giovedì 31 marzo 2016

IL LUPO E L' AGNELLO

http://books.mondadoristore.it/IL-Lupo-E-L-Agnello-Edoardo-Longo/eae978132624202/?_ga=1.61138990.344467731.1425471466

I LIBRI DELL' AVVOCATO EDOARDO LONGO SUL WEB

In numerose librerie del web è possibile acquistare i libri dell’ avvocato Edoardo Longo, spesso con sconti sul prezzo o a costo ZERO di spese di spedizione. 

Vediamo di fornire qualche traccia per la ricerca.

Innanzi tutto i libri possono essere reperiti sul catalogo ufficiale delle Edizioni della Lanterna

Qui si possono trovare le novità in tempo reale, appena cinque minuti dopo la loro pubblicazione. 

Altrove, passano anche 4 – 5 settimane prima di trovare in vetrina le novità. Ecco il link del Catalogo ufficiale :


Molti dei libri dell’ avvocato Edoardo Longo possono essere trovati su Amazon, con sconti anche significativi, spesso con costo zero di spese di spedizioni e tempistiche di consegna veramente eccezionali  :


Altri presso Mondadori :

Infine, fra le tante, segnaliamo anche  Abebooks che presente una selezione di numerose librerie internazionali che sovente vendono a costo ZERO di spese di spedizione :


Sulla libreria di Google dedicata all’ Autore, troverete la più ampia selezione dei libri diffusi sulla rete con la indicazione di una ulteriore vasta serie di librerie dove trovarli e di biblioteche che li tengono in lettura, nonché varie recensioni. Qui avete anche la possibilità di “ sfogliare “ virtualmente i libri [ ma non di scaricarli, chiaramente : sono protetti da copyright e non sono editi in formato ebook ] :


Scegliete dove trovate i titoli che vi interessano nonché dove sono praticate le condizioni che vi appaiono più interessanti. Ricordatevi, ogni tanto, di aggiornare la ricerca per essere  informati delle ultime  novità.

Buona lettura !

sabato 26 marzo 2016

IL MISTERO DEL SABATO SANTO

PRIMA DELLA RESURREZIONE GESU’ E’ DISCESO AGLI INFERI
Antica omelia del Sabato Santo

Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c'è grande silenzio, grande silenzio e solitudine.
Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita... e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano.
Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi.
Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita.
Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell'ombra di morte.
Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione.
Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce.
Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: «Sia con tutti il mio Signore». E Cristo rispondendo disse ad Adamo: «E con il tuo spirito». E, presolo per mano, lo scosse, dicendo: « Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà”.

IMAGO DEI



La Sindone è autentica?

 Nel 1988 venne effettuata la datazione radiocarbonica della Sindone  dai laboratori di Oxford, Tucson e Zurigo. Il risultato fu 1260-1390 d.C.

Lo studio fu pubblicato da “Nature” il 13/10/88 e i coordinatori della ricerca ricevettero abbondanti finanziamenti per i loro laboratori. C’è chi sostiene che siano arrivati da importanti uomini d’affari di New York.

Che vergogna insinuare che gli uomini di scienza si possano corrompere.

Quella datazione è stata considerata il verdetto definitivo della “scienza”. Quindi per chiunque, studiosi e scienziati compresi, osi dissentire dal verdetto del radiocarbonio, è lecito sospettare che si tratti del solito cristiano bigotto che crede nei miracoli e magari difende pure le crociate e quella Chiesa che in passato se la prendeva con i musulmani ed i poveri usurai del popolo “eletto”.

Tuttavia molti studiosi non si sono convinti e hanno continuato a fare le loro ricerche.

Soprattutto si sono domandati come sia possibile riprodurre nei minimi dettagli tutti i segni della Passione narrata nei Vangeli su di un telo medievale compresi i segni di una crocifissione romana tipica del I sec. d.C.; considerando che certi particolari della crocifissione romana peraltro non erano noti nel medioevo.
Da queste ricerche è emerso che:

-          Il telo sindonico ha le caratteristiche di un telo funerario ebraico del I sec. d.C. In quel tempo i cadaveri venivano sepolti integri, con occhi e bocca chiusi, e con aloe e mirra

-          Il telo sindonico non è di provenienza europea. Le dimensioni sono espresse in cubiti siriani, tale misura era usata nell'antico Israele. La torcitura ”Z” del filato è dell’area siro-palestinese dell’epoca di Cristo. Inoltre non furono trovate tracce di fibre di origine animale. In ambiente ebraico, il rispetto della legge mosaica prescrive di tenere separata la lana dal lino

-          Ci sono tracce di “natron”. Il ‘natron’ era usato in Palestina per la deidratazione del cadavere

-          Il polline più frequente, relativo ai campioni prelevati è quello di piante che crescono in Palestina.

