venerdì 28 aprile 2017

I BANKSTERS DELLA " LIBERAZIONE"


25 Aprile : oggi è l'anniversario dell'introduzione della prima moneta coloniale italiana, le "AM LIRE", un pezzo di carta made in USA che consentirà ai liberatori di fare un po' di shopping nelle vie del centro di Roma: tra le altre cose, con le AM Lire acquistarono l'attuale sede dell'ambasciata a via Veneto.

Nell'Italia liberata viene introdotto il primo mezzo di debito eterno agganciato alle logiche di Bretton Woods, con le quali i vincitori della seconda GM imponevano la loro divisa come moneta di riserva globale.
Moriva la parità aurea, si passava dal gold-standard al gold-DOLLAR-standard (un'oncia d'oro valeva 35$).

Il 15 agosto del 1971, dopo che gli stati europei cominciarono a chiedere ai vincitori di rispettare gli accordi e di cambiare in oro i bigliettoni verdi che avevano inondato il mercato mondiale, il presidente Nixon dichiarava la fine degli accordi di Bretton Woods preparando con l'Arabia Saudita e i paesi Opec la nuova moneta di riserva mondiale: il PETRODOLLARO, che sostanzialmente funziona cosí: se uno Stato vuole comprare il petrolio, deve prima comprare i dollari, pagando il pizzo ai liberatori.

Oggi questo sistema è ancora vigente, anche se è messo in discussione dai cosiddetti BRICS, paesi sovrani che non vogliono più pagare il pizzo ai vincitori.

Per imporre e poi mantenere questo sistema di dominio mondiale la Federal Reserve, la banca che detiene la sovranità negli USA, ha scatenato finora 2 guerre mondiali e tutte le guerre di esportazione di democrazia (finalizzate all'import di greggio: dalle guerre di Corea passando per il Vietnam, sino ad arrivare ai giorni nostri con l'Iraq, Libia, Afghanistan, Siria e così via….) che hanno contrassegnato il XX secolo.

Ora siamo sull'orlo di una terza Guerra Mondiale finalizzata alla disperata difesa di un sistema di dominio sull'orlo del collasso, che qualcuno spera sia ancora occasione per distribuire chewing-gum e monete d'occupazione militare.

Buona liberazione e buon debito eterno a tutti.

Reporter


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giovedì 27 aprile 2017

EROI SCONOSCIUTI


Luglio del '43.

Una bomba lanciata da un aereo “alleato” sul cuore di Agrigento resta inesplosa.

Un giovane pompiere fu chiamato a partecipare alle operazioni di disinnesco.

La bomba fu portata in campagna e fu sfilato l’involucro esterno. Il Comandante dei Pompieri non credette ai propri occhi. Così come tutti gli altri che erano lì attorno.

La spoletta che, all’impatto col suolo, sarebbe dovuta rientrare nella bomba innescando lo scoppio, non era entrata nella bomba,  perché era stata appositamente saldata contro la corteccia della seconda capsula ed era così stato bloccato il meccanismo di innesco dell’ esplosione dell’ ordigno.

E mentre la  superficie della bomba rispecchiava l’immagine di quegli uomini dal volto sbalordito, sul lucido metallo essi lessero la scritta incisa :“La patria si serve anche da lontano”.

Quel gesto, forse di un siciliano figlio di emigrati in America che aveva osato sfidare le leggi della guerra e le logiche dell’uomo “civilizzato" in vena di “ esportare democrazia”,  aveva salvato Agrigento che deve così metà cuore a colui che, silenziosamente, le permise di continuare a battere.

Reporter


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lunedì 24 aprile 2017

DIETRO LA MASCHERA DEI " DIRITTI LAICI"...


Dietro l’eliminazione della sofferenza fisica attraverso la “dolce morte” del malato, si cela in verità altro, come denuncia il francese Lucien Israel, specialista in neurologia e decenni di esperienza proprio con i malati terminali: “Altro che autodeterminazione. Per me, l’eutanasia è una richiesta che proviene dalle persone sane che vogliono disfarsi di un malato grave o in fase terminale”. 

