domenica 29 marzo 2015

CHI SI RICORDA ANCORA DI LUCIANO FRANCESCHI ?


E’ in corso di pubblicazione per le edizioni della Lanterna il diario scritto in carcere da Luciano Franceschi durante la sua lunga prigionia. Il volume si presenta molto interessante per cogliere il quadro di degrado del sistema concentrazionario carcerario italiano.

Ricordiamo che della vicenda umana e giudiziaria di Luciano Franceschi si è a lungo occupato questo blog al seguente link :

In attesa della pubblicazione del diario dal carcere di Franceschi, segnaliamo ai nostri lettori il libro che raccoglie le dichiarazioni di indipendentismo effettuate da Franceschi durante il processo a Padova , nonché le sue dichiarazioni di ricusazione ai giudici della repubblica italiana di cui contesta la legittimità della giurisdizione.




Il libro, molto interessante per cogliere il profilo delle moderne difese penali nei processi politici, intitolato “ Guerriero di San Marco” ,è stato curato ed annotato dall’ avvocato Edoardo Longo che ha difeso Franceschi nella fase più problematica della delegittimazione dell' autorità giudiziaria procedente, che operava in sprezzo della legalità democratica .

La pagina ufficiale del libro è la seguente :

Invitiamo i nostri lettori, politicamente eterogenei di tutte le latitudini ideologiche,  ma accumunati da sincero senso liberale di difesa dei diritti civili e politici dei cittadini, diritti aggrediti da varie lobbies transnazionali, a dare buona accoglienza a questo libro : purtroppo, gli ambienti veneti indipendentisti, per il quale Franceschi sta affrontando questo durissimo calvario giudiziario, hanno alquanto snobbato questa opera del loro militante, che pare pure essere stato dimenticato in carcere dai suoi patrioti , a differenza di altri eroi ( di cartapesta, questi , come i loro carri armati ) dell’ indipendentismo veneto  : i Lettori di questo blog, da sempre vicini alle vittime della malagiustizia, hanno l’ occasione di dimostrare ancora una volta  un alto profilo umano, civile e politico, apprezzando questo libro e solidarizzando acquistandolo e diffondendolo.

Nella nostra battaglia per una giustizia giusta  e per la cancellazione della vergogna dei processi politici non abbiamo bisogno di lezioni da nessuno.


Edizioni della Lanterna

venerdì 27 marzo 2015

MUSSOLINI E LA GUERRA NON VOLUTA

Opera postuma dell' indimenticabile architetto Filippo Giannini, infaticabile storico che ha dedicato la sua vita allo studio della figura di Benito Mussolini e alla storia dell' Italia fascista, sfrondando ogni falso luogo comune della storiografia ufficiale.

In questo studio Giannini analizza come le potenze capitaliste occidentali spinsero alla guerra un Mussolini riluttante a scendere in armi e che aveva in tutti i modi cercato di salvare la pace mondiale. Uno studio serio e documentato che costituisce un omaggio alla  figura e all' opera insostituibile di Filippo Giannini.


Link ufficiale del libro :


martedì 24 marzo 2015

L' INFINITA VIA CRUCIS DI ALEPPO



Ad Aleppo continua la Via Crucis con la scoperta, ogni santo giorno, di nuove Stazioni della sofferenza -   23 marzo: 13 morti e 35 feriti e per i lanci dei 'cannoni dell'inferno' dei ribelli jahdisti sui quartieri civili di Aleppo al Jamiliyeh e Baron Street -  lettera di fr. Ibrahim da Aleppo.



Aleppo: “città devastata”.

Per descrivere la realtà di Aleppo, non ci sono parole sufficienti. L’intelletto con tutto il suo talento creativo in composizioni concettuali si trova impotente. La mano che scrive ha una grande esitazione e non va più avanti e la penna si blocca con riverenza, davanti al mistero della Crocifissione dell’umanità, umanità creata dal “Principio d’amore” a Sua “immagine e somiglianza” con tanta cura e creatività. Aleppo è una città devastata, colpita profondamente!

Un sacerdote, facendo confronto fra quello che è successo durante la guerra civile in Libano e ciò che sta accadendo in Siria oggi, mi ha detto: “È vero che in Libano eravamo sotto tiro, eravamo in piena guerra porta a porta, ma continuavamo a lavorare: c’era lavoro. Il problema con la guerra siriana, in special modo ad Aleppo, è che la gente ha perso il lavoro. La prima devastazione ha comportato la distruzione delle risorse di base e delle industrie”.

Assistiamo ad una catastrofe del sistema economico, a un crollo dell’intera società, di un popolo e di una cultura. In mezzo a tutto questo disastro noi, come Chiesa, cerchiamo di essere quella rete di relazioni che impedisce all’uomo di crollare.

Mentre Damasco è stata colpita duramente con la mancanza di elettricità, con il caro vita e con i bombardamenti sulle abitazioni, Aleppo è stata colpita più duramente, con l’aggiunta della mancanza d’acqua, di viveri e, soprattutto, di lavoro.

