venerdì 30 settembre 2016

L' INGLORIOSO TRAMONTO DELL' OCCIDENTE


Di :  Filippo Giannini

   Il dott. Riccardo Korherr era un bavarese, nato nel 1903 a Regensburg. Dopo aver frequentato l’università nella facoltà di legge e sociologia, scrisse: Dominazione delle nascite: morte dei popoli. Di Korherr si è detto: <Più libero nella lotta che intende condurre in difesa della civiltà occidentale, minacciata da un complesso di idee mendaci che vanno dalla fratellanza universale, alla felicità dei più, dall’edonismo pacifondaio, al controllo delle nascite>.

   E’ ovvio e accettato che il regresso delle nascite attenta, in un primo tempo le capacità di sviluppo dei popoli e in seguito li conduce all’estinzione e alla morte. Vale la pena riportare uno stralcio dello studio di Riccardo Korherr, dal suo volume, dove l’autore esamina la situazione demografica italiana dell’epoca: <Il massimo coefficiente di natalità si ebbe nel quadriennio 1881-’85, con trentotto nati per ogni mille abitanti. Poi cominciò la discesa lenta, ma continua (…). Nel 1915 il quoziente di natalità è già al 30,5 per mille. Nel 1920 si spinge a 31,8 per mille (…). Ma dopo questa punta comincia il movimento regressivo, che giunge al quoziente del 26,9 per mille nel 1927. Mentre per perdere otto punti ci sono voluti prima della guerra trent’anni, sono bastati sette del dopoguerra a farne perdere quattro>. 

   Uno dei cavalli di battaglia di Benito Mussolini fu proprio il problema demografico in uno studio riguardante questo problema  nelle varie età, dalle antiche e, man mano sino a quella contemporanea. Ecco come il Duce, quasi ottant’anni fa intravide la sorte dell’Europa. (Da Il Popolo d’Italia del 5 maggio 1934 XXI): <La dimostrazione che il regresso delle nascite attenta in un primo tempo alla potenza dei popoli e in un successivo tempo li conduce alla morte, è inoppugnabile. Anche le varie fasi di questo processo di malattia e di morte sono esattamente prospettate ed hanno un nome che le riassume tutte: urbanesimo e metropolismo. A un dato momento la città cresce meravigliosamente, patologicamente non certo per virtù propria ma per un apporto altrui. Più la città aumenta e si gonfia la metropoli e più diventa infeconda. La progressiva sterilità dei cittadini è in relazione diretta con l’aumento rapidamente mostruoso della città. Berlino che in un secolo è passata da centomila a oltre quattro milioni di abitanti è oggi la città più sterile del mondo. Essa ha il primato del più basso quoziente di natalità non più compensato dalla diminuzioni delle morti.

   La metropoli cresce, attirando verso di essa la popolazione della campagna, la quale, però, appena inurbata, diventa, al pari della preesistente popolazione, infeconda. Si fa il deserto nei campi: ma quando il deserto estende le sue plaghe, abbandonate e bruciate, la metropoli è presa alla gola. Né il suo commercio, né le sue industrie, né il suo oceano di pietre e di cemento armato possono ristabilire l’equilibrio, ormai irreparabilmente spezzato; è la catastrofe.
   La città muore, la nazione senza più linfe vitali della giovinezza delle nuove generazioni non può più resistere – composta com’è ormai di gente vile ed invecchiata – al popolo più giovane che urla alle frontiere abbandonate. Ciò può ancora accadere e accadrà. E non soltanto fra città e nazioni, ma in un ordine di grandezza infinitamente maggiore. L’intera razza bianca, la razza dell’occidente può venire sommersa dalle altre razze di colore che si moltiplicano con un ritmo ignoto alla nostra.

   Negri e gialli sono dunque alle porte?>.


Questo fu scritto, ripeto, quasi ottanta anni fa. Quanto profetizzato è accaduto, sta accadendo, spinto da un demagogico principio di solidarietà sapientemente manovrato da speculatori, dal grande capitale che vede nelle braccia degli immigranti possibilità di speculazione sottopagando coloro che vengono sradicati dalle loro terre per essere immessi in un contesto a loro sconosciuto e, troppo spesso, ostile. Questi infami individui sono i novelli schiavisti.

