso il Giudice di pace di Pordenone. Precisamente il giorno 4 ottobre 2013, giorno in cui il clandestino Cuka Eduart , di incerta origine, probabilmente albanese, doveva presentarsi avanti al giudice di pace a rispondere del reato di ingresso clandestino nel Bel Paese .

Il Cuka, ovviamente, rimase uccel di bosco…

Per difetti vari di notificazioni di atti, oziose questioni processuali, ascoltato sui fatti l’ agente dell’ ufficio immigrazione della Questura pordenonese, il processo si trascinò stancamente per circa tre anni, e , dopo sei udienze, si concluse nel febbraio 2016 con una condanna a 5.000 euro di ammenda, che certo hanno terrorizzato il Cuka che nel frattempo si era reso introvabile a tutti.

Ma non è della vicenda giudiziaria che vogliamo intrattenere i nostri lettori, né sulla italica giustizia del Bel Paese, quella che condanna i clandestini ad ammende inesigibili di cui si fanno un baffo e nel contempo si preoccupa di  garantire “ una morte serena a casa” a un ceffo come Riina aduso sciogliere i bambini nell’ acido.

No….Vorrei che vi metteste un attimo nei miei panni, nei panni del difensore d’ ufficio.

Avete lavorato, no ? Avete impegnato un po’ del vostro tempo – circa tre anni e  sei udienze – a difendere un imputato che non si sa dive sia e di cui è incerto anche il nome ? Avrete il diritto ad essere pagati, no ? Mica tale diritto compete solo ai pelandroni tutelati dalla Camusso, no ?

Immagino che sarete tutti d’ accordo nel ritenere che sia un affare serio farsi pagare da un albanese clandestino, uccel di bosco….

Beh, vero… per fortuna che c’è lo Stato, che , come sapete, retribuisce, magari un po’ alla buona, i difensori d’ ufficio che con il loro lavoro ingrato tengono alto il buon nome dello Stato di Diritto…

E così, anche questa volta, stante la irriperibilità del sior Cuka , ho chiesto allo stato di metter mano al portafoglio…

Francamente, non sono stato esoso , ho chiesto una parcella modestissima, nonostante si sia trattato, in fondo, di un processo durato tre anni : ecco qua la parcella :



Mi sono limitato a chiedere 600 euro, sapendo anche che in genere poi le parcelle vengono decurtate di un terzo..

Meno di 40 euro per ogni udienza : di gran lunga di meno del costo di un idraulico per un intervento di riparazione dello sciacquone del cesso che perde in casa del Signor Giudice….

Alla fine mi sarei pure accontentato degli 80 euro che il PD elargisce a pioggia ai suoi elettori… giusto un rimborso spese per la perdita del mio tempo, che forse vale anche un po’ di più dei 30 euro che questo stato di merda regala ai pelandroni africani che va importando per sostituire gli Italiani…

Non ho avuto neanche quelli.


Una probatio diabolica….



Ecco come è andata la italica giustizia, quando non si ha la copertura del PD o di qualche loggia….

Finisce il processo nel febbraio 2016. Neanche sognarsi di cercare il sior Ceka per essere retribuito. Non lo troverebbe neanche l’ Interpol. Di sicuro neanche la Questura italiana, che già fin dall’ inizio lo aveva dichiarato “ irreperibile”.

Così, nel febbraio 2016, ho inoltrato la richiesta di pagamento allo Stato italiano. Settore “ giustizia” : quello che ha tanto a cuore la vecchiaia di Riina e non garantisce neanche la pensione agli Italiani….

Il giudice di pace non ha avuto fretta di rispondere alla mia istanza.

Nel febbraio 2017 , un anno dopo, non aveva ancora risposto.

Poichè non ero morto, con molto garbo e cortesia, inviai allora una lettera di sollecito in cui esordivo , come garbo per me inaudito : “ confidando di non apparire petulante..”

Il Giudice allora, replicò con una ordinanza  con cui respingeva la mia richiesta .

Degna di nota la data della ordinanza  : di pochi giorni antecedente la mia istanza : in tutta evidenza il Giudice si vergognava di aver lasciato passare un anno e decise così di auto- assolversi con un piccolo peccatuccio veniale di anticipazione di data, rispetto alla decisione, che mi venne notificata una settimana dopo la mia istanza.