Il neurologo francese ha ricordato in più di un’occasione che in Francia vive un certo numero di olandesi anziani che si sono trasferiti lì per paura di essere sottoposti all’eutanasia se fossero rimasti nel loro Paese: “Se questa tendenza continua […] gli anziani dovranno difendersi dai giovani. 
Ma non solo: dovranno anche difendersi da medici e infermieri. Forse si comporteranno come gli anziani olandesi che, oggi, vengono a cercare protezione in Francia e in Italia. Può darsi che un giorno i nostri anziani saranno costretti a cercare rifugio nel Benin”.

mercoledì 19 aprile 2017

VENTUN GIORNI ALLA GIUDECCA

Il Diario  della terribile esperienza carceraria di Maria Marini , pacifica signora veneta catapultata un giorno in carcere con la accusa di " terrorismo", solo per aver creduto che in una sedicente democrazia fosse permesso di esprimere pacificamente  sentimenti di dissenso politico e auspicare l' indipendenza delle terre venete.

L' allucinante odissea nel carcere femminile veneziano della Giudecca.

La pesante realtà dei processi politici in Italia, dalla voce diretta di una perseguitata innocente. Il libro è anche una profonda testimonianza  di fede cristiana nelle angustie di una tragedia.


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INVASIONE : ADDIO ALLA CASA



Perché i prefetti requisiscono le case vuote per gli immigrati e non per i terremotati?

Forse i lettori ricorderanno una  nota  nella quale prevedevo che, a breve, per dare alloggio agli invasori clandestini, dopo le caserme vuote e i locali non utilizzati si sarebbe passati ad occupare le abitazioni vuote (seconde case).

Nella stessa nota si rilevava che il diritto di proprietà  sarebbe stato superato dal dovere di fornire un tetto a chi arriva. Non è consentito lasciare esseri umani senza un tetto. Che il senso umano cancelli ogni altra legge è nell’ordine delle cose.

Il problema non nasce da criteri etici, umanitari, conseguenti ad un evento catastrofico come il terremoto, ma dalla necessità di fronteggiare “uno stato emergenziale” che per il protrarsi e il moltiplicarsi nel numero e nel tempo diventa realtà quotidiana. Peccato poiche l’ emergenza venga fabbricata apposta, dal momento che orami gli africani vengono prelevati in Africa, per portarli qua per gli interessi ideologici ed economici delle centrali del globalismo  e non è vero che sono “poveri naufraghi che affrontano il mare aperto per sfuggire alle guerre” .

Tutta questa è una commedia strappalacrime anema e core. All’ italiana, appunto.

Si trasforma scientemente lo straordinario in ordinario.  Fino all’ autodistruzione finale in nome del buonismo.

Questo è il nuovo vangelo del buonismo , che impone di strappare di bocca il cibo ai propri figli per sfamare gli stranieri parassiti che vengono importati a valanghe.

Questo è il nuovo vangelo buonista : sovvenzionare l’ invasione della negritudine inetta e islamica, per abbassare i salari sia ai nuovi schiavi che agli italiani, secondo un criterio di concorrenza di forze lavoro al ribasso.

Questo è il nuovo vangelo buonista : creare le premesse di un nuovo sfruttamento fra classi, come nel primo ottocento europeo.

Questo è il nuovo vangelo del buonismo : accogliere gli stranieri con tanto ammore  al punto di farsi mussulmani per loro e non metterli a disagio.

La tv  l’altro giorno ha dato notizia che il Prefetto di una città della  Sicilia, non sapendo come sistemare i clandestini, ha ordinato l’utilizzazione delle case vuote (seconde case o abitazioni non affittate). L’accoglienza prevale sul diritto di proprietà. Si deve essere generosi e ovviamente i proprietari, sudditi disciplinati, dovranno farsi carico di tutte le tasse – non poche- che gravano sull’edilizia privata. Non basta. Anche le utenze dovranno pagarle i proprietari, colpevoli di possedere un seconda casa, molte vuote perché ancora di cerca dell’affittuario. Il “ padrone” spesso è un pensionato con modesto vitalizio che con la seconda casa sperava di integrare il modesto reddito. Non conta. Il clandestino prima di tutto!

Le risorse questo lo hanno ben percepito, sanno di poter avanzare diritti di ogni sorta senza trovare resistenze degne di questo nome : è notizia recente che a Milano hanno okkupato delle case popolari armati di trapani, seghe elettriche ed altri armi occasionali.

Ma,  si è certi che ogni italiano  sia un “babbu leto” (scemo contento)? 

Esaurite le seconde case o case  non abitate e continuando come è certo l’afflusso di clandestini – attualmente quasi  il 10% della popolazione italiana -, si passerà alla coabitazione , imposta  prima a chi dispone di alloggi ampi, per giungere a quanto avvenne nella Russia  nell’era di Stalin? 

