sabato 6 maggio 2017

E LE STELLE STANNO A GUARDARE

Questa volta presento un caso di  furbizia debitoria giudiziaria non accaduto ad altri colleghi, ma direttamente al sottoscritto. Per questa ragione riproduco anche taluni documenti  molto esplicativi e significativi e posso evitare arzigogoli, pseudonimi  e modificazioni marginali della vicenda per evitare la identificazione dei Colleghi e la loro esposizione a intuibili ritorsioni.

Questa rubrica, dedicata ai sotterfugi, imbrogli ed altre schifezze partorite  negli ambienti giudiziari per fregare le parcelle dei “difensori dei poveri”, sta suscitando molto interesse , nonché molta iracondia negli ambienti giudiziari stessi.

E’ evidente che ho toccato un nervo scoperto : che negli uffici dei “ tutori della legalità” accadano di fatto sotterfugi e imbrogli per non pagare i debiti , tali da far impallidire la Banda Bassotti, non conferisce molta attendibilità ad un ordine giudiziaria di per sé già fra i più scadenti dell’ Occidente. Forse invidiato  solo dal  quarto mondo.

 Che poi, sovente, siano i funzionari di cancelleria a praticare queste truffe e non i giudici, non cambia molto i termini della questione, perché chiunque capirebbe che è alquanto strano che le toghe non si avvedano di cosa combinano i loro sottoposti….

Ma passiamo al caso in oggetto, che ha veramente molto del kafkiano e dell’ allucinante.

Nella sostanza, per esporlo, ripercorrerò  l’ esposizione della ennesima istanza di liquidazione da me ( inutilmente ) inoltrata.

L' antefatto. 

Una breve cronistoria si rende opportuna : il sottoscritto difendeva quale difensore d’ ufficio certo D:  P.,  avanti al tribunale di Pordenone , giudice monocratico dott. X. .

Il sottoscritto otteneva una brillante assoluzione dell’ imputato, che trovò anche l’ onore delle cronache.

Poichè l’ imputato non si dava pena di retribuire il difensore, nonostante il successo riportato,  si rese necessario al  sottoscritto adire avanti al Giudice di pace di Pordenone  per citarlo in giudizio e condannarlo al pagamento delle sudatissime  ( e anche meritate) competenze legali.

Così avvenne e il giudice di pace di Pordenone pronunciava condanna del D.  a corrispondere al sottoscritto difensore la somma di euro 2.267 per l’ assistenza legale de quo, oltre alle spese del giudizio resosi necessario per ottenere il pagamento.

Visto che all’ atto del tentativo di notifica della sentenza il D., cittadino albanese,  risultava cancellato dall’anagrafe di ultima residenza per irreperibilità, il sottoscritto inoltrava, appunto, istanza di liquidazione al giudice del dibattimento , in qualità di difensore d’ ufficio di imputato resosi irreperibile.

Qui giungiamo al punto nevralgico della vicenda, che riguarda i meccanismi di retribuzione dei difensori d’ ufficio.

Per chi non lo sapesse, il difensore d’ ufficio è il difensore che lo Stato designa all’ imputato ogni qualvolta apre un processo.

Infatti, la legge italiana impone l’ obbligo della difesa tecnica, cioè con l’ assistenza obbligatoria dell’ avvocato.

Ma se la difesa con l’ avvocato è obbligatoria, è chiaro che lo Stato deve anche mettere a disposizione dell’ imputato un difensore, nel caso in cui l’ imputato non lo abbia  o non voglia andarselo a cercare.

Ma l’ obbligo della difesa tecnica andrebbe a farsi friggere se l’ avvocato d’ ufficio potesse rifiutarsi di prestare il suo ministero se non retribuito dall’ imputato ( cosa che accade molto spesso, per il vero).
E così lo stato obbliga non solo l’ imputato ad avere un avvocato, ma obbliga pure l’ avvocato d’ ufficio a difendere sempre e comunque l’ imputato che gli assegna.

