martedì 4 ottobre 2016

EPILOGO DI UNA SCONFITTA MILITARE



Militarmente furono le potenze dell’asse a soccombere nel secondo conflitto mondiale, ma non è sbagliato dire che da quella guerra uscirono sconfitti tutti i cittadini europei, anche quelli che al termine delle ostilità festeggiarono sventolando una bandiera statunitense, convinti che l’esito maturato dopo anni di contrapposizione tra Europa Fascista e plutocrazie, che aveva favorito quest’ultime, fosse quello migliore.

Per iniziare ad analizzare i motivi per i quali questa convinzione è risultata essere del tutto falsa partiamo dall’esaminare la situazione italiana, fulgido esempio di come una nazione cardine del vecchio continente sia passata da una situazione di assoluta sovranità all’essere di fatto una vera e propria colonia. Tutti gli italiani dovrebbero leggere il testo dell’armistizio firmato a Cassabile attraverso il quale un governo illegittimo tradiva gli impegni presi e consegnava di fatto un paese al volere altrui. Non si trattò infatti di un accordo nemmeno minimamente paritario, ma di una vera e propria resa senza condizioni.

Questo fu solo l’antipasto del trattato di pace firmato a Parigi che imponeva condizioni durissime agli stati sconfitti, minandone, come vediamo oggi, perennemente l’autonomia decisionale. Il recentissimo episodio di Sigonella rappresenta soltanto l’ultimo capitolo di un libro che racconta decenni di sudditanza cortigiana ai voleri degli Stati Uniti. Di fatto il governo italiano non ha imposto alcuna condizione nel dare il proprio assenso all’utilizzo di una base militare situata sul proprio suolo nazionale da parte di uno stato estero, se non una vaga promessa che questo utilizzo sia finalizzato solamente a scopi difensivi, impegno che certamente verrà disatteso nel momento in cui la situazione bellica dovesse mutare. Sigonella insomma come ultima tappa di un percorso che, c’è da scommetterci, sarà ancora molto lungo, iniziato in quel millenovecentoquarantacinque che molti, abbagliati dalla propaganda giudaico-statunitense, vedono in maniera superficiale come la data della fine di un conflitto sanguinoso, e altri, più correttamente, interpretano come l’inizio di una guerra latente, forse ancora peggiore di quella conclusa. Anche gli stati europei vincitori non si sono mai resi conto di aver ottenuto un successo di carattere solo formale e non sostanziale, in quanto oggi, a passioni sopite come direbbe Benito Mussolini, condividono lo stesso destino degli sconfitti. Tali nazioni infatti hanno combattuto contro se stesse e il continente di cui fanno parte, schierandosi dalla parte sbagliata, guardando alla contingenza di quel contesto storico in cui si sono sviluppati determinati avvenimenti e non all’avvenire. Futuro che oggi ci si presente innanzi in tutta la sua drammaticità.



La sconfitta dei fascismi europei ha determinato il cambio di ruolo del territorio che custodisce il cuore della civiltà mondiale sullo scenario internazionale. Da interlocutore autonomo quale si presentava negli anni trenta e quaranta infatti è divenuto una mera appendice dell’occidente atlantico. Il fatto che oggi, nel duemilasedici, la Nato esista ancora è la conferma del fatto che questa affermazione risponde al vero. Tale organizzazione infatti, che  sembra essersi dimenticata il suo scopo originario, benché fittizio, che era quello di contrapposizione nei confronti del blocco sovietico, continua a vivere nonostante il comunismo sia morto, costituendo attualmente uno degli strumenti con i quali gli Usa tengono al guinzaglio l’Europa. Le grandi potenze finanziarie, che accrescono i loro guadagni economici per mezzo delle guerre, hanno sempre bisogno di avversari da sconfiggere, di capri espiatori da convertire e sottomettere. Dopo la fine della guerra fredda il mirino dei guerrafondai di professione si è definitivamente, ( in parte lo è sempre stato), spostato sul mondo arabo, che oggi rappresenta l’unica reale opposizione al progetto di governo mondiale che perseguono i plutocrati. L’ intento di scardinare quel mondo era già chiaro ed evidente alla fine degli anni quaranta, quando si decise di dar luogo alla costituzione dello stato di Israele, vera e propria mina esplosiva finalizzata alla destabilizzazione di un equilibrio fondato sull’autodeterminazione dei popoli e sul rispetto reciproco che da sempre caratterizza i popoli arabi.

Israele è la concretizzazione della vittoria del movimento sionista, che da anni aspirava a riunire in una sola terra i giudei dislocati nel resto del mondo. Tale movimento ha da sempre trovato l’opposizione del nazionalsocialismo, il quale fin dal suo insediamento diede luogo ad una politica solidaristica nei confronti del popolo palestinese, che ancora oggi è costretto a lottare con le unghie e con i denti per difendere il proprio territorio. L’avversione nei confronti dei popoli asiatici e dell’area mediterranea in genere è determinata dal fatto che i plutocrati sono perfettamente consapevoli che una volta ottenuto il comando anche di quella zona del globo costoro non avranno più alcun ostacolo alla realizzazione completa dei loro piani. L’ Europa infatti, come detto, risulta già essere completamente piegata alla volontà dei fautori di un governo transnazionale, e questo appare essere chiaro ed evidente se si esaminano le politiche dell’unione europea, del tutto contrarie agli interessi dei popoli continentali.

