giovedì 31 marzo 2016

L' OMICIDIO RITUALE


Un intensissimo romanzo storico, opera  del famoso  romanziere cattolico Ugo Mioni e  dedicato alla atroce morte di Padre Tommaso, frate cappuccino, trucidato per mano ebraica nel secolo scorso a Damasco. L' orrendo crimine sconvolse la società del tempo e mise alla luce orribili pratiche " rituali" del mondo giudaico. L' opera, ( "L' omicidio rituale. Appunti su un  viaggio in Libano e a Damasco" )è stata ristampata per la prima volta dal 1895 e ci riporta in un momento storico non così lontano da appartenere del tutto al passato. Un romanzo storico che è stato ingiustamente cancellato per oltre un secolo dagli scaffali delle librerie e che ritorna ora alla luce a scandagliare gli oscuri recessi di terribili personalità criminali  in cui ogni luce etica è  soffocata da un odio che nulla ha di umano .

Ugo Mioni nacque a Trieste il 16 agosto 1870, secondogenito di cinque figli, da Maria Sbrovazzi e Ferdinando Mioni.

Compì studi teologici nel seminario di Gorizia e successivamente conseguì la laurea di filosofia e sacra teologia all'Università Gregoriana di Roma.

Si interessò di lotta contro lo schiavismo. Fu autore di almeno 150 romanzi e racconti popolari (spesso d'ambientazione esotica), fondatore del circolo cattolico "Contardo Ferrini" e promotore del settimanale diocesano "Vita nuova". Fu un romanziere e saggista molto prolifico ed a lui è anche dovuta in gran misura la rinascita della cultura cattolica in Italia sul finire dell’ ‘800. Fu un innovatore profondo e moderno dello stile letterario del romanzo .

Negli ultimi anni della sua vita vestì il saio domenicano. Morì a Montepulciano 1935.  La città natale, Trieste,  ha intitolato al suo nome un largo cittadino, anche se lo ha in larga parte ingiustamente dimenticato.

Mi ha determinato alla pubblicazione di questo opera giovanile dell’ Autore, ormai obliata  dai più, nonostante in questi anni vi sia un fiorire di ristampe di molti romanzi del Mioni, la circostanza che l’ Autore stesso sia stato messo all’ ostracismo dalla totalitaria e onnipervasiva lobby ebraica che , in diversi testi per addetti ai lavori, vere e proprie liste di proscrizione di libri ed autori che Israele vuole vengano cancellati dalle librerie, dalle biblioteche , dalla cultura  e dalla memoria storico – letteraria italiana. Un vero atto di sopruso, indigeribile per ogni persona libera e alla ricerca della verità, che sovente si nasconde dietro le paratie imposte dalla dittatura del Pensiero Unico Mondiale.

E così,  trova la luce, per la prima volta dopo oltre centoventi anni, la pubblicazione di questo romanzo storico dimenticato.

Esso però tratta di un fatto raggelante che tocca a fondo  la coscienza  anche oggi e  che scosse la società dell’ epoca e ha fatto parlare di sé per molti decenni successivi : l’ assassinio atroce avvenuto a Damasco del frate cappuccino Padre Tommaso e del suo servitore , avvenuto ad opera di una setta criminale ebraica, dedita all’ uccisione di Cristiani al fine di dissanguarli ed utilizzarne il sangue per impasti rituali . Riti orrendi, che nulla hanno a che fare con la religione mosaica antica del vecchio Testamento , né con qualsiasi altra religione che conservi un profilo di umanità. Riti omicidi tanto orrendi i cui precetti sono celati fra le massime del Talmud, la raccolta di precetti e prescrizioni codificate nei secoli dai rabbini e divenuto testo sacro al posto della Bibbia.

Una vicenda sconvolgente che una certa lobby, oggi dominante nel nostro malato Occidente, vuole venga assolutamente dimenticata e sui cui si cali una inesorabile  damnatio memoriae che ha il sapore di un secondo atto omicida : quello nei confronti della memoria dei due poveri martiri di cui si parla in questo libro e nei confronti dei quali l’ onnipervasiva e crudele censura del pensiero unico , vuole negare anche la pietà del ricordo e della preghiera.

L’ autore ci  rinnovella  la sconvolgente vicenda di sangue attraverso la forma modernissima del romanzo storico. Come egli stesso scrive della presentazione della prima edizione [1], la forma del romanzo storico è stata scelta per permettere ad un più vasto pubblico di venire a conoscenza della tragedia e delle problematiche che esso implicava, non esclusi alcuni profili del giudaismo moderno di ceppo talmudico ( e non biblico) che non è possibile in alcun modo rispettare come religiosi, stante la efferata inumanità che ne traspira.

Sempre nella medesima presentazione, l’ Autore anticipa che a breve avrebbe pubblicato un saggio molto più articolato sulla tragedia. Dalla analisi della sua bibliografia, non è stato possibile reperire questo secondo studio, ma  poco tempo dopo, nell’ anno 1896, viene pubblicato a Sassari, a cura dell’ ordine dei frati Cappuccini cui apparteneva il povero Padre Tommaso, un ampio volume dal titolo Acedalma, [2]  che, nella intenzione degli Autori rimasti anonimi, voleva costituire un documento utile per la causa canonica di beatificazione del frate orrendamente martirizzato.

In questo volume vengono raccolti gli atti del processo a quelli che erano stati identificati come gli autori del crimine, nonché sono raccolte varie lettere e corrispondenze legate al processo. Il volume si chiude poi con una raggelante cronologia storica di altri fatti analoghi di omicidio rituale di matrice settaria ebraica e con uno studio approfondito sulle  abiette motivazioni ispirate al Talmud segreto ebraico  che portavano a questa orribile e segreta prassi omicida.

