sabato 28 gennaio 2017

BANKSTERS / LE TASSE NON FINANZIANO LA SPESA PUBBLICA



Le tasse NON finanziano la spesa pubblica..

L'idea che l'attuale sistema politico si regga sulle tasse è un’altra illusione frutto della propaganda concepita per strumentalizzare il dissenso e la sofferenza della gente.

 Ce lo dice proprio l’Ex presidente della FED Salomon Bernake


 Le tasse NON finanziano la spesa pubblica!

 Imparatelo a memoria….

 Se ero il solo a dirlo, sarei stato etichettato come  “complottista”.

 Non parliamo più di complotti, ormai le cose vengono dette apertamente. Basta ascoltare…. Il problema è che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, di chi si ostina ad adattare la realtà alle proprie convinzioni.
 Grazie Salomon che ci hai aiutato a capire come veniamo fottuti!

 Preferisco lui ai miei colleghi narcotizzati dalle supposte della sinistra “democratica”, che pieni di zelo difendono ancora le tasse. “Dagli amici mi guardi Dio che dai nemici mi guardo io”.

 Tutte le loro guerre i giacobini le hanno vinte a forza di propaganda, la propaganda politica che loro stessi hanno inventato.  Persino Lenin diceva che “che il comunismo entra meglio in un cervello vuoto piuttosto che in uno stomaco vuoto”. La gente crede ai “politicamente corretti” che animano i programmi alla radio, persone svelte di lingua (il cervello non serve per queste cose).

 Il banchiere Salomon ci sta dicendo che la FED (privata come la BCE) finanzia il debito degli USA da più di un secolo….


Di fatto la stamperia privata della FED (o della BCE) produce tutta la moneta necessaria per pagare gli stipendi dei politici/magistrati/forze dell'ordine, in modo completamente indipendente dal gettito fiscale. Così come "sarebbe" in grado di produrre tutta la moneta necessaria per monetizzare qualsiasi iniziativa, se la "sovranità monetaria" non appartenesse alle banche private.

 Ma noi preferiamo essere schiavi di quei pezzi di carta che appartengono alla Banca Centrale e che dobbiamo restituire (con gli interessi) tramite le tasse. Ci hanno abituato così. Se lo Stato facesse semplicemente quello che fa già il Sistema Bancario: “creare moneta sovrana a costo zero”, le tasse non servirebbero.

«Una nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera, è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico». (Winston Churchill

E allora le tasse a cosa servono?

 Le tasse sono le catene dei popoli. Nell’antica schiavitù l’uomo non era padrone della propria persona, nella nuova schiavitù l’uomo non è padrone dei frutti del suo lavoro.

Se abbiamo capito che le tasse non finanziano la spesa pubblica, arriviamo a capire che uno sciopero fiscale non farà crollare il sistema.

 Quindi la soluzione?

 La situazione attuale è analoga a quella di un secolo fa. La rinascita fu possibile col Fascismo. Ma allora "onestà" "fedeltà" "pudore" "coraggio" erano ancora dei valori. Oggi purtroppo non lo sono più....

Siamo in piena bancarotta etica. E quando un Papa, che è la massima autorità spirituale e morale che c'è sulla terra, non si pronuncia nemmeno sulle unioni civili vuol dire che il ruolo di guida morale della Chiesa è stato fortemente compromesso. Vuol dire che l'uomo è stato messo al posto di Dio. Quindi non ha più bisogno di conformarsi alla Sue leggi.

Prima di rinascere materialmente dobbiamo rinascere spiritualmente.

“Il mondo di oggi corre verso la propria rovina, è tutto un mondo che bisogna rifare dalle fondamenta” (Pio XII 1952)

Anonimo Pontino



PER SAPERNE DI PIU’ LEGGI I LIBRI DI ANONIMO PONTINO :




giovedì 19 gennaio 2017

GRAZIE, ITALIA !


Si stanno accorgendo che le partite IVA, non sono disponibili a lavorare gratis e quindi o chiudono, o evadono, non investono, non assumono, ma soprattutto non sono entusiasti e collaborativi con chi li ha rovinati.

Insomma a chi li vanno a prendere i soldi ora che hanno speso miliardi in redditometri, studi di settori , ecc.? Per poi accorgersi che i famosi conti correnti, spiati 24/24, sono tutti in rosso profondo!?

Non si capacitano, non riescono a capire dove abbiamo messo tutti quei soldi elusi, evasi. 

Cari parassiti, andate in banca, fatevi fare un estratto del vostro  conto. Ecco : i nostri  soldi sono lì.

Reporter


UN ESEMPIO DEL PARASSITAGGIO DI STATO ?

