giovedì 26 febbraio 2015

IL " VERDONE " DI ABRAHAM LINCOLN



di : Anonimo Pontino

“Ogni governo può creare, emettere e far circolare tutta la valuta ed il credito necessari per soddisfare le proprie necessità di spesa ed il potere d’acquisto dei consumatori “.

( Abraham Lincoln, sedicesimo presidente degli Stati Uniti.)


Quando Benjamin Franklin venne chiamato a relazionare al parlamento britannico nel 1757 e gli venne chiesto di dar conto della prosperità delle colonie americane, rispose: “E’ semplice. Nelle colonie emettiamo la nostra moneta, chiamata biglietto coloniale (Colonial Script). Lo emettiamo in proporzione alla domanda commerciale ed industriale per facilitare il passaggio dei prodotti dal produttore al consumatore. In questo modo, creando noi stessi la moneta, ne controlliamo il potere d’acquisto e non dobbiamo pagare interessi a nessuno”.

Fu la lotta per la sovranità finanziaria che dette origine alla rivoluzione americana, quando la Banca d’Inghilterra, obbligando le colonie ad abbandonare i loro biglietti e ad adottare esclusivamente la sterlina inglese, precipitò le colonie in un profondo stato di povertà e di crisi economica. Quella guerra non è mai finita. Durante la loro vita politica, Thomas Jefferson, James Madison e Andrew Jackson combatterono contro i tentativi dei banchieri europei di controllare la fornitura della moneta degli Stati Uniti attraverso una banca centrale.




Quando Abraham Lincoln emise i verdoni (greenback) che toglieva ai banchieri privati il monopolio dell’emissione e del controllo monetario, egli venne presto assassinato. I banchieri internazionali hanno combattuto per un secolo per ottenere il diritto esclusivo all’emissione monetaria da scambiare col debito pubblico, negli Stati Uniti, e ci riuscirono finalmente nel 1913 con l’istituzione della Federal Reserve, attraverso la legge Federal Reserve Act. Questa legge autorizzava un cartello privato a creare moneta dal nulla e a prestarla ad usura (interesse) al governo statunitense, controllandone la quantità che il cartello poteva espandere o diminuire a piacere. Il deputato Charles Lindbergh definì la legge “il peggior crimine legislativo di tutti i tempi”.

Cinquant’anni dopo, il presidente John F. Kennedy sfidò i banchieri centrali emettendo dei biglietti di stato liberi dal debito. Anche lui finì assassinato. L’operazione effettuata con la legge del 1913 con la quale si fondava la Federal Reserve era incostituzionale, così come lo è stata la sottoscrizione e recezione del Trattato di Maastricht da parte dell’Italia ottant’anni dopo, perché trasferiva il potere sovrano dell’emissione monetaria ad un cartello bancario privato. Il debito pubblico esponenziale che ne seguì è quello che ha portato gli Stati Uniti alla bancarotta, attraverso l’appropriazione indebita delle enormi risorse economiche e vitali del popolo nord-americano. Questo sistema monetario parassitario, basato sull’usura, da allora è diventato il modello del sistema bancario occidentale ed è stato adottato in 170 paesi del mondo.