Si resta sconvolti dalla lettura di questo ponderoso studio ed è possibile cogliere diverse analogie espressive e contenutistiche con il romanzo storico  di Mioni qui ripubblicato per la prima volta.

Una domanda viene spontanea ?

Acedalma è forse il saggio articolato che l’ Autore qui anticipa come prossima sua fatica ?

Probabilmente studiosi molto ferrati in questa angosciante tematica saranno in grado di dare una risposta e scoprire se vi è stato un contributo di Ugo Mioni alla stesura del libro per il processo di beatificazione del povero Padre Tommaso.

Il quesito non è solo di interesse per gli studiosi.

Infatti, è di questi anni un libro famosissimo , molto letto nel modo arabo , che ripercorre la tragedia di Padre Tommaso e del suo sfortunato servitore.

Si tratta de L’ azimo di Sion, [3] opera del generale siriano Mustafà Tlass che per questo libro ha subito una denuncia internazionale da parte ebraica e additato a livello internazionale come antisemita.

Questo libro ha avuto e sta avendo  in questi anni un grande successo , vine periodicamente ristampato , e chi lo legga si accorge subito che è tributario di molti passaggi e spunti all’ Acedalma dei frati Cappuccini di Sassari del 1896, libro che senz’ altro il Generale Tlass aveva letto e aveva ben in mente.

Scoprire che l’ Autore di Acedalma è lo stesso Ugo Mioni, autore di questo libretto è un po’  scoprire un   rilievo culturale del lavoro che qui pubblichiamo  finora totalmente misconosciuto e che, credo, viene qui evidenziato per la prima volta.

Un argomento molto spinoso e scomodo, come è facile intuire.

Anche oggi. Soprattutto oggi, in tempi in cui questo genere di riflessioni attira la spietata repressione di un potere politico in cui i discendenti degli assassini di Padre Tommaso sono numerosissimi ed influentissimi , anche da noi in Occidente.

Basti pensare alla sorte del libro “ pasque di sangue” del prof. Ariel Toaff, docente universitario israeliano , figlio del rabbino di Roma, che , per la prima volta da parte ebraica, ha ammesso che l’ oscura pagina dell’ omicidio rituale ebraico non era una fantasia da confinare sotto l’ accusa di antisemitismo, ma una cruenta tragedia storica.

La reazione da parte ebraica a questo libro scritto da uno studioso dei loro è stata violenta e scomposta [4] : L’ Autore è stato sottoposto a linciaggio mediatico accesissimo, è stato ricattato, denunciato per antisemitismo ( !), fino al punto di costringerlo a ritirare il  testo  dalle librerie e di costringerlo a  dare alle stampe una edizione priva delle parti più significative e che avevano suscitato la violenta reazione ebraica.

Questa vicenda dà molto da riflettere e pone queste riflessioni storico – religiose al centro di una scomoda attualità ( purtroppo). Ciò vale anche per le pagine del romanzo storico qui pubblicato.

Prima di consegnare questo libro alla lettura, mi preme chiudere con alcune notazioni filologiche, necessarie poichè si tratta della prima  ristampa di un romanzo dopo la edizione del 1895.

Questa ristampa è assolutamente integrale. La copertina della prima edizione è riprodotta nella IV di questo libro, ed è anche stata riprodotta fotostaticamente la premessa fatta dall’ Autore, nonché l’ imprimatur vescovile alla pubblicazione. [5]

Il testo originale non ha subito modificazioni sintattiche o espressive e conserva così quello stile un po’ desueto ed antico che conferisce in fondo  anche un certo fascino alla lettura .

Un ‘ ultima riflessione.

Qualcuno potrebbe sostenere che questa opera non è più attuale. A parte la circostanza che quando affiorano queste ricerche il mondo culturale ufficiale reagisce in modo scomposto come si è visto per il caso Toaff [6], ma pensiamo un momento a quanti bimbi scompaiono in Italia ogni anno e di cui se ne perdono le tracce.

Siamo proprio  così sicuri che questo libretto non sia più attuale ? [7]


Link ufficiale del libro :








[1] Che ho riprodotto nel presente volume nella forma grafica originale.
[2] Precisamente  il titolo completo è : “ Acedalma. Ossia processo celebre istituito contro gli ebrei di Damasco nell’ anno 1840”. Questo volume è stato ristampato integralmente nel 2009 dalle Edizioni della Lanterna con il titolo “ Il martirio di Padre Tommaso per mano giudaica”. E’ in corso anche una nuova ristampa.
[3] Un edizione in lingua italiana in forma ciclostilata veniva diffusa nel 2005 dalle Edizioni all’ Insegna del Veltro e da qualche anno ne esiste anche una versione tipografica .
[4] Vedi il saggio sul tema pubblicato in “ Il sogno oscuro di Israele” ( edizioni della Lanterna, 2010).
[5] Pagina 4 di questa edizione.
[6] Il che non avviene certo per opere di scarso rilievo ed interesse….
[7] Per rispetto della volontà dell’ Autore, così come traspare dalla presentazione alla prima edizione, questo libro viene messo in vendita al solo costo di stampa, senza alcun cespite per l’ Editore. 

I LIBRI DELL' AVVOCATO EDOARDO LONGO IN LIBRERIA

Molti Lettori  sono affezionati al sistema di acquisto in libreria e fanno fatica ad adattarsi al sistema di acquisto via web. Francamente sbagliano per molte ragioni : innanzi tutto perché esso è più che sicuro e tutte le librerie su internet in cui vengono venduti questi libri ( ABE Books, Lulu.com, Amazon, Mondadori,  Giunti ) sono librerie di altissimo livello professionale, direi il meglio nel settore.