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martedì 17 gennaio 2017

ALLEGRIA DI NAUFRAGHI



le proteste dei  migranti presso i centri di accoglienza...

E così gli invasori alzano la posta.

Dopo aver ottenuto quello che chiedevano, si sono resi perfettamente conto che possono chiedere ancora di più e se non viene loro dato, hanno la forza per pretenderlo.

 Con le buone o con le cattive. Il problema è però che mai nessun invasore ha chiesto con le buone e loro per quale ragione dovrebbero rappresentare un’eccezione?

Infatti pretendono con la forza, sfasciando i centri di accoglienza, occupando le strade e intimorendo gli italiani. I quali italiani, anzi, italioti, invece di ribattere colpo su colpo, se ne stanno chiusi in casa sperando che i disordini si sviluppino magari in un quartiere che non sia il loro.

 Questa mentalità gretta ed egoista è la nostra dannazione e sarà la causa della nostra fine.

E sti italioti senza spina dorsale, sono oltretutto pronti a criticare coloro che fanaticamente sono pronti alla lotta, credendo che tutto si aggiusti con “leggi democratiche”, come se gli invasori fossero disposti ad abbassare la testa perché una legge glielo impone!

Dunque i responsabili di questo sfascio sono certamente i milioni di allogeni che hanno occupato il nostro territorio, ma ancora più responsabili sono i perbenisti, i moderati, sono quelli che “Oh, guai ad essere estremisti o fanatici”, quelli che pensano solo a se stessi e non alle generazioni future, quelli che guardando il proprio ombelico credono d’aver visto il mondo, quelli che ammettono il sacrificio solo se finalizzato ad un aumento di stipendio.

Vittime di un deviato concetto di accoglienza che, per sentirsi orgogliosi di dare ricetto a centinaia di migliaia di delinquenti parassiti dell’ Africa Nera, pregiudicano il futuro dei propri figli e dei propri connazionali, facendo collassare una nazione nel degrado più totale e privandola anche della sua identità biologica, culturale, storica e religiosa.

Il Vangelo insegna ad amare come se stessi  il prossimo, mica il lontano ! Lungi da me la tentazione di voler interpretare personalmente il Vangelo, ma con questo mio commento intendo solo sottolineare quanto già presente nell' Antico Testamento : il profeta Isaia, nel cantare le lodi delle opere di carità gradite a Dio, ricorda sì l' accoglienza dello straniero ramingo in terra d' altri, ma sottolinea come tale accoglienza trovi il limite che tale accoglienza  " non danneggi la propria famiglia". Penso non sia eretico ritenere che, di fronte ad una " accoglienza" che è solo una auto - invasione di massa,  per " famiglia " si debba intendere l' intiera  nazione, costretta - spesso contro propria volontà - ad aprire le porte a tutti i cialtroni e parassiti dell' Africa Nera.

Ed è giusto che l' amore indiscriminato verso il prossimo trovi il limite della " propria famiglia" : anche verso di essa e i propri connazionali ci sono dei doveri precisi, anche prioritari secondo il diritto naturale ( mai negato dalla legge di Dio, da cui lo stesso diritto naturale promana ) , e non è giusto che il bene di qualcuno ( lo straniero " importato"..) sia a discapito del bene di un altro ( il parente o il connazionale).

Dio non vuole certo il bene di qualcuno a discapito del bene di un altro : chi avrebbe l' ardire di sostenere che, per il bene materiale dei finti profughi in cerca di vizi, si debba sacrificare il bene dei propri figli e nipoti e degli altri consanguinei e connazionali ? 




D' altro canto, i predicatori dell' accoglienza a tutti i costi non hanno neppure il diritto di costringere chi non crede, cristiano o no, al " dovere" di una  accoglienza cieca, incondizionata, assoluta  : neppure questo  ritengo Dio consenta, cioè imporre agli altri una propria idea di " bene" senza il consenso di chi , per questo " bene" altrui, ne trae un danno e ne è perciò legittimamente contrario. Dio rispetta  il libero arbitrio di tutti, che non può essere certo coartato da un governo mondialista o dai desideri di lucri delle cooperative rosse o vaticane..... I pingui affari di questi importatori di schiavi che ci azzeccano con l " amore per il prossimo"

Sono considerazioni, queste, che fanno tra sè e sè tutti i cristiani, ma che spesso non osano pronunciare per timore che su di loro cada qualche anatema...

In sostanza, gli esponenti dell' establishment  clerico - progressista ci impongono di  piegarci  ad una ottica distorta ed invertita della carità cristiana, dove l’ africano, violento e semi-cannibale   , diventa il prossimo – da accogliere ed accudire assecondando i suoi vizi - a spese del  proprio  connazionale , che diventa così lontano da essere dimenticato e  può anche morire di stenti e di freddo sotto un ponte e su una strada.

