giovedì 28 gennaio 2016

L' UNITA' D' ITALIA FINANZIATA DAI ROTSCHILD



di Anonimo Pontino

L’Unità d’Italia finanziata dai Rothschild – La corruzione all’ origine dell’ Unità d’ Italia.


Gli storici politicamente corretti insegnano nei libri di scuola che tutti avete studiato, che Garibaldi era un eroe solitario che con mille ladroni (così Garibaldi li definì in un discorso del 5 XII 1861 al parlamento di Torino) avrebbe sconfitto un esercito di 50.000 o 80.000 uomini.

Qualche dubbio che si tratti di una minchiata retorica completamente inventata potrebbe anche sorgere.

Alla domanda naturale di come Garibaldi coi suoi Mille si sia potuto impadronire di un Regno di 9 milioni di persone gli storici conformisti dicono che i Mille furono accolti dalla popolazione con entusiasmo….E che dopo la prima vittoria contro l'esercito regolare i mille possono contare su un fattore psicologico…. per cui i borbonici ogni volta che vedono i garibaldini si predispongono ad una nuova sconfitta! Non sapevano stare in riga, non sapevano caricare il moschetto…ecc.

Un popolo che non conosce il proprio passato non può avere un futuro. Ecco perché viene nascosta la verità.

La verità è che a proteggere lo sbarco a Marsala (che tra l'altro avveniva sul molo di un esportatore di vini inglese) c'erano 4 navi da guerra inglesi, prima la Argus e l'Intrepid, poi la Amphion e la Hannibal, comandata da Mundy ,che fa perfino una relazione della vicenda….

A Londra si procede all'arruolamento di una legione garibaldina, i cui volontari per non dare nell'occhio venivano registrati come escursionisti-turisti dell'Etna. I bandi per la raccolta di volontari furono pubblicati dal "Daily News"". Questi altri mille furono un altro dei tanti sbarchi che si successero sotto la protezione delle navi inglesi e piemontesi, circa 17 sbarchi finché le camicie rosse divennero 25.000.

Mazzini a Londra bussa presso le varie logge e presso grossi industriali che fiutano affari d'oro ad una eventuale scomparsa del regno meridionale. Questo consente di raggiungere la notevole cifra di 3 milioni di franchi oro, senza contare i 2 milioni di franchi oro dati da Cavour alla Società nazionale. Tutto questo non potrebbe avvenire senza lascia passare inglese, visto che a capo della Gran Loggia Madre inglese c'è la regina.

Questi soldi servirono a corrompere i vertici dell'esercito borbonico.

Si parla di almeno 16 alti ufficiali che tradirono. Decisivo fu il tradimento di Luigi Conte d'Aquila, fratello di Ferdinando II, che riuscì a portare nella setta massonica molti comandanti delle navi da guerra: l'ammiraglio piemontese Persano scriveva a Cavour il 6 agosto 1860:"Gli stati maggiori di questa marina si possono dire tutti nostri, pochissime essendo le eccezioni".

I fondi della massoneria inglese servirono anche a Garibaldi per acquistare a Genova i fucili di precisione, senza i quali non avrebbe potuto affrontare l'esercito borbonico.

Senza quei fucili, Garibaldi avrebbe fatto la fine di Carlo Pisacane e dei fratelli Bandiera, i rivoltosi che la monarchia napoletana giustiziò nella prima metà dell'Ottocento.

Le vere ragioni per cui la Gran Bretagna non tollera un Regno delle due Sicilie è un’altra cosa che gli storici conformisti si dimenticano di dire. Il Regno delle due Sicilie era molto potente, produceva la quasi totalità (90-95%) dello zolfo del mondo (solfare siciliane), elemento indispensabile per le armi da sparo, e non aveva voluto concedere lo sfruttamento e il monopolio di tali miniere all'Inghilterra, al punto che ne stava per scoppiare una guerra (1836).

Il Regno delle Due Sicilie ebbe, nella rassegna internazionale di Parigi del 1856 il terzo posto in Europa per lo sviluppo industriale (dopo Inghilterra e Francia) e l'opificio reale di Pietrarsa è la più grande fabbrica d'Italia. Il primo vascello a vapore del mediterraneo fu costruito nelle Due Sicilie. Sta a Napoli il più grande bacino di carenaggio in muratura d' Italia. La flotta duosiciliana rappresenta 1'80% del naviglio di tutta Italia, formando la prima flotta mercantile d'Italia.

Ma c’era un altro motivo di assoluto interesse: il Banco di Napoli aveva una riserva aurea di circa quattro volte superiore di quella di tutte le restanti banche d'Italia messe insieme. I 443 milioni di lire oro, pari a circa 200 miliardi di euro attuali, servirono ai Savoia per pagare il debito nei confronti di….?
Sempre loro. I Rothschild.