Sbagliano anche perché è il sistema della pubblicazione on demand che permette la pubblicazione di libri controcorrente che altrimenti rimarrebbero bloccati dalle molteplici censure editoriali imposte da varie lobbies, non ultima quella giudiziaria.

Per queste ragioni, il sistema delle vendite on demand su internet andrebbe sviluppato e apprezzato. Senza di esso, questi libri non circolerebbero, anche perchè non vengono editi nel nostro scalcagnato paese, ormai   caduto preda della dittatura del Pensiero Unico.

Però ora è possibile accontentare i Lettori affezionati all’ acquisto in libreria, grazie al sistema di vendita dei Mondadori Stores, dove potranno trovare anche i libri dell’ avvocato Edoardo Longo .

Come funziona il meccanismo ? Molto semplice. Seguite le istruzioni.

Prima di tutto, consultate   il catalogo delle disponibilità  dei libri dell’ avvocato Edoardo Longo  presso i Mondadori stores, qui :


Scegliete ora il titolo o i titoli che intendete acquistare presso uno dei tanti negozi Mondadori, magari nella vostra città o vicino ad essa. Ricordatevi, ogni tanto, di aggiornare questa pagina, perché le disponibilità potrebbero essere aumentate.

Benissimo. Cercate  allora la libreria Mondadori più vicina a casa vostra , come “ punto di ritiro” del libro che avrete  acquistato comunque via internet. Seguite le facili istruzioni, qui :



IL LUPO E L' AGNELLO

http://books.mondadoristore.it/IL-Lupo-E-L-Agnello-Edoardo-Longo/eae978132624202/?_ga=1.61138990.344467731.1425471466

I LIBRI DELL' AVVOCATO EDOARDO LONGO SUL WEB

In numerose librerie del web è possibile acquistare i libri dell’ avvocato Edoardo Longo, spesso con sconti sul prezzo o a costo ZERO di spese di spedizione. 

Vediamo di fornire qualche traccia per la ricerca.

Innanzi tutto i libri possono essere reperiti sul catalogo ufficiale delle Edizioni della Lanterna

Qui si possono trovare le novità in tempo reale, appena cinque minuti dopo la loro pubblicazione. 

Altrove, passano anche 4 – 5 settimane prima di trovare in vetrina le novità. Ecco il link del Catalogo ufficiale :


Molti dei libri dell’ avvocato Edoardo Longo possono essere trovati su Amazon, con sconti anche significativi, spesso con costo zero di spese di spedizioni e tempistiche di consegna veramente eccezionali  :


Altri presso Mondadori :

Infine, fra le tante, segnaliamo anche  Abebooks che presente una selezione di numerose librerie internazionali che sovente vendono a costo ZERO di spese di spedizione :


Sulla libreria di Google dedicata all’ Autore, troverete la più ampia selezione dei libri diffusi sulla rete con la indicazione di una ulteriore vasta serie di librerie dove trovarli e di biblioteche che li tengono in lettura, nonché varie recensioni. Qui avete anche la possibilità di “ sfogliare “ virtualmente i libri [ ma non di scaricarli, chiaramente : sono protetti da copyright e non sono editi in formato ebook ] :


Scegliete dove trovate i titoli che vi interessano nonché dove sono praticate le condizioni che vi appaiono più interessanti. Ricordatevi, ogni tanto, di aggiornare la ricerca per essere  informati delle ultime  novità.

Buona lettura !

mercoledì 30 marzo 2016

EDIZIONI DELLA LANTERNA IN LIBRERIA

Molti lettori dei Libri della Lanterna sono affezionati al sistema di acquisto in libreria e fanno fatica ad adattarsi al sistema di acquisto via web. Francamente sbagliano per molte ragioni : innanzi tutto perché esso è più che sicuro e tutte le librerie su internet in cui vengono venduti questi libri ( ABE Books, Lulu.com, Amazon, Mondadori,  Giunti ) sono librerie di altissimo livello professionale, direi il meglio nel settore.

Sbagliano anche perché è il sistema della pubblicazione on demand che permette la pubblicazione di libri controcorrente che altrimenti rimarrebbero bloccati, in quanto nessuna casa editrice italiana li pubblicherebbe, perché altrimenti verrebbe boicottata dalla distribuzione e dai vari sponsors che le tengono in piedi, nessuna esclusa.

E quando diciamo nessuna, intendiamo proprio anche escludere le sedicenti case editrici alternative, che in realtà tanto alternative non sono perché hanno forti blocchi censori su certi titoli : basta che confrontiate i loro cataloghi con il nostro, per accorgervene…

Per queste ragioni, il sistema delle vendite on demand su internet andrebbe sviluppato e apprezzato. Senza di esso, questi libri non circolerebbero, anche perchè non vengono editi nel nostro scalcagnato paese, ormai  caduto preda della dittatura del Pensiero Unico.

Però ora è possibile accontentare i Lettori affezionati all’ acquisto in libreria, grazie al sistema di vendita dei Mondadori Stores.

Come funziona ? Molto semplice. Seguite le istruzioni.

Prima di tutto, consultate il catalogo della Lanterna, qui :


Scegliete ora il titolo o i titoli che intendete acquistare presso uno dei tanti negozi Mondadori, magari nella vostra città o vicino ad essa.

Poi cercatelo presso il catalogo delle disponibilità  dei Mondadori stores, qui :


Trovato ? Perché non tutti i libri della Lanterna sono presenti presso questo sistema di distribuzione. Infatti, le nostre edizioni sono a base volontaria e non lucrativa, per cui questi aggiornamenti di distribuzione vengono svolti un po’ a singhiozzo, nei ritagli di tempo.