Distrofia della vista, del cuore e della morale.

Questa non è mentalità misericordiosa, ma è patologia senza rimedio.

E intanto, piano piano, senza nemmeno accorgersene, gli italioti infilano la testa nel cappio che i vari Soros e  le loro fiumane di delinquenti africani e islamici saranno ben lieti di stringere, quando sarà giunto il momento opportuno.

Allegria di naufraghi.

Naufraghi che sono gli Italiani, mica le orde di migranti coccolati dalla Marina Militare Italiana : loro una casa la stanno trovando : la nostra. E noi la perdiamo : grazie all’ Italia e al sistema equitaliota.


Observer



LEGGI I LIBRI DELLA LANTERNA SULL’  ARGOMENTO :


venerdì 13 gennaio 2017

INTERVISTA SUL MISTERO DELLA MORTE DI MUSSOLINI

L' Autore è un ricercatore storico appassionato, collaboratore di quotidiani e riviste on line, coautore del libro Storia della Federazione Nazionale della RSI e di ricerche sulla figura di Benito Mussolini . 

In questa lunga intervista, supportata da numerosi documenti grafici, l' Autore demolisce la " vulgata" di comodo della morte di Mussolini, permettendo di cogliere falsità, menzogne e deformazioni, della versione ufficiale di questa fra le più oscure, truci e disonorevoli pagine della storia d' Italia. 

Un libro rivelatore e controcorrente.


LINK UFFICIALE DEL LIBRO :


martedì 10 gennaio 2017

L' INVASIONE E L' ORA PRESENTE



L’immigrazione di massa risponde non ad un fenomeno spontaneo o ad un’emergenza umanitaria, come la propaganda immigrazionista vorrebbe farci credere, ma ad un preciso piano di ingegneria sociale che prevede la distruzione dei popoli europei e la loro degradazione a masse di ibridi afro-asiatici facilmente dominabili dall’elite al potere.

Abbiamo visto come questo piano diabolico sia alla base dell’attuale Unione Europea, un’oligarchia di criminali in colletto bianco che ha instaurato una burocrazia di stampo sovietico per portare a termine gli scopi del mondialismo e l’asservimento di un intero continente a una casta di banchieri fanatici e senza scrupoli.

Nell’arco di questo tempo abbiamo potuto assistere ad un accelerazione del Piano Kalergi.

 Grazie alle missioni Mare Nostrum e Triton, è stato infatti creato un vero ponte navale per portare direttamente i veicoli di riproduzione dei nuovi ibridi multietnici sulle coste italiane che, attraverso la complicità criminale delle coop vaticane e di sinistra, vengono inseriti non più in centri di accoglienza, ma addirittura in appartamenti e abitazioni private per favorire l’amalgama etnico e l’opera di imbastardimento forzato, cosa peraltro che trova forti resistenze nel popolo italiano, ad eccezioni dei soliti sradicati della sinistra chic mondializzata ed immigrazionista, alla ricerca di emozioni forti …..

L’eugenetica è la tecnica per migliorare la qualità razziale di un popolo, la sua salute, la sua longevità, la sua bellezza. Ne abbiamo sentito parlare da sempre in termini orripilanti, sempre accompagnata da cupe visioni di dottori Menghele e scienziati pazzi, dediti a creare cloni umani …

Ma non è dalle fucine tecnologiche di un terzo reich da incubo faustiano che emergeranno i nuovi Frankenstein o i nuovi Golem….eterno punto di approdo di chi vuole violentare la Creazione e  creare altro tipo umano, deformato,  a immagine e somiglianza propria e  non più del Creatore. Un essere umano senza genere maschile o femminile, magari semiartificiale come un cyborg ,meglio ancora se non nato in forma biologica naturale, ma artificialmente. 

Nel frattempo, i nuovi creatori di Golem si accontentato di togliergli la razza ( il corpo) e la religione ( l' anima).

Per farlo, poi, a propria immagine e somiglianza, ci vorrà un po' di tempo : e sarà un uomo indifferenziato, l' Androgino primordiale,  apolide, eguale in tutto il pianeta e pronto così a dare una nuova scalata al Cielo, per offenderlo, e ricominciare l' avventura orgogliosa della Torre di Babele, prima della Grande Differenziazione.





Questi i deliri esoterici che  si annidano proprio nel fondo delle anime di chi sogna un mondo globalizzato, rifatto in modo che nulla ricordi più da quali mani sia stato creato nell’ alba del Tempo.

In fondo, l’ eugenetica ambiva a migliorare i ceppi razziali, non a deformarli in altri , rifatti secondo i propri deliri….