I quali sapientemente finanziano tutte le parti in gioco, con la condizione di farsi sempre pagare i debiti dei vinti.

Era il 1821 quando Carl Amschel, uno dei quattro figli di Mayer Amschel, capostipite della dinastia dei banchieri, finanziò il ritorno sul trono di Ferdinando di Borbone. Dieci anni dopo era a Napoli ad aprire la prima filiale della Banca Rothschild in Italia.


Anche i Savoia, che avevano ormai messo in ginocchio l’economia piemontese con la loro politica guerrafondaia, si erano indebitati verso i Rothschild per svariati milioni.

Nel 1831 Cavour indebitò il Piemonte con James de Rothschild, per pagar i debiti si fece aiutare da Carlo de Rothschild con ulteriori prestiti di 180 mila scudi l'anno. In questo modo il Piemonte e Cavour furono presto nelle mani dei Rothschild. Questo fu un primo passo fondamentale per arrivare all' unione dell' Italia con la forza e decisa dai Rothschild stessi attraverso i "burattini" Garibaldi, Cavour, Mazzini, Bixio, etc

La conquista degli Stati che componevano la Penisola italiana e, in particolare, del ricco Regno delle Due Sicilie da parte dei Savoia fu dettata dall'esigenza di rientrare dall'esposizione nei confronti di Banque Rothschild che aveva già investito parecchio nelle avventure belliche piemontesi.

di Anonimo Pontino



Fonti:

MUNDY G.R., La fine delle Due Siede e la marina britannica, 1863, riedito Napoli 1966 DE BIASE E., L'Inghilterra contro il Regno delle Due Sicilie, Napoli 2002, p.. 126-127, avvalendosi di documenti e testi di storici inglesi, citato in DI FIORE G., Controstoria dell'unità d'Italia, Milano 2007. DI VITA G., Finanziamento della spedizione dei mille, in AA.VV., La liberazione d'Italia nel! 'opera della massoneria, Foggia, 1990. Documenti dell'archivio Giuseppe Catenacci. I vinti del risorgimento, Torino 2004, p.3I 53 Carteggi di Cavour, La liberazione del Mezzogiorno, vol II, n.553.

BIBLIOGRAFIA DELLA LANTERNA  :

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mercoledì 27 gennaio 2016

EDIZIONI DELLA LANTERNA : GLI OLOCAUSTI DIMENTICATI


Una delle sezioni più lette di questo blog a più mani è quella dedicata agli olocausti dimenticati, cioè a quelle pagine orribili e sanguinarie della storia che i media, politicamente accordati all’ unisono, preferiscono dimenticare, gonfiando la grancassa al solo olocausto che produce lauto business… e ritengo superfluo spiegare di quale si tratta.. questo orribile business  su morti veri e su morti presunti e su morti inventati, ingenera ormai disgusto nella gente, appare come una saga horror dai contorni  spesso inattendibili ,  ed ingenera la sensazione che tutti gli altri dolorosi eccidi che hanno contrassegnato la storia moderna ( e in genere la storia dell’ uomo) siano banalità di fronte al solo, unico, inimitabile olocausto, di fronte al quale tutti gli altri sono morti di serie B….. ingenera anche il sospetto che , chi può contare nel suo clan o tribù più morti ammazzati degli altri , acquisisce una sorta di bonus per ammazzare  impunemente a sua volta altre persone e altri popoli, una sorta di licenza di uccidere ……..

La industria dell’ olocausto , ingenera una apologia della legge del taglione, amplificata a livello planetario e il sentimento civile  di pietas verso tutti i morti, si tramuta in sentimento di orrore, quasi che i morti esigessero altri morti e la contabilità dell’ orrore ( spesso amplificata,  ad uso di tanti contabili della morte ), diviene un ‘ arma carica  perennemente puntata verso i vivi : assistiamo ad un profondo ritorno alla barbarie,  una sorte di perenne notte dei defunti.

Per non dimenticare, invece,  i poveri  defunti di serie B, ma che appartengono alla nostra storia e alla storia dei vinti , per non dimenticare i defunti che per essere ricordati non richiedono il sangue dei vivi, le edizioni della Lanterna hanno deciso di dedicare  a questi eccidi dimenticati un volume che raccoglierà gli scritti pubblicati su questo blog nella sua sezione storica : si tratterà di una antologia dolorosa che, senza pretesa di  essere una pietra miliare della storiografia, sarà invece caleidoscopio di  tragedie autentiche, dimenticate dalla storiografia ad una dimensione dei tamburini di un certo olocausto…

Sarà un libro utilissimo da regalare ai giovani in occasione di date nefaste come il 25 aprile, il 2 giugno o nel giorno in cui si celebra in tecnhicolor l’ olocausto caro ad una certa industria che utilizza i defunti per ammazzare e ricattare  i vivi.