-          Nell’immagine del volto è evidente la sudorazione di sangue

-          Si possono contare in luce UV le ferite lacero-contuse disposte a raggiera di 120 colpi, causati da un flagrum romano, con due diverse zone di provenienza

-          Ci sono almeno 50 impronte in corrispondenza del capo causate da oggetti appuntiti corrispondono agli effetti di un casco di spine

-          Le impronte evidenziano la differenza fra sangue arterioso e venoso scoperta nel 1593

-          Non è un dipinto perché non esiste alcun pigmento organico o inorganico. L'esame in fluorescenza ai raggi X, che fornisce un'analisi quantitativa delle specie atomiche presenti, non ha evidenziato alcun pigmento. Inoltre 25 diversi tipi di solventi, tra cui l’acqua, non degradano o cancellano l'immagine

-          È un'immagine che contiene un'informazione tridimensionale inconcepibile in epoca medievale

-          La moneta, dilepton lituus, appoggiata sulla palpebra destra data la ST intorno al 30 d.C... La moneta è stata coniata sotto Ponzio Pilato il 29-30 d.C.

-          L’immagine non è fluorescente quindi non può essere ottenuta per strinatura

-          Sono visibili i segni di un decesso da infarto seguito da emopericardio

-          L’elevata quantità di bilirubina riscontrata è indice di persona fortemente traumatizzata prima della morte

-          Il telo è antecedente alla caduta di Costantinopoli del 1204. Ogni venerdì veniva esposta a Costantinopoli una Sydoine sulla quale era visibile la figura di Cristo. Esistono testimonianze dei sec. XI-XII. Gregorio il Referendario descrive un’immagine impressa da gocce di sudore in cui si vede anche il sangue sgorgato dal fianco

-          Sono evidenti i segni della trafittura del costato (ferita di 45x15 mm) ove si notano grumi di sangue separato da un alone di siero. La ferita di forma ellittica presenta margini precisi e lineari, tipici di un colpo inferto dopo la morte

-          Il processo di formazione delle macchie di sangue è differente da quello dell’immagine corporea e avvenne prima che l’immagine corporea si fosse formata perché non esistono tracce di immagine sotto le macchie di sangue

-          L’immagine è impressa in modo ancora oggi non spiegabile scientificamente

Quindi il telo sindonico non può essere medioevale e non può essere un falso.

E allora cosa è successo durante la datazione radiocarbonica?

Come dice il detto “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina”.

Infatti proprio un professore italiano del Dipartimento di Ingegneria Meccanica dell’Università di Padova, dopo aver notato che non tornavano i calcoli dei pesi e delle misure dei campioni sindonici, decide di segnalarlo al British Museum che coordinò le ricerche.

La risposta che ottenne dalla direttrice  S. Bowmann del Research Department del British Museum il 5  settembre  1997 è:

“Lei fa riferimento ad un errore di calcolo della media delle variabili dei risultati di Tucson (A-rizona). Non sono una statistica e sono quindi solo in grado di dire che, qualsiasi possa essere stato l’errore commesso, esso è spiacevole.”


Quindi si ammette l’errore ma ovviamente non si sente il dovere di correggerlo….



 di: Anonimo Pontino.


venerdì 25 marzo 2016

VENERDI' SANTO : L' ORA DELLE TENEBRE

LA PASSIONE DI GESU' NELLA RICOSTRUZIONE DEL MEDICO DOTT. BARBET


di Anonimo Pontino.

Alcuni anni fa un dottore francese, Barbet, si trovava in Vaticano nel circolo di ascoltatori c'era anche il cardinal Pacelli. Il Barbet  affermò con estrema sicurezza che la morte di Gesù in croce era avvenuta per contrazione tetanica di tutti i muscoli e per asfissia. Il cardinal Pacelli impallidì. Poi mormorò piano:- Noi non ne sapevamo nulla; nessuno ce ne aveva fatto parola.
In seguito a quella osservazione Barbet stese per iscritto una allucinante ricostruzione, dal punto di vista medico, della passione di Gesù.
«Io sono soprattutto un chirurgo; ho insegnato a lungo. Per tredici anni sono vissuto in compagnia di cadaveri; durante la mia carriera ho studiato a fondo l'anatomia. Posso dunque scrivere senza presunzione ».