Benissimo. Cercate  allora la libreria Mondadori più vicina a casa vostra , come “ punto di ritiro” del libro che avrete  acquistato comunque via internet. Seguite le facili istruzioni, qui :


Edizioni della Lanterna 




sabato 26 marzo 2016

IL MISTERO DEL SABATO SANTO

PRIMA DELLA RESURREZIONE GESU’ E’ DISCESO AGLI INFERI
Antica omelia del Sabato Santo

Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c'è grande silenzio, grande silenzio e solitudine.
Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita... e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano.
Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi.
Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita.
Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell'ombra di morte.
Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione.
Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce.
Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: «Sia con tutti il mio Signore». E Cristo rispondendo disse ad Adamo: «E con il tuo spirito». E, presolo per mano, lo scosse, dicendo: « Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà”.

IMAGO DEI



La Sindone è autentica?

 Nel 1988 venne effettuata la datazione radiocarbonica della Sindone  dai laboratori di Oxford, Tucson e Zurigo. Il risultato fu 1260-1390 d.C.

Lo studio fu pubblicato da “Nature” il 13/10/88 e i coordinatori della ricerca ricevettero abbondanti finanziamenti per i loro laboratori. C’è chi sostiene che siano arrivati da importanti uomini d’affari di New York.

Che vergogna insinuare che gli uomini di scienza si possano corrompere.

Quella datazione è stata considerata il verdetto definitivo della “scienza”. Quindi per chiunque, studiosi e scienziati compresi, osi dissentire dal verdetto del radiocarbonio, è lecito sospettare che si tratti del solito cristiano bigotto che crede nei miracoli e magari difende pure le crociate e quella Chiesa che in passato se la prendeva con i musulmani ed i poveri usurai del popolo “eletto”.

Tuttavia molti studiosi non si sono convinti e hanno continuato a fare le loro ricerche.

Soprattutto si sono domandati come sia possibile riprodurre nei minimi dettagli tutti i segni della Passione narrata nei Vangeli su di un telo medievale compresi i segni di una crocifissione romana tipica del I sec. d.C.; considerando che certi particolari della crocifissione romana peraltro non erano noti nel medioevo.
Da queste ricerche è emerso che:

-          Il telo sindonico ha le caratteristiche di un telo funerario ebraico del I sec. d.C. In quel tempo i cadaveri venivano sepolti integri, con occhi e bocca chiusi, e con aloe e mirra

-          Il telo sindonico non è di provenienza europea. Le dimensioni sono espresse in cubiti siriani, tale misura era usata nell'antico Israele. La torcitura ”Z” del filato è dell’area siro-palestinese dell’epoca di Cristo. Inoltre non furono trovate tracce di fibre di origine animale. In ambiente ebraico, il rispetto della legge mosaica prescrive di tenere separata la lana dal lino

-          Ci sono tracce di “natron”. Il ‘natron’ era usato in Palestina per la deidratazione del cadavere

-          Il polline più frequente, relativo ai campioni prelevati è quello di piante che crescono in Palestina.

-          Nell’immagine del volto è evidente la sudorazione di sangue

-          Si possono contare in luce UV le ferite lacero-contuse disposte a raggiera di 120 colpi, causati da un flagrum romano, con due diverse zone di provenienza

-          Ci sono almeno 50 impronte in corrispondenza del capo causate da oggetti appuntiti corrispondono agli effetti di un casco di spine

-          Le impronte evidenziano la differenza fra sangue arterioso e venoso scoperta nel 1593

-          Non è un dipinto perché non esiste alcun pigmento organico o inorganico. L'esame in fluorescenza ai raggi X, che fornisce un'analisi quantitativa delle specie atomiche presenti, non ha evidenziato alcun pigmento. Inoltre 25 diversi tipi di solventi, tra cui l’acqua, non degradano o cancellano l'immagine

-          È un'immagine che contiene un'informazione tridimensionale inconcepibile in epoca medievale

-          La moneta, dilepton lituus, appoggiata sulla palpebra destra data la ST intorno al 30 d.C... La moneta è stata coniata sotto Ponzio Pilato il 29-30 d.C.

-          L’immagine non è fluorescente quindi non può essere ottenuta per strinatura

-          Sono visibili i segni di un decesso da infarto seguito da emopericardio

-          L’elevata quantità di bilirubina riscontrata è indice di persona fortemente traumatizzata prima della morte

-          Il telo è antecedente alla caduta di Costantinopoli del 1204. Ogni venerdì veniva esposta a Costantinopoli una Sydoine sulla quale era visibile la figura di Cristo. Esistono testimonianze dei sec. XI-XII. Gregorio il Referendario descrive un’immagine impressa da gocce di sudore in cui si vede anche il sangue sgorgato dal fianco

-          Sono evidenti i segni della trafittura del costato (ferita di 45x15 mm) ove si notano grumi di sangue separato da un alone di siero. La ferita di forma ellittica presenta margini precisi e lineari, tipici di un colpo inferto dopo la morte

-          Il processo di formazione delle macchie di sangue è differente da quello dell’immagine corporea e avvenne prima che l’immagine corporea si fosse formata perché non esistono tracce di immagine sotto le macchie di sangue

-          L’immagine è impressa in modo ancora oggi non spiegabile scientificamente

Quindi il telo sindonico non può essere medioevale e non può essere un falso.

E allora cosa è successo durante la datazione radiocarbonica?

Come dice il detto “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina”.

Infatti proprio un professore italiano del Dipartimento di Ingegneria Meccanica dell’Università di Padova, dopo aver notato che non tornavano i calcoli dei pesi e delle misure dei campioni sindonici, decide di segnalarlo al British Museum che coordinò le ricerche.

La risposta che ottenne dalla direttrice  S. Bowmann del Research Department del British Museum il 5  settembre  1997 è:

“Lei fa riferimento ad un errore di calcolo della media delle variabili dei risultati di Tucson (A-rizona). Non sono una statistica e sono quindi solo in grado di dire che, qualsiasi possa essere stato l’errore commesso, esso è spiacevole.”