Chi scrive queste note porta al polso un orologio pagato cinque o sei Euro. Lo stesso orologio se prodotto in Italia costerebbe almeno cinquanta Euro, perché su questa cifra gravano le spese dei versamenti contributivi a favore dei lavoratori che lo fabbricano. Il mio orologio made in China costa così poco perché i lavoratori asiatici, come ben sappiamo, non godono di alcun beneficio sociale, in altre parole, e lo ripeto, gli imprenditori asiatici considerano i loro  dipendenti come schiavi e lavorano, come ben dovrebbero ben sapere i buonisti, anche venti ore al giorno per una paga assolutamente irrisoria.

   Propongo un nuovo esempio e mi è stato riferito da mia moglie: il suo parrucchiere le ha detto che al centro del paese dove vivo c’è un parrucchiere cinese che fa la messa in piega per un solo Euro. <Come faccio io a sopravvivere di fronte ad una simile concorrenza?> ha confidato il povero parrucchiere e ha concluso: <ho alle mie dipendenze anche una aiutante per la quale pago i contributi, mentre “loro” non pagano nulla!>.

   Questa denuncia non vale solo per i parrucchieri, ma per ogni attività industriale e commerciale.
   Signori miei, se non ci liberiamo IMMEDIATAMENTE da questa classe politica non avremo più scampo!

   E tu, lavoratore europeo, non capisci che chi si accontenta di una paga più bassa della tua, ti toglierà il lavoro? Questo processo gia ampiamente radicato in Italia, è ancora più sentito in Germania, in Olanda ovunque in Europa. La Gran Bretagna, una volta la Perfida Albione, ad esempio mostra evidente questo fenomeno, forse più che altrove, data la bassissima natalità. Andate in giro per Londra: quel che una volta era la razza bionda oggi mostra una sfilata quasi senza fine, di abbronzati.

   E questo, ripeto, è un danno anche per africani e gialli perché Iddio o la Natura ha imposto loro un assetto territoriale che l’uomo non dovrebbe alterare. Nel contempo però, la nostra civiltà cristiana, romana dovrebbe imporci di andare nelle zone sottosviluppate ed insegnare agli autoctoni il miglior modo di lavorare, impiantare, se il caso, nuove industrie per arricchire quei paesi, importare dove necessario, tutte le tecniche per alleviare i loro bisogni che sono tanti.
    C’è una formula per fermare la corsa verso il baratro preannunciata da Mussolini. Forse non è ancora troppo tardi. Per salvare il salvabile, perché il danno è ormai palese, fermare gli speculatori, i falsi buonisti, tutti coloro che predicano i valori del multietnico.

   E’ una impresa disperata e di difficile attuazione. Oppure rassegnamoci alla catastrofe preordinata con la sconfitta dell’Europa nel 1945. In questa data c’è la matrice di tutti i mali della civiltà europea.

Filippo Giannini 







PER SAPERNE DI PIU' :

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martedì 27 settembre 2016

EDIZIONI DELLA LANTERNA CONTRO IL PENSIERO UNICO


Le ultime novità delle Edizioni della Lanterna : alcune ristampe di opere classiche ed introvabili degli anni ' 30 e '40, fra cui i romanzi di Don Ugo Mioni, messi all' indice dal congresso mondiale ebraico, e un inedito di Ezra Pound che rivede la luce dopo l' unica edizione italiana del 1944.

Libri assolutamente controcorrente e in controtendenza assoluta con le centrali del Pensiero Unico Mondiale.

Consultate il Catalogo della Lanterna, dove sono pubblicati oltre settanta libri coraggiosi come questi ed introvabili altrove :


SCRITTI POLITICAMENTE SCORRETTI

https://www.amazon.it/SCRITTI-POLITICAMENTE-SCORRETTI-Anonimo-Pontino/dp/1326703013/ref=sr_1_5?s=books&ie=UTF8&qid=1474984585&sr=1-5&keywords=anonimo+pontino

IL SEGRETO DEL GRAN KAHAL

https://www.amazon.it/IL-Segreto-Del-Gran-Kahal/dp/1326754068/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1474984437&sr=1-1&keywords=GRAN+KAHAL