L’ eugenetica non è l’ obiettivo di chi vuole ricostruire l’ umanità della Torre di Babele, per dare la scalata al Cielo nel delirio di voler detronizzare il Vecchio Dio…

In fondo, favorire la nascita di uomini più forti e più belli è un modo di esaltare la bellezza della Creazione, non di rifarla da capo, diversa,  con le proprie sacrileghe mani….

Per questo obiettivo ci vuole altra scienza….una scienza perversa che sogna i Golem , i monstrui , una tecnica   diabolica, che potremo chiamare “cacogenetica” che mira invece a degradare, ad abbruttire e a degenerare i popoli, in particolare quelli europei, per distruggere per sempre la razza bianca.




E questo è appunto lo scopo del Piano Kalergi e dei burocrati di Bruxelles, coadiuvati dalle varie centrali mondialiste operanti sul territorio nazionale, quali ambienti dell' assistenzialismo cattolico , i partiti di sinistra, i Centri Sociali, le ONG, la criminalità organizzata e le associazioni ebraico-massoniche.

I popoli europei sono infatti i più dotati dal punto di vista spirituale, morale e intellettuale. Soni i popoli che accolsero coralmente il Vangelo e su cui Dio riversò ogni grazia, rendendoli i migliori del pianeta, ma che oggi gli voltano le spalle, attirati dalle lusinghe degli stregoni….

Nonostante la apostasia generale che mette i popoli bianchi nelle mani di chi li vuole distruggere, sono in fondo gli unici che possono costituire una seria minaccia all’instaurazione del regno pseudo - messianico degli usurocrati teorizzato da Kalergi e dalle logge.

Gli unici popoli che ancora oggi, se volessero, potrebbero ribellarsi. E ribellarsi con efficacia : la vocazione all’ azione vittoriosa dei popoli bianchi è una costante storica dimostrata.

Perciò, per i mondialisti, è tanto più necessario estirpare alle fondamenta ogni residuo di civiltà europea, di cultura europea e di memoria storica europea, imponendo sin nelle scuole una contro-educazione demoniaca a base di genderismo, omosessualismo, relativismo, antirazzismo e multiculturalismo in modo da minare le fondamenta psichiche, caratteriali, spirituali, religiose  e biologiche della persona e trasformare l’Europa in un’immensa pattumiera di genti di colore, mentalmente disturbate, sradicate e senza identità, come lo sono già gli Stati Uniti.

Identico progetto è quello coltivato dalla sinistra rivoluzionaria che si ispira al verbo del cattivo Maestro di eversione, Toni Negri, di cui abbiamo scritto nel nostro post Solve et coagula : http://edoardolongo.blogspot.it/2017/01/solve-et-coagula.html  





Masse multietniche abbruttite dalla povertà e dagli psicofarmaci, che non possono ribellarsi perché non sanno chi sono e non è rimasto loro più alcun valore per cui combattere e per cui vivere, tranne il mero soddisfacimento delle pulsioni primarie e animalesche e la ricerca disperata dell’autoaffermazione narcisistica del proprio ego.

In questo scenario gli unici che emergeranno come “razza eletta” saranno coloro la cui cultura di cui sono imbevuti  impone loro  un severo esclusivismo razziale e la pretesa di dominare su tutte le nazioni della terra.

Kalergi infatti se da un lato inneggiava alla mescolanza razziale per i dominati, al contempo elogiava la religione ebraico- rabbinica  basata sulla preservazione della stirpe imposta dal Talmud , individuando in essa il principio della potenza politica e spirituale :

«Il giudaismo è il nocciolo intorno al quale si riunisce una nuova nobiltà, una razza di signori […] Ciò che separa principalmente gli ebrei dai cittadini medi è il fatto che siano degli individui consanguinei. La forza di carattere alleata all’acutezza spirituale, predestina l’ebreo a divenire, attraverso i suoi esponenti di spicco, il leader dell’umanità urbana, il falso o vero aristocratico dello spirito, un protagonista del capitalismo come della rivoluzione».

Interessante notare che il modello ideale di Europa per Kalergi, come per gli attuali eurocrati, fosse l’Unione Sovietica:

«E’ qui che si eleva al rango di simbolo, l’unione tra Lenin, l’uomo della piccola nobiltà rurale e Trotsky, il letterato ebreo: qui si riconcilia l’opposizione tra il carattere e lo spirito, lo junker e il letterato, gli uomini rustici e gli uomini urbani, i pagani e i cristiani, in una sintesi creatrice dell’aristocrazia rivoluzionaria […] Così la spada di Damocle del terrore bolscevico riuscirà più velocemente ad ammorbidire il cuore dei plutocrati e a rendere le esigenze sociali accessibili più di quanto abbia fatto in due millenni il vangelo di Cristo».