Noi invece ricordiamo  gli eccidi della storia affinchè si preghi per i defunti e perché si dimentichi la levatina legge del taglione. Questa è la differenza fra la nostra civiltà euro – cristiana rispetto a chi si alimenta al sangue della  industria dell’ olocausto.

Chi volesse contribuire ancora adesso a questa antologia in preparazione , può mandare i suoi scritti a :


I saggi già pubblicati e che saranno raccolti in antologia possono essere letti in questa sezione del blog :



Ricordiamo , inoltre, che le Edizioni della Lanterna dedicano molti libri alla storia dimenticata e il catalogo degli stessi può essere consultato a  questo link :



Edizioni della Lanterna


lunedì 25 gennaio 2016

GIU' LE MANI DAI BAMBINI !


Questi sono quelli che vorrebbero adottare i nostri figli…. Ma per farne cosa ?

Ve lo siete mai chiesti…? Per farne degli spostati come loro ?

Giù le mani dai bambini !

Dice il Vangelo che per chi viola l’ infanzia meglio sarebbe per lui “ essere   appeso al collo con una  macina da mulino e essere gettato nel profondo del mare". (Matteo 18,6).


sabato 23 gennaio 2016

LA GRANDE USURA E LA CORRUZIONE DEI RAPPORTI SOCIALI



di: Anonimo Pontino.

I grandi esperti di economia e finanza vi diranno che il “Signoraggio Bancario” non esiste!

Che è una bufala! Vi diranno che la realtà non è quella che voi vedete con i vostri occhi, ma quella che vi dicono loro….

I grandi esperti dicono che:

“Il fatto che una Banca Centrale emittente iscriva al passivo il debito rappresentato dalla moneta emessa e all'attivo il credito di pari importo per il denaro che deve ricevere dallo Stato al quale la moneta stampata è destinata, fa esattamente pareggiare il conto economico e quindi nessun lucro particolare si manifesta a questo titolo a favore della banca centrale…”

Giusto o sbagliato?

Sbagliato.

E' come mettere in bilancio le fiches di plastica di un casinò con la moneta che esse rappresentano. Come può esserci parità tra un Certificato del Tesoro, che rappresenta in pratica le nostre future tasse REALI, e un pezzo di carta emesso da una banca?

Tutto questo insieme di menzogne, di false rappresentazioni della realtà, somministrato in modo martellante al popolo, serve a fargli accettare una politica tributaria e finanziaria che consente di trasferire sempre più denaro dal contribuente e dalla spesa pubblica alle tasche di banchieri e finanzieri…

La Grande Usura non è la banale applicazione di un interesse esoso, ma è la falsificazione monetaria operata da tutto il sistema bancario ADDEBITANDO la moneta emessa. Dovrebbe essere lo Stato Italiano ad emettere moneta in nome e per conto del Popolo Italiano accreditandola e non addebitandola, per il semplice fatto che siamo NOI a crearne il valore. Infatti se ci mettessimo a stampare moneta su un’isola deserta non si creerebbe ovviamente nessun VALORE.

Non è difficile da capire. La Grande Usura è il primo dei problemi.

Le conseguenze di questo sistema si hanno su tutti gli aspetti della nostra vita: morale, sociale, affettivo, familiare, lavorativo, spirituale, emotivo, ecc.



Nel Sistema del Debito il lavoro diventa un concetto ideologico imposto dalla necessità di reperire moneta. In televisione parlano di “meccanismo virtuoso della concorrenza reale”, ma nella realtà significa che ogni mansione diventa competizione economico-sociale per accaparrare MONETA.

Chi non accetta questa competizione viene considerato dal gregge inconsapevole come un FALLITO.

Il medico tedesco George Zachariae, che aveva in cura Mussolini, affermava: “Il popolo italiano vivrà un periodo amarissimo, che vedrà scardinati e travolti tutti i principi dell’onestà e della morale. Un popolo senza rispetto e senza onore diventa un giocattolo nelle spire degli interessi politici dei vincitori…”

Nella giungla societaria voluta dal Potere Assoluto del Capitale Finanziario e creata dallo scannamento del popolo sull’osso monetario, i valori del passato: Amore, Fedeltà, Coraggio, Sincerità, Gratitudine, Onestà diventano inutili “favolette”.

Il gregge inconsapevole è stato abituato già a scuola a conformarsi alle aspettative dei docenti, così nel mondo del lavoro cerca di conformarsi ai desideri dei superiori.