Nonostante tutto ciò, io vedo che le famiglie e le singole persone, almeno la maggior parte di loro, riescono ancora a reggersi in piedi. I cuori non si sono ancora indeboliti al punto da perdersi d’animo. C’è una forte resistenza di tipo passivo che attinge la sua vera forza nella preghiera, nella fede retta e nella speranza certa. E questo accade sotto i colpi durissimi che essi ricevono ogni giorno, con la morte di bambini e di giovani, con l’emorragia dell’emigrazione dei giovani maschi e con lo stillicidio della perdita del lavoro.

Quello che m’incoraggia ad andare avanti nella mia missione quotidiana, nonostante tutti i segnali di morte che vedo quotidianamente, sono quelle parole che Gesù ha pronunciato sulla figlia di Jairo: “non è morta, ma è solo addormentata”.

“C’è ancora Speranza”: questa frase è diventata, ad Aleppo, la professione di fede del Parroco di Aleppo, dei suoi parrocchiani, di tutti i cristiani. Questa è la frase che dimora nei nostri cuori e che è sulle nostre labbra, quella che pronunciamo instancabilmente al posto delle diverse e antiche professioni di fede dei primi cristiani: “Gesù è Signore” oppure “Maranatha(Vieni Signore Gesù)”.


La missione pubblica di Gesù che continua oggi ad Aleppo.

Ultimamente nella Liturgia eucaristica, vi era il racconto di S. Marco della missione pubblica di Gesù. Egli percorreva le strade delle città predicando il Vangelo, scacciando i demòni e guarendo la gente da ogni sorta di malattia. Pensando alla mia missione ad Aleppo con tutte le dure realtà di cui vi ho già parlato, in special modo con i casi difficili che quotidianamente affronto nell’accoglienza in parrocchia, veramente mi scopro, come persona credente e come sacerdote, a continuare la missione pubblica di Gesù. E non solo con gli interventi miracolosi di guarigione dalle malattie del corpo, quelle psicologiche e spirituali, attraverso la Parola e i Sacramenti, ma anche con i piccoli gesti concreti di carità che faccio ogni giorno. Come ci ha detto Papa Francesco nel suo recente “Messaggio per la Quaresima”, la Chiesa è “la mano di Dio”, una mano che guarisce.

E io mi sento parte di questa tenera mano, che sfiora le ferite molto profonde dell’umanità curandole, di quell’umanità devastata che è qui in Aleppo e che nient’altro è che il Suo Corpo violentato incessantemente. Io sono sinceramente fiero di essere parte e strumento della Sua tenerezza, presenza amorevole del buon Pastore. Sperimento ogni giorno quella “forza di guarigione” che è presente nella Parola di Dio e nei sacramenti, in modo speciale nella santissima Eucaristia e nel sacramento della Riconciliazione. Sono sempre più consapevole di come questa mano “ricca di tenerezza” non possa fermarsi ad ammaestrare richiamando alla santità; occorre anche che concretamente accada quello che era proprio del “tocco di Gesù”: quella pienezza di compassione che arriva a toccare il lebbroso prima di guarirlo (Mc 1, 39).


Visite nella zona di Middàn.

Il nome di Middàn significa in arabo il campo. Da quando è iniziato il “caos” ad Aleppo, Middàn è diventato seriamente un campo non di fiori, ma un campo di battaglia, un campo dove si muore con estrema facilità. In questa zona popolare abitano tante famiglie cristiane di origine armena, numerose di figli. I negozi sono prossimi alle loro abitazioni vicinissime l’una all’altra; le case sono piccole e gli edifici alti, di cinque o sei piani.

Questa zona di Middàn ha subìto e continua a subire la sorte peggiore. Le famiglie, in maggioranza poverissime, non ce la fanno ad abbandonare le case poiché non hanno altro luogo in cui rifugiarsi. Se ne stanno rintanati nelle loro case a distanza di solo 100 metri dalle milizie armate, che continuamente lanciano i loro “regali di morte”: bombole di gas, mortai e missili.

Si odono insistenti i rumori delle sparatorie e le strade non sono agibili se non correndo e a rischio della vita per la presenza dei cecchini che si divertono a puntare e ammazzare uomini e donne disarmati, costretti a uscire dalle case in cerca di lavoro o per comprare qualcosa da mangiare.

Due famiglie le cui case sono state visitate da quei “regali di morte” e che, nonostante ciò, continuano ad abitare in quelle case notevolmente danneggiate, mi hanno chiesto un aiuto per ripararle, anche se parzialmente. Dopo uno studio accurato, li ho incoraggiati a cominciare a fare delle riparazioni seppur limitate, in modo da poter continuare a viverci dignitosamente, nonostante il reale pericolo di venir bombardati di nuovo…

Bassam, il marito della prima famiglia, mi ferma alcuni passi prima dell’edificio per spiegarmi come e dove è caduta la bombola di gas che ha distrutto il suo balcone, tutte le finestre e le porte della casa e, fissando lo sguardo su di me, mi dice: “Padre, è una grande gioia che tu venga a casa nostra in questo momento di grande pericolo. Io e mia moglie siamo senza parole dalla gioia di ricevere la benedizione della casa, questo nonostante i molti impegni che tu hai. Il valore di questo gesto è che, visitando la nostra casa, tu ci porti la benedizione dal Signore”.