È assai significativo che Kalergi, considerato ufficialmente il Padre dell’Unione Europea, esprimesse tali giudizi elogiativi del terrore rosso e della bestialità bolscevica che, vale la pena ricordare, aveva creato un regime ultra-assassino inedito nella storia, violatore dei più elementari diritti umani e che di li a breve si sarebbe macchiato dei peggiori misfatti con la repressione degli oppositori, la liquidazione delle classi dirigenti dei vari paesi sovietizzati, la collettivizzazione delle terre, lo sterminio dei contadini e l’industrializzazione forzata.

Al di là della squallida retorica, l’esaltazione di Kalergi del comunismo del resto non deve stupirci dato che URSS e UE sono opera della medesima oligarchia finanziaria capitalista per cui Kalergi lavorava. Oligarchia che ha creato il socialismo, il marxismo, e l’europeismo tecno-finanziario come passi avanzati verso il Governo Mondiale (da notare che il primo nome della comunità europea fu CECA, esattamente come la CEKA, la “Commissione straordinaria di tutte le Russie per combattere la controrivoluzione e il sabotaggio”, dotata di potere esecutivo ed arbitrario, istituita il 20 dicembre 1917 da Lenin e Feliks Edmundovic Dzerzinskij, con lo scopo di combattere i cosiddetti “nemici” del nuovo regime russo, che evolse poi nel KGB e nel famigerato NKVD).

Deanna Spingola nella sua opera “The Rouling Elite” dedica un importante capitolo a descrivere come il comunismo sia “a Banker’s Perfect Political System”.

Come non vedere infatti che l’esproprio di sovranità delle nazioni europee, la svendita alla finanza internazionale del settore strategico industriale, lo stesso ius soli che mira a rendere gli autoctoni degli stranieri in patria, pur presentandosi con la maschera del capitalismo neoliberista non sono altro che estensioni a livello generalizzato del principio comunista dell’abolizione della proprietà privata? Esproprio, che esattamente come nella Russia bolscevica, va a esclusivo vantaggio di una ristrettissima elite cosmopolita che, in spregio agli ideali del libero mercato, in questo modo elimina la concorrenza e si assicura l’indiscusso monopolio degli strumenti di produzione.

La fusione di capitalismo e comunismo è il sistema verso cui ci sta portando l’Unione Sovietica Europea e quello che dovranno essere gli Stati Uniti d’Europa teorizzati da Kalergi e di cui gli stessi Monti e Renzi si sono detti promotori. Un socialismo tecnocratico mondialista: oligarchico e gerarchizzato al vertice e a base collettivista e ugualitaria alla base.

È importante notare tuttavia che Kalergi non fu un innovatore ma un volgarizzatore di idee preesistenti, che seppe semplicemente adattare ai suoi tempi i principi basilari del mondialismo sinarchico.

Il momento storico in cui oggi viviamo è forse la porta del tempo più cruciale per i fautori di questo delirio del meticciato universale.




Non è pensabile infatti che un intiero pianeta si “ converta” improvvisamente a questo delirio e marci compatto verso la sua attuazione, compresi i popoli che ne verrebbero snaturati e destinati a finire nel dimenticatoio  della storia.

Ma quando verso il medesimo obiettivo puntino, per ragioni diverse, vari settori del potere e della politica internazionale, allora sì che l’ obiettivo diventa possibile.

E si realizza, tant’ è vero che lo vediamo realizzare con i nostri occhi, con una velocità impressionante ed impensabile fino a  un paio di decenni fa.

Quasi come una eclisse fenomenali, diversi punti di crisi epocali convergono in questi anni e vengono spinti dalla elite al potere dal dopoguerra ad oggi  a trovare soluzione proprio nella ideologia immigrazionista del conte kalergj.

Una elite abilmente preparata a spingere in questa direzione cogliendo il momento propizio che è adesso : le primavere arabe dissennate, lo scontro religioso interno al mondo islamico, la pianificata esondazione di masse africane verso l’ Europa, la crisi religiosa, economica e culturale che snerva e debilita l’ intiera Europa, la tirannia eurocratica,  l’ ideologia buonista abilmente insufflata acriticamente a masse snervate e indebolite, rendono possibile alla elite immigrazionista di proporre la soluzione della immigrazione di massa con relativa sostituzione etnica, come unica panacea a questo insieme di crisi.




Senza dimenticare le classi politiche corrotte della sinistra che vedono nella sostituzione etnica la panacea per recuperare, fra negri , arabi e levantini, quel consenso acritico di massa che i popoli europei non sono più disposti a conceder loro.