Adeguandosi alle leggi del profitto. È  sufficiente  soffocare  i  migliori  lati  umani,  esprimersi  nell’ipocrisia,  nella  meschinità, nell’adulazione e nel conformismo.

Il conformismo è il pilastro del politically correct. È uno dei requisiti fondamentali per la scalata nel mondo del lavoro e dei privilegi.

Il conformista spesso è un buonista, spegne i conflitti, non giudica per non essere giudicato. Usa termini che hanno una semantica positiva per definire cose contrarie al buon senso ed alla morale, purché siano considerate accettabili dai media e dall’aristocrazia politica. Nei cosiddetti sistemi “democratici” queste persone vivono il loro trionfo. La televisione è invasa da prezzolati  che travestono di senso civico le proprie “leccate” nei confronti del potere e dei suoi dogmi: l’evasione fiscale, l’omofobia, l’accoglienza, il multiculturalismo.

Dante Alighieri nel canto XVIII de l’Inferno non ebbe pietà per questi “lecchini”  tanto da immergerli in una bolgia piena di escrementi.

Il liberalismo è l’altro male verso cui viene spinta la massa inconsapevole dalla propaganda del potere. Cioè il fare della libertà un idolo. La libertà finisce col condurre le menti degli uomini fuori da ogni ancoraggio. Ogni verità o realtà che pretenda di imporsi sulla nostra mente viene interpretata come una diminuzione della libertà. Si Scende così in caos morale, convinti di esercitare un sacro diritto. In realtà siamo noi stessi che abbiamo sconvolto la nostra mente e portiamo questa società verso la deriva....

di: Anonimo Pontino.


BIBLIOGRAFIA DELLA LANTERNA  :

Per approfondire i temi di questo post,  consigliamo vivamente le opere del nostro Anonimo Pontino, studioso della scuola del prof. Auriti . Possono essere acquistate dal Catalogo ufficiale della Lanterna :


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martedì 19 gennaio 2016

STORIA / VIAGGIO DALLA TASSE ALLA MISERIA . SENZA RITORNO



 di: Anonimo Pontino.

L’invenzione della fame: la distruzione dell’agricoltura operata dalla crescente imposizione fiscale, conseguenza della dipendenza dello Stato dalle Banche.


Per chi fosse ancora convinto che l'agricoltura meccanizzata a latifondo monoculturale sia più produttiva di quella detta "di sussistenza", vada a leggersi il World Census 1980 della Fao, dove la stessa unità di terra in mano ai contadini risulta enormemente più produttiva di quella che è in mano all'imprenditore che la lavora per il mercato (con perdita della biodiversità, salvata invece dai contadini).

Gli intellettuali proni ai voleri dei poteri finanziari raccontano che la morte per fame di un milione di irlandesi nel 1847, su una popolazione di 9 milioni, viene attribuita al parassita della patata, omettendo di dire che se gli irlandesi si erano ridotti a mangiare solo patate è perché i vitelli, i maiali, le oche, il grano e tutti i migliori prodotti della terra se ne andavano sotto scorta armata in Inghilterra ….

Gli intellettuali proni ai voleri dei poteri finanziari calcolano la produttività della terra come segue: la produzione agricola di 100 ettari lavorati a monocoltura industriale la dividono per coloro che vi hanno lavorato, sì che i 2000 quintali di prodotto agricolo industriale, fratto le 5 persone che ci hanno lavorato risulta maggiore dei 4000 quintali di prodotto agricolo da suddividere per le 50 famiglie che ci hanno lavorato, ossia 200 persone.

Quale è il risultato di questo geniale algoritmo statistico?

È che se cacciate i contadini dalla terra e la date in latifondo, questa aumenta la produttività….. Cacciate tutta la gente dall'Africa, lasciateci solo i latifondisti e vedrete che raccolti!

Gli intellettuali proni ai voleri dei poteri finanziari calcolano la ricchezza in termini di "reddito pro capite": si sommano i beni e i servizi prodotti in una nazione in un anno e li si divide per il numero di abitanti. In realtà i beni e servizi prodotti vanno suddivisi solo per coloro che hanno abbastanza denaro per acquistarli. Così si spiega il fatto che in Italia sotto Giolitti, nei primi tredici anni del Novecento, mentre il reddito pro capite è cresciuto del 30%, l'emigrazione dei nullatenenti è aumentata fino a 800.000 partenze l'anno. La statistica fa finte distribuzioni di beni!