Il parlamento di Bruxelles oggi è un’istituzione privata di ogni autonomia decisionale, che si limita a recepire i dettami provenienti da Washington e Tel Aviv ed agire di conseguenza. Ciò accade sia in materia di politica estera, dove si registra il costante e supino appoggio ad ogni missione militare finalizzata all’”esportazione della democrazia” a cui viene dato luogo quando ci si trova davanti ad un governo restio ad accettare le logiche mondialiste, sia anche in materia di politica interna, dove si assiste alla ratifica di trattati palesemente in contrasto con qualsiasi logica di salvaguardia del continente europeo, come ad esempio per riferirci all’ultimo in ordine di tempo, il TTIP, che, tra le altre cose, determinerà di certo un aumento della disoccupazione sociale, già alle stelle. Ma non solo Nato e Unione Europea, al fine di togliere forza agli esecutivi nazionali il mondialismo si avvale anche di altri organismi. Il Fondo Monetario Internazionale oggi annovera al suo interno quasi duecento stati, tra i quali tutti quelli europei esso nasce proprio negli anni immediatamente successivi al termine del secondo conflitto mondiale e con  la falsa finalità di stabilizzare i rapporti commerciali tra le diverse nazioni si assicura che queste non escano mai dal solco del sistema economico di stampo capitalista. Non è assolutamente un caso che i paesi che oggi si trovano al di fuori di questo organismo sono quelli verso i quali si concentrano maggiormente l’ira e le mire imperialiste della grande finanza mondiale. Ma il metodo attraverso il quale il grande capitale si assicura il controllo totale dell’Europa dal punto di vista economico è senza dubbio il signoraggio bancario. Al di là della falsa propaganda democratica il motivo per cui iniziò la Seconda Guerra Mondiale non aveva nulla a che fare con annessioni territoriali o altro.


 Il motivo scatenante, come per tutti i conflitti, è stato finanziario. Proprio nel mese di Giugno del millenovecentrotrentanove, pochi giorni prima dell’inizio delle ostilità, la Germania Nazionalsocialista approva una legge attraverso la quale poneva Hitler a capo della banca tedesca e ordinava che essa fosse l’unica ad avere il diritto di emettere banconote. Questa normativa diede il colpo di grazia ai banchieri che, vedendo ormai minati i loro interessi usurai, reagirono provocando un conflitto, incuranti delle sorti che questo avrebbe potuto avere sulle popolazioni, accecati soltanto dalla voglia di sconfiggere una volta per tutte il Nazionalsocialismo, l’ unica ideologia che li ha piegati davvero. La politica economica del governo di Hitler tuttavia si caratterizzò da subito in senso anticapitalista. Non è un caso se già nel millenovecentotrentatre, a poche settimane dall’ascesa al potere del grande statista, le comunità ebraiche di tutto il mondo, intravedendo il pericolo che da li a poco avrebbe trovato concretezza, ordinarono il boicottaggio delle merci tedesche. L’economia della Germania non risenti assolutamente di tutto ciò grazie al genio di Hitler, che attraverso la politica del baratto con l’estero scavalcò il problema delle transazioni economiche.

 Oggi tuttavia, sconfitta la nazione tedesca e tutte quelle che gli si erano poste accanto nel combattere la battaglia epocale del sangue contro l’oro, noi europei assistiamo alla nostra fine politica, economica e spirituale. Il passaggio alla moneta unica europea si inserisce perfettamente in una logica di omologazione finalizzata allo sviluppo di un Europa insignificante in un mondo apolide. La nostra valuta viene emessa da altri, non siamo proprietari della nostra moneta ma ne siamo debitori, e l’usura ci fa pagare questo debito aumentando i prezzi dei beni di prima necessità. Oggi il carovita è una piaga con cui dobbiamo purtroppo convivere. Settori strategici dell’economia vengono privatizzati in nome di un liberismo economico che i ceti popolari non possono assolutamente comprendere e giustificare. Ecco che quindi una semplice visita viene a costare una cifra altissima, o la benzina, oppure un litro di latte o un pacco di pasta, cose di cui una persona non può fare a meno. In questa situazione le attività produttive nazionali soccombono, non potendo reggere l’urto di chi ha più capitali e quindi nella dinamica liberista, dove la legge applicata è quella del più forte, finisce per avere la meglio. Perciò assistiamo alla chiusura di molte aziende e all’ avanzata prepotente delle multinazionali, anch’esse operanti in linea perfetta con la logica transnazionale. Questi colossi finanziari si muovono come elefanti nella cristalleria di una comunità nazionale, che vede nei propri prodotti una risorsa fondamentale per svilupparsi. Ribellarsi anche a questo tipo di omologazione può diventare l’inizio di un percorso finalizzato allo scardinare in maniera progressiva questo stato di cose che danneggia gravemente la nostra nazione e il nostro continente. Come nella vita solo quando si è consapevoli di chi si è ci si può porre davanti ad un altro in maniera dignitosa, cosi allo stesso modo l’Europa solo quando riacquisterà la memoria delle proprie radici potrà autorevolmente rivendicare quell’autonomia che la storia le ha conferito.



Proprio al fine della ricomposizione quanto più immediata possibile di una memoria condivisa e veritiera tra i popoli europei bisogna esprimere a gran voce la totale contrarietà alle leggi liberticide che il Parlamento italiano ha in cantiere, le quali inequivocabilmente limitano non soltanto la libertà di pensiero ma anche e soprattutto negano la possibilità di arrivare a conclusioni storiche diverse da quelle che da decenni la storia ufficiale ci ha imposto.

Non bisogna  smettere di battersi per un’Europa nazionale, sociale e anticapitalista, unica possibilità di salvezza per il nostro continente.
Aquila Nera



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