Quindi si ammette l’errore ma ovviamente non si sente il dovere di correggerlo….



 di: Anonimo Pontino.


venerdì 25 marzo 2016

VENERDI' SANTO : L' ORA DELLE TENEBRE

LA PASSIONE DI GESU' NELLA RICOSTRUZIONE DEL MEDICO DOTT. BARBET


di Anonimo Pontino.

Alcuni anni fa un dottore francese, Barbet, si trovava in Vaticano nel circolo di ascoltatori c'era anche il cardinal Pacelli. Il Barbet  affermò con estrema sicurezza che la morte di Gesù in croce era avvenuta per contrazione tetanica di tutti i muscoli e per asfissia. Il cardinal Pacelli impallidì. Poi mormorò piano:- Noi non ne sapevamo nulla; nessuno ce ne aveva fatto parola.
In seguito a quella osservazione Barbet stese per iscritto una allucinante ricostruzione, dal punto di vista medico, della passione di Gesù.
«Io sono soprattutto un chirurgo; ho insegnato a lungo. Per tredici anni sono vissuto in compagnia di cadaveri; durante la mia carriera ho studiato a fondo l'anatomia. Posso dunque scrivere senza presunzione ».

1 -«Gesù entrato in agonia nell'orto del Getsemani - scrive l'evangelista Luca - pregava più intensamente. E diede in un sudore come di gocce di sangue che cadevano fino a terra ». Il solo evangelista che riporta il fatto è un medico, Luca. E lo fa con la precisione di un clinico. Il sudar sangue, o ematoidròsi, è un fenomeno rarissimo. Si produce in condizioni eccezionali: a provocarlo ci vuole una spossatezza fisica, accompagnata da una scossa morale violenta, causata da una profonda emozione, da una grande paura. Il terrore, lo spavento, l'angoscia terribile di sentirsi carico di tutti i peccati degli uomini devono aver schiacciato Gesù.
Questa tensione estrema produce la rottura delle finis­sime vene capillari che stanno sotto le ghiandole sudoripare... Il sangue si mescola al sudore e si raccoglie sulla pelle; poi cola per tutto il corpo fino a terra.
I soldati spogliano Gesù e lo legano per i polsi a una colonna dell'atrio. La flagel­lazione si effettua con delle strisce di cuoio multiplo su cui sono fissate due palle di piombo o degli ossicini. Le tracce sulla Sindone di Torino sono innumerevoli; la maggior parte delle sferzate è sulle spalle, sulla schiena, sulla regione lombare e anche sul petto.
I carnefici devono essere stati due, uno da ciascun lato, di ineguale corporatura. Colpiscono a staffilate la pelle, già alterata da milioni di microscopiche emorragie del sudor di sangue. La pelle si lacera e si spacca; il sangue zampilla. A ogni colpo il corpo di Gesù trasale in un soprassalto di dolore. Le forze gli vengono meno: un sudor freddo gli imperla la fronte, la testa gli gira in una verti­gine di nausea, brividi gli corrono lungo la schiena. Se non fosse legato molto in alto per i polsi, crollerebbe in una pozza di sangue.
Poi lo scherno dell'incoronazione. Con lunghe spine, più dure di quelle dell'acacia, gli aguzzini intrecciano una specie di casco e glielo applicano sul capo.
Le spine penetrano nel cuoio capelluto e lo fanno sanguinare (i chirurghi sanno quanto sanguina il cuoio capelluto).
Dalla Sindone si rileva che un forte colpo di bastone dato obliquamente, lasciò sulla guancia destra di Gesù una orribile piaga contusa; il naso è deformato da una frattura dell'ala cartilaginea.
Caricano sulle spalle di Gesù il grosso braccio orizzontale della croce; pesa una cinquantina di chili. Il palo verticale è già piantato sul Calvario. Gesù cammina a piedi scalzi per le strade dal fondo irregolare cosparso di ciottoli. I soldati lo tirano con le corde. Il percorso, fortunatamente, non è molto lungo, circa 600 metri. Gesù a fatica mette un piede dopo l'altro; spesso cade sulle ginocchia.
E sempre quella trave sulla spalla. Ma la spalla di Gesù è coperta di piaghe. Quando cade a terra la trave gli sfugge e gli scortica il dorso.