Alla massa umana ormai priva di buonsenso e saggezze popolari, i media al servizio dei poteri finanziari possono far credere tutto. Rifilano teorie “scientifiche hip pop” secondo cui ad un certo punto della storia un cataclisma o un meteorite avrebbero fatto sì che dall'uovo di uno struzzo nascesse una…. scimmia;  come affermava il premio Nobel Zichichi: “questa NON è scienza galileiana” (la quale deve fondarsi su un modello matematico ed una dimostrazione scientifica)!

Tuttavia una cosa è certa: i cosiddetti intellettuali che diffondono tale disinformazione nelle scuole e nelle università, meriterebbero di lavorare  in uno zoo come scimmie.





La verità è che povertà e fame emersero dal secolo XVI in poi quando i "capitali entrarono nelle campagne", un eufemismo per dire che i contadini si indebitavano per tirare avanti con quegli stessi Padroni del Denaro che prestavano i soldi ai sovrani per fare le guerre. Soldi che poi gli stessi contadini dovevano ripagare con tasse, dopo aver visto i propri campi devastati dagli eserciti. Venivano chiamati bigotti ed ottusi, quando si opponevano e maledivano questo ceto di signori del denaro, che tutti sanno essere dominato da famiglie israelitiche.

La propaganda liberale ha fatto passare il Medioevo quale secolo più buio nella storia, lì infatti l’usuraio e speculatore non aveva possibilità di libero movimento.

I regolamenti corporativi che evitavano miseria e fame al ceto più basso, ossia al "popolo minuto", si ispiravano ad una stretta subordinazione della economia ai principi della morale cristiana.

Sempre nel Medioevo vi era un apposito Tribunale del pane, con lo scopo non solo di controllare che i mugnai non compissero adulterazioni nella panificazione, ma  soprattutto controllava il commercio del grano. La vendita, dal produttore al consumatore, doveva essere il più possibile diretta, cioè con le minori intermediazioni possibili. Sul mercato, i primi che dovevano aver possibilità di acquisto erano i più indigenti; dopodiché un suono di campana dava il via agli acquisti dei commercianti, i quali erano vincolati da una serie di norme volte a impedire accaparramenti e monopoli. Essi non potevano acquistare grano sottobanco (non esplicitamente presente sul mercato), non potevano acquistare partite di grano non ancora mietuto (equivalente di quei prodotti finanziari odierni detti "futures"); dopo l'acquisto non potevano rivendere la partita di grano nell'arco di tre mesi; né potevano farlo nello stesso mercato e nei  mercati vicini. (THOMPSON E.P., L'economia morale delle classi popolari inglesi nel secolo XVIII, in AA.VV., Società patrizia, cultura plebea, Torino 1981, pp.59-79).

Il cuore dell'organizzazione economica e sociale del medioevo erano le organizzazioni corporative, contro le quali si scagliarono gli illuministi e i liberali, proprio perché erano l'esatto antidoto al capitalismo e all'accumulazione di ricchezze.

La comparsa di "poveri", nel senso moderno del termine, ossia i miserabili e gli affamati, cominciano a fare la loro lenta comparsa in Europa nel Basso Medioevo.

Il ruolo fondamentale avuto da banchieri nell'affermazione delle monarchie nazionali, viene regolarmente taciuto.

"Protetto dai sovrani, il capitale mette in contraccambio le sue risorse e il suo credito a sua disposizione. Grazie ad esso i sovrani possono fare a meno di ricorrere alle assemblee degli Stati per procurarsi i mezzi di fare la guerra. I loro banchieri li liberano dal controllo penoso dei sudditi. La lunga lotta tra Carlo V e Francesco I sarebbe incomprensibile senza il concorso dell'alta finanza. I Fugger e molte altre case di Anversa non cessano, durante tutto il regno dell'imperatore, di prestargli somme colossali che egli divorava"(PIRENNE H., Storia d'Europa dalle invasioni al XVI secolo, Firenze)

L'affermazione dell'ASSOLUTISMO politico nell'Europa va di pari passo con la crescente dipendenza delle monarchie dal credito dei banchieri lasciati dagli storici nell'anonimato.

I popoli si vedevano progressivamente strangolati dalle tassazioni crescenti per far fronte alle guerre che gli organismi rappresentativi degli stati avrebbero impedito, non concedendo ai sovrani i finanziamenti. I banchieri  hanno scavalcato questi organismi e gettato l'Europa in secoli di ferro, in secoli di guerre, fino ad oggi, con la stessa logica.

In Francia nel XIV e a Firenze nel XV secolo fa comparsa una delle prime ISTITUZIONI CATASTALI, con l’intento di giungere ad una tassazione diretta che costituisca quella leva fiscale colla quale il sovrano era in grado di ripagare i banchieri che gli permettono di fare guerre contro il parere del popolo.
Da questo momento in poi la storia dello Stato non è altro che la storia di un peso fiscale che si accresce sempre di più.



