martedì 29 novembre 2016

EDIZIONI DELLA LANTERNA




IL MARCHIO DI GIUDA

Un romanzo giallo che rappresenta una autentica ossessione per gli intellettuali ebrei in Italia, che non mancano mia di vituperarlo e inorridire al solo nominarlo  : l' avventura più aspra del commissario Schurke, della polizia criminale tedesca.

Scritto negli '40 durante la guerra, interpreta i sentimenti popolari più diffusi allora  nei confronti del mondo ebraico, dipinto come imbroglione, usuraio ed immorale.

Un romanzo messo all' Indice dalla lobby ebraica con insulti e minacce, e per questo   mai più ristampato fino ad oggi, nonostante la sua valente  qualità letteraria.

La sua ossessiva criminalizzazione letteraria  giustifica ampiamente , in nome della libertà di pensiero e culturale, la determinata e volterriana decisione di ristamparlo, per la prima volta dal 1941.

A confronto censori e censurato e……sorpresa ! – E’  un ottimo romanzo giallo e aiuta a combattere anche la sclerosi intellettuale del pensiero unico : impagabile vedere i " buoni" ( ebrei ) nei panni finalmente dei " cattivi" e viceversa...ma perché tanto scandalo : noi uomini  non siamo forse tutti uguali ?
 Anticonformista.


LINK DEL LIBRO :


martedì 22 novembre 2016

SALUTI DALL' ARCOBALENO DELLA PACE....


Dall'arcobaleno della Pace alla balena bianca della guerra.


Salve, i numerosi impegni mi hanno tenuto lontano dalle epistole, ma sono ritornato, ancora non sono defunto, con grande rammarico dei pidicompagnuccini ovviamente.. E' proprio notizia di questi giorni che quel cattivone di Vova (Putin) minaccia di fare la guerra... Ma a chi? Ai vicini, secondo la NATO, ovviamente.... Dopo aver fatto la guerra agli Ucraini (o sono stati gli Ucraini a fare la guerra ai russi che abitano nell'Ucraina orientale in larghissima maggioranza e che vogliono l'indipendenza? Vedasi PRINCIPIO DI AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI, affermato dal Presidente USA Wilson all'indomani della prima guerra mondiale e rispolverato in Crimea ed Ucraina orientale per l'occasione con un referendum organizzato dai russi). Sembra, anzi è certo per la Nato, che l'orco cattivo del Cremlino stia pianificando una guerra contro i Paesi Baltici. Allora, vediamo di meditare insieme un pochino sulla storia più recente, ammesso che ci sia ancora qualcuno che abbia voglia di ragionare. 

La Russia nella sua lunga storia non ha quasi mai fatto una guerra attaccando per prima: XIX secolo, Napoleone tenta di invadere la Russia e sappiamo come è andata. XX secolo Hitler pensa di sbaragliare in poco tempo l'esercito russo, decidendo di iniziare la campagna di Russia, nonostante Mussolini lo avesse ammonito nel “non fare guerra agli spazi” e di concentrare tutte le sue forze nel Mediterraneo. Anche in questo caso sappiamo come è andata a finire. Sul fronte russo sono morti milioni di soldati tedeschi che avrebbero potuto combattere nel Nord Africa, conquistare Malta e l'Egitto, mettendo così in ginocchio l'Inghilterra. Adesso già mi sembra di sentire quei “fenomeni” di coerenza del PD dire: “ Ah, la destra..., l'estrema destra (?)... hanno sempre il vizio di fare guerre... Ma, sogno o son desto? Quando Belgrado fu bombardata e ridotta ad un cumulo di macerie al governo non c'era D'Alema? Quando dico D'Alema non alludo al D'Alema senior, cioè al padre di Massimo, che era un fascistone, ma proprio al figlio post-comunista! Incredibile, la “sinistra” arcobaleno fa la guerra? Si dirà, ma l'hanno fatta per portare la democrazia e per difendere i Kossovari, che, a dire il vero, non hanno neppure organizzato un referendum per chiedere se la maggioranza della popolazione locale, a stragrande maggioranza ortodossa nel nord della regione (nelle città di Mitrovica, Jakovica e Pec c'erano numerosi monasteri ortodossi, adesso non so...) voleva staccarsi da Belgrado, perché tanto l'hanno ottenuta con le armi! “Ma cosaaa dici Andrea, hanno portato la democrazia!”. 