All’uscita dell’edificio egli mi mostra la strada dove sono morte 18 persone a causa di un cecchino delle milizie armate che sparava sulla gente inerme, disarmata. Quando siamo entrati ho benedetto con l’acqua santa la casa, abbiamo pregato di fronte a una piccola icona della Madonna, dove egli prega solitamente con sua moglie. Abbiamo controllato parte dei lavori già terminati e poi siamo scesi di nuovo. Nel timore per la mia vita per via dei cecchini, egli, che sa come muoversi, mi accompagna alla seconda casa; però lui non entra, per rispetto dell’intimità delle persone che vi abitano.

La seconda casa è quella di una coppia, marito e moglie. Lui lavorava come autista, ma poi ha perso il lavoro e ora a mala pena trova qualcosa da fare. Sua moglie è casalinga. Entro da loro e vedo che la casa è composta di una stanza da letto, una cucina e una stanzetta piccolissima dove possono sedersi strette strette quattro persone. È proprio questa stanza che è stata colpita da un “regalo di morte” mentre loro due erano in casa.

L’esito dell’esplosione è stato il tetto forato, la distruzione di una parete e tutto l’arredamento poverissimo andato perduto nell’incendio. Da quel momento la moglie ha sofferto ripetutamente di collassi nervosi e il marito era molto preoccupato ma, nonostante tutto questo, il sorriso non ha mai lasciato il suo volto. Dopo aver pregato con loro, li ho benedetti con quel che rimane della casa e ho ispezionato i lavori di ricostruzione già cominciati.

Il tetto è stato coperto con una “lastra di zinco” che ha sostituito i precedenti mattoni, ma ancora ha da essere cementata. La scelta di non costruire con i mattoni è stata loro, per via del pericolo quotidiano di subire nuovi crolli. È stata rifatta una finestra e sono arrivate alcune sedie, prestate da famigliari.

Il terzo caso che vi racconto è quello di una signora, madre di cinque figli, che si presenta informandomi che il marito è stato ricoverato d’urgenza all’ospedale perché soffre di “cirrosi virale del fegato”. Egli ultimamente non lavorava più e lei è casalinga e tutti e cinque i figli sono troppo piccoli per lavorare. Come fare a pagare l’ospedale, le ricette mediche e il farmaco, molto caro, necessario per curare la malattia del marito? Come Parrocchia abbiamo contattato la clinica dove Mosés (questo il nome del marito) è stato ricoverato e abbiamo promesso di coprire tutte le spese di ricovero e per i medicinali. Dopo le dimissioni dalla clinica, Mosés è ritornato a casa stanco e senza forza. Ora, egli necessita di un nuovo trattamento medico e di nuove cure e per questo deve raggiungere la città di Homs oppure Damasco. Per i viaggi, i ricoveri e la lunga lista di medicinali che sta prendendo e che deve continuare a prendere… si accumulano le fatture!

Ho trovato l’intera famiglia riunita in una stanza: i figli tutti insieme raccolti come pulcini attorno alla madre e al padre senza fiato. Mi hanno raccontato della loro esperienza con la Provvidenza divina che non è mai mancata, della speranza che tutto questo finisca presto e che la figlia più grande, studentessa universitaria, si possa finalmente laureare aiutando con il suo lavoro l’intera famiglia. Abbiamo poi pregato tutti insieme, quindi ho benedetto loro e la casa, assicurando che la mano tenera di Dio, che è la Chiesa loro madre, sarà sempre presente accanto a loro, non esitando ad aiutarli spiritualmente e anche nel bisogno concreto.

Sulla via del ritorno alla Parrocchia, mentre riflettevo sull’esperienza e sul dono di questi “incontri”, ho capito di aver percorso una Via Crucis vera e propria. Sono infatti, entrato profondamente nel Mistero della sofferenza di Gesù, della sua Morte e della sua Risurrezione: in modo unico, speciale. Mi pareva, mentre mi incamminavo tra una casa e l’altra, in quella zona colpita così duramente, di percorrere con i miei Confratelli le Stazioni (della Via Crucis) nella vecchia città di Gerusalemme. Spero che il Signore mi dia la forza di non smettere mai di vivere quotidianamente questa “Via Crucis” reale per poter essere segno efficace del Suo tenero amore alle membra più sofferenti del Suo Corpo, che è qua ad Aleppo.

Vi ho testimoniato solo tre Stazioni, ma ve ne sono tante altre che vivo ogni giorno... Sembra veramente che il “cuore” della mia missione ad Aleppo sia proprio questa continua Via Crucis con la scoperta, ogni santo giorno, di nuove Stazioni della sofferenza… all’infinito.


La Mano tenera di Dio.