L' UOMO DELLA PROVVIDENZA

https://www.amazon.it/UOMO-DELLA-PROVVIDENZA-Filippo-Giannini/dp/1326743120/ref=sr_1_6?s=books&ie=UTF8&qid=1474984283&sr=1-6

lunedì 26 settembre 2016

COME LA " FED" SCHIACCIA L' ECONOMIA RUSSA

La Banca Centrale di Russia (BCR) appartiene ad uno stato estero, la City of London, che prende ordini da Londra e Washington. Questa banca puo' stampare solo il denaro corrispondente alla sua liquidita' in valuta estera che non e' sufficiente ai fini di Putin. Rothschild controlla la BCR tramite la sua FED rendendo la BCR impossibilitata a stampare piu' rubli corrispondente alla suo approvvigionamento di valuta estera. La Russia vende petrolio in cambio di dollari.

La Banca Centrale di Russia (BCR)  acquista obbligazioni degli USA con i dollari incassati dalla vendita del petrolio russo.  In questo modo la FED schiaccia l'economia russa. La nazionalizzazione della BCR sarebbe una rottura finale con la City of London dei Rothschild, Sovrani Padroni del Sistema Monetario Internazionale (tutte le famiglie di banchieri più importanti discendono dalla casta dei sacerdoti ereditari più alti in grado negli uffici religiosi del popolo ebraico fin dal tempo del Re Salomone; la quantità d'oro che affluiva nelle casse di Salomone ogni anno era di 666 talenti, Libro dei Re).


Manca ancora un tassello. Metà delle entrate dello Stato russo derivano da petrolio e gas. Da esse dipende la tenuta economica (e sociale) del paese. Dunque si è deciso di colpire anche e soprattutto qui. L'idea è ripetere il giochetto con cui fu affondata l'URSS di Gorbaciov: cioè far scendere bruscamente il prezzo dell'energia. Ma non basta. Occorre impedire alla Russia di vendere il suo prodotto.  La crisi Ucraina - costruita dagli Stati Uniti e appoggiata da una parte dell'Europa (perché voluta sempre dai Padroni del Sistema di Strozzinaggio Globale cioè i Rothschild  )   è esattamente l'attuazione di questa parte del piano: prendere in mano il rubinetto del gas russo, a spese dell'Ucraina e dell'Europa, e chiuderlo. Il costo per la Russia è già stato calcolato: circa 100 miliardi di $ all'anno.

venerdì 16 settembre 2016

LA DINASTIA DEL DENARO

La storia della dinastia dei gran sacerdoti del denaro : 

ha dichiarato in una intervista Andrea Zunino, portavoce del movimento dei Forconi : " Vogliamo restituire dignità e sovranità all' Italia, schiava delle banche. Ed è inquietante sapere che i cinque  sei banchieri più ricchi del mondo sono tutti ebrei". Ecco la storia di questi banchieri : i Rotschild, che dai ghetti medievali hanno serrato nelle loro mani tutte le ricchezze del pianeta. A  loro le ricchezze, a noi la miseria... Un testo storico accattivante e scorrevole come un romanzo, opera di uno studioso di trame dell' alta finanza formato alla scuola del prof. Auriti.Completano il volume brevi saggi finali di Alberto Mazzer e numerose caricature " politicamente scorrette" della dinastia dei Rotschild ed elaborate fra le due guerre mondiali. Un volume unico ed imperdibile.


pagina ufficiale del libro : 



domenica 11 settembre 2016

L' UNDICI SETTEMBRE DELLA VITTORIA CRISTIANA




Precisamente 333 anni fa, tra l’11 e 12 settembre Vienna cuore dell'Europa vive con angoscia quella che sembra l’ultima notte prima della conquista dell'esercito ottomano. I turchi hanno aperto brecce nei bastioni e i difensori superstiti, dopo aver respinto diciotto attacchi ed effettuato ventiquattro sortite, sono allo stremo, mentre i giannizzeri attaccano, infiammmati dai loro predicatori, e i cavalieri tatari scorazzano per l’Austria e la Moravia.

All’alba qualcosa cambia.. il frate cappuccino Marco da Aviano con il re di Polonia e altri europei, si presentano a Kalhenberg, presso Vienna, 65.000/75.000 cristiani affrontano in battaglia campale 200.000 ottomani.