1 -«Gesù entrato in agonia nell'orto del Getsemani - scrive l'evangelista Luca - pregava più intensamente. E diede in un sudore come di gocce di sangue che cadevano fino a terra ». Il solo evangelista che riporta il fatto è un medico, Luca. E lo fa con la precisione di un clinico. Il sudar sangue, o ematoidròsi, è un fenomeno rarissimo. Si produce in condizioni eccezionali: a provocarlo ci vuole una spossatezza fisica, accompagnata da una scossa morale violenta, causata da una profonda emozione, da una grande paura. Il terrore, lo spavento, l'angoscia terribile di sentirsi carico di tutti i peccati degli uomini devono aver schiacciato Gesù.
Questa tensione estrema produce la rottura delle finis­sime vene capillari che stanno sotto le ghiandole sudoripare... Il sangue si mescola al sudore e si raccoglie sulla pelle; poi cola per tutto il corpo fino a terra.
I soldati spogliano Gesù e lo legano per i polsi a una colonna dell'atrio. La flagel­lazione si effettua con delle strisce di cuoio multiplo su cui sono fissate due palle di piombo o degli ossicini. Le tracce sulla Sindone di Torino sono innumerevoli; la maggior parte delle sferzate è sulle spalle, sulla schiena, sulla regione lombare e anche sul petto.
I carnefici devono essere stati due, uno da ciascun lato, di ineguale corporatura. Colpiscono a staffilate la pelle, già alterata da milioni di microscopiche emorragie del sudor di sangue. La pelle si lacera e si spacca; il sangue zampilla. A ogni colpo il corpo di Gesù trasale in un soprassalto di dolore. Le forze gli vengono meno: un sudor freddo gli imperla la fronte, la testa gli gira in una verti­gine di nausea, brividi gli corrono lungo la schiena. Se non fosse legato molto in alto per i polsi, crollerebbe in una pozza di sangue.
Poi lo scherno dell'incoronazione. Con lunghe spine, più dure di quelle dell'acacia, gli aguzzini intrecciano una specie di casco e glielo applicano sul capo.
Le spine penetrano nel cuoio capelluto e lo fanno sanguinare (i chirurghi sanno quanto sanguina il cuoio capelluto).
Dalla Sindone si rileva che un forte colpo di bastone dato obliquamente, lasciò sulla guancia destra di Gesù una orribile piaga contusa; il naso è deformato da una frattura dell'ala cartilaginea.
Caricano sulle spalle di Gesù il grosso braccio orizzontale della croce; pesa una cinquantina di chili. Il palo verticale è già piantato sul Calvario. Gesù cammina a piedi scalzi per le strade dal fondo irregolare cosparso di ciottoli. I soldati lo tirano con le corde. Il percorso, fortunatamente, non è molto lungo, circa 600 metri. Gesù a fatica mette un piede dopo l'altro; spesso cade sulle ginocchia.
E sempre quella trave sulla spalla. Ma la spalla di Gesù è coperta di piaghe. Quando cade a terra la trave gli sfugge e gli scortica il dorso.


2 - Ma questo non è che l'inizio di una tortura atroce. Uno strano fenomeno si produce nel corpo di Gesù. I muscoli delle braccia si irrigidiscono in una contrazione che va accentuandosi: i deltoidi, i bicipiti sono tesi e rilevati, le dita si incurvano. Si tratta di crampi. Alle cosce e alle gambe gli stessi mostruosi rilievi rigidi; le dita dei piedi si incurvano. Si direbbe un ferito colpito da tetano, in preda a quelle orribili crisi che non si possono dimenticare. È ciò che i medici chiamano TETANÌA, quando i crampi si generalizzano: i muscoli dell'addome si irrigidiscono in onde immobili; poi quelli intercostali, quelli del collo e quelli respiratori. Il respiro si è fatto a poco a poco più corto. L'aria entra con un sibilo ma non riesce quasi più a uscire. Gesù respira con l'apice dei polmoni. La sete di aria: come un asmatico in piena crisi, il suo volto pallido a poco a poco diventa rosso, poi trascolora nel violetto purpureo e infine nel cianotico.
Gesù, colpito da asfissia, soffoca. I polmoni, gonfi d'arìa non possono più svuotarsi. La fronte è imperlata di sudore, gli occhi gli escono fuori dall'orbita. Che dolori atroci devono aver martellato il suo cranio!
Sul Calvario ha inizio la crocifissione. I carnefici spogliano il condannato; ma la sua tunica è incollata alle piaghe e il toglierla è semplicemente atroce. Non avete mai staccato la garza di medicazione da una larga piaga contusa? Non avete sofferto voi stessi questa prova che richiede talvolta l'anestesia generale? Potete allora rendervi conto di che si tratta.
Ogni filo di stoffa aderisce al tessuto della carne viva; a levare la tunica, si lacerano le terminazioni nervose messe allo scoperto nelle piaghe. I carnefici dànno uno strappo violento. Come mai quel dolore atroce non provoca una sincope?
Il sangue riprende a scorrere; Gesù viene steso sul dorso. Le sue piaghe s'incrostano di polvere e di ghiaietta. Lo distendono sul braccio orizzontale della croce. Gli aguzzini prendono le misure. Un giro di succhiello nel legno per facilitare la penetrazione dei chiodi e l'orribile supplizio ha inizio. Il carnefice prende un chiodo (un lungo chiodo appuntito e quadrato), lo appoggia sul polso di Gesù; con un colpo netto di martello glielo pianta e lo ribatte saldamente sul legno.
Gesù deve avere spaventosamente contratto il viso. Nello stesso istante il suo pollice, con un movimento vio­lento, si è messo in opposizione nel palmo della mano: il nervo mediano è stato leso. Si può immaginare ciò che Gesù deve aver provato: un dolore lancinante, acutissimo che si è diffuso nelle sue dita, è zampillato, come una lingua di fuoco, nella spalla, gli ha folgorato il cervello il dolore più insopportabile che un uomo possa provare, quel­lo dato dalla ferita dei grossi tronchi nervosi. Di solito provoca una sincope e fa perdere la conoscenza. In Gesù no. Almeno il nervo fosse stato tagliato netto! Invece (lo si constata spesso sperimentalmente) il nervo è stato di­strutto solo in parte: la lesione del tronco nervoso rimane in contatto col chiodo: quando il corpo di Gesù sarà sospeso sulla croce, il nervo si tenderà fortemente come una corda di violino tesa sul ponticello. A ogni scossa, a ogni movimento, vibrerà risvegliando il dolore straziante. Un supplizio che durerà tre ore.
Anche per l'altro braccio si ripetono gli stessi gesti, gli stessi dolori.
Il carnefice e il suo aiutante impugnano le estremità della trave; sollevano Gesù mettendolo prima seduto e poi in piedi; quindi facendolo camminare all'indietro, lo addossano al palo verticale. Poi rapidamente incastrano il brac­cio orizzontale della croce sul palo verticale.
Le spalle di Gesù hanno strisciato dolorosamente sul legno ruvido. Le punte taglienti della grande corona di spine hanno lacerato il cranio. La povera testa di Gesù è inclinata in avanti, poiché lo spessore del casco di spine le impedisce di riposare sul legno. Ogni volta che Gesù solleva la testa, riprendono le fitte acutissime.


