lunedì 20 giugno 2016

L' ULTIMO MISSIONARIO DEL SOL LEVANTE


L’abate Giovan Battista Sidoti, sbarcato sull’isola di Yakushima il 10 ottobre del 1708 e morto a Tokyo martire il 16 novembre del 1715.

Le sue ossa – conferma il governo nipponico – sono state trovate nel luglio del 2014 nella capitale vicino a quelle di due coniugi giapponesi: il sacerdote palermitano è stato ucciso 300 anni fa per aver battezzato i suoi custodi Chosuke e Haru, cui spetterà la stessa fine.

Quando Sidoti sbarca nel Sol Levante, il Giappone da quasi un secolo ha chiuso i confini a qualunque straniero. Per chi si professa cristiano o, peggio, fa opera di evangelizzazione, è prevista la pena di morte. I martiri sono diverse centinaia: di molti non si conosce nemmeno il nome.

Giovan Battista ha 40 anni, con la fregata Santa Trinidad, costruita per questo viaggio da alcuni benefattori di Manila, dopo due mesi di navigazione finalmente calpesta il suolo dell’isola. Ha con sé un altare portatile, gli oli sacri, il breviario, un’immagine della Madonna del Dito, il crocefisso appartenuto al gesuita Padre Marcello Mastrilli martirizzato in Giappone e le credenziali che attestano che è mandato dal Papa. Vuole vedere l’Imperatore. Vuole che il Giappone apra i confini ai cristiani e permetta di annunciare Cristo.

Cosa lo porta a questo viaggio che si concluderà con il martirio?

Sette anni prima, il giovane sacerdote in servizio alla Curia Romana chiede a Papa Clemente XI di essere inviato in Giappone a riprendere la missione interrotta dalla persecuzione. Ha letto le vite e i resoconti di chi si è speso per evangelizzare l’Oriente, primi tra tutti i missionari gesuiti, e desidera ardentemente rompere l’isolamento di un popolo che non può conoscere Gesù.

Il Papa acconsente ma lo invita a fermarsi a Manila dove aspettare il tempo propizio per entrare in sicurezza in Giappone.

Dopo circa un anno di viaggio, circumnavigando l’Africa e facendo tappa in India, Giovan Battista Sidoti arriva finalmente a Manila. Qui vive quattro anni lasciando un segno profondo nella comunità cristiana. Riportano le testimonianze del tempo che si dedica al Vangelo “insegnando la Dottrina Cristiana ai fanciulli, predicando al popolo, sentendo notte e giorno le confessioni, assistendo a ben morire ogni sorta di infermo, accettando l’elemosina per impiegarla a sollievo dei poveri” vive in una piccola stanza dell’Ospedale stando vicino ai malati, fonda un collegio per l’educazione dei bambini e un Seminario intitolato a San Clemente in omaggio a Papa Clemente XI.

Ma non dimentica lo scopo che lo ha fatto partire e trova il tempo per continuare a studiare la difficile lingua giapponese. A Manila ci sono infatti molti cristiani che hanno lasciato il Giappone per non essere uccisi, e Giovan Battista si fa insegnare da loro la lingua per annunciare Gesù nella terra che tanti cristiani hanno lasciato.

L’arcivescovo della capitale filippina e il popolo non vogliono che parta, ma si piegano prendendo atto di quanto è forte nel missionario il desiderio di completare il viaggio.

Lo ritroviamo solo nell’inconsueto abito (travestito da samurai) vicino ai contadini che, ben più bassi di lui, lo identificano subito come straniero e per questo fuorilegge. Dopo vari e duri spostamenti viene trasferito a Edo (il nome dell’attuale città di Tokyo), dove deve essere processato. Lo Shogun incarica per questo scopo una persona di fiducia, un uomo di cultura, un neoconfuciano: Arai Hakuseki.

Arai si trova davanti un pozzo di sapienza e di scienza a cui attingere, un uomo che paziente risponde alle sue domande. Ci lascia così tre volumi che trascrivono le risposte di Sidoti negli interrogatori e che vanno dalla geografia alla politica, dai governi del resto del mondo alla fede, un prezioso documento.

Il primo, il più importante per il Giappone, è “Notizie dell’Occidente” (Seyko Kibun), uno strumento fondamentale per capire cosa accade oltre i confini che lo hanno chiuso al resto del mondo.

La trascrizione che fa Arai dell’interrogatorio di Giovan Battista ci tratteggia la fede e la santità di quest’uomo, fino al racconto del martirio. Descrive come si è sistemato nella prigionia: “Ritagliò una croce usando carta rossa e la incollò alla parete verso ovest. Ai piedi di quella croce recitava le preghiere della sua fede”.

Terminato l’interrogatorio Arai Hakuseki riferisce allo Shogun analizzando le tre soluzioni possibili: morte, prigionia o rimpatrio, e propone quest’ultima anche se contraria a quanto afferma la legge. Lo Shogun decide invece di tenerlo prigioniero per sempre. Ordina a due coniugi, Chosuke e Haru, di servirlo. I due hanno già accudito durante la prigionia il gesuita p. Giuseppe Chiara, di cui sono stati catecumeni.