Sono presenti con le loro truppe i principi del Baden e di Sassonia, i Wittelsbach di Baviera, i signori di Turingia e di Holstein, i polacchi e gli ungheresi, il generale italiano conte Enea Silvio Caprara (1631-1701), oltre al giovane principe Eugenio di Savoia (1663-1736), che riceve il battesimo di fuoco.
La battaglia dura tutto il giorno e termina con una terribile carica all’arma bianca, guidata da Sobieski il re di Polonia in persona, che provoca la rotta degli ottomani e la vittoria dell’esercito cristiano: questo subisce solo 2.000 perdite contro le oltre 15.000/18.000 dell’avversario. L’esercito ottomano fugge in disordine abbandonando tutto il bottino e le artiglierie e dopo aver massacrato centinaia di prigionieri e di schiavi cristiani. Il re di Polonia invia al Papa le bandiere catturate accompagnandole da queste parole: "Veni, vidi, Deus vicit".

Per i servigi resi alla Cristianità il Papa conferì al re polacco lo stocco pontificio, con cui la Santa Sede era solita omaggiare i condottieri cristiani che si distinguevano per i loro servizi.

La civiltà cristiana era salva. Era l’ 11 settembre 1683.

Reporter




1683: la crociata di Innocenzo XI salva la Cristianità.

(…) Se non che in un'altra lotta, più minacciosa e tremenda, fu dato a Innocenzo XI di cogliere la palma della vittoria, meritandosi nella storia il titolo di salvatore della Cristianità dalla invasione dei Turchi. Al qual proposito teniamo a rendere noto che nel ricordare tali memorabili eventi, essenziali nella vita del Nostro Beato, ma lontani di quasi tre secoli e svoltisi in circostanze così diverse dalle presenti e ormai pienamente sorpassate, non abbiamo inteso in alcun modo di mancar di riguardo verso la Nazione turca, con la quale abbiamo relazioni, se non ufficiali, certo del tutto cortesi.

A dire il vero, Innocenzo non era un uomo politico nè per professione nè per inclinazione. Si ha anzi quasi l'impressione che, al momento della sua elevazione alla Sede di Pietro, non possedesse in questo punto una conoscenza del tutto chiara ed esatta della condizione straordinariamente intricata dell'Europa in quel tempo. Anche come Papa, egli si mantenne completamente al di fuori delle varie Leghe ed alleanze dei Principi cristiani, fra di loro o degli uni contro gli altri. Se dunque la storia commemora la sua grande azione politica, si spiega soltanto col fatto che la coscienza della sua responsabilità lo indusse ad entrare in quel campo. Si trattava, verso il 168o, di liberare l'Europa cristiana da un pericolo mortale, che, nella giusta estimazione di Innocenzo XI, non avrebbe potuto essere scongiurato, — dopo il necessario ricorso all'aiuto divino, — se non con un'azione, almeno principalmente, politica, iniziata dal Papa stesso, riunendo, cioè, le forze sparse delle nazioni europee sotto l'unico vessillo cristiano.




La vittoria marittima delle forze cristiane a Lepanto, la cui anima era stato il Suo e Nostro Santo Predecessore Pio V, aveva bensì, fiaccato la potenza ottomana e frenato l'impeto delle sue conquiste. Ma il confine del territorio dominato dai Turchi verso l'Europa centrale, rimasto immutato, rasentava Vienna; dell'Ungheria poi, dopo il 1541, non restava libera che una angusta striscia. La Porta poteva di nuovo sollevarsi, e lo fece sotto l'abile e temuto Gran Visir Kara Mustafà. Era suo disegno invadere l'Europa centrale, i territori della Casa degli Asburgo e, senza dubbio, passare anche in Italia.

In tale condizione di cose il pensiero dominante d'Innocenzo, che egli molto spesso manifestava, talvolta con ardente eloquenza, agli Inviati di Luigi XIV, era un contrattacco concentrico delle Potenze cristiane unite, inclusa Mosca, e in cooperazione con la Persia (cfr. Lettera del Card. Cibo al Nunzio di Polonia, 3o ottobre 1677 - Arch. Segr. Vatic., Nunz. di Polonia 183 A, fol. 104v-105).