Mi sembra di sentirli alcuni miei parenti e pure tutti i miei vicini di casa demosinistrocristiani – renziani... Che fenomeni, mi permetto di osservare, l'han portata senza neppure aver avuto bisogno di sentire un parere! E nello stesso tempo hanno creato un bel bubbone islamico nel cuore dei Balcani, di cui non ne avevamo proprio bisogno! E poi cos'è questa mania che hanno, che per portare qualcosa, il socialismo prima e la “democrazia” poi, debbano sempre usare le armi! Capitolo secondo: guerra alla Libia. Anche in questo caso il motivo era quello di portare per l'ennesima volta la democrazia con l'aiuto di quell'altro beota, vero “genio” della politica internazionale: il pipistrellone dalle lunghe orecchie di stanza alla Casa Bianca. Si dirà “ma Sarkozy mica è di sinistra”! E la guerra voleva farla... Certamente che la voleva fare, ma per gli interessi egoistici del suo Paese! Alla faccia dell'Europa Unita! Da notare che dappertutto o quasi, non solo le destre, ma anche le sinistre (tranne quella italiana che è abile a fare SOLO gli interessi delle altre nazioni) sono vicine agli interessi del proprio Paese. I comunisti russi erano non solo patrioti, ma addirittura nazionalisti! Orbene, il centrodestra italiano titubante nel fare la guerra contro Gheddafi, alla fine ha ceduto alle trame belliche ordite dal noto massone “comunista” (si fa per dire, dato che è molto amico della BCE) del Colle, ultranovantenne che gode di ottima salute (purtroppo!) e che ovviamente non poteva non trovare l'approvazione di tutto il PD! E così ancora una volta la “sinistra” italiana (le virgolette sono d'obbligo, perché quando si tratta di quattrini, banche, assicurazioni il PD fa una politica addirittura di estrema destra finanziaria!) ha dichiarato una guerra a qualcuno. Alla faccia del vessillo arcobaleno! 




E adesso? Adesso il PD nella persona del Granduca delle chiacchiere di Toscana e del ministro Gentiloni hanno accolto con entusiasmo l'invito del segretario Nato Stolten berg (“nome omen”, dicevano gli antichi Romani) di inviare soldati ai confini con la Russia per difenderli, perché  la Russia è una minaccia! Io nella mia ignoranza pensavo invece che la minaccia fosse l'Islam, pensavo che la minaccia per l'Occidente fosse quella politica de “La toppa è peggio del buco” portata avanti da Obama e della quale ho diffusamente scritto in una mia lettera precedente. Sì, perché dove han fatto fuori un ras o un dittatore per portare la “ democrazia” (con l'esercito, ovviamente..) alla fine si sono affermate delle pericolosissime teocrazie islamiche! Ma si sa, io non capisco niente, e  le destre sono razziste, guerrafondaie e persino sono a favore delle banche... E così la “sinistra” ormai democristianizzata, diventata una balena bianca con qualche striatura rossa, tanto per tenersi buoni i voti di qualche partigiano “rimbambito” dall'età che  implacabilmente avanza per noi tutti, si sta avviando con i toni retorici, duceschi del Granduca di Toscana a mandare soldati italiani in Estonia per fronteggiare la “terribile” minaccia di Vova, alla stregua di una nuova Operazione Barbarossa, anzi è meglio dire Balenabianca.  

E tutte le migliaia di islamici che arrivano sui barconi? Non è che per caso – dico per caso - fra di loro potrebbe PER CASO esserci un piccolo 5% di terroristi? Noo, assolutamente no, sono venuti da noi per arricchirci culturalmente... Già, ce n'era bisogno, perché  ormai decine e decine di giovanissimi italiani laureati se sono  andati dall'Italia e altrettanti se ne andranno. Verranno in compenso, però, sostituiti da centinaia di migliaia di afro - islamici. Un vero “affare” per l'Italia: non fanno nulla per trattenere i giovani cervelli, che evidentemente per il PD non sono una risorsa (eh, sì perché chiunque ragioni per il PD NON potrà essere MAI una risorsa, SEMMAI è un problema...) per prendere invece un altro tipo di “risorsa”, quella che ogni giorno vediamo bighellonare nelle piazze, mentre si trastulla con tablet e telefonini di ultima generazione e sostare davanti ai supermercati in attesa di ricevere qualche soldo...  E con la Russia come la mettiamo? Se il PD intraprende altre azioni militari, il vessillo arcobaleno della Pace dove va a finire? Si è perso? Noo, ce l'hanno infilato nel c... quelli del PD! E non ce ne siamo neppure accorti! Vorrà dire che il giorno in cui andremo in bagno per liberarci, ne faremo, anzi la faremo, di tutti i colori!