E’ chiaro che a questo punto le cose avrebbero un altro risvolto di ingiustizia : lo stato sì avrebbe la coscienza a posto assegnando un difensore all’ imputato, l’ imputato sì avrebbe una difesa anche se non vuole pagare chi lo difende,  e il sistema processuale della difesa tecnica sarebbe salvo..... ma a quale prezzo ? Al prezzo di mettere alla macina il povero avvocato costretto a difendere una persona che non lo paga ? Magari, con la prospettiva di rimetterci lui  ?

Giustamente la legge mette un correttivo a questo sistema di belle dichiarazioni, che però finirebbe con il basarsi sullo schiavismo a danno degli avvocati.

La legge quindi dice così : “ caro avvocato, tu difendi l’ imputato che non ha o non vuole altri difensori e il sistema di legalità, ma alla fine se non sei pagato , ti compenso io. Ovviamente, poichè siamo galantuomini , fammi un po’ risparmiare… Ok ? allora alla fine ti pagherò la metà di quello che sarebbe una difesa ordinaria, ma così assieme salviamo lo Stato di Diritto e tu non ci rimetterai, oltre ad avere l’ Onore di collaborare ai Sacri Princìpi della Legalità”.

Il ragionamento sarebbe anche onesto ed accettabile, in fondo. C’è  solo un piccolo neo. Funzionerebbe alla meraviglia se i due contraenti fossero dei galantuomini. Ma non è così : lo Stato NON E’ un galantuomo. E’ il classico lestofante che alla fine del tuo lavoro cerca in tutti i modi di non pagarti. Cerca di fregarti….

Seguito l’ antefatto ?

Andiamo avanti, e vedrete che ho ragione.




A questo punto lo Stato – che assomiglia sempre di più al Gatto e alla Volpe della favola di Pinocchio – dice pressappoco così : “ D’ accordo, avvocato ? Allora tu prima cerca di incassare dal clienti che ti assegno, se poi non ce la fai perché questo è privo di beni o si è reso irreperibile, subentro io, che ti pagherò al suo posto, con prezzi ribassati. Me lo fai lo sconto, vero ? Io sono lo Stato, una garanzia di onestà e sicurezza, puoi fidarti. Grazie della collaborazione”.

Grazie, delle fregatura , piuttosto….

Ma lo “ stato di diritto” che l’ avvocato d’ ufficio dovrebbe salvare, non implica anche il diritto alla retribuzione dei lavoratori ? Mah.. a quanto pare non è così. Nella “ fattoria degli animali” c’è sempre qualcuno che è più eguale degli altri.

Ma veniamo alla vicenda.

Come fregare un lavoratore...

Splendida assoluzione dell’ albanese D. nella primavera del 2009.

Anni e anni per recuperare inutilmente la giusta e dovuta mercede dall’ assistito, fino alla richiesta di pagamento a carico dello Stato nella primavera del 2014, poichè il debitore si era reso irreperibile al creditore.

A questo punto, come si è visto, essendosi reso il debitore un uccel di bosco ( bravi anche gli Italiani in questo, ma un albanese surclassa tutti..) , subentra lo stato che - da bravo galantuomo - deve retribuire il lavoratore in nome della " legalità rispettata".

Fu così che, nel febbraio del 2014 , inoltrai domanda di pagamento al tribunale di Pordenone, nota fucina di galantuomini, documentando la impossibilità di essere pagato dal nobile cliente albanese e chiedendo al medesimo tribunale di essere retribuito, come per legge.

Aspettai, aspettai....sollecitai, sollecitai.... intanto i mesi e le stagioni scorrevano, indiffereti alla mia attesa di essere pagato. Indifferenti come il tribunale di Pordenone.