Valeva la pena di visitare le case semi-distrutte con gli uomini, le donne, i ragazzi e i bambini che le abitano? E incontrare quell’uomo ammalato con la sua famiglia? Non potevo pensare ad un aiuto “da lontano”, senza sottopormi al rischio di un incontro improvviso con “sorella morte”?

Questa è una bella domanda che io come Parroco ho continuato a pormi fino a quando il buon Pastore stesso ha mi dato la risposta, con un’altra domanda che spiega tutto: “Valeva la pena di toccare il lebbroso, prima di guarirlo? Non si poteva cioè guarirlo senza toccarlo?”.

Se si tratta di manifestare la tenerezza di Dio che distrugge tutte le divisioni e le barriere fra l’uomo e il suo Dio, se si tratta di manifestare il Suo Amore verso la Sua creatura colpita e martoriata, questo gesto del toccare è il gesto ESSENZIALE della “liturgia divina della guarigione”.

È il mio piccolo gesto della visita alle persone sofferenti nelle loro case, a rischio della mia vita stessa, è questo gesto di starci, di esserci fisicamente, che ha degli effetti quotidiani di “guarigione” nella vita delle famiglie.

La visita a queste case di Midàn, è il gesto più bello e più vero per testimoniare come anche oggi Gesù non si vergogna di toccare la lebbra, pur di manifestare quanto Lui è presente. Non c’è cosa più vera e concreta di quel tocco di Gesù al lebbroso (la conversione di Francesco comincia con l’incontro e il bacio dell’Amore al lebbroso!), quel tenero tocco della Chiesa che aiuta a riparare materialmente la casa danneggiata dalla bomba o quel tocco della Chiesa che aiuta a guarire un padre di famiglia, altrimenti condannato da una malattia che non perdona.

Questo gesto concreto vale più di tantissime parole poiché ha la forza di guarire, anzi, di risuscitare dalla morte!

Al gesto del “tocco” al lebbroso se ne aggiunge un altro che manifesta l’immensa tenerezza di Dio.

È il dono compassionevole del cibo offerto da Gesù alla folla affamata, attraverso il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci (Mc 6, 34-44).

Quanta letizia ho sperimentato, dopo questa giornata faticosissima, ma ricolma di segni di tenerezza e di compassione, appoggiando il capo sul cuscino prima di addormentarmi in pace, consapevole di essere stato il tramite affinché la missione pubblica di Gesù abbia a continuare qui e ora: manifestando Egli stesso la tenerezza del Padre nei confronti dei suoi figli!

“Quanta più gioia c’è nel dare che nel ricevere!” (At 20,35) .

Aleppo, 5 marzo 2015

fr. Ibrahim




sabato 21 marzo 2015

EQUITALIA : IL MOSTRO ALLE CORDE ?



Centinaia di dirigenti nominati illegittimamente. In ruoli di primo piano alla testa delle agenzie delle Entrate, delle Dogane e del territorio. In pratica il cuore del macchina fiscale italiana.

Adesso  si spera decapitata da una sentenza della Corte Costituzionale.

Una questione che si trascina da anni, nonostante fosse stata sollevata più di una volta con ripetute interrogazioni parlamentari. Alla fine c’è voluta una pronuncia della Consulta per ribadire che i dirigenti della pubblica amministrazione vanno selezionati esclusivamente per concorso, anche nel caso di promozione di dipendenti già in servizio.

In pratica, i giudici hanno dichiarato illegittima la norma che autorizzava le tre agenzie ad attribuire incarichi dirigenziali a propri funzionari con «contratti di lavoro a tempo determinato, la cui durata è fissata in relazione al tempo necessario per la copertura del posto vacante tramite concorso».

In pratica, posti riservati a raccomandati politici di ogni colore. Governativo…

Una decisione che adesso rischia di creare grandi grattacapi al ministero dell’Economia e delle finanze (Mef). Mai comunque gravi come i problemi generati da queste macchine strangolatrici in danno dei poveri cittadini ridotti alla fame e al suicidio dalle strutture fiscali, il cui gettito è di fatto destinato a pagare i fiumi di mazzette e corruzioni del sistema politico di potere italiano.

Ma andiamo con ordine.  La questione di legittimità costituzionale è stata sollevata nel corso di un giudizio riunito avente ad oggetto tre ricorsi in appello, proposti dall’Agenzia delle entrate, per la riforma di altrettante sentenze proprio del Tar del Lazio.

Il giudice di primo grado «aveva ritenuto che la norma regolamentare attuasse un conferimento di incarichi dirigenziali a soggetti privi della relativa qualifica» in «palese violazione» con le norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche. E per questo aveva annullato le nomine.

Ma prima della definizione dell’appello dinanzi al Consiglio di Stato, nel 2012, un decreto del governo di Mario Monti aveva tentato di sanare gli incarichi dirigenziali nel frattempo attribuiti senza concorso.

Una norma rispetto alla quale i giudici amministrativi di secondo grado hanno sollevato la questione di legittimità costituzionale. E che, secondo quelli della Consulta che l’hanno accolta, «ha contribuito all’indefinito protrarsi nel tempo di un’assegnazione asseritamente temporanea di mansioni superiori, senza provvedere alla copertura dei posti dirigenziali vacanti da parte dei vincitori di una procedura concorsuale aperta e pubblica».