Gli inchiodano i piedi.
È mezzogiorno. Gesù ha sete. Non ha bevuto nulla né mangiato dalla sera precedente. I lineamenti sono tirati, il volto è una maschera di sangue. La bocca è semiaperta e il labbro inferiore già comincia a pendere. La gola è secca e gli brucia, ma Gesù non può deglutire. Ha sete. Un soldato gli tende, sulla punta di una canna, una spugna imbevuta di una bevanda acidula in uso tra i militari.
-Ma cosa avviene? Lentamente, con uno sforzo sovrumano, Gesù ha preso un punto di appoggio sul chiodo dei piedi. Facendosi forza, a piccoli colpi, si tira su, alleggerendo la trazione delle braccia. I muscoli del torace si distendono. La respirazione diventa più ampia e profonda, i polmoni si svuotano e il viso riprende il pallore primitivo.
Perché tutto questo sforzo? Perché Gesù vuole parlare: « Padre, perdona loro: non sanno quello che fanno ». Dopo un istante il corpo ricomincia ad afflosciarsi e l'asfissia riprende. Sono state tramandate sette frasi di Gesù dette in croce: ogni volta che vuol parlare, Gesù dovrà sollevarsi tenendosi ritto sui chiodi dei piedi... Inimmaginabile!

Uno sciame di mosche (grosse mosche verdi e blu come se ne vedono nei mattatoi e nei carnai), ronza attorno al suo corpo; gli si accaniscono sul viso, ma egli non può scacciarle. Fortunatamente, dopo un po', il cielo si oscura, il sole si nasconde: d'un tratto la temperatura si abbassa. Fra poco saranno le tre del pomeriggio. Gesù lotta sempre; di quando in quando si risolleva per respirare. È l'asfissia periodica dell'infelice che viene strozzato e a cui si lascia riprendere fiato per soffocarlo più volte. Una tor­tura che dura tre ore.

Tutti i suoi dolori, la sete, i crampi, l'asfissia, le vibrazioni dei nervi mediani, non gli hanno strappato un lamento. Ma il Padre (ed é l'ultima prova) sembra averlo abbandonato: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
Ai piedi della croce stava la madre di Gesù. Potete immaginare lo strazio di quella donna?

Prima di morire Gesù dà un grido e poi dice: «Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito ».

PONZIO PILATO


di Anonimo Pontino.

La figura di Ponzio Pilato nella cultura dominante, nei discorsi che capita spesso di sentire ovunque, è diventata il simbolo di chi si sottrae alle proprie responsabilità, del menefreghismo, della viltà. La cosa che mi rattrista maggiormente è vedere molti cattolici, anche sacerdoti, accogliere con leggerezza queste posizioni.
Ma le cose stanno realmente così?

Ponzio Pilato ha amministrato la Giudea per circa un decennio dal 26 al 36. Gesù ha iniziato il  suo  ministero  pubblico  nel  30  ed  è  stato  condannato  a  morte  nel  33.

All’epoca del processo a Gesù , la Giudea non era provincia romana, bensì  “federata”. Il procuratore Ponzio Pilato aveva quindi giurisdizione politico-militare soltanto sui delitti di infedeltà  a quel “foedus”, mentre,  per  tutti  gli  altri,  e  a  maggior  ragione  quelli  di  sacrilegio  contro  la  legge mosaica, la competenza  esclusiva  era  dell’autorità   locale  ebraica,  e  cioè   del  Sinedrio. 

Inoltre Pilato era stato in un certo senso sconfessato da Tiberio.