Alla fine, questa istanza   veniva respinta con decreto del 9.dicembre 2014, circa dieci mesi dopo la proposizione,  in quanto il giudice del dibattimento, il dott. X,  riteneva che un imputato detenuto non potesse essere dichiarato irreperibile, avendo lui accertato tramite dipartimento penitenziario  ( modalità di accertamento precluso al privato cittadino come il sottoscritto ) che l'  imputato ,  al momento della istanza ( febbraio 2014 ) era in carcere con fine pena al 3 ottobre 2014 e che quindi, al momento della reiezione della istanza ( nel dicembre …) si potesse presumere che fosse ancora in carcere.

Il decreto di rifiuto di pagamento da parte del tribunale, appariva però un po’ come i pretesti accampati dal Marchese del Grillo per non pagare lo sfortunato falegname giudìo…. Cioè alquanto pretestuoso.Diciamo anche piuttosto schifoso. 

Infatti, se può essere vero che “un detenuto non può essere considerato irreperibile”, è altrettanto vero però che risultava detenuto fino all’ ottobre 2014…. Al momento della tardivissima risposta del giudice X del dicembre, era già stato scarcerato, anche perché,. Se fosse stato ancora dentro – magari per un nuovo crimine – il Dipartimento penitenziario lo avrebbe dichiarato, anziché affermare che il fine pena scadeva nell’ ottobre… Giusto ?

Quindi nell’ ottobre  era uscito e mi si consenta, la “ presunzione “ di detenzione non aveva senso, e il soggetto era proprio irreperibile.

Aggiungeva, ancora, il Giudice che, in ogni caso il D.  aveva eletto domicilio all’ atto della uscita dal carcere  ( e quindi era uscito ! ma la logica non dovrebbe essere applicata anche dai giudici ? ) ed aveva eletto domicilio in Sequals. 

Come si può affermare, contestualmente , che " il detenuto è uscito dal carcere " e " si presume sia ancora dentro " ? I  casi sono due : o chi si esprime così ha qualche problema con la logica elementare, oppure è in pefetta malafede e mente sapendo di mentire. Tertium non datur ) in Sequals ( PN) alla via Pallis, 8.

Il Giudice quindi riteneva reperibile il D.   rigettandone la declaratoria di  irreperibilità. 

Ecco la citata ordinanza del dott. X del 9.12.2014 qui riprodotta per facilità di consultazione e di verifica della sua logicità o meno  :




§
A questo punto, il sottoscritto, nonostante la palese contraddittorietà ed illogicità della decisione del giudice,  svolgeva ricerche presso il comune di Sequals , ottenendo in data 2.3.204 una dichiarazione in cui tale soggetto risultava “ persona sconosciuta a questa anagrafe”.

A questo punto il sottoscritto svolgeva nuova istanza al Giudice per la liquidazione, forte del certificato del Comune, ma otteneva, in data 3.4.2015 un nuovo rigetto  motivato sul fatto che , pur non residente costui lì e totalmente sconosciuto al Comune, la corrispondenza che cercavo di inviargli non veniva ritirata per “ compiuta giacenza”  il che per il giudice X, significava che, ad onta, del certificato pubblico comunale che lo dichiarava perfettamente sconosciuto , il soggetto sarebbe stato lì reperibile.

Il Marchese del Grillo avrebbe applaudito alla bella pensata del suo omologo “ giudice X”.

Al sottoscritto non restava altra via che quella di nuove, lunghe  ricerche, non intendendo certo il sottoscritto rinunciare ad un proprio credito legittimo, fondato e pure liquidato dal Giudice di Pace.
Un credito da lavoro, il cui mancato pagamento “ grida vendetta al cospetto di Dio”.


§

Nuova istanza rinnovata.

Intanto gli anni passavano : dal 2009, fine del processo, si era arrivati al 2016 : sette anni, in cui lo Stato, nella persona del Giudice X, cercava spudoratamente di sgamare il dovuto pagamento al difensore d’ ufficio.

Quando si parla di galantuomini….

Il sottoscritto non era per nulla convinto che la dicitura di restituzione della posta formulata dal cialtronesco  postino di Sequals fosse veridica, più verdica di quanto attestato più e più volte dal Comune di Sequals ( PN) circa la assoluta irreperibiltà dell’ albanese.