Ma la dura realtà dei fatti deluse le sue speranze; Innocenzo dovè ridurre il suo progetto, restringendosi a promuovere un'alleanza tra l'Imperatore Leopoldo I e il Re di Polonia Giovanni III Sobieski, da lui chiamato « l'antemurale della Cristianità ». Però anche contro questo piano si addensò un cumulo di difficoltà, che parvero insormontabili ad ogni umano sforzo. Da parte sua, la Porta, che osservava attentamente gli sviluppi della politica europea, mentre sembrava non nutrire timori circa i Principi cristiani, non nascondeva la sua apprensione per l'opera del Papa. L'Ambasciatore veneziano a Costantinopoli, Pietro Civrano, così infatti informava il Senato di Venezia, nel 1682: « Fra' principi cristiani... non è posto nell'infima considerazione il Pontefice; lo credono atto a comporre qualche lega tra Principi Cristiani, unico più temuto freno degli infedeli » (Le Relazioni degli Stati Europei lette al Senato dagli Ambasciatori veneziani nel secolo decimosettimo, raccolte ed annotate da N. Barozzi e G. Berchet, Turchia, vol. unico, parte II, Venezia 1872, pag. 270).

Apprensione veramente fondata, poichè Innocenzo XI fin dal 1677, con energia quasi sovrumana, non lasciava nulla di intentato per venire a capo di quell'alleanza. Questa, a sua volta, era intralciata, fra l'altro, dagli equivoci e dalle diffidenze nutrite dall'una parte verso l'altra, dal fatto che Sobieski, già per sè poco affezionato all'Imperatore, si era lasciato guadagnare alla politica antiasburgica di Luigi XIV, ed inoltre, perchè nella stessa Polonia l'alleanza con l'Imperatore costituiva pomo di discordia dei partiti. Con lungo e tenace sforzo, il Papa, validamente sostenuto dai suoi Nunzi in Vienna e in Varsavia, eliminò un ostacolo dopo l'altro, fino a trarre Sobieski alla sua causa. Ma ecco che una nuova bufera minacciò di sommergere la nave giunta quasi in porto. In seno alla Dieta polacca, l'opposizione pareva insuperabile. Ma la Provvidenza divina, con visibile intervento, esaudì i voti d'Innocenzo XI. Inaspettatamente, allorchè nell'albeggiare del mattino di Pasqua, 18 aprile 1683, Sobieski comparve dinanzi alla Dieta e chiese l'accettazione dell'alleanza e la chiusura del Parlamento, ogni resistenza cessava. Nel rapporto del Nunzio in Polonia, Mons. Opizio Pallavicino, inviato lo stesso giorno al Card. Cibo, echeggia ancora il tono drammatico di quella lotta, il cui felice esito si attribuiva al santo zelo di Innocenzo XI. In quella notte — così egli scriveva — rimase del tutto compiuta l'opera tanto necessaria per la conservazione della Cristianità, e tanto desiderata dal S. Padre. Questa — egli aggiungeva — è una grazia singolare concessa da Dio alla Cristianità per i voti e le preghiere della Santità Sua, dovendosi confessare non poter essere opera umana, perchè qualunque industria, eloquenza ed arte non era valevole per ciò, dovendosi credere quasi veramente impossibile, e cosa più che naturale, il vedere, se non estinte, sopite le discordie, la rabbia, gli odii e rancori, cresciuti in sommo grado. Insomma tutte le circostanze facevano quasi disperare del buon esito di un affare sì importante, onde l'essersi felicemente concluso deve unicamente attribuirsi a Dio, mosso dai ferventi voti di Sua Santità (cfr. Arch. Segr. Vatic., Nunz. di Polonia 101, fol. 187).