Il “ proletariato” bianco comunista , ormai  inesistente, verrà sostituito da una “ massa bruta” importata, a supporto della Falce e Martello al tramonto.

Il tutto non è disgiunto da una sorta di ebbrezza autodistruttiva che anima i settori immigrazionisti della società, quasi attratti da un epocale cupio dissolvi della identità euro-occidentale. Una ebbrezza simile alla corsa euforica verso il baratro, che coinvolge plutocrazie, elites europee giudaico – massoniche, sinistre più o meno radicali e comuniste, buonisti di tutte  le latitudini. Un suicidio di massa.

Ed è invasione.

L’ ultima , grande, epocale  invasione che per i suoi numeri da apocalisse e per le abissali  correnti di barbarie che riversa come fiumi  in Europa  è in grado di decretare l’ irreversibile tramonto dell’ Occidente.

Ciò che non fu possibile alle navi da guerra del Saladino, lo sarà per i barconi che fanno tracimare l’ Africa intiera in Europa.

Observer



PER SAPERNE DI PIU’ , CONSULTA LA PAGINA DE “ L’ INVASIONE “ :

lunedì 9 gennaio 2017

BUON COMPLEANNO, EDIZIONI DELLA LANTERNA ! CENTO DI QUESTI LIBRI !

Oggi è il compleanno delle Edizioni della Lanterna, che compiono… ben 81 libri pubblicati !

Una media di un libro al mese, dalla data di fondazione della iniziativa  ( ottobre 2009 ) ad oggi, cominciando dal primo libro ( la mitica intervista a Michale Medini, perseguitato politico indipendentista, intitolata Gas- panik ! ) .

La tecnologia elettronica e la rivoluzione informatica generata da Internet ha reso possibile la pubblicazione di libri controcorrente che finora erano sistematicamente boicottati   dalle lobby editoriali, comprese quelle di certune case editrice autoreferenzialmente definitesi “ controcorrente “ e che pubblicherebbero anche la lista della spesa di Julius Evola, ma non si azzarderebbero mai a pubblicare testi che diano fastidio alla lobby dominante.

 Ma i nostri Lettori sanno valutare da soli.
Consiglio ai nostri lettori di consultare periodicamente il sito delle Edizioni, per essere aggiornati sull’ elenco dei testi presenti via via anche  su Amazon, Mondadori, Giunti, ABE Books, e tante altre librerie . 
Buona lettura.


Catalogo generale :
sito delle Edizioni della Lanterna :

mercoledì 4 gennaio 2017

SOLVE ET COAGULA


Toni Negri e il pensiero dell’ eversione marxista -  ultimo tratto della sovversione  : Da Marx al Nuovo  Ordine Mondiale “ post-umano” (!), passando attraverso la dissoluzione islamica e il meticciato universale – Da  Marx a Kalergj passando attraverso Maometto.


Toni Negri, guru del “controimpero della moltitudine”, ovvero come combattere il capitalismo con «una nuova orda nomade che sorgerà per combattere l’impero». Il concetto comunista di popolo in chiave globale.

I movimenti cosiddetti “antimperialisti” si danno un gran daffare per appoggiare e sostenere la lotta islamica contro l’Occidente. La nostra tesi è che, a causa dei limiti connessi alla loro visione materialista della società, si illudano di poter usare l’Islam per la solita lotta di classe, senza rendersi conto che è l’Islam che sta usando loro per la propria guerra santa.

Per farlo partiamo dalla fonte, ovvero dal testo sacro del nuovo movimento: “Impero – Il nuovo ordine della globalizzazione”, scritto da Michael Hardt e Toni Negri. Già, avete capito bene, proprio quel Toni Negri, che dopo aver rovinato generazioni di giovani con le sue cattive lezioni, si pone oggi come il guru della nuova lotta di classe in epoca di globalizzazione.

Il tomo rappresenta un esercizio intellettuale davvero significativo, benché in realtà non così originale quanto acclamato.

In sostanza, infatti, Negri applica il metodo del materialismo storico e dialettico di Marx all’analisi dell’attuale fase di trasformazione storica e ripropone in termini attualizzati le vecchie ricette per una rivoluzione dell’ordine mondiale.

Il metodo, invero, consente alcune analisi e intuizioni brillanti, ma sconta i pesanti limiti dell’ideologia materialista fondata su un assunto profondamente errato del mondo e della natura umana.
Vale la pena a questo punto di ricordare i caratteri distintivi dell’analisi marxista rispetto ad una che, come la nostra, fa riferimento ai valori della tradizione.

Nel materialismo storico e dialettico l’essere umano è un individuo che si identifica pressoché solo in relazione al suo rapporto con il lavoro e la ricchezza. Secondo questo indirizzo sociologico, tutti i fenomeni e le relazioni sociali sono originati solo dai rapporti economici.