2 - Ma questo non è che l'inizio di una tortura atroce. Uno strano fenomeno si produce nel corpo di Gesù. I muscoli delle braccia si irrigidiscono in una contrazione che va accentuandosi: i deltoidi, i bicipiti sono tesi e rilevati, le dita si incurvano. Si tratta di crampi. Alle cosce e alle gambe gli stessi mostruosi rilievi rigidi; le dita dei piedi si incurvano. Si direbbe un ferito colpito da tetano, in preda a quelle orribili crisi che non si possono dimenticare. È ciò che i medici chiamano TETANÌA, quando i crampi si generalizzano: i muscoli dell'addome si irrigidiscono in onde immobili; poi quelli intercostali, quelli del collo e quelli respiratori. Il respiro si è fatto a poco a poco più corto. L'aria entra con un sibilo ma non riesce quasi più a uscire. Gesù respira con l'apice dei polmoni. La sete di aria: come un asmatico in piena crisi, il suo volto pallido a poco a poco diventa rosso, poi trascolora nel violetto purpureo e infine nel cianotico.
Gesù, colpito da asfissia, soffoca. I polmoni, gonfi d'arìa non possono più svuotarsi. La fronte è imperlata di sudore, gli occhi gli escono fuori dall'orbita. Che dolori atroci devono aver martellato il suo cranio!
Sul Calvario ha inizio la crocifissione. I carnefici spogliano il condannato; ma la sua tunica è incollata alle piaghe e il toglierla è semplicemente atroce. Non avete mai staccato la garza di medicazione da una larga piaga contusa? Non avete sofferto voi stessi questa prova che richiede talvolta l'anestesia generale? Potete allora rendervi conto di che si tratta.
Ogni filo di stoffa aderisce al tessuto della carne viva; a levare la tunica, si lacerano le terminazioni nervose messe allo scoperto nelle piaghe. I carnefici dànno uno strappo violento. Come mai quel dolore atroce non provoca una sincope?
Il sangue riprende a scorrere; Gesù viene steso sul dorso. Le sue piaghe s'incrostano di polvere e di ghiaietta. Lo distendono sul braccio orizzontale della croce. Gli aguzzini prendono le misure. Un giro di succhiello nel legno per facilitare la penetrazione dei chiodi e l'orribile supplizio ha inizio. Il carnefice prende un chiodo (un lungo chiodo appuntito e quadrato), lo appoggia sul polso di Gesù; con un colpo netto di martello glielo pianta e lo ribatte saldamente sul legno.
Gesù deve avere spaventosamente contratto il viso. Nello stesso istante il suo pollice, con un movimento vio­lento, si è messo in opposizione nel palmo della mano: il nervo mediano è stato leso. Si può immaginare ciò che Gesù deve aver provato: un dolore lancinante, acutissimo che si è diffuso nelle sue dita, è zampillato, come una lingua di fuoco, nella spalla, gli ha folgorato il cervello il dolore più insopportabile che un uomo possa provare, quel­lo dato dalla ferita dei grossi tronchi nervosi. Di solito provoca una sincope e fa perdere la conoscenza. In Gesù no. Almeno il nervo fosse stato tagliato netto! Invece (lo si constata spesso sperimentalmente) il nervo è stato di­strutto solo in parte: la lesione del tronco nervoso rimane in contatto col chiodo: quando il corpo di Gesù sarà sospeso sulla croce, il nervo si tenderà fortemente come una corda di violino tesa sul ponticello. A ogni scossa, a ogni movimento, vibrerà risvegliando il dolore straziante. Un supplizio che durerà tre ore.
Anche per l'altro braccio si ripetono gli stessi gesti, gli stessi dolori.
Il carnefice e il suo aiutante impugnano le estremità della trave; sollevano Gesù mettendolo prima seduto e poi in piedi; quindi facendolo camminare all'indietro, lo addossano al palo verticale. Poi rapidamente incastrano il brac­cio orizzontale della croce sul palo verticale.
Le spalle di Gesù hanno strisciato dolorosamente sul legno ruvido. Le punte taglienti della grande corona di spine hanno lacerato il cranio. La povera testa di Gesù è inclinata in avanti, poiché lo spessore del casco di spine le impedisce di riposare sul legno. Ogni volta che Gesù solleva la testa, riprendono le fitte acutissime.


Gli inchiodano i piedi.
È mezzogiorno. Gesù ha sete. Non ha bevuto nulla né mangiato dalla sera precedente. I lineamenti sono tirati, il volto è una maschera di sangue. La bocca è semiaperta e il labbro inferiore già comincia a pendere. La gola è secca e gli brucia, ma Gesù non può deglutire. Ha sete. Un soldato gli tende, sulla punta di una canna, una spugna imbevuta di una bevanda acidula in uso tra i militari.
-Ma cosa avviene? Lentamente, con uno sforzo sovrumano, Gesù ha preso un punto di appoggio sul chiodo dei piedi. Facendosi forza, a piccoli colpi, si tira su, alleggerendo la trazione delle braccia. I muscoli del torace si distendono. La respirazione diventa più ampia e profonda, i polmoni si svuotano e il viso riprende il pallore primitivo.
Perché tutto questo sforzo? Perché Gesù vuole parlare: « Padre, perdona loro: non sanno quello che fanno ». Dopo un istante il corpo ricomincia ad afflosciarsi e l'asfissia riprende. Sono state tramandate sette frasi di Gesù dette in croce: ogni volta che vuol parlare, Gesù dovrà sollevarsi tenendosi ritto sui chiodi dei piedi... Inimmaginabile!

Uno sciame di mosche (grosse mosche verdi e blu come se ne vedono nei mattatoi e nei carnai), ronza attorno al suo corpo; gli si accaniscono sul viso, ma egli non può scacciarle. Fortunatamente, dopo un po', il cielo si oscura, il sole si nasconde: d'un tratto la temperatura si abbassa. Fra poco saranno le tre del pomeriggio. Gesù lotta sempre; di quando in quando si risolleva per respirare. È l'asfissia periodica dell'infelice che viene strozzato e a cui si lascia riprendere fiato per soffocarlo più volte. Una tor­tura che dura tre ore.

Tutti i suoi dolori, la sete, i crampi, l'asfissia, le vibrazioni dei nervi mediani, non gli hanno strappato un lamento. Ma il Padre (ed é l'ultima prova) sembra averlo abbandonato: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
Ai piedi della croce stava la madre di Gesù. Potete immaginare lo strazio di quella donna?

Prima di morire Gesù dà un grido e poi dice: «Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito ».

PONZIO PILATO


di Anonimo Pontino.

La figura di Ponzio Pilato nella cultura dominante, nei discorsi che capita spesso di sentire ovunque, è diventata il simbolo di chi si sottrae alle proprie responsabilità, del menefreghismo, della viltà. La cosa che mi rattrista maggiormente è vedere molti cattolici, anche sacerdoti, accogliere con leggerezza queste posizioni.
Ma le cose stanno realmente così?

Ponzio Pilato ha amministrato la Giudea per circa un decennio dal 26 al 36. Gesù ha iniziato il  suo  ministero  pubblico  nel  30  ed  è  stato  condannato  a  morte  nel  33.