Proprio il battesimo dei due custodi gli procura una condanna ancor più grave: viene calato in una fossa, un pozzo quadrato profondo quattro metri con una piccola apertura ed uno spazio angusto in cui stare. Poca luce, poca aria, poco cibo.

Muore dopo sei mesi come pure i due coniugi convertiti. Come ha vissuto gli ultimi momenti del martirio? Anche qui ci affidiamo alla cronaca che ne fa Arai Hakuseki: “Allora si rivelarono i veri sentimenti del Romano, a gran voce chiamava per nome i due coniugi e, rafforzando la loro fede, li esortava a non mutare i loro propositi anche a costo della vita. Questo egli faceva giorno e notte”.

Fedeltà e coraggio: guardare sempre alla propria origine, alla propria missione, e per questo non temere per la propria vita.

Viene sepolto vicino al luogo del martirio nell’area chiamata Kirishitan Yashiki, Residenza dei Cristiani, dove sono stati martirizzati tanti cristiani che non si sono piegati alle torture e non hanno ripudiato la fede in Gesù Cristo. Accanto a lui i due coniugi/custodi. Così sono stati ritrovati nel mese di luglio del 2014.

L’esame del DNA conferma l’identità dei protagonisti della strana sepoltura: sono due Giapponesi, un uomo e donna, con un italiano che anche per età e altezza corrisponde all’abate Giovan Battista Sidoti.



martedì 14 giugno 2016

SCRITTI POLITICAMENTE SCORRETTI

Una raccolta antologica di scritti controcorrente di Anonimo Pontino, autore di punta delle edizioni della Lanterna ed esperto di dinamiche finanziarie ed economiche.

Questa volta l' Autore esprime i suoi pensieri su fari profili della cristi epocale della cultura e della identità del mondo occidentale, giunto al suo momento crepuscolare e privo di orientamento dopo aver rinnegato le proprie radici cristiane. Un libro sulla " crisi del mondo moderno", invaso dalla demonìa della economia e privo di anima.

Un testo  che è indicato alla lettura dei giovani che non si rassegnano a essere divorati dal Minotauro del globalismo apolide eurocratico.


LINK UFFICIALE DEL LIBRO :


LA VERITA'


«La verità genera odio; per questo alcuni, per non incorrere nell'odio degli ascoltatori, velano la bocca con il manto del silenzio. 

Se predicassero la verità, come verità stessa esige e la divina Scrittura apertamente impone, essi incorrerebbero nell'odio delle persone mondane, che finirebbero per estrometterli dai loro ambienti.

 Ma siccome camminano secondo la mentalità dei mondani, temono di scandalizzarli, mentre non si deve mai venir meno alla verità, neppure a costo di scandalo». 

(s. Antonio da Padova, Sermoni).

lunedì 13 giugno 2016

IL VENETO DICE NO ALL' INVASIONE

Comunicato stampa.

II Governo Veneto annuncia la costituzione a breve di una Corte di Giustizia Popolare per giudicare la micidiale politica di invasione migratoria imposta dal Governo italiano alle amministrazioni venete.

In merito a ciò, il Presidente del Governo Veneto, Albert Gardin, ha dichiarato:

"Rivolgiamo un invito a tutte le organizzazioni politiche venete di concorrere alla formazione della Corte e chiediamo ai Provveditori dell'Arengo Veneto, una magistratura veneta, di farsi coordinatori dell'iniziativa e di fornire un Presidente alla Corte di Giustizia.

Di fronte alla gravità della situazione, non possiamo restare ulteriormente silenti!

Proponiamo a tutte le organizzazioni interessate un incontro per giovedì 16 giugno, ore 20, nella Sala incontri dell'Hotel Venice di Grisignano di Zocco per fissare tempi e modalità del processo. Dimostriamo a chi sta abusando della nostra pazienza di non essere coglioni!"

Sul banco degli accusati saranno chiamati sicuramente i Prefetti che esercitano una funzione coloniale, cinghia di trasmissione di una incredibile politica di invasione stabilita dallo Stato occupante. A loro sarà inviato un "avviso di garanzia" e un invito a presentarsi per rispondere alle accuse!

Il processo dovrà effettuarsi in tempi brevissimi come impone la situazione. I processi importanti non hanno bisogno di tempi lunghi!

Venezia 10.6.2016


Presidenza del Governo Veneto / Repubblica Veneta –


governoveneto@gmail.com – info 338 8167955






TESTI DELLA LANTERNA SULLA INDIPENDENZA DELLE TERRE VENETE E GIULIANE :


venerdì 10 giugno 2016

I MIRACOLI DEL BIECO VENTENNIO




FILIPPO GIANNINI – Storia nascosta e verità sul Fascismo – All'interno, riproduzioni in bianco e nero – Edizioni  della Lanterna, 2013 – Pagg. 334, euro 25,00

“Eccomi, sono io, Filippo GIANNINI – leggiamo a pag. 5 -, l'Autore di questo lavoro. Sono nato a Roma, in famiglia si sosteneva che “eravamo romani da sette generazioni”. Presentandomi dovrei anche indicare la data della mia nascita. Non lo farò mai! tutt'al più posso indicare dei dati: sono stato un Balilla, quando gli Alleati sbarcarono ad Anzio-Nettuno nel 1944, fuggii da casa per arruolarmi nelle forze della nascente Rsi, lo feci per due volte e per due volte la polizia mi fermò (si vedeva che ero un bambino, o poco più) e mi riconsegnarono alla famiglia. Ho studiato architettura, ed ho lavorato sia in Italia, che in Libia e in Australia per molti anni.