Immagino vogliate sapere cosa abbia deciso  : niente paura, ora vi riassumo il suo significato, al di fuori del burocratese giudiziario che sa tanto di Latinorum di Manzoni…

Benissimo. Cerchiamo allora di chiarire cosa dice il giudice. Il giudice non respinge e non accoglie la istanza, secondo il miglior stile levantino della italica burocrazia.. Dice che essa è subordinata a due condizioni.

Tutto qui ? con un solo problema : si tratta di condizioni irrealizzabili, fuori della portata del richiedente, assolutamente non previste dalla legge  e quindi illegittime. Il solo scopo di imporre queste condizioni non previste dalla legge è quello di non liquidare la modestissima parcella richiesta… Si tratta di  eccezioni impossibili da realizzarsi, che la giurisprudenza qualifica appunto  come probatio diabolica, cioè di impossibile realizzazione, al di fuori delle umane possibilità.

Quali sono queste condizioni ?

Prima condizione : il sottoscritto deve provare che l’ imputato, il suo ex assistito, aveva fornito documenti falsi alla polizia.

Seconda condizione : poichè il nome dell’ imputato potrebbe essere falso, essendo stato accertato tramite verifica presso il Dipartimento Penitenziario che esistono vari  detenuti dal nome Cuka Eduart, dimostrare che il vero (?)  Cuka Eduard non è fra quelli in carcere o che questo nome sia falso. Il tutto  perché i vari Cuka in carcere potrebbero essere degli alias, cioè nomi falsi. Una sciocchezza….

Praticamente, sembra il quiz da proporre a un candidato a segretario generale dell’ Interpol, non quanto sia tenuto a dimostrare un povero avvocato che chiede solo  di essere pagato, poichè il suo assistito è uccel di bosco ( qualunque sia il suo vero nome) ed è irreperibile.

Vediamo di capirci : esiste un processo se esiste un imputato, al quale il processo si fa. Ci siamo fin qui ? perfetto.

Se io riesco a reperire l’ imputato , nessun problema. Paga costui, che si chiami Antonio La Trippa o Cuka Eduart.

Ma se io non riesco a reperirlo, allo stato debbo solo dimostrare che ho cercato di trovarlo ( fatto !), che nonostante varie ricerche anagrafiche non ci sono riuscito ( fatto !).

Mica debbo dimostrare se quello per cui è processato è il suo vero nome o no : questo non mi riguarda e non posso neanche desumerlo dagli atti processuali se l’ imputato ( come nel caso di specie) è stato indagato per mancanza di permesso di soggiorno e non per esibizione di documenti falsi. Se lo Stato ( e l’ Interpol) non ha fatto indagini sulla autenticità dei suoi documenti perché non avendo permesso di soggiorno un tanto gli bastava per espellerlo, mica dovrò fare io, misero cittadino privato, questa ricerca , no ? Se fossi in grado di farlo, la regina d’ Inghilterra mi nominerebbe Baronetto d’ Inghilterra e Capo di Scotland Yard con pieni poteri per la lotta al terrorismo straniero, direi….. Non sarei qui a fare l’ avvocato d’ ufficio, no ?

Datemi almeno una sfera di cristallo e potrei tentare di capire se il sior Cuka Edward processato  dal giudice di pace di Pordenone nel procedimento 1679-11 RGNR era dotato di documenti falsi o no…… Ma così mi è impossibile scoprirlo. Non sono dotato di poteri paranormali.

Il giudice ha quindi ( volutamente ) confuso il concetto di irreperibilità ( che significa che tizio non si trova da nessuna parte ) con il concetto di falsa identità : che significa che Tizio, che potrebbe abitare  anche di fronte a casa vostra senza nascondersi, facendosi chiamare Caio.Mica per essere irreperibili bisogna avere pure un nome falso, no ? Sono due concetti perfettamente diversi e distinti. 

Confusione a mio avviso perfettamente e scientemente voluta dal giudice …. Per non pagare….

Che dire poi dell’ altra probatio diabolica ?