La “ kommunalka “ era l’abitazione dove varie famiglie convivevano con una cucina e un cesso in comune. Usavano pentole con lucchetto per difendere il proprio cibo. Si vive in un stato che non difende, non è capace, ma offende e ci riesce. Chi ha disposto in Sicilia  l’occupazione delle  case  libere?  Il Prefetto. Già, i prefetti, rappresentanti dello stato. Governo debole con i potenti, arrogante e prevaricatore con i deboli.

I sudditi sono tali perché deboli : non raccolgono  i sassi e non li scagliano contro chi li opprime. Cercano solo di ottenere , con la corruzione, qualche briciola dal desco imbandito del ceto politico che ci dissangua.

Le prefetture impongono di utilizzare le case non abitate per gli sbarchi ma non per il sisma, questa è la verità : paga molto di più il business dell’ accoglienza fasulla che non la coscienza pulita di avere fatto il proprio dovere come amministratori del popolo italiano. Evidentemente , i politici hanno messo la coscienza in un cassetto, preferendo mettere le mani nella dispensa del popolo italiano…

Il quale, appunto , si accontenta di ottenere qualche briciola di quello che già era suo...

Settima potenza industriale del mondo, addio ! Arrivano i barconi……


Observer


I LIBRI DELLA LANTERNA SULL’ INVASIONE :


lunedì 10 aprile 2017

SANTO CHIODO DEL DUOMO DI MILANO




L’ingegner Brunati ha studiato lo strano reperto conservato nel Duomo di Milano: rivela una tecnica finora ignota ma confermata dalla Sindone. "Staffe e anelli sembrano studiati per far sopravvivere (e soffrire) il più possibile il condannato Non serviva neppure il martello".


Il Duomo di Milano conserva - esposto in una lanterna alta sopra l’altar maggiore - una reliquia: il Santo Chiodo, secondo la tradizione servito per crocifiggere Gesù, portato dalla Palestina da sant’Elena (la madre di Costantino imperatore) attorno al 330 d.C.

Il punto è che il Santo Chiodo non somiglia affatto a un chiodo. Anzitutto, è costituito di due pezzi di ferro distinti: una rozza asta a punta lunga oltre 20 centimetri, che termina dall’altra parte (dove dovrebbe esserci la testa del chiodo, la parte da martellare) ha invece un anello. L’altro pezzo è una sorta di staffa o "cavallotto" ad arco, con anelli ad ognuna delle estremità. Inoltre, nella teca del Duomo, ci sono pezzi di filo di ferro.

"Sant’Ambrogio, nel 395, spiegò la strana forma della reliquia ipotizzando che Elena aveva fatto fondere i due chiodi della croce uno in forma di diadema (è quello della Corona ferrea), l’altro - quello del Duomo - a forma di morso di cavallo, come dono a suo figlio Costantino", racconta Ernesto Brunati. L'ingegnere (è stato dirigente della General Motors) s’è invece convinto, studiando il problema in termini di "forze" e di "carichi", che quei pezzi di antica carpenteria siano proprio un apparato necessario dell’orrendo strumento di tortura che era la croce.


"La crocifissione mirava a far sopravvivere il suppliziato il più a lungo possibile, tra atroci sofferenze: cosa possibile solo se la vittima poteva sollevarsi almeno un poco di tanto in tanto per respirare, riempire la cassa toracica. Inchiodato direttamente al legno, coi polsi e coi piedi trafitti, il poveretto sarebbe stato immobilizzato: ogni movimento gli avrebbe prodotto tremendi dolori. Senza contare che, con le braccia aperte a 120 gradi, su ogni braccio del crocifisso gravava il peso dell’intero corpo, circa 70 chili".

I tecnici-torturatori (dei veri specialisti) avevano "risolto il problema" utilizzando il congegno in tre parti che è il Santo Chiodo di Milano. Più che una lunga descrizione serve vedere i disegni dell’ingegner Brunati: come l’asta di ferro veniva ficcata nel polso come un coltello ("Non c’era nemmeno bisogno di martellarla"), e legata al "cavallotto" curvo con il filo di ferro, sì da costituire un ingegnoso e orribile marchingegno, un solido anello attorno al polso del condannato. "A quel punto, bastava appendere l’insieme, grazie all’anello sulla testa dell’asta, ad un gancio che doveva essere fisso sul braccio orizzontale della croce - racconta Brunati -. Il peso della vittima veniva "caricato" su quel gancio, e non gravava sul corpo umano, e ancor meno sulla ferita al polso. Puntellandosi sui piedi, il poveretto poteva sollevarsi ed estendere la cassa toracica, subendo dolori sopportabili".