Infatti dopo il suo arrivo in Palestina Ponzio Pilato fece appendere  nel  suo  palazzo in Gerusalemme gli scudi d’oro dedicati  a  Tiberio,  muniti  d’iscrizioni  e  privi  di  simboli  che  potevano  essere ritenuti idolatrici (Filone  d’Alessandria,  De  legatione  ad  Cajum,  par.  38,  n.  299-305).  I giudei si rivolsero  a Tiberio chiedendo la rimozione degli scudi, e Pilato dovette cedere (cfr. G. Ricciotti, Vita di Gesù Cristo, cit., II vol., pp. 439 ss.)

Pilato detestava il Sinedrio, ma non aveva più l’appoggio del suo Imperatore. Di fatto il Sinedrio mediante Tiberio aveva in mano Pilato.

Quando Pilato interrogò  accuratamente l’imputato,  la sua sentenza fu: “Io trovo quest’uomo immune da colpa”.

Quando sentì  che il presunto delitto di sedizione politica, a carattere continuativo, sarebbe iniziato in Galilea, Pilato esattamente  applicando  il  rito  vigente,  si dichiarò incompetente  per  territorio  e  rimise  la  causa  al  tetrarca  di  Galilea,  Erode  Antipa. Ebbene – registra  l’evangelista  –  quando  anche  Erode  dichiarò   Gesù   innocente  “da  quel giorno Pilato ed Erode,  che  erano  prima  in  pessimi  rapporti,  divennero  amici”.

Ma il procuratore non si fermò  li. Si impegnò  per salvare Gesù  anche al di là  del proprio dovere istituzionale tanto da compromettere il proprio “cursus honorum”. Pilato sapeva bene che Gesù  era molto popolare (non poteva essergli sfuggita la domenica delle Palme, proprio in Gerusalemme), e sapeva anche che il Sinedrio lo odiava.

Si  illuse  però  che,  ricorrendo  al  popolo,  egli  sarebbe  riuscito  –  senza  violare  la  legge  – a strappare  il  perseguitato  dalle  grinfie  del  suoi  nemici.  Sottovalutava  l’astuzia  o  la perfidia dei vertici ebraici, che, prevedendo la sua mossa, avevano provveduto a far affluire per tempo nella non grande piazza una folta schiera di loro servitori e clienti. Accade contro ogni logica che il risultato della consultazione popolare fosse “libera Barabba!”; sebbene Pilato fosse ricorso anche all’espediente  di far comparire il suo protetto in pubblico conciato in modo da indurre a compassione chiunque.

Pilato,  allora,  costatata  l’impossibilità   di  smuovere la folla obbediente al Sinedrio, grida “io sono innocente del sangue di questo giusto.” Affermazione inconciliabile con l’ipotesi che egli stesso lo avesse condannato poco prima a morte e spiegabile soltanto col fatto che la condanna fosse stata decisa e pronunziata da “altri”.

Arriviamo  alla  famosa  “lavata  di  mani”.

Il gesto di lavarsi le mani non va inteso come un non curarsi di ciò che stava per accadere. Infatti in Giudea  ci  si  lavava  le  mani  se  ci  si  imbatteva  in  un  cadavere per significare di non essere colpevole della sua uccisione (cfr. Deut., XXI, 6). L’atto di Pilato voleva significare ai giudei: “io sono innocente della morte di Gesù” (v. 24). E loro capirono benissimo e risposero: “che il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli” (v. 25), cioè essi presero su di sé come popolo la  responsabilità  della  condanna  a  morte  di  Gesù.

Gesù  stesso  scagiona  Pilato  quando  gli  dice:  “chi  mi  ha  consegnato  a  te  è colpevole di un peccato  gravissimo.  Tu  non  avresti  nessun  potere  su  di  me  se  non  ti  fosse  stato dato dall’alto” (Jo.,  XIX,  11) ( 1) .  Gli  esegeti  interpretano  questo  versetto  nel senso che il Sinedrio  avrebbe fatto ricorso a Tiberio dal quale Pilato aveva ricevuto il potere. Pilato è solo un delegato dell’Imperatore ed il  Sinedrio  che  ha  consegnato  Gesù  a  Pilato  lo  costringe  a  condannarlo  sotto minaccia di ricorrere  all’Imperatore  del  quale  Pilato  è  solo  il  delegato (cfr. M. De Tuya, Biblia Comentada, Evangelios, vol. V, Madrid, 1964, p. 1289).

I  cattolici  greci  venerano  la  moglie  di  Pilato  (Claudia  Procula)  come  santa,  mentre i Copti venerano anche Pilato, la cui conversione non è storicamente testata, ma la tradizione copta vuole  che  Pilato  abbia  terminato  la  sua  vita  nel  pentimento  e  nella  pratica  delle virtù cristiane (F. Spadafora, Pilato, Rovigo, Istituto Padano di Arti Grafiche, 1973).

Al gesto pubblico di Pilato di lavarsi le mani, soprattutto i protestanti hanno attribuito invece il  significato  di disinteressarsi,  di  tirarsi  fuori  vilmente.

Il cinema di Hollywood ha fatto il resto, cambiando  la  realtà  storica  sulla  responsabilità  del  Sinedrio  nella  morte  di  Cristo. Ma Hollywood lo sanno anche i muri che obbedisce alla lobby ebraica.