“ Poichè in carcere in Italia ci sono vari  soggetti dal nome Cuka Edwart, dimostri il richiedente che il Cuka Edwart di cui si parla non è fra questi, posto che si tratta di nominativi in larga parte  fasulli, cioè alias…Perché se è in carcere è sicuramente reperibile e non si liquida un bel niente al suo difensore d’ ufficio”.

Una sciocchezza…

Ma anche qui c’è rara perfidia nella condizione richiesta.

Infatti, prestate attenzione : in realtà, scoprire se quel Cuka è in carcere o no, non è così difficile : basta verificare da quali autorità è stato posto in carcere, per quali reati e dove è stato arrestato. Sicuramente la scheda identificativa del Cuka del processo pordenonese , a prescindere dalla autenticità o no del nome, è stata trasmessa dalla Questura di Pordenone al Dipartimento Penitenziario , per cui è facilissimo scoprire se fra i venti Cuka in vacanza nei carceri italiani c’è anche il “ nostro”, è un gioco da ragazzi….

Direte : “se è un gioco da ragazzi, di che ti lamenti ? “

Rispondetevi allora a una domanda, la cui risposta il giudice la conosce benissimo : pensate forse che il Ministero degli Interni o il Dipartimento penitenziario fornisca schede segnaletiche e dati identificativi dei detenuti a richiesta dei privati ?

Bravi , avete capito e capite anche perché per e sia impossibile giungere a capo di questo rompicapo…Al Giudice basta mandare un fax al Dipartimento penitenziario per avere una risposta in tempo reale, ma il giudice ha disposto che la ricerca debbo farla io, soggetto privato al quale  è VIETATO dare risposte inerenti questi dati riservati.


In cauda venenum.


Ma il giudice, prima di chiudere l’ ordinanza, deve aver provato un brivido di terrore pensando che il diabolico avvocato Edoardo Longo, noto per non essere aduso farsi fregare le parcelle da nessuno, siano essi la Banda Bassotti o magistrati della repubblica ( c’è qualche differenza forse ?) , forse sarebbe riuscito a superare l’ arcano quesito da Sfinge di Tebe…

E allora giù con un altro quiz  di rara perfidia… C’è sempre il guizzo di coda del serpente , come dicevano anche gli antichi : “ in cauda venenum”….

“ Non basta scoprire se il  Cuka Edwart in oggetto abbia questo nome o no. Non basta scoprire se fra i vari Cuka Edwart in carcere c’è proprio questo o altri. No. Troppo facile . Ricerchi il richiedente se in carcere , oltre ai vari Cuka in oggetto, vi siano o no anche tutti gli altri soggetti sotto il cui finto nome ( “alias”) in Cuka Edwart si è spacciato nel tempo e verifichi il richiedente se essi corrispondono a nome veri di altri o a nomi fittizi del solito Cuka”.

Benissimo, in gioco da ragazzi. Un passatempo  molto in voga fra gli agenti della C.I.A… che ci vuole ?

Ma non vi si insinua anche a voi un sospetto , che è questo ? Come fa il giudice a sapere che vi sono vari Cuka Edwart in carcere ? Come fa a sapere che quel Cuka nella sua carriera criminale ( da non confondere con quella giudiziaria ) ha dato alla polizia vari “ alias”, cioè nomi falsi ?

Ma è evidente !

Il giudice ha già fatto una indagine presso il Dipartimento Penitenziario  e di Polizia ( lui può, mica è un privato cittadino). Se il giudice fosse in buona fede, dovrebbe consegnarmi i dati di questa ricerca e , se proprio vuole, autorizzarmi a completarla io..

Ma come faccio io a sapere dove sono reclusi i vari Cuka e quali alias ha dato la primula rossa albanese alla polizia , per poter andare a chiedere ai vari carceri italiani  “ scusate, è qui recluso un certo XY, sotto le cui mentite spoglie si cela un mio debitore ?”

Come ? pensate che mi tenga nascosto il tutto per impedirmi di accertare presso tutti i carceri d’ Italia e presso tutte le Questure del Bel Paese che questo bel soggetto è introvabile e quindi di dovermi pagare ?

Guarda un po’ .. avevo anch’ io quel sospetto…ma come siamo maliziosi a sospettare della integerrima magistratura italiana !


Affinità elettive.