Non solo. Sono state dichiarate incostituzionali anche le successive proroghe degli incarichi che «fanno corpo con la norma impugnata, producendo unitamente ad essa effetti lesivi, ed anzi aggravandoli».

Una sentenza, quella della Consulta, dagli effetti potenzialmente imprevedibili. E che lascia aperto un interrogativo: quale sarà il destino degli atti posti in essere dai dirigenti illegittimamente nominati?

Domanda non secondaria se si tiene conto della enorme estensione della prassi  cassata dalla Corte.

Si tratta di una marea di atti e cartelle esattoriali nulle, poichè ben 767 funzionari su 1.143 totali, quindi più della metà, sono stati nominati in modo illegittimo. Cioè per raccomandazione e senza concorso pubblico.

Gli Italiani a questo punto dovrebbero cumulativamente promuovere una class action contro Equitalia : con un costo di spese estremamente basso perché suddiviso fra migliaia di persone, attraverso il peso enorme di una partecipazione popolare di massa, sulla base di questa decisione, il popolo italiano potrebbe atterrare una volta per sempre il mostruoso Golia che si chiama  Equitalia… Questa è una occasione storica, che non si ripeterà più perchè le bande dei grassatori di stato presto si riprenderanno dal colpo e passeranno alle  loro contromisure.. il governo attuale li appoggia, come è noto.

Poi c’è un’altra questione. Quella degli effetti che le nomine bocciate dalla Consulta hanno e possono determinare all’interno dell’amministrazione, se adeguatamente valorizzare in sede politica.

La gestione prolungata e non provvisoria, come sottolinea la Corte Costituzionale, di incarichi a tempo determinato e su mandato fiduciario – cioè per raccomandazione politica  da parte dei vertici politico – amministrativi, cioè da parte dei famigerati boiardi di Stato – crea una situazione insostenibile in uno Stato che si ammanta della abusata qualifica di Stato di diritto

 Si parla spesso della necessità che i dirigenti siano indipendenti dalla politica, ma non si parla affatto della necessità che quegli stessi dirigenti siano indipendenti anche rispetto alle loro dirigenze  di vertice : perché se a livello intermedio dipendi da un dirigente  di vertice  a cui devi la tua nomina, è chiaro che tutto diventa molto, molto meno trasparente….

Ricordate, per esempio,  che uno dei vertici di Equitalia e dell’ INPS era un  esponente di punta della lobby ebraica e indagato per la truffa ai danni dello Stato operata dall’ Ospedale israelitico romano, da lui diretto, che  scaricava le sue passività all’ erario, facendole  pagare a tutti i contribuenti italiani, attraverso il braccio armato di Equitalia  ?

Di fatto l’ amministrazione fiscale si trova controllata, diretta e resa operativa attraverso non l’ obbedienza allo Stato , ma ai gruppi di potere che nominano i dirigenti a loro piacimento. Lo Stato è ormai in mano alle bande.

Che si fanno mantenere in tutti i loro agi e aggi attraverso Equitalia ,  sulle spalle e a spese  del popolo italiano. Che resta a guardare.

Avvocato Edoardo Longo

338.1637425

venerdì 20 marzo 2015

UNA LETTERA / L' INCUBO DIVIENE REALTA' ?


Apprezzo tantissimo il suo impegno nel denunciare la situazione che è sotto gli occhi di tutti, ma che purtroppo ancora troppo pochi italioti per convenienza o per ignoranza, fanno finta di non vedere e soprattutto non vogliono capire a cosa stiamo andando incontro, per loro è troppa fatica farlo.

Vedo con rammarico la desolante condizione di molti miei compaesani e coetanei  cinquantenni ancora pieni delle loro patetiche illusioni materiali, come quando avevamo trent’ anni, sempre alla ricerca dell'esaltazione negativa dell' io e senza rendersi conto che tutto questo è  istigato proprio dal Sistema, che essi adorano ma che per loro ha in serbo soltanto schiavitù, miseria materiale e morale.

Per il popolo italiota non c'è più speranza a mio avviso! Tutti i precetti contenuti nel diabolico testo  del cosiddetto "popolo eletto", il Talmud,  e nei famosi protocolli, nel caso della nostra repubblica delle banane e del suo disfatto popolo, sono stati realizzati.

Inoltre mi rammarico di vedere che le sane forze del paese sono ancora troppo frammentate tra di loro pur coltivando e condividendo gli stessi antichi nobili ideali e questo ovviamente va a tutto vantaggio del Sistema, grazie al collaudato dividi ed impera, che sappiamo di loro invenzione.

Porgo i miei più Cordiali Saluti.