Un caro e colorito saluto arcobaleno a tutti dal vostro Andrea Mantellini di Forlì

   

venerdì 18 novembre 2016

SAN NICOLA RAZZISTA, SEI IL PRIMO DELLA LISTA !




In alcuni Paesi, come i Paesi Bassi e il Belgio, è San Nicola che porta tradizionalmente i doni ai bambini, aiutato da Pietro il Moro (Zwarte Piet), un servo moresco impersonato da un uomo bianco che si dipinge il volto di nero, indossa una parrucca con capelli ricci e si tinge le labbra di rosso.

Il politicamente corretto ha mosso guerra al folclore locale, accusando di becero razzismo gli organizzatori delle rappresentazioni pubbliche, tanto attese dai bambini, con l’arrivo di San Nicola accompagnato da Pietro il Moro. 

Poiché la madre del politicamente corretto è sempre incinta, negli ultimi anni le proteste sono sfociate anche in scontri di piazza che hanno il carattere del delirio stile “ la nave dei folli”, segno di un occidente che odia se stesso fino alla demenza  :




Cosa potranno pensare le streghe del politicamente corretto  se vengono a sapere che il negretto che fa da aiutante di San Nicola, nei paesi austriaci e del Nord alpino, anche italiano, è effigiato anche con la immagine di un diavolo, chiamato Krampus, che il buon San Nicola tiene a bada impedendogli di frustare e spaventare i bambini buoni ?

Quest' anno , suggerirei a tutti i bambini europei  di chiedere questo regalo, che il suo " collega" Babbo Natale ha già fatto ai bambini americani : 

" Caro San Nikolò, quest' anno fai un regalo anche ai nostri papà e mamma che non ne possono più delle streghe del Nuovo ordine mondiale : non venirci a trovare con il Krampus, che è pure brutto, sporco,  nero  e cattivo ,  ma vieni con il Trump, che tutte le streghe caccia  via ! "





CARTOLINE AUSTRIACHE DEGLI ANNI 50 E 60 DI SAN NICOLO’ E IL KRAMPUS :



martedì 15 novembre 2016

SOROS E L' ITALIA



Mai dimenticarsi che George Soros, il parassita della finanza globale e architetto delle rivoluzioni colorate all over the world, è colui che venne insignito a Bologna nel 1995 della laurea honoris causa in economia da Romano Prodi.

I motivi di questa onorificenza?

Tre anni prima, nel settembre 1992, tramite una speculazione finanziaria aveva guadagnato 1,1 miliardi di dollari facendo svalutare la sterlina e costringendola a uscire dallo SME (sistema monetario europeo). Lo stesso giorno il "filantropo" internazionale attaccava anche la lira.

 A seguito dell’intervento speculativo di Soros, l'incompetenza e la complicità di personaggi quali Carlo Azeglio Ciampi e Mario Draghi, allora rispettivamente governatore della Banca d'Italia e Direttore generale del Tesoro, vennero regalati a Soros 15.000 miliardi di lire (più di 7,7 miliardi di €), una perdita secca provocata da un utilizzo più complice che maldestro di riserve per 48 miliardi di dollari che non ha impedito una svalutazione della lira del 30% e una sua uscita dallo SME.



 Per questo il preside della Facoltà di Economia dell'Università di Bologna, Stefano Zamagni, già strettissimo collaboratore di Prodi e responsabile dell'Ulivo per le politiche sociali e le risorse umane, lo accolse nell'Aula Magna di Santa Lucia con queste parole: "Lei è un esempio per tutti noi su come si devono gestire gli affari, l'economia e favorire il progresso della società e degli Stati".

Da allora in avanti Soros e i suoi compari di Stato non hanno fatto altro che dare sempre miglior prova di sé, con i risultati tangibili che abbiamo tutti sotto gli occhi.