Ma, in fondo, tutta questa ricerca diabolica alla cui catena impossibile da spezzare il giudice vorrebbe legarmi per non pagarmi , è del tutto inutile, perché il Cuka ( o come diavolo si chiama, non ha nessuna importanza ) , fin dalla prima notifica giudiziaria è stato dichiarato dalla polizia “ irreperibile  in quanto senza fissa dimora”, è stato registrato nel registro degli irreperibili del ministero della giustizia con tanto di scheda identificativa e per le notifiche gli è stato assegnato per legge il domicilio legale – solo formale, chiaro – presso il difensore d’ ufficio.

Ma c’è di più…

Se il Ceka venne già dichiarato irreperibile già all’ inizio del processo, come si è visto, vi è per legge anche una seconda dichiarazione di irreperibilità, che il giudice tiene ben celata, ma gli è ben nota.

Credo che tutti sappiano che, alla fine di un processo, la sentenza va notificata ( cioè comunicata ) all’ imputato, anche quando è assente o contumace.

La legge prevede a questo punto che il giudice , nei confronti di imputati già irreperibili all’ inizio, una nuova ricerca dei soggetti, in modo da verificare se l’ irreperibilità iniziale permane anche alla fine o no. Il tutto al fine di tentare  tutte le strade per informare l’ imputato irreperibile dell’ esito della sentenza, per permettergli di impugnarla.

La sentenza è stata emessa nel febbraio del 2016 e il giudice da grandissimo tempo ( da oltre un anno) ha già provveduto ad effettuare le nuove ricerche e a dichiarare ex novo irreperibile il Cuka tanto è vero che l’ estratto della sentenza per costui è stato notificato a me ( difensore) come previsto per gli irreperibili. Perchè il giudice nasconde questa circostanza e vorrebbe impormi una specie di giro dell’ oca dall’ esito impossibile ( oltre che inutile), quando lui stesso da oltre un anno ha per legge ri-certificato l’ irreperibilità dell’ imputato ?

Più irreperibile di così !

Ma come si fa, poi, a pretendere che un soggetto irreperibile per il giudice stesso e  per tutto lo Stato italiano che non sa neppure come si chiama, debba essere reperito da un privato cittadino ?

Magistrati : non siete capaci di catturare soggetti come  Igor il Serbo e dovrei farlo IO ? E addirittura dimostrare io che gente come " Igor il serbo “ è “ irreperibile”, quando è evidente anche ad un idiota ?

Ma i giudici non sono idioti , questo è poco ma sicuro…

Per il giudice, tutta questa irreperibilità conclamata,  non basta. Io non devo essere pagato, evidentemente.

Ho rinnovato la richiesta segnalando la anomalia ( per non dir di peggio ed essere denunciato per oltraggio a  magistrato) e attendo risposta. Ho comunicato la stessa istanza anche al Presidente del Tribunale di Pordenone, giusto per informarlo del livello della giustizia (?) praticata nel su Palazzo confidando che per dignità sua e dell’ ordine giudiziario dia una scossa al suo talmudico collega.

Attendo risposta.

Risposta che già conosco : sarà una non – risposta … per almeno un altro anno nessuno si degnerà di  spiegarmi l’ arcano delle ricerche impossibili ( ed inutili)….. Mi viene il sospetto che sperino che nel frattempo io muoia……

O che più semplicemente, che io butti alle ortiche la pretesa di essere pagato, sia pure poche lire…

Forse si riesce a capire perché in Italia i giudici  finiscono sempre con l’ assolvere gli imputati di truffa….

 Questione di affinità elettive, direbbe Goethe…


Avvocato Edoardo Longo


3381637425



BIBLIOGRAFIA DELL’ AVVOCATO EDOARDO LONGO IN MATERIA DI MALAGIUSTIZIA :



mercoledì 7 giugno 2017

COME NASCE UNA REPUBBLICA DELLE BANANE


[ abbiamo trovato sul web questo sintetico articolo sui brogli elettorali che battezzarono la repubblica italiana e sul taroccatissimo referendum sulla forma repubblicana. Lo proponiamo ai nostri lettori anche se non conosciamo l’ autore e la fonte.  I brogli elettorali sono stati accertati. Ci incuriosisce l’ accenno ai contatti fra Arma dei carabinieri e vaticano, di cui parla l’ articolo, circostanza che non conoscevamo e che per scrupolo va approfondita. Una repubblica delle banane che nasce come colonia delle potenze vincitrici del conflitto mondiale e che porta in sé i germi della corruzione e  del disprezzo del popolo sovrano : conoscendone la nascita, è facile intuire quale sarà la sua morte…..