Secondo i fratelli Lémann (A. e J. Lémann, Valeur de l’assemblée qui prononça la peine de mort contre JésusChrist, ed. Lecoffre,Parigi, 1876) il  Sinedrio  era  risoluto  sin  dall’inizio ed a  priori  a  condannare Gesù,  indipendentemente  dalla  sua  innocenza.  Questi  fatti  sono  le tre decisioni prese dal Sinedrio  nelle  tre  riunioni  anteriori  a  quella  del  Venerdì  Santo:  la  condanna  a  morte  di Gesù, prima ancora che comparisse come accusato.

•          La prima riunione si tenne dal 28 al 30 settembre (Tisri)dell’anno 781 di Roma (32 d. C.). Il Vangelo parla de “l’ultimo giorno della festa dei Tabernacoli” (Io., VII, 37), che in quell’anno cominciava il 22 settembre e terminava il 28. S. Giovanni ci riferisce che Gesù aveva guarito miracolosamente un cieco nato e che “i suoi genitori, temevano i giudei; poiché i giudei avevano congiurato che se qualcuno avesse confessato che Gesù era il Cristo sarebbe stato scomunicato” (Io., IX, 22). Il decreto di scomunica era stato lanciato tra il 28 ed il 30 settembre. Ora tale decreto prova due cose:1°) che vi era stata una riunione solenne del Sinedrio, che solo aveva il potere di lanciare la “scomunica maggiore”; 2°) che in tale riunione si era parlato della morte di Gesù. Infatti l’antica Sinagoga aveva tre tipi di scomunica: la separazione (niddui ); l’esecrazione (choerem) e la morte (schammata).La separazione condannava qualcuno a vivere isolato per trenta giorni. Essa non era riservata al Sinedrio. L’esecrazione comportava una separazione completa dalla società giudaica: si era esclusi dal Tempio e votati al demonio. Solo il Sinedrio di Gerusalemme poteva infliggerla, e la pronunciò contro chiunque asserisse che Gesù era il Messia. La morte era riservata ai falsi profeti. “Ora tutto lascia supporre che il Sinedrio, il quale non esitò a lanciare l’esecrazione contro i seguaci di Gesù, dovette nella medesima riunione, deliberare se pronunciare o no contro Gesù stesso […] la pena di morte. Una vecchia tradizione talmudica dice che fu proprio così” (A. e J. Lémann, Valeur de l’assemblée qui prononça la peine de mort contre Jésus Christ, ed. Lecoffre,Parigi, 1876, pagg. 50-51).

•          La seconda riunione ebbe luogo nel febbraio (adar) del 782 dalla fondazione di Roma (33 d. C.), circa quattro mesi e mezzo dopo la prima. Fu in occasione della resurrezione di Lazzaro. S. Giovanni scrive: “Da quel giorno, risolsero di farlo morire” (Io., XI, 50).
Perciò nella prima riunione la condanna a morte era stata proposta, ma nella seconda la decisione è presa.

•          La terza ebbe luogo 20-25 giorni dopo la seconda, il mercoledì Santo, 12 marzo (nisan) 782 ab Urbe condita. S. Luca scrive: “Allora i Capi e gli Anziani tennero consiglio, per sapere come potersi impadronire di Gesù e farlo morire. E dicevano: non bisogna che sia durante la festa, per paura che scoppi un tumulto” (Lc ., XXIII, 1-3). Questo terzo consiglio non aveva come oggetto la condanna a morte di Gesù, poiché la sua morte eragià stata decretata nel secondo consiglio. Ora si trattava soltanto di stabilire il tempo e il modo della sua uccisione, e si decise di aspettare che fosse passata la festa di Pasqua; ma un avvenimento imprevisto li fece tornare su questa decisione: “Giuda, l’Iscariota, venne dai sommi Sacerdoti per consegnare loro Gesù” (Lc ., XXII, 3-4). Giuda, il traditore, toglie ogni incertezza al Sinedrio, la condanna di Gesù non sarà più rinviata adun giorno indeterminato dopo Pasqua, ma al primo momento favorevole.

Anonimo Pontino




NOTA :



( 1 ) Nei Vangeli troviamo spesso espressioni che, oltre ad un significato letterale, hanno anche un significato teologico. Penso che anche questa frase abbia la stessa valenza, oltre al senso letterale esplorato dall’ ottimo Anonimo Pontino. Pilato pronuncia quella frase ad un Gesù silenzioso. Pilato lo sollecita a difendersi sottolineando come lui avesse il potere di punirlo se non avesse potuto scagionarlo. 

La risposta di Gesù, in senso teologico, sottolinea a mio modesto avviso il fatto che giammai un uomo avrebbe potuto mettere a  morte il Figlio di Dio se tale potere non gli fosse stato permesso dalla Volontà Divina, che attraverso la Passione e Morte di Cristo, con la successiva Resurrezione, apriva la strada alla Salvezza dell’ umanità , poichè Cristo aveva accettato la volontà di Dio e aveva caricato su di sé i peccati dell’ Umanità per ottenere la Salvezza e la Resurrezione degli uomini, condannati prima di lui alla schiavitù del peccato.