Paolo Sensini


PER SAPERNE DI PIU’ :







lunedì 7 novembre 2016

DIES IRAE, DIES ILLA


Una volta chiesero a santa Bernardette, la veggente di Lourdes: "Di che cosa hai paura? Del futuro, della guerra, della Russia?" La santa rispose, con la sua consueta, disarmante semplicità che si rifletteva dai suoi occhi innocenti che avevano visto la santa Vergine 18 volte: "Io non temo nulla di tutto questo; io ho paura solo dei cattivi cattolici!".

"La guerra, la peste, la fame sono i flagelli con cui sarà percossa la superbia e la malizia degli uomini. Dove sono, o ricchi, le vostre magnificenze, le vostre ville, i vostri palagi? Sono divenuti la spazzatura delle piazze e delle strade! Ma voi, o sacerdoti, perché non correte a piangere tra il vestibolo e l’altare, invocando la sospensione dei flagelli? Perché non prendete lo scudo della fede e non andate sopra i tetti, nelle case, nelle vie, nelle piazze, in ogni luogo anche inaccessibile, a portare il seme della mia parola? Ignorate che questa è la terribile spada a due tagli che abbatte i miei nemici e che rompe l’ira di Dio e degli uomini? Queste cose dovranno inesorabilmente venire l’una dopo l’altra".

(S. Giovanni Bosco, sogno del 5 gennaio 1870, comunicato a Pio IX il 12 dello stesso mese) .

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LA POLVERIERA STA PER SALTARE...



Ancora centinaia di feriti, ancora decine di morti, ancora la stessa regia dietro tutto, nemmeno poi ormai tanto occulta. E’ il ventotto giugno quando il terrore, quello messo in piedi con grande accuratezza dai vari governi occidentali, decide che è giunto il momento di forzare la mano, forse per accelerare quel percorso intrapreso ormai da tempo che culminerà con la guerra di civiltà tanto voluta dalle grandi potenze mondiali.
Ad essere colpita stavolta non è l’Europa nelle sue nazioni simbolo come successo in passato, ma la Turchia, ovvero lo stato aderente alla Nato più vicino all’oriente. Teatro dell’attentato è l’aeroporto Ataturk, dove tre Kamikaze prima hanno sparato, e poi si sono fatti saltare in area. Insieme a loro erano presenti altre quattro persone, una delle quali è stata arrestata, mentre le altre tre sono riuscite a fuggire. Ancora una volta, come accaduto nel mese di marzo in Belgio, i terroristi o presunti tali riescono ad entrare in aeroporti sorvegliatissimi in una maniera tanto semplice quanto sospetta. Questo episodio giunge a pochi giorni di distanza da un altro attacco bomba verificatosi proprio nella stessa città turca, per la precisione nei pressi dell’università statale, rivendicato però da un gruppo estremista curdo. Stavolta tutti non hanno dubbi: si tratta di Isis.

Fa indubbiamente riflettere il fatto che dopo una qualsiasi azione di questo tipo solitamente si avviano delle indagini per scoprire chi siano gli autori, e si attende una rivendicazione, che, quando si ha a che fare con organizzazioni sulla cui autenticità non ci sono dubbi, non tarda ad arrivare, mentre quando si tratta di Isis alle investigazioni quasi non viene dato inizio, e arriva prima l’annuncio da parte di chi l’attentato l’ha subito piuttosto che la dichiarazione di chi lo ha compiuto. Già dopo pochi minuti dall’episodio infatti, il primo ministro turco Binali Yildirim non nutriva alcun dubbio rispetto a di chi fosse la firma su quanto accaduto. Eppure la Turchia, anche grazie alla politica estera che ha deciso di intraprendere, ha molti nemici: perché dunque escludere da subito altre piste possibili? Non è la prima volta che questo accade: a gennaio  dodici tedeschi persero la vita a causa di un attentato presso il centro turistico di Sultanamhet, mentre nel mese di marzo quattro turisti morirono per un’azione terroristica messa in atto nella via dei negozi Istiklal.

Di questi due fatti fu dichiarata dal governo turco come responsabile l’Isis, senza che ci sia stata alcuna rivendicazione a riguardo, e in totale assenza di indagini volte ad accertare la verità su quanto accaduto. Appare chiaro come il governo turco sappia bene quando il proprio suolo sarà colpito, e sa anche bene poi come organizzare, attraverso campagne di stampa finalizzate a ciò, una reazione mediatica che induca i cittadini a volere a tutti i costi quello scontro frontale con i paesi arabi che in realtà non può portare ai turchi nulla di buono. Nelle prime pagine dei maggiori quotidiani nazionali campeggiano infatti immagini cruente di quanto è accaduto, e l’appello quasi ossessivo ad intraprendere una lotta comune con i paesi occidentali contro il terrorismo.