Tutto il resto – dalla famiglia, alla religione, dagli Stati, ai popoli e alle nazioni – è sovrastruttura, condizionata dalla struttura economica sottostante. La dimensione spirituale è totalmente bandita.

Marx dice che «non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza» e che «nella produzione sociale della loro esistenza gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali».

Si capisce che questa è una visione deterministica e fatalistica che non lascia spazio alla libertà dei singoli e persino delle masse. E infatti «la classe operaia non ha da realizzare alcun ideale» dice Marx, perché «la vittoria del proletariato è inevitabile», un passaggio necessario che nasce dalla dialettica stessa della storia che per Marx è solo «storia di lotta di classe».

Nell’accezione comunista, il termine popolo, declinato sempre al singolare, si riferisce dunque alla massa degli individui lavoratori e sfruttati, come sinonimo di massa del proletariato.

Al contrario, nella nostra visione non materialista del mondo, l’identità di ogni singola persona è data dall’insieme dei suoi caratteri, oltre che materiali, anche spirituali, intellettuali, morali e si forma in un contesto di relazioni sociali che, non meno dei rapporti economici, considera i rapporti affettivi e parentali, nonché l’appartenenza ad una comunità di lingua, tradizioni, storia, costume, cultura, fede, in altre parole ad una nazione. A questa comunanza originaria fa riferimento il nostro concetto di popolo, che si declina quasi sempre al plurale. Inoltre, nella nostra visione è fondamentale il principio della libertà, secondo cui l’uomo e i popoli hanno la possibilità di determinare il proprio destino attraverso la propria volontà e le proprie azioni.
Ma noi – si sa – siamo reazionari, rozzi e ignoranti. Secondo Negri, persino fascisti. E quindi torniamo al verbo del “maestro”.

Innanzitutto va detto che Toni Negri non si oppone affatto alla globalizzazione. Il suo nemico resta sempre e solo il capitalismo. Nella globalizzazione, Negri vede piuttosto un’opportunità rivoluzionaria. E infatti cita Deleuze e Guattari secondo cui «invece di resistere alla globalizzazione capitalistica, occorre accelerarne l’andatura».

Sostiene che «al fine di sfidare e resistere all’Impero e al suo mercato mondiale, occorre porre l’alternativa allo stesso livello di globalità». E conclude che «non si può resistere all’Impero con un programma limitato a un’autonomia locale». Piuttosto, a suo avviso, «occorre accettare questa sfida, imparare a pensare globalmente e ad agire altrettanto globalmente».

Ecco dunque il passaggio chiave che ne chiarisce definitivamente le intenzioni: «La globalizzazione deve essere affrontata con una controglobalizzazione, l’impero con un controImpero».

L’antimperialismo cosiddetto no-global si prefigura perciò in realtà come un controimperialismo new-global, in quanto sostiene anch’esso un modello totalizzante globale, benché di tipo marxista, in opposizione a quello capitalista. Dunque oggi Toni Negri oppone all’Impero mondiale – che ha preso il posto degli Stati nazionali – un nuovo contropotere, un altro «non luogo” antagonista, definito “la moltitudine” vale a dire il melting-pot di antica memoria che rappresenta un’alternativa certamente non meno inquietante, prevaricante e alienante per la persona umana e che altro non è se non la trasfigurazione del vecchio concetto comunista di popolo in chiave postmoderna e su scala globale.


Nulla di nuovo, in fondo, sotto il sole. D’altro canto, l’internazionalizzazione è il mito socialista che ha preceduto semanticamente la realtà della globalizzazione.

Così oggi alla lotta del proletariato in chiave antiborghese, si sostituisce la lotta della moltitudine, ovvero la massa indistinta e omologata a livello mondiale, in chiave antimperiale. Ma quali sono gli strumenti di questa lotta? «L’essere contro, la diserzione, l’esodo, il nomadismo».

Quanto alla “volontà di essere contro”, Toni Negri, per la felicità dei vari Casarini & Co., insegna che «La disobbedienza all’autorità è uno degli atti più naturali e salutari» e che poiché oggi «il problema è identificare il nemico contro cui ribellarsi… siamo costretti a essere contro in ogni luogo». Ma quali sono i mezzi più adeguati per destabilizzare il potere dell’autorità imperiale secondo Negri? La diserzione e l’esodo che, prendendo il posto del vecchio sabotaggio, «sono potenti forme della lotta di classe all’interno e contro la postmodernità imperiale» e si manifestano «assumendo posizioni oblique e diagonali» con «l’evacuazione dei luoghi di potere».