Redazione di Dissonanze  ].



Nella giornata del 2 e nella mattinata del 3 giugno 1946 si tenne in Italia il Referendum per scegliere la forma istituzionale dello Stato, cioè tra Repubblica e Monarchia. Il Referendum fu a suffragio universale e, per la prima volta in Italia, votarono anche le donne.

Furono esclusi dal voto i cittadini della Venezia Giulia, della Dalmazia, dell’Alto Adige e della Libia (allora ancora italiana). Si disse che questi italiani avrebbero votato in seguito (sic), ma non se ne fece più niente.

Per assicurare l’ordine durante il Referendum fu costituita una polizia speciale formata da ex-partigiani.

Il 4 giugno i carabinieri, a metà spoglio, comunicano a Pio XII° (chissà perchè solo a lui) che la Monarchia si avviava a vincere.

Nella mattinata del 5 giugno, De Gasperi annuncia al Re Umberto II° che la Monarchia aveva vinto.

Dopo che i rapporti dell’Arma dei Carabinieri, presente in tutti i seggi, segnalarono al Ministro degli Interni Romita la vittoria della Monarchia, iniziarono una serie di oscure manovre ancora non del tutto chiare: nella notte tra il 5 ed il 6 giugno i risultati si capovolsero in favore della Repubblica con l’immissione di una valanga di voti di dubbia provenienza.

Accurati studi statistici hanno dimostrato che in quell’epoca non potevano esserci tanti votanti quanti ne sono stati conteggiati nei dati ufficiali del Ministero dell’Interno, dunque i voti giunti al ministero dell’Interno all’ultimo momento, che avevano dato la vittoria alla repubblica, erano scaturiti dal nulla.

Furono immediatamente presentati migliaia di ricorsi, ma con un arrogante sopruso non furono mai presi in considerazione.

In quelle due notti si svolse anche una vera e propria guerra tra i servizi segreti americani favorevoli alla Repubblica e quelli inglesi favorevoli alla Monarchia.


[ La famiglia Adams della repubblica italiana : Il Presidente Mummiarella, laBoldrina Presidenta,  fanatica delle " risorse" e della sostituzione etnica del popolo sovrano, la bidella ministra della Gender- istruzione, per la distruzione dei giovani italiani in età scolare. Un comitato di esequie..... ]. 


Il 10 giugno la Corte di Cassazione diede in via ufficiosa la notizia della vittoria della Repubblica affermando che avrebbe fatto la proclamazione ufficiale con i dati definitivi il 18 giugno. Ciò però non avvenne per cui la Repubblica, in effetti, non è mai stata proclamata !

Negli stessi giorni le truppe comuniste del maresciallo Tito (Yugoslavia) erano pronte al confine italiano per intervenire qualora fosse stata proclamata la vittoria della Monarchia.

Dopo la proclamazione ufficiosa della vittoria della Repubblica, furono scoperti nei luoghi più disparati, migliaia di pacchi di schede non scrutinate che furono prontamente distrutti.

A quel punto, il governo, proclamò in fretta e furia la vittoria della Repubblica e nominò Alcide De Gasperi (monarchico !) capo provvisorio dello stato.

Immediatamente scoppiarono rivolte in molte città italiane contro i brogli del Referendum. Particolarmente gravi furono i disordini a Napoli dove il 9, 10 ed 11 giugno la polizia speciale di cui abbiamo parlato prima impiegò autoblindo e carriarmati contro la folla inerme uccidendo 9 persone e ferendone centinaia.

A questo punto il Re Umberto II°, per evitare una guerra civile, parte per l’esilio, dopo aver diffuso un proclama in cui contesta la violazione della legge ed il comportamento rivoluzionario dei suoi ministri, che non hanno atteso il responso definitivo della Cassazione.


[ il Presidente Mummiarella nelle Sue funzioni presidenziali ] 



LEGGI I LIBRI DI STORIA DELLA LANTERNA : “ LA STORIA DIMENTICATA” :