Ho iniziato a studiare la Storia del “mai sufficientemente deprecato, infausto Ventennio” ( si dice così, è vero?) circa 20/25 anni fa, quando, in uno dei miei rientri in Patria, doveva essere il 1980, proprio in coincidenza di un terremoto che distrusse vaste zone dell'Italia meridionale. Ricordo che ero in macchina e, ascoltando la radio, sentii che un intervistatore della Rai chiedeva ad un contadino della zona notizie sui danni subiti. Il pover'uomo rispose che il terremoto aveva ucciso la moglie e la figlia.

L'intervistatore continuò chiedendo se tutto il paese era stato distrutto; la risposta fu che tutto era stato raso al suolo, un mucchio di macerie, a parte le case costruite dopo il sisma del 1930. A quel punto la trasmissione fu interrotta, ma in modo tale che compresi la volontà dell'interruzione. Rimasi colpito, ma nello stesso tempo anche molto incuriosito. Non sapevo assolutamente che si fosse verificato un sisma nel 1930.

Un giorno, libero da altri impegni, andai alla Biblioteca Nazionale di Roma e consultai i giornali dell'epoca. Signori! Compresi subito il motivo dell'interruzione, perché nel pieno dell'infausto Ventennio furono compiuti dei veri miracoli e senza ruberie (non so se mi sono spiegato!).

 In questa sede non posso indicare i miracoli, ma desidero qui ricordare gli autori: Benito Mussolini e Araldo Di Crollalanza. Allora, proprio in Biblioteca pensai: “Se questi furbetti hanno mentito su questo dolorosissimo fatto, quante altre “furbetterie” hanno messo in campo?” Iniziai, allora, a studiare la Storia e cercare i relativi riscontri documentali. Signori miei, quante cose ho scoperto! Provate anche voi. Buona Lettura!”.

Dott. Domenico Defelice

[ pubblicato su “ Pomezia – Notizie, aprile 2014 ]

Link ufficiale del libro per acquisti :


lunedì 6 giugno 2016

BANKSTERS / IL CAPPIO DELLA DITTATURA


Il TTIP per ora non passa, in compenso arriva il CETA. E non è una buona notizia. Parola di una fonte insospettabile: il Guardian.

CETA significa Comprehensive Economic and Trade Agreement ed è un accordo di libero scambio ancora sconosciuto ai più che prevede la soppressione delle barriere tariffarie tra Canada e Unione Europea. Questo trattato a fine giugno passerà al vaglio del Consiglio Europeo e potrebbe presto entrare in vigore.

Le finalità sono simili a quelle del TTIP. L'obiettivo dichiarato è di ridurre la regolamentazione sulle aziende ma si tratta di un altro trucco per limitare ancora una volta la sovranità degli stati, favorire le grandi banche e danneggiare i consumatori.

Come fa notare Nick Dearden sul Guardian, se un governo europeo decidesse, ad esempio, di bandire una sostanza chimica potenzialmente cancerogena, un'azienda canadese potrebbe fargli causa perché le verrebbe impedito di fare profitti. E, attenzione, il processo si terrebbe in un tribunale speciale. Proprio così, un tribunale ad hoc con giudici eletti dai politici canadesi e dalla commissione di non eletti di Bruxelles, e supervisionato dagli avvocati della multinazionale di turno.

Se il TTIP non dovesse essere firmato, il CETA sarebbe un escamotage per le aziende americane: 41mila su 47mila hanno una succursale in Canada, e con questo trattato potrebbero avviare azioni legali contro i governi europei che vanno contro i loro interessi. (Leggi qui per approfondire: http://goo.gl/wjECTs)

E poi c'è la questione banche: "La possibilità dei governi di controllare le banche e i mercati finanziari verrà ulteriormente ridotta. Il tentativo di limitare la crescita delle banche che sono 'troppo grandi per fallire' potrebbe portare un governo davanti a un tribunale segreto," scrive Dearden sul Guardian. Ovvero, i grandi istituti avranno un potere pressoché illimitato.

In tutto questo i governi possono fare poco per salvarci, tanto più che non hanno interesse alcuno a farlo, essendo espressione della medesima e consolidata lobby finanziaria internazionale,


Il G7, conclude Dearden, "non può pensare ad altro che agli interessi delle élite dominanti del mondo. Dobbiamo essere noi come cittadini a rivendicare la democrazia, e i movimenti contro il TTIP e il CETA sono le attuali linee del fronte".

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