All’epoca del processo a Gesù , la Giudea non era provincia romana, bensì  “federata”. Il procuratore Ponzio Pilato aveva quindi giurisdizione politico-militare soltanto sui delitti di infedeltà  a quel “foedus”, mentre,  per  tutti  gli  altri,  e  a  maggior  ragione  quelli  di  sacrilegio  contro  la  legge mosaica, la competenza  esclusiva  era  dell’autorità   locale  ebraica,  e  cioè   del  Sinedrio. 

Inoltre Pilato era stato in un certo senso sconfessato da Tiberio.

Infatti dopo il suo arrivo in Palestina Ponzio Pilato fece appendere  nel  suo  palazzo in Gerusalemme gli scudi d’oro dedicati  a  Tiberio,  muniti  d’iscrizioni  e  privi  di  simboli  che  potevano  essere ritenuti idolatrici (Filone  d’Alessandria,  De  legatione  ad  Cajum,  par.  38,  n.  299-305).  I giudei si rivolsero  a Tiberio chiedendo la rimozione degli scudi, e Pilato dovette cedere (cfr. G. Ricciotti, Vita di Gesù Cristo, cit., II vol., pp. 439 ss.)

Pilato detestava il Sinedrio, ma non aveva più l’appoggio del suo Imperatore. Di fatto il Sinedrio mediante Tiberio aveva in mano Pilato.

Quando Pilato interrogò  accuratamente l’imputato,  la sua sentenza fu: “Io trovo quest’uomo immune da colpa”.

Quando sentì  che il presunto delitto di sedizione politica, a carattere continuativo, sarebbe iniziato in Galilea, Pilato esattamente  applicando  il  rito  vigente,  si dichiarò incompetente  per  territorio  e  rimise  la  causa  al  tetrarca  di  Galilea,  Erode  Antipa. Ebbene – registra  l’evangelista  –  quando  anche  Erode  dichiarò   Gesù   innocente  “da  quel giorno Pilato ed Erode,  che  erano  prima  in  pessimi  rapporti,  divennero  amici”.

Ma il procuratore non si fermò  li. Si impegnò  per salvare Gesù  anche al di là  del proprio dovere istituzionale tanto da compromettere il proprio “cursus honorum”. Pilato sapeva bene che Gesù  era molto popolare (non poteva essergli sfuggita la domenica delle Palme, proprio in Gerusalemme), e sapeva anche che il Sinedrio lo odiava.

Si  illuse  però  che,  ricorrendo  al  popolo,  egli  sarebbe  riuscito  –  senza  violare  la  legge  – a strappare  il  perseguitato  dalle  grinfie  del  suoi  nemici.  Sottovalutava  l’astuzia  o  la perfidia dei vertici ebraici, che, prevedendo la sua mossa, avevano provveduto a far affluire per tempo nella non grande piazza una folta schiera di loro servitori e clienti. Accade contro ogni logica che il risultato della consultazione popolare fosse “libera Barabba!”; sebbene Pilato fosse ricorso anche all’espediente  di far comparire il suo protetto in pubblico conciato in modo da indurre a compassione chiunque.

Pilato,  allora,  costatata  l’impossibilità   di  smuovere la folla obbediente al Sinedrio, grida “io sono innocente del sangue di questo giusto.” Affermazione inconciliabile con l’ipotesi che egli stesso lo avesse condannato poco prima a morte e spiegabile soltanto col fatto che la condanna fosse stata decisa e pronunziata da “altri”.

Arriviamo  alla  famosa  “lavata  di  mani”.

Il gesto di lavarsi le mani non va inteso come un non curarsi di ciò che stava per accadere. Infatti in Giudea  ci  si  lavava  le  mani  se  ci  si  imbatteva  in  un  cadavere per significare di non essere colpevole della sua uccisione (cfr. Deut., XXI, 6). L’atto di Pilato voleva significare ai giudei: “io sono innocente della morte di Gesù” (v. 24). E loro capirono benissimo e risposero: “che il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli” (v. 25), cioè essi presero su di sé come popolo la  responsabilità  della  condanna  a  morte  di  Gesù.

Gesù  stesso  scagiona  Pilato  quando  gli  dice:  “chi  mi  ha  consegnato  a  te  è colpevole di un peccato  gravissimo.  Tu  non  avresti  nessun  potere  su  di  me  se  non  ti  fosse  stato dato dall’alto” (Jo.,  XIX,  11) ( 1) .  Gli  esegeti  interpretano  questo  versetto  nel senso che il Sinedrio  avrebbe fatto ricorso a Tiberio dal quale Pilato aveva ricevuto il potere. Pilato è solo un delegato dell’Imperatore ed il  Sinedrio  che  ha  consegnato  Gesù  a  Pilato  lo  costringe  a  condannarlo  sotto minaccia di ricorrere  all’Imperatore  del  quale  Pilato  è  solo  il  delegato (cfr. M. De Tuya, Biblia Comentada, Evangelios, vol. V, Madrid, 1964, p. 1289).

I  cattolici  greci  venerano  la  moglie  di  Pilato  (Claudia  Procula)  come  santa,  mentre i Copti venerano anche Pilato, la cui conversione non è storicamente testata, ma la tradizione copta vuole  che  Pilato  abbia  terminato  la  sua  vita  nel  pentimento  e  nella  pratica  delle virtù cristiane (F. Spadafora, Pilato, Rovigo, Istituto Padano di Arti Grafiche, 1973).

Al gesto pubblico di Pilato di lavarsi le mani, soprattutto i protestanti hanno attribuito invece il  significato  di disinteressarsi,  di  tirarsi  fuori  vilmente.