Marco    

giovedì 19 marzo 2015

E IL MONDO RIMASE A GUARDARE



Europa e Onu difendono tutti, tranne i Cristiani sterminati - Il vescovo di Bagdad: “L’Occidente inizia le guerre e le scorda presto Parla tanto di principi e diritti, poi dà passaporti solo ai musulmani” - complotto per il genocidio dei Cristiani in Medio Oriente – “L’Europa garantisce i diritti di tutti. Bene, ma cosa fa per i diritti dei cristiani cacciati dalle proprie case?” si chiede Monsignor Shlemon Warduni, vescovo ausiliare di Bagdad dei cattolici caldei. In visita in Italia, ospite del presule di Trieste, ricorda nelle chiese il dramma dimenticato dei cristiani dell’Iraq cacciati dai tagliagole del Califfato.

Di Fausto Biloslavo


I cristiani in medio Oriente rischiano l’estinzione?

Se va avanti come negli ultimi mesi questo pericolo esiste. Dovunque c’è guerra ed emigrazione. E’ in atto un grande complotto contro i cristiani per sradicare la nostra fede dal Medio Oriente.

Il mondo vi ha dimenticati?

E’ così. Il mondo segue le grandi tragedie all’inizio e poi se ne dimentica. L’Onu, l’Europa vogliono garantire a tutti i loro diritti. Bene, ma cosa hanno fatto per noi? Non lo chiedo a nome dei cristiani, ma come esseri umani. Pure noi abbiamo i nostri diritti. I cristiani dell’Iraq sono stati cacciati dalle loro case e città con la violenza. Non vogliamo altro che il rispetto dei nostri diritti. Cosa abbiamo fatto di male per meritarci questo destino dettato dal fanatismo religioso?.

Cosa deve fare l’Occidente per risolvere la crisi irachena?

Affrontarla seriamente. Dopo l’attentato di Parigi il mondo si è mobilitato. Adesso vogliono intervenire per non perdere del tutto la Libia. Hanno pensato con la stessa determinazione all’Iraq? Quanti bambini sono già morti, quante donne oltraggiate, quanti uomini sepolti vivi? L’America pensa di risolvere il problema con i bombardamenti? Dopo mesi di attacchi aerei non è cambiato molto. Noi vogliamo la pace, che finisca il terrorismo e tornare a casa nella piana di Ninive (nel nord dell’Iraq a maggioranza cristiana nda). Le nostre città e villaggi devono venir liberati con una forza internazionale che ci protegga.

Gli iracheni hanno riconquistato Tikrit, la città dove è nato Saddam Hussein. Quando verrà liberata Mosul diventata la “capitale” del Califfato in Iraq?

La domanda è se ci resteranno o fra una settimana torneranno i terroristi, come è successo all’inizio, lo scorso anno, quando l’esercito iracheno si dissolse come neve al sole. Adesso attendiamo che venga salvata Mosul occupata nel ventunesimo secolo come ai tempi dei barbari. Ho invitato i cristiani a pregare per la liberazione della città entro Pasqua.

Il Califfato si sta espandendo in Libia, vicino a noi. E’ una minaccia per l’Europa?

Se non affronterete con decisione il pericolo non ci vorrà molto tempo prima che arrivino a bussare alle vostre porte dicendo “noi siamo lo Stato islamico”. Hanno armi, organizzazione e minacciano di giungere fino a Roma, di conquistare il Vaticano. La loro propaganda talvolta si trasforma in realtà, come a Parigi e altrove. In Iraq hanno cacciato in poche ore 120mila cristiani dalla piana di Ninive. Speriamo che non accada mai, ma è possibile che possano colpire anche in Italia.

Il Santo padre andrà in visita in Iraq?

Lui lo vorrebbe con tutto il cuore. In molti temono per la sua sicurezza ed incolumità. Se venisse quest’anno sarebbe un grande incoraggiamento per i cristiani.


E’ vero che in Kurdistan si approfittano dei profughi cristiani, che sono 150mila?

Abbiamo saputo che musulmani, arabi si approfittano della situazione comprando le case che i cristiani hanno dovuto abbandonare a prezzi 3-4 volte inferiori. La raccolta del grano è stata completamente depredata.

L’Italia e molti paesi europei concedono visti ai profughi cristiani?

Ancora prima di questa tragedia, da anni chiedevamo: perché date i visti a gente di altre religioni e non a noi? Pure io ho avuto difficoltà a portare la mia segretaria a farsi visitare per un tumore in Italia. E talvolta i cristiani devono comprarsi i visti. Il risultato è che molti investono i pochi soldi rimasti, fino a 10mila euro a testa, partendo come clandestini verso l’Europa, gli Stati Uniti, l’Australia.

In Siria cosa stanno subendo i cristiani?

Arrivando da Bagdad ho saputo di alcuni villaggi siriani dove tutti gli abitanti cristiani sono stati presi in ostaggio. In cambio vogliono soldi. Questa è una moderna schiavitù. I cristiani vengono cacciati e uccisi ed il mondo rimane a guardare.

FONTE :



mercoledì 18 marzo 2015

MORIRE PREGANDO GESU'




giovedì 19 febbraio 2015I 21 copti assassinati: morire pregando Gesù - La dimensione del martirio cristiano. 