Ecco la situazione a Firenze: "Fino al XIII secolo, Firenze come le altre città italiane, aveva tratto le sue entrate soprattutto dalle imposte indirette (gabelle) che colpivano l'entrata e l'uscita delle merci dalla città e imposte sulle attività commerciali. Ma le spese straordinarie di guerra e soprattutto il costo delle truppe mercenarie avevano obbligato a colpire anche le proprietà terriere, gli immobili urbani e le altre fonti di reddito. Inoltre si era fatto ricorso a prestiti volontari o forzosi, che venivano remunerati con tassi al 5 per cento; ma la possibilità di restituire questi interessi, via via che l'ammontare del debito pubblico veniva crescendo, diveniva sempre più remota e il prestito allo stato si configurava ormai come una sorta di investimento improduttivo e poco dinamico, che rastrellava capitali disponibili per finanziare la guerra. Per pagare gli interessi su questo debito sempre più massiccio fu perciò necessario aumentare a dismisura le imposte indirette, colpendo quindi i consumi popolari, dal sale al grano. Quando l'entità del debito pubblico ebbe raggiunto un livello preoccupante, divenne indispensabile riprendere a tassare le ricchezze private: nel 1427 fu istituito un sistema fiscale fondato sulle dichiarazioni che i singoli cittadini facevano dei loro patrimoni e i registri che raccoglievano le stime delle ricchezze private (CATASTO) furono aggiornati costantemente negli anni seguenti.

La denigrazione del medioevo è stata una operazione di cui si è principalmente incaricato il massonico Illuminismo, anche inventando di sana pianta delle storielle, come quella della cintura di castità che i crociati avrebbero messo alle proprie mogli. In realtà si trattava di una cintura indossata dalle donne durante viaggi attraverso lande pericolose, dove i banditi, oltre a rapinarle, potevano violentarle e quella cintura metallica poteva essere disincentivante.

Ai tempi di Francesco Crispi, ad uno scalpellino occorrevano 23 giorni di lavoro per essere in grado di comprarsi 3 quintali e mezzo di grano; uno scalpellino del Trecento, per acquistarne la stessa quantità di grano doveva lavorare la metà.

Le tradizionali comunità di villaggio, dove la fame non esisteva, erano organizzate secondo severe regole di gestione delle terre, private o comuni, sottoposte a intelligenti rotazioni triennali, che consentivano alla terra di riposarsi e di tornare a divenir fertile, grazie ai pascoli degli animali da allevamento, divise per unità di coltivazione variate, in modo che se un cattivo raccolto colpiva il grano, non colpiva però la segale o i legumi.
Questo razionalissimo utilizzo delle terre era chiamato "open fields", perché i campi non erano recintati  in modo che tutti ci potessero vivere. Nella propaganda liberale, a servizio della quale hanno lavorato centinaia e centinaia di storici ed economisti fino ad oggi, questo sistema è bollato come "arcaico, antiquato”.

Mentre “moderna e produttiva” viene indicata la privatizzazione delle terre da parte dei ceti borghesi e finanziari ( della gentry e degli yeomen e dei freeholders) che declassarono i contadini a proletari-braccianti.

Il nobile T. Smythe intorno al 1549 scriveva: "….Queste recinzioni e questi grandi pascoli sono una delle principali cause dell'alto costo della vita; con questo sistema oggi si mette nelle mani di uno solo la terra arabile che prima nutriva molti poveri uomini, e là dove si raccoglievano cereali d'ogni specie, là dove si allevavano animali di ogni genere, ora non ci sono che montoni: invece di cento o duecento uomini che là vivevano, oggi non ve ne sono che tre o quattro e il padrone...queste recinzioni sono l'occasione delle selvagge e dolorose rivolte che hanno avuto luogo: perché molti sudditi, a causa di queste chiusure, non avevano più terra per vivere, come ne avevano prima."

Quando nel secolo XVIII in Inghilterra gli atti di recinzione dei terreni vengono legittimati da migliaia di leggi del parlamento, ecco che le masse di disoccupati vengono convogliati nelle dure case di lavoro coatto (workhouses), la prima delle quali venne istituita nel 1714; nel 1732 se ne contano già 700. Quelli che avevano investito nel recintare le terre comuni, ora investono nelle case di lavoro coatto, dove si ha manodopera addirittura gratis.

Le condizioni di vita in tali edifici-lager erano da manuale dell'orrore, dove l'abbrutimento, la dieta poverissima, spingeva a casi, non infrequenti, di cannibalismo. Questo modello economico liberale indica le corporazioni medievali e la loro tutela di salari, operai e prodotti, come retrograda e buia.