Chiaramente questo concetto teologico, arduo da comprendere per gli stessi Apostoli prima della Resurrezione, non poteva essere compreso da Pilato, ma certo, come un seme gettato nel terreno, avrebbe germinato dopo che “ tutto era compiuto”  ed è verosimile credere alla successiva conversione di Pilato. Del resto, le parole del Vangelo continuano sempre a crescere a e produrre i loro effetti in tutte le anime in cui vengono seminate e non rifiutate . ( Edoardo Longo )

IL MISTERO DEL VENERDI' SANTO


"Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevano stima. Eppure egli si è addossato le nostre sofferenze, si è caricato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità" (Canto del Servo Sofferente, Isaia).

Nel cuore del Venerdì Santo si erge la figura del Cristo sofferente e morente. Nelle parole di Isaia, si disegnano la nascita, la vita, la passione, la morte, la sepoltura e la glorificazione di un personaggio misterioso.

E' un uomo sfigurato e macerato, eppure il suo dolore non è espiazione di un suo peccato; il castigo sarebbe nostro, ma il dolore è diventato suo. La sua vita sfocia nel martirio, e disegna con la sua sofferenza qualcosa di nuovo, inaspettato.

Il giusto, contempla la luce, si sazia della conoscenza di Dio e davanti al Signore egli riconduce tutti gli uomini che sono stati salvati dal suo sacrificio espiatorio.

 Don Salvatore Lazzarra


SOPRA LA CROCE DI GESU' NON C'ERA SCRITTO SOLO INRI


Sopra la Croce di Gesù non era scritto solo INRI. Ecco il vero significato della iscrizione ebraica che i giudei volevano far cambiare a Ponzio Pilato. - Una pagina del Vangelo poco ricordata : contiene l' accusa espressa di deicidio a carico del sinedrio e dei giudei : accusa che ancora oggi cercano di cancellare dalla teologia e dalla liturgia cattolica. 



In Esodo 20,2 Dio rivela il suo nome a Mosè:

“Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto”.

La parola tradotta con “il Signore” è il famoso Tetragramma che gli ebrei non possono neanche pronunciare:

YHWH“, vocalizzato in diversi modi tra i quali “Yahweh“. Le quattro lettere ebraiche che lo compongono sono queste:

 “יהוה“, yod-he-waw-he. Ricordiamo che l’ebraico si legge da destra verso sinistra.

Nel Vangelo di Giovanni, capitolo 19 versetti 16-22, leggiamo:

“Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei».

Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: «Il re dei Giudei», ma: «Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei»». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».”

Nonostante il brano in questione sia famosissimo, la scena che si è svolta davanti a Gesù crocifisso dev’essere stata un po’ diversa da come ce la siamo sempre immaginata. Giovanni, forse, ha provato a sottolinearlo ma il lettore, non conoscendo la lingua ebraica, è impossibilitato a comprendere.

L’iscrizione di cui parla Giovanni è la famosa sigla “INRI“, raffigurata ancora oggi sopra Gesù crocifisso. L’acronimo, che sta per il latino “Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum“, significa appunto “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei“.

Ma Giovanni specifica che l’iscrizione era anche in ebraico. Non solo: in un momento così importante l’evangelista sembra soffermarsi su dei particolari apparentemente di poco conto:

- il fatto che molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città

- i capi dei sacerdoti che si rivolgono a Pilato per far modificare l’iscrizione

- Pilato che si rifiuta di cambiarla.


Ponzio Pilato, che era romano, probabilmente non capiva che, senza volerlo, aveva creato un po’ d’imbarazzo – se vogliamo definirlo così – agli ebrei che osservavano Gesù crocifisso con quell’iscrizione sopra la testa.

Henri Tisot, esperto di ebraico, si è rivolto a diversi rabbini per chiedere quale fosse l’esatta traduzione ebraica dell’iscrizione fatta compilare da Pilato. Ne parla nel suo libro “Eva, la donna” nelle pagine da 216 a 220.

Ha scoperto che è grammaticalmente obbligatorio, in ebraico, scrivere “Gesù il Nazareno e re dei Giudei“. 

Con le lettere ebraiche otteniamo “ישוע הנוצרי ומלך היהודים“. Ricordiamo la lettura da destra verso sinistra.

Queste lettere equivalgono alle nostre “Yshu Hnotsri Wmlk Hyhudim” vocalizzate “Yeshua Hanotsri Wemelek Hayehudim“.

Quindi, come per il latino si ottiene l’acronimo “INRI“, per l’ebraico si ottiene “יהוה“, “YHWH“.

Ecco spiegata l’attenzione che Giovanni riserva per la situazione che si svolge sotto Gesù crocifisso. In quel momento gli ebrei vedevano l’uomo che avevano messo a morte, che aveva affermato di essere il Figlio di Dio, con il nome di Dio, il Tetragramma impronunciabile, inciso sopra la testa.