Un occidentale non esperto non avrebbe potuto accorgersene. Ma Antonios Aziz Mina, vescovo copto di Giza, cittadina egiziana, nel guardare il video della esecuzione dei ventuno lavoratori cristiani copti uccisi dall’Is ha osservato le labbra dei condannati negli ultimi istanti, e dal labiale ha letto che invocavano il nome di Gesù Cristo. Il vescovo lo ha dichiarato ieri alla Agenzia Fides, ma forse, nell’incendio che si va allargando sulla Libia, e nell’angoscia che da quel Paese riverbera sul Mediterraneo e l’Europa, a qualcuno potrà apparire una notizia minore.

Le “vere” notizie non sono forse i bombardamenti, le città conquistate e perdute, le cupe minacce lanciate dall’Is? E quel labiale invece, solo poche parole afone, subito travolte nel torrente di sangue che sale dal povero corpo di un uomo trucidato.

Eppure a volte proprio nelle parole dette piano sta qualcosa di molto grande. Non sarebbe stato umanamente più comprensibile, in quell’ultimo istante, supplicare pietà, o maledire gli assassini? Per noi europei, nati in una Chiesa non fisicamente minacciata, è ragione quasi di uno sbalordimento quell’estremo invocare Cristo, nell’ultimo istante. Noi, che, quanto alla morte, ci preoccupiamo che sia “dignitosa” e “dolce”, e magari convocata quando noi riteniamo che sia l’ora.

Questa morte dei ventuno giovani copti, non “dignitosa” e atroce, ci colpisce per la statura che assumono le vittime, morendo nell’atto di domandare Cristo.


Statura, anche questo particolare era stato previsto dall’attento regista dell’Is, nel girare quel video sulla riva del mare. Mentre carnefici e vittime camminano verso il luogo dell’esecuzione infatti è evidente come i boia siano stati scelti fra uomini molto alti, e come bassi, accanto a loro, appaiano i prigionieri.

Quasi a evocare tacitamente l’idea che i terroristi siano “grandi”, e le vittime solo “piccoli” uomini; dentro a un mondo sconvolto, giacché non è il nostro Mediterraneo solare, quella spiaggia livida su cui si frangono onde arrossate dal sangue. Ogni dettaglio, quindi, era stato previsto dagli assassini per evocare un mondo “altro”, in cui dominano i boia intabarrati di nero, a cancellarne perfino le umane sembianze. Ma quell’ultimo labiale non lo avevano previsto, e non sono riusciti a censurarlo. 

Ostinato come il «no» di Asia Bibi all’abiura, fermo come il «no» di Meriam Ibrahim, in Sudan, quando era in prigione, in catene, con un figlio in grembo, e la prospettiva della impiccagione davanti a sé.

Noi cristiani del mondo finora in pace fatichiamo a capire. Ci paiono giganti quelli che muoiono, come ha detto il Papa dei ventuno copti, da martiri. Eppure se guardiamo le facce di quegli stessi prigionieri nel giorno della cattura, in fila, i tratti mediterranei che li fanno non così diversi da molti ragazzi nel nostro Sud, ci paiono uomini come noi, con gli occhi sbarrati di paura. E allora che cosa determina, nell’ultima ora, quella irriducibile fedeltà a Cristo?

Una grazia, forse, e insieme il riconoscere, con assoluta evidenza, nell’ultimo istante, il nome in cui, perfino nella morte, nulla è perduto: famiglia, figli, madri e padri e amori, non annientati ma ritrovati e salvati. Pronunciano davanti alla morte quel nome come un irriducibile «no» al nulla, in cui i boia credono di averli cancellati.


FONTE :


15 marzo 2011 : QUATTRO ANNI DI GENOCIDIO CONTRO LA SIRIA



Il 15 marzo 2011 gli stati canaglia dell'Occidente e del Vicino Oriente scatenavano il terrorismo contro la Siria, provocando in quattro anni 220.000 morti, decine di chiese distrutte, l'esodo di migliaia di cristiani. Sul triste anniversario pubblichiamo un intervento di mons. Mons. Giuseppe Nazzaro, ex vescovo di Aleppo.


Riflessioni su un anniversario.

Il tempo scorre inesorabilmente, noi non ce ne rendiamo conto, purtroppo. Domani 15 marzo, la triste “primavera siriana” compie quattro anni. Si dovrebbero tirare delle somme ma, avendola definita “triste”, si potrebbe pensare che abbia già detto tutto. Niente affatto vero! Perché, in realtà, il povero popolo siriano continua a soffrire ed a morire tanto che ormai tutto ciò che sta succedendo in quel paese non ci interessa più di tanto.

La nostra insensibilità per la sofferenza di tanti nostri fratelli di fede e non, ha raggiunto forse l’apice, così che anche le stesse notizie falsificate o gonfiate per condannare soltanto una parte dei contendenti e che una volta i mass media ci davano con dovizia di falsi particolari, oggi non ci giungono quasi più o se qualcosa ci viene riferito si tratta di una cosa marginale, ormai ci siamo assuefatti. Lasciamo che un popolo muoia, noi stiamo bene. Invece non è affatto così!