L'intervento divino giungeva in tempo per salvare la Cristianità dal pericolo ormai estremo. Infatti nello stesso giorno in cui l'alleanza fra l'Imperatore Leopoldo e Sobieski era conclusa, il potente esercito turco per l'offensiva da Adrianopoli a Belgrado si metteva in movimento. Nei mesi che seguirono, IL Papa, non tralasciando un più intenso ricorso a Dio, si adoperò affinchè all'alleanza fosse data maggiore saldezza mediante un atto solenne le cui circostanze mostrano come egli fosse la guida morale del movimento di liberazione. Il 16 agosto 1683, nel Palazzo Apostolico del Quirinale i due Cardinali Protettori, Pio per l'Imperatore Leopoldo, e Barberini per il Re di Polonia, prestarono solenne giuramento nelle mani del Pontefice per la esatta esecuzione di tutte le obbligazioni e clausole convenute nell'alleanza offensiva e difensiva contro la Turchia, sottoscritta già dai Plenipotenziari il 1° aprile di quell'anno. La gioia d'Innocenzo XI in quel momento, e la sua commozione fino alle lacrime — come attesta il Card. Barberini in un'accurata relazione al Re di Polonia (20 agosto 1683 - Bibl. Vatic., Barb. lat. 6650, fol. 116-117) — erano pari alla trepidazione di una vigilia di battaglia, e alla speranza che quel patto potesse svilupparsi in una più ampia lega. Devotamente invocato il nome di Dio, il Papa implorò dal Datore di ogni bene le celesti benedizioni su quei Principi, esprimendo l'augurio che quanto era stato convenuto sarebbe inviolabilmente portato ad effetto (cfr. Arch. S. Congreg. de Propaganda Fide, Miscellanea Arm. VI, 39, fol. 280-283). Infatti, sebbene il detto trattato riguardasse immediatamente la guerra contro i Turchi; tuttavia in fine si stipulava che « siccome a questa alleanza erano non solo da invitarsi i Principi cristiani, ma anche da ammettersi quelli che spontaneamente vi si offrissero, perciò ambedue le Parti si obbligavano, in quanto era possibile, d'invitare alla medesima i Principi amici e alleati, di guisa che però si avesse l'accordo e il consenso di ambedue le parti, ogniqualvolta qualche Principe fosse da ammettersi; specialmente ambedue avrebbero invitato con ogni cura i Serenissimi Zar di Mosca » (cfr. Bibl. Vatic., Vat. lat. 12201, fol. 210v).

Nell'ora in cui si compiva così la solenne ratificazione dell'alleanza, Vienna era stretta d'assedio già da un mese, e Sobieski in viaggio con le sue truppe. I grandi eventi erano ormai maturi. La storica ora della battaglia definitiva di Vienna scoccò col primo limpido sole del 12 settembre, allorchè l'esercito di soccorso assalì quello degli assedianti. Prima del tramonto la vittoria arrideva nettamente agli eserciti cristiani, che incalzavano i Turchi in piena disfatta. Era a tutti chiaro che un così splendido successo fu reso possibile soltanto dalla cooperazione delle due armate, l'imperiale e la polacca. I contemporanei gli storici posteriori sono unanimi nell'affermare che l'artefice primario dell'alleanza, e quindi della liberazione di Vienna e del miglior corso che prese da quella la storia d'Europa, fu Innocenzo XI, il quale a sua volta, con commovente umiltà, ne attribuì ogni merito e gloria a Dio, per l'intercessione della sua Santissima Madre. Nel Concistoro segreto del seguente 27 settembre 1683, dopo avere pronunciato amplissime lodi all'Imperatore Leopoldo e al Re di Polonia, egli terminava così la sua Allocuzione: « Quod reliquum est, omnis spes et fiducia Nostra Deo est; Ipse enim, non manus Nostra, fecit haec omnia; proinde sincero cordis affectu convertamus nos ad Dominum Deum, Nostrum, ut mereamur eius semper protectione defendi ab inimicis nostris in angustiis et tribulationibus » (Bibl. Vatic., Bari) lat. 2896, fol. 590v).

A quella vittoria, che segnò il principio della ritirata della Potenza ottomana dall'Europa, e alla susseguente liberazione di Budapest ottenuta tre anni dopo, nel 1686, con l'estendersi della lega a Venezia e a Mosca, è indelebilmente legato il nome del Pontefice Innocenzo XI, come Uomo di Dio e Capo della Cristianità. (…)


Radiomessaggio di Pio XII in onore del beato Innocenzo XI (7/10/1956)

giovedì 8 settembre 2016

IL PAESE DEI CAMPANELLI


Ieri per caso ho ascoltato una parte del TG di sky e ho sentito una buona notizia per i 5000 senzatetto del terremoto. Il governo ha deciso di dare agli sfollati ben 200 euro al mese per trovarsi una sistemazione.