A fronte della ecatombe sociale prodotta da quella che viene chiamata "rivoluzione agricola inglese", i manuali di storia non esitano a scrivere che quella inglese tra Sette e Ottocento era una agricoltura moderna, efficiente e produttiva. Mentre gli stessi manuali, non riescono a nascondere la menzogna quando devono ammettere che l'Inghilterra, intorno alla metà dell'Ottocento, deve importare dall'estero il 50% del proprio fabbisogno di cereali! Altrimenti come si spiega che Napoleone attuò un blocco continentale per battere l'Inghilterra se non fosse stato allora nota la sua dipendenza dalle importazioni coloniali anche per il grano?
Il processo di impoverimento e abbrutimento del ceto contadino viene chiamato da giornali, manuali di storia come "assoggettamento delle campagne alle leggi del mercato"...

Il pensiero economico illuminista dice sostanzialmente che bisogna consentire ai padroni del denaro di poter esercitare liberamente tutto il loro potere, senza ostacoli.

Infatti una delle più importanti riforme dell'Assemblea costituente della prima fase della Rivoluzione francese, fu quella di abolire su tutto il territorio di Francia il sistema degli open fields, per consentire quel possesso assoluto della terra, di tipo borghese e non nobiliare, che si esplica nella recinzione.

Tanto audace fu nelle riforme questa borghesia rivoluzionaria, ma non tanto da cancellare il debito pubblico della Francia monarchica, che verrà onorato con guerre ed espropri, ma non certo cancellato per non far dispetto a quei prestasoldi, usurai, ladri, inutili parassiti che di questa rivoluzione erano i finanziatori.
L’unica cosa che la Rivoluzione francese non toccò fu il Debito Pubblico.


A riprova che capitalismo e comunismo sono gli aspetti di una medesima forza rivoluzionaria, si ricorda come Trozskij e seguaci nel 1925  proponessero di sottoporre il mondo agricolo a un duro sfruttamento, sul modello inglese del Sei-Settecento, proprio quello che Marx indicò come condizione dell'"accumulazione originaria" (capitali) e della formazione dell'"armata di riserva" (sottoproletari).

Anonimo Pontino 


BIBLIOGRAFIA DELLA LANTERNA  :

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Fondamentale è poi l’ opera curata del nostro collaboratore  prof. Gian Pio Mattogno dal titolo “ Gli usurai ebrei nell’ Italia medioevale e rinascimentale”. Vi proponiamo anche qui una serie di offerte su varie librerie, anche a ZERO spese di spedizione. Questo è un libro che la “ lobby che non esiste” vorrebbe mettere all’ indice dei libri proibiti, ma nella biblioteca delle persone libere non può assolutamente mancare :


mercoledì 13 gennaio 2016

BANKSTERS / DIVORATA ANCHE LA SOVRANITA' MONETARIA DELL' ISLANDA



 di: Anonimo Pontino.

la finta  sovranità monetaria dell' Islanda

L’Islanda è diventata famosa per aver spedito in galera i dirigenti (alcuni anche CEO) delle banche responsabili del crack finanziario del 2008. Le pene detentive vanno da 2 a 5 anni.

In Iran invece banchieri che truffarono 2,6 miliardi di dollari di mutui garantiti, destinati all’acquisizione di grandi asset di proprietà statale, vennero impiccati direttamente.  Che vergogna! E che esempio di civiltà sono invece le democratiche terre della nostra (?) Europa!

L’Islanda è quindi diventata un modello positivo per tutti quei paesi con problemi analoghi. Devo ammettere che c’ero caduto anch’io.

Quando però leggevo che a guidare questa politica di riacquisizione della sovranità monetaria era il presidente dell’Islanda Ólafur Ragnar Grímsson, casualmente sposato con Dorrit Moussaieff Israel (https://en.wikipedia.org/wiki/Dorrit_Moussaieff ), ho capito che qualcosa non tornava. Non so come spiegare…è come credere che Cicciolina possa lottare per la verginità prematrimoniale.

Infatti a ben guardare, le "onestissime" e "moralissime" istituzioni giudiziarie islandesi non sono andate a toccare sia pure anche solo minimamente i veri e propri "banchieri" responsabili effettivi di tutto.





E chi sono?

Sempre loro….  Ovviamente sono gli azionisti di maggioranza, cioè i veri signori e padroni delle banche, cioè l’Oligarchia Bancaria Internazionale degli Strozzini Farisei , che controlla il tutta la finanza mondiale. I quali hanno inguaiato di debiti "pubblici" il piccolo paese scandinavo, esattamente come fanno con noi, operando in modo usuraio, parassitario, ladresco, corrotto, estorsivo, strozzinesco, criminale, ipocrita, artificioso, “perfido”, ecc..