Il cinema di Hollywood ha fatto il resto, cambiando  la  realtà  storica  sulla  responsabilità  del  Sinedrio  nella  morte  di  Cristo. Ma Hollywood lo sanno anche i muri che obbedisce alla lobby ebraica.



Secondo i fratelli Lémann (A. e J. Lémann, Valeur de l’assemblée qui prononça la peine de mort contre JésusChrist, ed. Lecoffre,Parigi, 1876) il  Sinedrio  era  risoluto  sin  dall’inizio ed a  priori  a  condannare Gesù,  indipendentemente  dalla  sua  innocenza.  Questi  fatti  sono  le tre decisioni prese dal Sinedrio  nelle  tre  riunioni  anteriori  a  quella  del  Venerdì  Santo:  la  condanna  a  morte  di Gesù, prima ancora che comparisse come accusato.

•          La prima riunione si tenne dal 28 al 30 settembre (Tisri)dell’anno 781 di Roma (32 d. C.). Il Vangelo parla de “l’ultimo giorno della festa dei Tabernacoli” (Io., VII, 37), che in quell’anno cominciava il 22 settembre e terminava il 28. S. Giovanni ci riferisce che Gesù aveva guarito miracolosamente un cieco nato e che “i suoi genitori, temevano i giudei; poiché i giudei avevano congiurato che se qualcuno avesse confessato che Gesù era il Cristo sarebbe stato scomunicato” (Io., IX, 22). Il decreto di scomunica era stato lanciato tra il 28 ed il 30 settembre. Ora tale decreto prova due cose:1°) che vi era stata una riunione solenne del Sinedrio, che solo aveva il potere di lanciare la “scomunica maggiore”; 2°) che in tale riunione si era parlato della morte di Gesù. Infatti l’antica Sinagoga aveva tre tipi di scomunica: la separazione (niddui ); l’esecrazione (choerem) e la morte (schammata).La separazione condannava qualcuno a vivere isolato per trenta giorni. Essa non era riservata al Sinedrio. L’esecrazione comportava una separazione completa dalla società giudaica: si era esclusi dal Tempio e votati al demonio. Solo il Sinedrio di Gerusalemme poteva infliggerla, e la pronunciò contro chiunque asserisse che Gesù era il Messia. La morte era riservata ai falsi profeti. “Ora tutto lascia supporre che il Sinedrio, il quale non esitò a lanciare l’esecrazione contro i seguaci di Gesù, dovette nella medesima riunione, deliberare se pronunciare o no contro Gesù stesso […] la pena di morte. Una vecchia tradizione talmudica dice che fu proprio così” (A. e J. Lémann, Valeur de l’assemblée qui prononça la peine de mort contre Jésus Christ, ed. Lecoffre,Parigi, 1876, pagg. 50-51).

•          La seconda riunione ebbe luogo nel febbraio (adar) del 782 dalla fondazione di Roma (33 d. C.), circa quattro mesi e mezzo dopo la prima. Fu in occasione della resurrezione di Lazzaro. S. Giovanni scrive: “Da quel giorno, risolsero di farlo morire” (Io., XI, 50).
Perciò nella prima riunione la condanna a morte era stata proposta, ma nella seconda la decisione è presa.

•          La terza ebbe luogo 20-25 giorni dopo la seconda, il mercoledì Santo, 12 marzo (nisan) 782 ab Urbe condita. S. Luca scrive: “Allora i Capi e gli Anziani tennero consiglio, per sapere come potersi impadronire di Gesù e farlo morire. E dicevano: non bisogna che sia durante la festa, per paura che scoppi un tumulto” (Lc ., XXIII, 1-3). Questo terzo consiglio non aveva come oggetto la condanna a morte di Gesù, poiché la sua morte eragià stata decretata nel secondo consiglio. Ora si trattava soltanto di stabilire il tempo e il modo della sua uccisione, e si decise di aspettare che fosse passata la festa di Pasqua; ma un avvenimento imprevisto li fece tornare su questa decisione: “Giuda, l’Iscariota, venne dai sommi Sacerdoti per consegnare loro Gesù” (Lc ., XXII, 3-4). Giuda, il traditore, toglie ogni incertezza al Sinedrio, la condanna di Gesù non sarà più rinviata adun giorno indeterminato dopo Pasqua, ma al primo momento favorevole.

Anonimo Pontino




NOTA :



( 1 ) Nei Vangeli troviamo spesso espressioni che, oltre ad un significato letterale, hanno anche un significato teologico. Penso che anche questa frase abbia la stessa valenza, oltre al senso letterale esplorato dall’ ottimo Anonimo Pontino. Pilato pronuncia quella frase ad un Gesù silenzioso. Pilato lo sollecita a difendersi sottolineando come lui avesse il potere di punirlo se non avesse potuto scagionarlo. 

La risposta di Gesù, in senso teologico, sottolinea a mio modesto avviso il fatto che giammai un uomo avrebbe potuto mettere a  morte il Figlio di Dio se tale potere non gli fosse stato permesso dalla Volontà Divina, che attraverso la Passione e Morte di Cristo, con la successiva Resurrezione, apriva la strada alla Salvezza dell’ umanità , poichè Cristo aveva accettato la volontà di Dio e aveva caricato su di sé i peccati dell’ Umanità per ottenere la Salvezza e la Resurrezione degli uomini, condannati prima di lui alla schiavitù del peccato.

Chiaramente questo concetto teologico, arduo da comprendere per gli stessi Apostoli prima della Resurrezione, non poteva essere compreso da Pilato, ma certo, come un seme gettato nel terreno, avrebbe germinato dopo che “ tutto era compiuto”  ed è verosimile credere alla successiva conversione di Pilato. Del resto, le parole del Vangelo continuano sempre a crescere a e produrre i loro effetti in tutte le anime in cui vengono seminate e non rifiutate . ( Edoardo Longo )