E’ ben nota la cialtroneria del servizio reso da molti postini, bravi solo ad incassare lo stipendio senza recapitare la posta….

Richiedevo quindi nuovo certificato al Comune in data 26.10.2016 ottenendo come risposta ancora una volta il 28.11.2016  : “ Il D.  non è MAI stato residente in questo comune.

Riproduco istanza e certificazione comunale, che trasmisi all’ imperturbabile giudice X, che nel frattempo, aveva ricevuto dallo Stato , in sette anni, ben  84 pingui stipendi mensili per “ salvare la legalità”, mentre io ancora mi arrabattavo per percepire una parcella che era appena  UN QUINTO dello stipendio mensile del giudice X. Certo che lo stato è onesto….  
Ma ecco il certificato :



Dovrebbe anche essere sufficiente per un cittadino, che non dispone né di  Dipartimento Penitenziario , né di INTERPOL e quant’ altro…..

Dovrei essere il solo, in Europa, ad essere in grado di tracciare ogni movimento di un clandestino albanese che neanche la polizia riesce a intercettare ?

Mi pare mi si chieda un po’ troppo…
.
Ma visto che non intendo buttare alle ortiche il mio sudatissimo credito di  lavoro , ho svolto  richiesta in data 6.2.2017 al direttore delle Poste  circa questo mistero ipotizzando proprio quello che era intuitivo, cioè la cialtroneria del postino unita alla ben nota calliditas dei deliquenti che le studiano tutte per eludere la legge e in particolare per evitare notifiche giudiziarie.

Ecco il passaggio centrale della mia lettera al Direttore delle Poste :





Il Direttore delle Poste, serio e capace Dirigente, ebbe sicuramente a invitare il postino a svolgere più diligentemente il suo dovere di pubblico ufficiale , perché, dopo aver inviato l’ ennesima raccomandata all’ irreperibile D. , ricevetti finalmente la seguente attestazione veridica  :




Risulta quindi che il D.  non abbia né residenza, né altro ( forse neanche una “ sorella”..) né a Sequals, né in Italia, risultando trasferitosi in località sconosciuta. In Albania.

Io ritengo a questo punto che la irreperibilità del soggetto sia da ritenersi ampiamente provata e non credo si possa pretendere che un soggetto privato sia in grado di scoprire dove si trovi ora questo D., posto che neanche l’ Interpol potrebbe rintracciarlo. Personalmente ho anche seri dubbi che si trovi veramente  in Albania….

Altri giudici hanno sempre ritenuto che una irreperibilità, addirittura nel territorio nazionale, sia dato più che bastevole per la liquidazione da me richiesta, quale difensore d’ ufficio di imputato irreperibile.

Mi pare di aver adempiuto ai precetti stabilito dal giudice X nella sua ordinanza 9.12.2014  ( “ ..salvo ulteriore irreperibilità  all’ indirizzo di Sequals”) .

Non credo si vorranno introdurre ora altri criteri per postergare all’ infinito il mio diritto…..

Così scrivevo al giudice X nel febbraio scorso, documentando tutto il faticoso iter accertatorio da me effettuato.

Siamo ormai a maggio.

Immagino che molti Lettori si chiedano che cosa abbia deciso il Marchese del Grillo – pardon ! Il giudice X ! – sulla mia ennesima richiesta, dopo   anni in cui era evidente che il debitore era assolutamente irreperibile e scomparso dalla circolazione……

Ecco :   ancora oggi sto  aspettando la liquidazione.

Così funzionano le cose in Italia, delizioso paese dell’ Africa del Nord….

E le stelle stanno a guardare.


Avvocato Edoardo Longo


338.1637425






BIBLIOGRAFIA DELL’ AVVOCATO EDOARDO LONGO, CONTRO LA MALAGIUSTIZIA ITALICA :






http://edoardolongo2.blogspot.it/