Gli azionisti di maggioranza delle banche in questione, senza minimamente rischiare di essere imputati come responsabili effettivi delle politiche da loro approvate, le fanno mettere in pratica dai loro pupazzi in giacca e cravatta cioè i “dirigenti”. Non a caso tutte le banche sono Società Anonime per Azioni, “anonime” perché i ladri rubano sempre di nascosto….

...ecco cosa succede a chi vuole riacquistare la sovranità monetaria:


Anonimo Pontino.


LA LOTTA ALL' USURA E' LA VERA RIVOLUZIONE


[ la gabbia esposta al sole , alla pioggia e alla notte in cui venne rinchiuso Ezra Pound,  dall' esercito USA  ] 


Il mio amico Ezra Pound ha ragione.

La rivoluzione è guerra all’usura.

È guerra all’usura pubblica e all’usura privata.

Demolisce le tattiche delle battaglie di borsa.

Distrugge i parassitismi di base, sui quali i moderati costruiscono le loro fortezze.

Insegna a consumare al modo giusto, secondo logica di tempo, quel che è possibile produrre.

Reagisce alle altalene del tasso di sconto, che fanno la sventura di chi chiede per investire nell’industria, e aumenta il mondo del risparmio, riducendone il coraggio, contraendone la volontà di ascesa, incrementandone la sfiducia nell’oggi, che è più letale ancora della sfiducia nel domani.

Allorché il mio amico Ezra Pound mi donò le sue “considerazioni” sull’usura, mi disse che il potere non è del danaro, o del danaro soltanto, ma dell’usura soltanto, del danaro che produce danaro, che produce soltanto danaro, che non salva nessuno di noi, che lancia noi deboli nel gorgo dalla cui corrente altro danaro verrà espresso, come supremo male del mondo. Aggiunse in quel suo italiano, gaelico e slanghistico, infarcito di arcaismi tratti da Dante e dai cronachisti del trecento, che il potere del danaro e tutti gli uomini di questo potere regnano su un mondo del quale hanno monetizzato il cervello e trasformato la coscienza in lenzuoli di banconote. Il danaro che produce danaro.



La formula del mio amico Ezra Pound riassume la spaventosa condizione del nostro tempo. Il danaro non si consuma. Regge al contatto dell’umanità. Nulla cede delle proprie qualità deteriori. Contamina peggiorandoci in ragione della continua salita del suo corso tra i banchi e le grida della borsa nelle cui caverne l’umano viene, inesorabilmente, macinato.

Il mio amico Pound ha le qualità del predicatore cui è nota la tempesta dell’anno mille, dell’anno “ volte mille” sempre alle porte della nostra casa di dannati all’autodistruzione.

La lava del denaro, infuocata e onnivora, scende dalla montagna che il cielo ha lanciato contro di noi, mi ha detto il mio amico Pound; e nessuno, tra noi, si salverà.

Il mio amico Pound ha continuato con voi, come mi avete detto, nella casa romana dello scrittore di cose navali Ubaldo degli Uberti, l’analisi di come il danaro produce soltanto danaro, e non beni che sollevino il nostro spirito dalla palude nella quale il suo potere ci ha immerso. Non è ossessione la sua.

Nessun uomo saggio, se ancora ne esistono, ha elementi per dichiarare esito di pericolosa paranoia il suo vedere, tra i blocchi di palazzi di Wall Street e tra le stanze dei banchieri della City, le pareti indistruttibili dell’inferno di oggi. 

I Kahn, i Morgan, i Morgenthau, i Toeplitz di tutte le terre egli vede alla testa dell’armata dell’oro. Pound piange i morti che quell’esercito fece. E vorrebbe sottrarre a ogni pericolo tutti noi esposti alla furia del potere dell’oro.

Con il vostro amico Pound ho parlato di quello che Peguy ha scritto contro il potere dell’oro. Conosce quasi a memoria quelle pagine. Ne recita brani interi, senza dimenticarne alcuna parola. Il suo francese risale agli anni parigini in cui la gente di New York, di Boston, emigrata a Parigi, pensava ancora che l’occidente fosse fra noi. 

Illusa, quella gente, che scegliendo Parigi, il potere dell’oro sarebbe andato per stracci, almeno per questi migranti della letteratura. È, quel francese di Pound, come un prodotto del passato, come una denuncia del troppo che stiamo dimenticando, tutti noi che corriamo il rischio, o che già lo abbiamo corso, di finire maciullati dal potere dell’oro.


Benito Mussolini

al giovane giornalista triestino Yvon De Begnac durante i loro colloqui tra il 1934 e il 1943, che oggi ritroviamo nei famosi postumi “Taccuini mussoliniani”.