Dal canto loro le nazioni dell’occidente hanno inviato compatte messaggi di solidarietà alla Turchia, confermando a quest’ ultima una vicinanza non solo morale ma anche e soprattutto politica. Ancora una volta quindi il sistema non si fa alcuno scrupolo a determinare la morte di decine di persone pur di far crescere nelle popolazioni un sentimento di vendetta che in ultima analisi non farà altro se non il gioco della grande finanza internazionale. I turchi non si rendono conto oggi di quanto in realtà saranno i primi a fare le spese di tutto ciò. Grazie alla loro posizione geografica infatti essi rappresentano il primo avamposto occidentale. Inoltre già nella crisi diplomatica avuta con la Russia di Putin, risolta definitivamente solo pochi giorni fa, gli Stati Uniti e in generale la Nato hanno dimostrato quanto per loro la Turchia rappresenti solamente una pedina a livello internazionale, una specie di esca. Infatti mentre Erdogan e il governo turco chiedevano il sostegno occidentale rifacendosi al principio secondo il quale se viene attaccato un paese tutti gli aderenti al patto devono accorrere in suo sostegno, Obama rispondeva che non si sarebbe immischiato nella cosa, lasciando la Turchia di fatto sola. Facendo un paragone di carattere storico la Turchia oggi somiglia alla Polonia del 1939, quando i polacchi furono lasciati liberi di provocare i tedeschi in tutti i modi, addirittura di perpetrare un genocidio nei confronti della minoranza germanica presente sul loro territorio, con la promessa che se la Germania avesse giustamente risposto, come poi ha in maniera più che legittima fatto, avrebbero ricevuto il sostegno delle grandi plutocrazie. Cosi non fu, e la Polonia venne invasa. Allo stesso modo Erdogan e il governo turco stanno portando avanti una politica molto pericolosa, sicuri del fatto che se succederà qualcosa saranno sostenuti da ovest, ma sappiamo bene che la Turchia viene usata dalle grandi potenze solo al fine di accendere la miccia, e non si  avrà nessun problema una volta iniziate le danze a sacrificarla. In questo senso l’attentato di Istanbul rappresenta una tappa importante. I messaggi di vicinanza arrivati al governo nei quali si chiede a quest’ultimo di proseguire la sua lotta contro il terrorismo hanno tutta l’aria di un’esortazione ad aprire i giochi, e le dichiarazioni dei maggiori rappresentanti politici turchi sembrano, almeno, per ora, a parole, assecondare questo desiderio.

Questo episodio poi è servito ad avere il totale appoggio del popolo, che comunque aveva già espresso una sostanziale approvazione per la linea tenuta in politica estera dal proprio paese. Non sono solo i parenti delle vittime ad invocare vendetta, ma è un desiderio di tutti quelli che hanno visto foto, video, e quanto altro, in cui veniva mostrata con crudezza la crudeltà di quanto accaduto. La spettacolarizzazione di un evento tanto drammatico oltre ad avere il fine psicologico evidente di non far dimenticare alle persone ciò che è successo e far salire un sentimento di rabbia, è irrispettosa per la vita di quelle persone per cui oggi si chiede in maniera tanto violenta giustizia, in quanto non è di certo fotografandole morenti che gli si rende onore. Questa prassi è stata ereditata dagli Stati Uniti e trasmessa in Europa. La tecnologia poi oggi fa il resto. In sintesi ogni evento di cui il sistema ha deciso dovesse rimanere una memoria perpetua, vero o falso che sia, è stato spettacolarizzato.

 Anche nel caso turco, come accaduto sia per l’attentato di Parigi, sia per quello successivo di Bruxelles, l’attacco era stato previsto. Infatti ad avvisare Turchia e resto del mondo ci aveva pensato l’”Institute for the Study of War”, fondato nel 2007 da Kimberly Kagan a Washington. Non solo era stato previsto questo attentato, ma ne sono stati previsti altri in futuro sempre sul territorio turco. Ricapitolando la situazione abbiamo un attentato riuscito alla perfezione in un aeroporto che a detta di chi ci lavora si avvale dei migliori sistemi di sicurezza, la cui matrice è stata individuata circa venti minuti dopo rispetto all’ora in cui è avvenuto. Su sette terroristi ben tre sono in fuga sui quattro che sono rimasti vivi. Inoltre si scopre che era tutto già stato ampiamente previsto e nonostante questo nessuno ha impedito che centinaia di persone restassero uccise o ferite.