Naturalmente per i clandestini ci sono 35 euro al giorno e quindi 1050/1085 al mese ma, questa è un altra storia tutta italiana.

[ letta sul web ]


lunedì 5 settembre 2016

UMORISMO LAICO , CIOE' LAIDO


“Terremoto all’italiana: penne al pomodoro, penne al gratin, lasagne”.

Pensavamo fosse un fake, lo abbiamo sperato, invece no: non è una bufala la vignetta di Charlie Hebdo che si prende gioco delle 294 vittime del sisma che ha colpito il Centro Italia il 24 agosto scorso.

A pagina 16 del numero in edicola, un uomo e una donna ricoperti di sangue e con i vestiti stracciati sono uno accanto all’altra, i volti sono quelli dell’angoscia, a seguire una montagna di cadaveri, di corpi esanimi: un nauseabondo menu tricolore secondo la rappresentazione del settimanale satirico francese.

La cui redazione, ricorderete, venne colpita il 7 gennaio 2015 da un attacco terroristico compiuto da Saïd e Chérif Kouachi, dichiaratisi affiliati di Al-Qaeda: i morti furono 17. Quel giorno, e i giorni e le settimane e i mesi dopo, partì la campagna “Siamo tutti Charlie” in difesa della libertà d’opinione e della libertà di stampa, intesi in senso “ laico e ateo”.

Personalmente non spesi una lacrima per quei vignettari osceni.

Pagliacci che  avete dichiarato “ siamo tutti Charlie “, dove siete ?

Ridete ora, sul sangue dei morti del terremoto, e magari anche di Marisol Piermarini,18 mesi, morta sotto le macerie di Amatrice.

State comunque tranquilli e non correte sotto i grembiulini del vostro Maestro di Loggia : nazionalisti italiani che vengano ad ammazzarvi in redazione non esistono…


REDAZIONE DI DISSONANZE


POST SCRIPTUM :

Per chi non lo sapesse, Charlie Hebdo è di proprietà ROTHSCHILD :


Inoltre, il proprietario iniziale  nonché fondatore e caporedattore di Charlie Hedbo fu Bernard Maris, fratello massone e alto dignitario del Grande Oriente di Francia, anch'egli morto tragicamente nel celebre attentato

venerdì 2 settembre 2016

SOSTITUZIONE ETNICA AVANTI TUTTA



Io continuo a sostenere che l’unica possibile risposta davanti all’invasione possano solo essere i muri, come hanno fatto in Ungheria e a seguire, blindando i confini con i militari, tutti gli Stati della rotta balcanica.

Per l’Italia l’equivalente dei muri sarebbero i pattugliamenti in mare, esattamente come fanno Malta e la Spagna, per intercettare i barconi prima che lascino le acque internazionali libiche o egiziane, e rimandarli ai porti di partenza, in questo modo si fermerebbe l’invasione.

Invece sembra che vogliamo che mezza Africa si trasferisca in Italia e una conferma a questa mia affermazione arriva da quanto accaduto negli ultimi 4 giorni, in cui le imbarcazioni della nostra Guardia Costiera o della nostra Marina Militare hanno raccolto 13mila immigrati provenienti in prevalenza dai porti libici, in particolare quello di Sabratha.

Quasi tutti gli interventi, a detta di molti giornali stranieri, in particolari dei media maltesi, sono avvenuti direttamente nelle acque territoriali libiche a circa una ventina di chilometri dai porti.

In pratica i barconi, autentiche carrette del mare, spesso prive anche del carburante necessario alla traversata, avrebbero semplicemente percorso le poche miglia nautiche, una decina, necessarie per essere intercettate dalle nostre navi che hanno poi trasbordato gli immigrati e, al posto di riportarli direttamente nella vicina Sabratha da dove erano partiti, li hanno invece portati in Italia, con un viaggio molto più lungo, un viaggio di centinaia di chilometri, per raggiungere la Sicilia e ancora più lungo per raggiungere la Calabria e la Puglia.