Ma è soprattutto nel nomadismo, ovvero nelle grandi migrazioni di massa, che Toni Negri – pur riconoscendo che «la mobilità della forza lavoro costituisce un livello ancora spontaneo della lotta e molto spesso comporta nuove e sradicate condizioni di povertà e miseria» – vede il sorgere del sole della nuova era rivoluzionaria. «La resistenza della moltitudine all’asservimento – la lotta contro la schiavitù di appartenere a una nazione, a una identità, a un popolo (!) e quindi la diserzione dalla sovranità e dai limiti che impone alla soggettività – afferma Negri – è interamente positiva» e «in tal senso il nomadismo e il meticciato sono le esperienze della virtù, le prime pratiche etiche che si danno nel contesto dell’Impero».

E ci avverte: «L’esaltazione contemporanea del locale diviene regressiva e persino fascista ogni volta che si oppone alla circolazione e al meticciato».

Ipse dixit.

«Una nuova orda nomade, una nuova razza di barbari – profetizza con Nietsche – sorgerà per invadere o per evacuare l’Impero». E aggiunge «la mobilità della forza lavoro può esprimere un conflitto politico e contribuire alla distruzione di un regime. Ma c’è bisogno d’altro: c’è bisogno di una forza che non sia solo capace di organizzare la potenza distruttiva della moltitudine, ma di dare vita ad un’alternanza costruita con i desideri della moltitudine. Il contro-Impero deve anche essere una visione globale, una nuova forma di vita nel mondo».

A noi comuni mortali sembra che il fondamentalismo islamico si ponga decisamente come una forma di controimperialismo, anche se con motivazioni non classiste, bensì religiose.

Ma per Toni Negri nulla può esistere al di fuori delle dure logiche della materia e dell’economia e quindi egli è convinto che una «concreta elaborazione di un alternativa politica all’Impero» non sia ancora in atto, pur confidando nel «genio delle pratiche collettive» e nella «violenza affermativa» dei «nuovi barbari» per la creazione di «un nuovo corpo sociale» e di «nuovi percorsi di vita».

Certamente Negri legge con vivo interesse il fenomeno del fondamentalismo islamico, come sintomo del rifiuto al processo imperialista, ovviamente occidentale. Definisce «la rivoluzione iraniana, in quanto rivoluzione contro il mercato globale, la prima rivoluzione postmoderna» contro il nuovo ordine imperiale e ci spiega che «la postmodernità del fondamentalismo consiste, primariamente, nel rifiuto della modernità come arma dell’egemonia euroamericana». Peccato si dimentichi di dire che a capo dell’integralismo islamico ci sono ricchi signorotti che di capitale, Borse mondiali, nuove tecnologie e sfruttamento delle masse diseredate (le uniche a cui in effetti fanno pagare il rifiuto della modernità) pare se ne intendano bene. Ma allora, è davvero possibile che ad un intellettuale come Negri non venga il dubbio che pure questi suoi simpatici rivoluzionari postmoderni islamici ambiscano in realtà a porsi alla testa di un contro-Impero?

In realtà, gli scenari futuribili che Toni Negri ci prospetta appaiono persino più inquietanti e preoccupanti dell’Impero teocratico islamico, quando, nella costruzione del nuovo ordine mondiale, si spinge ad evocare «mutazioni, mescolanze e ibridazioni» nella consapevolezza che «le norme convenzionali delle relazioni corporee e sessuali tra i generi, e all’interno di ogni genere, sono sempre più aperte a nuove sfide e a trasformazioni» e che «la natura stessa è completamente artificiale e non vi sono limiti fissi e immutabili tra l’umano e l’animale, tra l’umano e la macchina, tra il maschile e il femminile» (!).

Ecco dunque il nuovo compito della moltitudine produttrice, secondo il Negri-pensiero: «Costruire nuove determinazioni ontologiche dell’umano e della vita, un essere artificiale e potente» concentrandosi «contro tutti i moralismi» sulle «nuove tecnologie meccaniche, biologiche e comunicative» così che «i corpi stessi mutano e si trasformano per dare vita a nuovi corpi post-umani» (!).



Nel suo delirio materialista – tra citazioni improprie di Sant’Agostino e di San Francesco ad uso e consumo degli ignoranti catto-comunisti della galassia antimperialista – Toni Negri prefigura alfine un “mondo nuovo” degno delle peggiori rappresentazioni della fantascienza, dove una moltitudine globale senza più alcuna identità, appartenenza e genere, tra cyborg, ermafroditi e mutanti, rappresenta la nuova frontiera del progresso. (Sic !)

Il libro si chiude con la frase: «Queste sono la chiarezza e la gioia incontenibile di essere comunisti».

Grazie del chiarimento: postmoderni e globalizzati, ma prima di tutto sempre comunisti.

Observer