Non poteva andar bene per i giudei e per  il sinedrio giudaico che YHWH fosse scritto , visibile a tutti, e provarono a convincere Pilato a cambiare l’incisione.

Ecco che la frase del procuratore romano “Quel che ho scritto, ho scritto” acquista un senso molto più profondo.

Sembra incredibile? Pensate che Gesù aveva profetizzato esattamente questo momento. In Giovanni 8,28 troviamo scritto:

“Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono” .

Per “innalzare” Gesù intende la crocifissione. “Io Sono” allude proprio al nome che Dio ha rivelato a Mosè in Esodo 3,14:

“Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: «Io-Sono mi ha mandato a voi»”.


FONTE :



martedì 22 marzo 2016

EURABIA


La notizia di oggi è una bomba all'aeroporto di Bruxelles..... Si stanno integrando con calma..... dai.. diamogli tempo….. attendiamo il messaggio a reti unificate della Presidenta Boldrini contro il razzismo e la xenofobia risorgente..... 

giovedì 17 marzo 2016

IL RUOLO DELLA DONNA RIDISEGNATO DAL POTERE FINANZIARIO


 di: Anonimo Pontino.


La Rockefeller Foundation fu uno dei maggiori finanziatori del movimento femminista. Come disse nel suo libro Gloria Steinem, leader del movimento femminista negli anni sessanta e settanta, ci furono anche cospicui finanziamenti della CIA.

Il femminismo venne concepito come una forma di indottrinamento di massa per il controllo sociale ampiamente sostenuta dai media. Molti non riescono a capirlo poiché non riescono ad identificare la relazione tra potere finanziario, i suoi mezzi ed il motivo per cui il femminismo viene promosso.

Gli scopi, pienamente realizzati, dei finanziamenti della Rockefeller Foundation furono: poter tassare anche le donne che avrebbero acquisito il “diritto” di lavorare, e poter strappare loro i propri figli ad un’età ancor più precoce eliminando l’istruzione familiare, in modo da indottrinarli tramite la scuola e l’apparato statale. Come fu rivelato anche dallo stesso Nicolas Rockefeller.

Il sistema scolastico è infatti costruito in modo che i docenti seguano un programma creato apposta per distogliere dalla comprensione di ciò che sta accadendo, la famiglia costituisce pertanto un ostacolo al  lavaggio del cervello praticato nei giovani. Per cui andava distrutta.

Il femminismo ha inculcato alla donna la convinzione che per realizzarsi avrebbe dovuto ridisegnare il proprio ruolo sociale, ridimensionando gli aspetti genitoriali e di moglie per misurarsi in ambiti che per secoli furono prerogativa dell’uomo.

L’idea che l’emancipazione della donna si realizzi soprattutto imitando l’uomo nella sua vita professionale, ha spinto la donna a sentirsi realizzata  liberandosi dal matrimonio e dalla famiglia. I valori inculcati con la cultura della competizione e dell’egocentrismo hanno reso possibile che venisse scardinato il ruolo tradizionalmente ricoperto dalla donna come mater familias, fondamento per il buon funzionamento della macchina sociale.

Secondo l'ideologia femminista il sesso dev'essere slegato dall'amore e dal matrimonio,  l'auto-realizzazione si raggiunge in una carriera di successo e non nel matrimonio e nella famiglia. Questa ideologia ha inoltre sempre attaccato e criminalizzato i valori derivanti dalla cultura cristiana della sobrietà del vestiario femminile, della compostezza nel modo di vestirsi, della fedeltà coniugale.

Oggi viene purtroppo rivendicato anche con rabbia il “vestirsi” mettendo in mostra il proprio corpo, con parti intime scoperte o in bella vista attraverso vestiti attillati. Questo costituisce un modo per ottenere complimenti e successi, per risalire posti nella società e tenere soggiogati gli ormoni sessuali maschili.

La propaganda invia messaggi analoghi anche agli uomini: «Non hai bisogno di sposarti. Puoi fare sesso liberamente. Il matrimonio e i figli sono una seccatura».

Nei tempi passati invece i modelli cavallereschi erano espressione del profondo rispetto verso il ruolo femminile nella società familiare. In questi contesti gli atteggiamenti cosiddetti 'galanti' in origine non assolvevano scopi seduttivi, ma esprimevano rispetto e ammirazione nei confronti della donna. Poi la propaganda massmediatica ha fatto perdere il senso originario e ridotto tutto alla sfera sensuale.


I modelli sociali sono stati quindi completamente sovvertiti dal grande cartello bancario. Le donne sono state spogliate di un ruolo onorato, e ridotte ad oggetti sessuali ed ingranaggi del mondo del lavoro al servizio del profitto e del mercato.



NOTA BIBLIOGRAFICA : 



Per approfondire i temi di questo studio, consigliamo le opere del nostro Anonimo Pontino. Segnaliamo una variegata offerta di libri e librerie dove acquistarli : molte di queste offerte sono a costo ZERO di spese di spedizione :