giovedì 13 agosto 2015

L' ULTIMA VITTORIA ITALIANA


Roma, 13 ago – Tra l’11 ed il 13 agosto del 1942 si svolse nel Mediterraneo l’ultimo grande scontro aeronavale tra la flotta inglese e quella dell’Asse che si risolse in una schiacciante vittoria per le forze italo-tedesche.

L’Ammiragliato britannico cercò di rifornire l’isola di Malta, importante base aeronavale a causa della sua posizione strategica nel centro del Mediterraneo a poca distanza dalle rotte di rifornimento dei convogli italiani per la Libia. L’isola, sotto assedio costante sin dal 1941 anche grazie all’intervento del X Fliegerkorps della Luftwaffe, era ridotta praticamente alla fame e necessitava di continui rifornimenti per poter essere “la spina nel fianco” dell’avanzata dell’Asse in nord Africa.

Occorre però sfatare un mito prima di parlare della battaglia: Malta, almeno nelle prime fasi della guerra, non fu mai un serio problema per i nostri traffici navali. Gli stessi inglesi, allo scoppio del conflitto, la consideravano indifendibile e sostanzialmente la abbandonarono al suo destino temendo una pronta invasione italiana (che non ci fu ma che era prevista) nei mesi successivi alla dichiarazione di guerra mantenendo quindi solo un minimo di forze a suo presidio. In seguito l’avanzata delle armate italo-tedesche in Egitto tagliò fuori l’isola tanto che nel 1942 si ricordano solo due tentativi di rifornimento degni di questo nome: il primo in giugno, risoltosi con un’altra importante vittoria della Flotta italiana, il secondo in agosto, argomento di questo approfondimento; dopodiché non tentarono più di rifornire Malta tramite convogli se non nel 1943, quando le sorti del conflitto si capovolsero a loro favore.

Così dopo il fallimento delle operazioni congiunte “Harpoon” e “Vigorous” di giugno, l’Ammiragliato decise di ritentare il rifornimento dell’isola nonostante lo scetticismo del Governo di Londra e del comando del Medio Oriente: nacque l’operazione “Pedestal”. A differenza del precedente tentativo di rifornimento, dove i due convogli partirono sia da Gibilterra che da Alessandria, ora gli inglesi, con la caduta di Tobruk e l’avanzata dell’Asse in Egitto, si trovarono costretti a dover rifornire Malta solo partendo da occidente venendo infatti a mancare la copertura aerea delle basi in nord Africa. Il convoglio avrebbe dovuto quindi passare in un tratto di mare, tra la Sardegna e la Sicilia, costantemente pattugliato da aerei e navi nemiche pertanto, oltre a prevedere perdite elevate nel naviglio mercantile, era necessaria una forte scorta di navi da guerra.



Il convoglio inglese era infatti composto da 13 piroscafi, 2 petroliere e ben 4 portaerei, 2 navi da battaglia, 7 incrociatori e 34 cacciatorpediniere oltre ad altre unità minori. Da parte italo-tedesca venivano schierate la III divisione incrociatori pesanti e la VII divisione incrociatori leggeri, il cui impiego però era subordinato alla scorta di aerei da caccia che come vedremo fu destinata ad altri compiti, oltre a 22 sommergibili (di cui 2 tedeschi), 12 motosiluranti (6 tedesche) e 12 MAS a cui si aggiungono tutti gli aerei da caccia e bombardamento disponibili dispiegati tra la Sardegna e la Sicilia per un totale di 5 gruppi da caccia (3 italiani e 2 tedeschi) e 400 bombardieri e aerosiluranti.

Un giorno dopo la partenza, l’11 agosto, il convoglio inglese mentre transita a nord di Algeri subisce i primi attacchi dei sommergibili. L’U-73 affonda con una salva di 4 siluri la portaerei Eagle menomando pesantemente la capacità inglese di contrasto aereo. Il giorno successivo, con l’avvicinarsi della flottiglia inglese alle coste italiane, nei cieli e sul mare si scatena un vero e proprio inferno di bombe e siluri.

Gli inglesi lamentano la perdita di 6 piroscafi, altri sono gravemente danneggiati, compresa la petroliera Ohio carica di migliaia di tonnellate di prezioso combustibile per Malta, 2 incrociatori vengono affondati dai siluri di sommergibili e MAS e molte altre unità da guerra vengono gravemente danneggiate, compresa la portaerei Indomitable che, col ponte di volo gravemente danneggiato ed in preda ad incendi, inverte la rotta e torna a Gibilterra. Mossa seguita dalle altre forze pesanti inglesi (corazzate, portaerei e 3 incrociatori) per evitare di attraversare il Canale di Sicilia, considerato ad altissimo rischio, memori di quanto avvenuto durante la battaglia di Mezzo Giugno.

Da parte italiana per il momento si lamenta solo la perdita del sommergibile Dagabur, speronato dal cacciatorpediniere inglese Wolverine.

Il naviglio pesante italiano resta invece in porto, questo perché la copertura aerea era appena sufficiente a garantire la protezione dei bombardieri e aerosiluranti e Supermarina considerava altamente rischioso il suo impiego senza i caccia di scorta. Col senno del poi questo sarà un errore tattico in quanto nella serata del 12, quando il grosso della flotta inglese fece dietrofront, se avesse preso il mare sarebbe stata a portata di tiro delle artiglierie la mattina successiva proprio quando il convoglio inglese, pesantemente azzoppato, si trovava disperso in un vasto tratto di mare senza scorta aerea.



Il 13 agosto si registrano altri affondamenti delle forze di scorta inglesi ma gli attacchi dell’Asse cominciano a diradarsi per l’avvicinarsi di quanto resta del convoglio inglese all’ombrello di protezione aerea dell’isola di Malta. Quella sera entrano nel porto de La Valletta solo 3 piroscafi dei 13 partiti, ed i due giorni successivi ne arriva un quarto oltre alla petroliera Ohio che miracolosamente era sopravvissuta ai numerosi colpi messi a segno.

A battaglia conclusa le perdite dell’Asse ammontano a due sommergibili italiani affondati,41 aerei italiani e 19 tedeschi abbattuti oltre al grave danneggiamento di due incrociatori, il Bolzano e l’Attendolo colpiti da sommergibili in agguato nel Tirreno meridionale; per gli inglesi invece è una disfatta, tanto che non si azzardarono più a rifornire l’isola tramite convogli se non quando le sorti della guerra tornarono ad essere favorevoli per loro.

L’ultima grande battaglia aeronavale nel Mediterraneo si era conclusa con una vittoria italiana, dimostrando che la giusta coordinazione tra forze aeree e navali era la chiave per vincere sul mare. Lezione che apprendemmo tardivamente dagli inglesi ma che, anche con la battaglia di Mezzo Giugno, dimostrammo di avere compreso appieno, purtroppo troppo tardi nel quadro degli eventi bellici.

Paolo Mauri