E davanti a questo ‘scafismo di Stato’ mi tornano in mente le parole della direttrice della sede maltese della ong  ‘Jesuit Refugee Service’, che nell’ottobre 2015 dichiarò che c’era un accordo sotto banco tra Malta e l’Italia per tenere il flusso dei barconi carichi di immigrati lontani dalle coste maltesi e farli arrivare in Italia.

E infatti tra il 2014 e il 2015 a Malta sono arrivati meno di 1000 immigrati, mentre in Italia ne sono arrivati più di 300mila e quest’anno siamo già oltre 120mila.

E chi ci guadagna da questa invasione?

Le migliaia di cooperative vicine alla sinistra, uno dei serbatoi elettorali più fidati per questo Governo, che oggi ospitano 145mila richiedenti asilo alla media di 35 euro giornalieri per ogni Forse, a pensarci bene, non serve farsi tante domande sul perché le nostre navi vanno nelle acque libiche a prendersi gli immigrati…immigrato ospitato, un ‘tesoretto’ da quasi 4 miliardi l’anno.

E così facendo, la sinistra italiana, che già si ingrassa con le tasche degli Italiani in questo modo, fa pure un enorme favore a Soros, che, pure lui, paga bene chi  asseconda il piano Kalergj della alluvione di africani e mussulmani in Europa, di cui è esecutore…

Insomma : Piatto ricco, mi ci ficco ! Grazie Italiani beoti e istupiditi dal buonismo d’ accatto, grazie Soros, Grazie Conte Kalergj !

E la sostituzione etnica del popolo italiano avanza a ritmi serrati.. Il tempo  ( prima della caduta del governo) è poco e la massa di africani da importare è tanta…..

Observer



giovedì 1 settembre 2016

NELLA TERRA DI BENGODI



Figlia di benestanti, si era ritoccata la pancetta. Ma ha scelto di venire qui da "clandestina" e finta profuga  - In due giorni sbarcati in Italia 7.000 clandestini.


Nuove " risorse" in arrivo.

Tra gli ultimi immigrati soccorsi e fatti approdare al porto di Pozzallo (Ragusa) circa quattrocento persone - c'è anche lei: una giovane marocchina che accusava dolori all'addome. Tutti i media hanno pianto calde lacrime nel dare la notizia, sottolineando come questi fossero i segni dei pericoli sanitari  dei " profughi" nell' affrontare la perigliosa traversata del mar Mediterraneo. La donna venne prontamente ricoverata in ospedale. In ospedale il fatto si è rivelato molto, molto diverso....

La finta profuga , A.M., queste le iniziali del nome, 27enne originaria del Marocco, si era sottoposta non meno di trenta giorni prima nel suo paese d'origine a un'addominoplastica, ovviamente a pagamento. 

Si tratta di un intervento di correzione del rilassamento addominale e in alcuni casi viene rimosso il grasso o tessuto adiposo in eccesso per tendere la parete addominale. Insomma si era tolta la «pancetta», chirurgia plastica che tanti  vorrebbero fare ma che non possono permettersi. Alcuni siti medici specialistici sottolineano che questa tipologia di intervento non è volta alla riduzione del peso, quanto al miglioramento estetico della regione addominale.

Sbarcata a Pozzallo, la ragazza si è scoperto provenire  da una famiglia di ceto medio-alto.

 Il suo viaggio alla volta dell'Italia sarebbe iniziato dalle coste libiche con altre 400 persone pur di esaudire i suoi sogni nel cassetto di approdare nel Bel Paese. Bel Paese, ormai, solo per chi non è italiano. Dopo le dimissioni dall'ospedale la giovane ha fatto rientro nella struttura d'accoglienza a cui è stata destinata.

Potrà a nostre spese ritornare presto a fare la sua vita di sempre, benchè,  avrà numerosa concorrenza, sbarcata in Italia....

Nessuno la rispedirà indietro, benchè come profuga sia falsa come una moneta da tre euro….

Avanti, c'è posto per tutti ! Paga Pantalone ! 

Dopo la traversata marina : On the road again…..Benvenuta “ profuga” nella terra di Bengodi….

E i terremotati italiani restano a guardare ( le stelle ).


Observer