Per finire, ci si vuole far credere che un’organizzazione terroristica colpisca volontariamente lo stato che la arma e che costituisca una minaccia reale per questo stato, un vero e proprio insulto all’intelligenza. E’ risaputo infatti che è dalla Turchia che l’Isis, creatura occidentale, riceve armi, munizioni, e tutto quanto occorre per spargere il proprio terrore a comando. Annotiamo poi che, come succede sempre, quando l’Isis colpisce, o meglio nel momento in cui le viene chiesto di farlo, non vengono mai presi di mira centri nevralgici nel potere politico ed economico dello stato in cui si verifica l’episodio terroristico. Come in Francia e poi in Belgio infatti anche questa volta ad essere colpiti non sono stati luoghi rappresentativi del potere locale, ma località nelle quali si, c’era un’alta concentrazione di persone, ma prive di ogni valenza specifica che indichi un segnale chiaro della volontà di contrapporsi a quel sistema occidentale che a parole l’Isis contesta ma da cui, di fatto, dipende. Non è infatti prendendo di mira un aeroporto che si marca la distanza rispetto ad una piattaforma valoriale che si giudica errata nei principi, ma lo si farebbe senz’altro meglio colpendo i simboli del potere usuraio che costituisce il cancro della nostra società. Tutto ciò fa capire bene come non sia l’Isis l’arma per mezzo della quale scardinare in maniera radicale e definitiva l’impostazione di società voluta e attuata dalle grandi potenze mondiali, e perseguita costantemente tramite l’imperialismo, ma al contrario fa comprendere come per perseguire questo intento occorra rivolgersi e guardare con assoluto interesse a quel mondo islamico puro negli intenti e che ha saputo non scendere a compromessi, rappresentato egregiamente da formazioni come Hezbollah o da stati come l’Iran, che combattono l’Isis sul campo, e non a parole, avendone compreso da subito la natura e i reali obiettivi. 

Proprio la Turchia infatti rappresenta al meglio quella parte di Islam che è sceso a patti con il nemico diventandone servitore, quell’Islam di marca sunnita che oggi costituisce un vero e proprio cavallo di troia, una mina vagante pericolosa per mezzo della quale l’occidente ha assunto il controllo e l’influenza su molte zone orientali. Non a caso in questi giorni si parla insistentemente di un’alleanza tra la Turchia e l’Arabia Saudita. Il ventisette maggio scorso c’è stata una visita di Re Salman in Turchia, proprio per porre le basi di un rapporto sempre più amichevole, caratterizzato dalla comunanza di interessi, che sono quelli di aiutare la Nato in Siria determinando la caduta di  Bashar al-Assad, contribuendo cosi alla fine di un governo anticapitalista e sciita.

Dietro questa alleanza ci sono ovviamente gli Stati Uniti, che da sempre mirano a destabilizzare gli equilibri della zona compattando i paesi sunniti contro l’Iran sciita. Durante l’ultima conferenza dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica, il presidente iraniano Hassan Rohani ha accusato infatti in maniera diretta Re Salman di attuare, su ordine degli Stati Uniti una politica finalizzata, tramite la compattazione del blocco sunnita, all’isolamento dell’Iran, che dal canto suo ha sempre sostenuto, e continua a farlo, il governo di Assad.


Aquila Nera

venerdì 4 novembre 2016

ORIGINI E SEGRETI DELLA MONETA

Elaborazione suggestiva e controcorrente di una tesi del prof. Giacinto Auriti e della sua scuola di studi economici.

il sistema monetario moderno come una derivazione capovolta della concezione del denaro avvenuta presso il mondo ebraico : la moneta che si trasforma da mezzo di equilibrio sociale nella prima epoca mosaica,  a strumento di sopraffazione e strangolamento dei popoli a tutto vantaggio, prima,  di un popolo ebraico divenuto supremazionista, poi del potere bancario e finanziario.

 Il ruolo della dottrina sociale della Chiesa nella Storia per frenare il dilagare del potere di Usura.

Un libro coinvolgente, non conformista e che induce a riflettere sfuggendo dai luoghi comuni del Pensiero Unico.

LINK UFFICIALE DEL LIBRO :