Oggi a noi Occidentali due sole cose interessano e dobbiamo guardarcene: i profughi che fuggono quella guerra ed arrivano sulle nostre coste, ed i terroristi del neo califfato governato dai tagliagole, laggiù convogliati da varie parti del mondo compresa la nostra democratica Europa.

I profughi sono persone che per salvare la propria vita hanno sacrificato tutto rischiando pure di perderla nella traversata delle infide acque del Mediterraneo. Le loro odissee ci dovrebbero far riflettere: perché tutto questo? chi l’ha provocato? chi l’ha voluto e soprattutto, chi l’ha sostenuto? Sono domande che non ho mai letto sui giornali e tanto meno ho ascoltato in un TG. Queste domande non ce le poniamo, perché siamo convinti (?) che abbiamo aiutato un popolo a raggiungere la democrazia. E neppure qui ci siamo posti la domanda: quale democrazia? No. Non possiamo porci questa domanda perché siamo convinti che la democrazia sia la nostra. Ma cos’è per noi la democrazia? Faccio un esempio banale per spiegare a me e a chi legge cosa noi intendiamo per democrazia: la democrazia per noi è come l’andare da un sarto e farsi fare un bel vestito sulle proprie misure, una volta confezionato voglio che esso sia indossato (con le mie misure) da tutti, dal magrolino al medio, dal normale al super dotato ed anche da colui che misura di circonferenza 200-250 cm. Questa è la nostra democrazia. Bravi, bravissimi popoli democratici!

Visto che la nostra democrazia ha fallito, non è riuscita ad eliminare colui che, pur non dichiarandosi campione democratico, governava il paese secondo un sistema laico applicato ai principi socio-morali di una società che egli conosceva. (Pardon! noi, però, la conoscevamo meglio perché avevamo già il vestito pronto da far indossare a tutti e valido per tutte le stagioni).

 Non abbiamo capito il pericolo dell’entrata in azione dei gruppi salafiti penetrati dalla vicina Giordania, che attaccarono subito la base di Banias sul Mediterraneo, non abbiamo neppure capito le formazioni terroristiche che convogliavano nel Nord della Siria via Turchia.

Non abbiamo capito neppure la loro prima 'dichiarazione del Califfato' fatta nella città di Raqqa. Abbiamo cominciato a capire qualcosa quando ci sono state le prime teste tagliate, non ai siriani o agli irakeni, bensì ai nostri, ai due – tre – quattro americani, europei, ecc… solo in questo momento ci siamo resi conto di cosa siamo stati capaci di mettere in piedi, ma nessuno ha il coraggio di dire “mea culpa”. A noi non sono mai interessate le teste cadute dei siriani, degli irakeni, degli yazidi, dei curdi, ecc… erano cose che non ci toccavano, potevano farne cadere quante ne volevano, tanto per noi erano tutti….. animali da macello.



Quando, poi, i tagliagole hanno minacciato anche l’Europa e l'Occidente… ci siamo svegliati quasi da un sogno. Abbiamo cominciato a pensare che bisogna essere attenti…. Ma signori, ci rendiamo conto che molti di questi tagliagole sono dei nostri paesi europei? Noi li abbiamo tenuti e coltivati finché si sono uniti al califfo ed alle sue masnade: tutto potenziale che un giorno ritornerà di diritto a casa propria perché nativi locali e nostri compatrioti.

I TG spesso, però, ci han fatto vedere chiese distrutte o semplicemente croci divelte perché i tagliagole sono allergici ad essa. Noi, paladini della libertà ed in nome della democrazia, in varie zone d’Europa, non esclusa la nostra terra, abbiamo pensato bene di far scomparire la croce dagli edifici pubblici, dalle scuole; abbiamo fatto la battaglia contro il presepe (peraltro introdotto nella tradizione cristiana dal paladino della pace San Francesco d’Assisi). Tutto questo per non offendere la sensibilità di coloro che domani potrebbero essere i nostri aguzzini.

La rimozione della croce, il non fare il presepe, a parte tutto, sono gesti stupidi e beceri da parte di chi pretende di essere democratico e propagatore della libertà di espressione. La croce ed il presepe sono parte integrante della nostra fede e della nostra cultura. L’Europa è nata sotto il segno della croce e nessun può scalfire questo segno impunemente.

Chiudo queste riflessioni con un dubbio: quelli che han decretato la rimozione della croce dalle scuole o dagli edifici pubblici, che han proibito di fare il presepe a scuola, ecc… ritengono davvero che un giorno coloro per i quali hanno tradito la loro coscienza, calpestato quella dei loro padri che per generazioni e generazioni hanno creduto in questi due simboli religiosi che non hanno mai fatto male a nessuno, tutt’altro ...  questi signori credono che riceveranno un trattamento di favore? Gli risparmieranno la testa?  

Fin d’ora si mettano l’animo in pace perché i tagliagole hanno poca stima di gente che si vergogna della propria identità. 

Non si illudano che disprezzando le proprie radici salveranno la loro testa . Poveri illusi!!!


Mons. Giuseppe Nazzaro, ex vescovo di Aleppo


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