Il braccio orizzontale della croce, il patibulum, era mobile. Il suppliziato lo portava a spalla al luogo dell’esecuzione, dove il palo verticale era piantato a terra in modo permanente. "Ritengo che la vittima fosse agganciata al patibulum distesa al suolo, ciò che avveniva rapidamente grazie a quegli speciali "chiodi", e poi sollevato con una carrucola sul palo. Tutta la bisogna veniva sbrigata con efficienza e facilità, molto più che se i carnefici avessero dovuto sollevare l’intera croce, col corpo inchiodato sopra. Senza necessità di arrampicarsi su scale, senza bisogno di usare martelli o mazze. I piedi venivano inchiodati dopo, con un congegno analogo".

Sembra convincente? Forse. Ma allora perché le innumerevoli iconografie della crocifissione mostrano invariabilmente Gesù inchiodato con grossi chiodi da carpentiere? Perché il Vangelo non parla del complicato congegno? Come mai la tradizione avrebbe dimenticato quel particolare, e sant’Ambrogio stesso dubitò che la reliquia di Milano fosse autentica? "Semplice: né gli artisti, né gli evangelisti né Ambrogio erano dei tecnici", risponde l’ingegnere. Le rappresentazioni della crocifissione non pretendono di essere descrizioni archeologicamente esatte. Ai tempi di Ambrogio, Roma non crocifiggeva più da decenni, sì che le orrende tecniche dei carnefici erano andate perdute.

Del resto, il mondo antico non ha tramandato quasi nulla delle tecniche, spesso ingegnose, usate dagli specialisti romani: l’argomento era "vile", non degno di essere ricordato per iscritto da dotti. Roba da lavoratori manuali. "Quando furono scoperte le navi di Nemi, ci si stupì di constatare che il timone girava su un cuscinetto a sfere in legno: un congegno che la Riv-Skf svedese vanta come una sua invenzione, molto moderna. Nessun testo antico parla di cuscinetti a sfere romani", dice Brunati.

Ancora un dubbio: la Sindone non sembra mostrare un uomo inchiodato ai metacarpi? "Guardi bene – replica l’ingegnere mostrando un negativo della Sindone, le mani del crocifisso incrociate sul ventre -. Veda le macchie di sangue sul dorso dell’Uomo. Come noterà, sono colate. Il sangue è colato verticalmente. Se l’Uomo fosse stato trafitto da normali chiodi, quelle mani sarebbero state a contatto diretto della croce. Il sangue, anziché colare, si sarebbe sparso sfregando contro il legno".

Aggiunge: "Proprio la Sindone mi ha spinto ad indagare sul Chiodo di Milano, che non è un chiodo. Quel sangue che pareva esser colato liberamente lungo il braccio del suppliziato. L’assenza in tutto il lenzuolo di segni di strisciamento, di strofinamento". Che cosa vuol dire? "Che il cadavere è stato deposto con facilità e rapidamente com’era stato innalzato, grazie agli speciali "chiodi" - risponde Brunati -. Bastò probabilmente deporre il patibulum con una carrucola, dopo aver staccato i piedi del crocifisso dal gancio predisposto sul palo verticale. Poi, sganciate anche le mani, il corpo poté essere steso sul lenzuolo, tenendolo sollevato per i congegni ancora fissati ai polsi. Senza bisogno di sorreggerlo, né di trascinarlo. E senza che gli operatori si macchiassero di sangue, causa di impurità per gli ebrei".



(Fonte:  "Avvenire", 15 gennaio 2002)




giovedì 6 aprile 2017

GUERNICA E IL GUINNESS DELLE MENZOGNE




 “Era un lunedì, giorno di mercato...dopo tre ore di martellamento dal cielo...i morti furono 1.654, i feriti quasi 900”.

Credo sia difficile trovare un articolo che contenga un tale cumulo di sciocchezze in una ventina di parole, come quello di Marco Cicala rievocativo di Guernica sull’ultimo Venerdi, il Magazine di Repubblica
Non ho nemmeno voglia di farci un pezzo su...chi vuole può leggersi il bel libro di Stefano Mensurati “Il bombardamento di Guernica” (ideazione 2004).

Comunque , in sintesi: quel giorno non c’era nessun mercato, perché sospeso per la vicinanza del fronte (e, d’altronde, il bombardamento avvenne nel tardo pomeriggio, quando anche “normalmente” il mercato era già chiuso)....l’azione degli aerei durò una mezz’oretta, dalle 18,30 alle 19,00....i morti –secondo gli stessi storici baschi- furono circa 200 e i feriti altrettanti

Da ultimo, va detto che Guernica era un obiettivo militare a tutti gli effetti: sede del Comando Militare di zona responsabile di 17.000 uomini, alloggiava 3 Battaglioni repubblicani attestati a difesa e varie infrastrutture logistiche

Sono scoraggiato: veramente mi chiedo se la ricerca della verità che tanti studiosi di valore (e noi qui nel nostro piccolo) si propongono, non sia una battaglia ormai persa....

Giacinto Reale


I LIBRI DI STORIA DELLE EDIZIONI DELLA LANTERNA :



BANKSTERS / QUANDO CHIEDI UN MUTUO


"L'attività bancaria fu fecondata con l'ingiustizia e nacque nel peccato. I banchieri posseggono il mondo. Se glielo toglierete via lasciando loro il potere di creare denaro, con un colpo di penna creeranno abbastanza depositi per ricomprarselo. Toglieteglielo via in qualunque modo e tutti i grandi patrimoni come il mio scompariranno, ed è necessario che scompaiano affinché questo diventi un mondo migliore in cui vivere. Ma se preferite restare schiavi dei banchieri e pagare voi stessi il costo della vostra stessa schiavitù, lasciate che continuino a creare denaro." (Sir Josiah Stamp, Direttore della Banca d'Inghilterra negli anni venti).

Cosa accade quando un cliente chiede un ‘mutuo’ di 200.000 Euro  per comperarsi casa?

La banca prende un bene del cliente come garanzia ipotecaria (oppure riceve un pegno o una fideiussione), e apre un doppio conto: da una parte scrive le somme che mette a disposizione del cliente, dall’altra quelle che gli addebita. Sulla prima colonna scriverà “200.000”, e sull’altra colonna scriverà “200.000”, più gli interessi e le spese. In questo modo la banca ha creato 200.000 Euro dal nulla con un’operazione contabile, aumentando il proprio patrimonio di € 200.000 più gli interessi e le commissioni a costo zero e senza rischio, perché è garantita dal bene ipotecato o collateralizzato. Il denaro così creato non è denaro contante, vero, ma “falso denaro” scritturale, dotato di potere di acquisto. Anche il denaro scritturale è accettato in pagamento, quindi vale come il contante: il cliente potrà usarlo, in questo caso, per pagare il prezzo di un appartamento, facendo eseguire un bonifico dal proprio conto corrente a quello del venditore. Oppure può ottenere dalla banca l’emissione di assegni, che userà per pagare il venditore.

l’art. 1813 del Codice Civile stabilisce che:

“Il mutuo è il contratto col quale una parte consegna all’altra una determinata quantità di danaro o di altre cose fungibili, e l’altra si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie e qualità”.

La banca quanto eroga un ‘mutuo’ crea invece  “falso denaro” scritturale, non coperto da denaro contante, e cede questo al cliente. Ma il denaro scritturale è solo una promessa di denaro reale, NON denaro reale. Quindi, questi ‘mutui’, questi ‘sconti’, queste ‘anticipazioni’ sono tutti NULLI, e gli interessi che si pagano su di essi sono interessi NON DOVUTI. Non avendo ricevuto denaro, ma solo un’apertura di credito, non si dovrebbe pagare interesse né rimborsare il capitale.

Tutto questo è una TRUFFA ovviamente.

Almeno ora lo sapete che vi stanno fregando.

E allora le Istituzioni e la Giustizia a cosa servono?

Semplice, sono un paravento per il banchetto degli strozzini.

E' nelle stanza ovattate dei salotti bancari che si decidono le sofferenze della gente.

Sopra la Banca lo Stato campa, sotto la Banca lo Stato crepa.

Intanto tutti fanno finta di niente. Le Toghe sono disposte a farci affondare purché sia salva una inutile questione di principio. La Chiesa non parla più di eroismo cristiano, di dottrina o di morale e risolve tutto in discorsi alla "volemose bene" .

«Chiunque ami la verità odia l’errore,e questo orrore dell’errore è la pietra di paragone con cui si riconosce l’amore per la verità. Se non ami la verità, potrai dire che l’ami e farlo anche credere; ma si può star certi che, in questo caso, mostrerai mancanza di orrore per ciò che è falso, e da ciò si riconoscerà che non ami la verità» (Ernest Hello).


Anonimo Pontino


I LIBRI DI ANONIMO PONTINO :