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mercoledì 18 febbraio 2015

BANKSTERS, STATI FALLITI E LA TRUFFA DEL DEBITO



Di : Reporter
 <<C’è un grande potenziale di rovina nei governi >>scrive Adam Smith nella Ricchezza delle Nazioni (1776) e poi: <<Una volta che i debiti nazionali siano stati accumulati fino ad un certo livello, credo che non ci sia forse un solo esempio in cui essi siano stati regolarmente e completamente pagati>>.
Le cose non sono cambiate. Una volta i governi si indebitavano soprattutto per sostenere le spese per la difesa mentre oggi si indebitano per finanziare sprechi, sussidi e rivendicazioni di ogni tipo di un numero crescente di interessi particolari per mantenere il consenso e continuare a governare. Quindi i debiti che i governi accumulano hanno gli stessi effetti distruttivi di quelli del tempo di guerra. A causa degli eccessi di spesa, gli stati, non hanno mai avanzi primari, sono costantemente in deficit e non potendo aumentare la pressione fiscale all’interno senza provocare esplosioni di collera, cercano di collocare il debito all’estero.
La politica dei deficit è il nocciolo della politica economica moderna: indebitarsi e spendere per creare potere d’acquisto, sviluppo ed occupazione. Che la spesa improduttiva dei governi crei prosperità è ridicolo. Semmai è vero il contrario, è la prosperità a rendere possibile la spesa improduttiva. Ma per quanto tempo? Nell’economia non esiste un fondo permanente da cui attingere senza limiti, va continuamente rinnovato con la spesa produttiva che crea sviluppo solo se supera quella improduttiva.
Ora se è chiaro che il debito esterno non rappresenta altro che l’anticipo del gettito di tasse future, la teoria dello stimolo economico crolla con un esempio elementare. Tizio, che non ha soldi, chiede un prestito a Caio per fare la spesa da Sempronio. Tizio quindi si trova in deficit rispetto a Caio. Ora sarebbe assurdo che Tizio, dopo aver fatto la spesa da Sempronio pretendesse da quest’ultimo l’estinzione del debito verso Caio. Ma non è più assurdo se Tizio è il governo che si indebita con Caio, ossia col mercato del debito, obbligando poi Sempronio, ovvero l’economia, a rimborsargli il debito. Tizio, dunque, è sempre libero di spendere ed estinguere il debito verso Caio con le tasse pagate da Sempronio.
 Come è dunque è possibile che il deficit di Tizio aumenti il reddito di Sempronio?
 Ovviamente non può e quindi il deficit non stimola l’economia ma la deprime in quanto il totale del debito di Tizio che è la somma di tutti i suoi deficit passati, viene pagato sempre da Sempronio. Se non si capisce che questa è la conseguenza del deficit non si capirà mai perché tale politica sottragga le risorse di un paese fino al collasso.


Nonostante l’evidente fallimento, questa politica mantiene la sua popolarità sia perché l’opinione pubblica non ne comprende in pieno il meccanismo e le conseguenze, sia perché le élite al governo rendono seducente il deficit giustificandolo con spese per obiettivi sociali, che in realtà riguardano interessi particolari che non allignerebbero mai in un’economia sana.
Se le élite al governo invece di perseguire tale politica abbattessero le tasse, raggiungerebbero realmente lo scopo di migliorare l’economia ma perderebbero il potere di gestirla, di corrompere l’elettorato, sottometterlo, acquisire privilegi permanenti e continuare nell’opera di spoliazione dei contributi. Così la politica di deficit finisce per governare tutta l’azione politica rischiando di portare a un sistema totalitario.
Incapaci di porre freni alla spesa i governi sono costretti a fare altri debiti portandoli ad una altezza tale che saranno necessarie nuove dosi di debito solo per pagare gli interessi. Si giunge pertanto alla situazione di debito perpetuo e di insolvenza definitiva che comporta l’impossibilità di ottenere ulteriore credito. 
Nell’economia privata questa impossibilità si chiama fallimento ma nel caso dei governi si chiama default. Uno stato, in affetti, non fallisce mai in senso formale come un privato perché non c’è tribunale che nomini un giudice che, dopo aver cancellato i suoi debiti amministri il patrimonio del paese per soddisfare i creditori secondo diritti di prelazione. Pertanto la procedura fallimentare degli stati si risolve sempre in un piano si salvataggio che consiste, alla fine, nella ristrutturazione del loro debito cioè in una riduzione consistente del suo valore nominale. L’altro modo di ridurre il debito si attua, se il debitore ha la sovranità monetaria, pagandolo con moneta svalutata. Si tratta sempre di default ma nella forma di deprezzamento valutario che però è il più pericoloso perché può annientare il mezzo di scambio dell’economia.
I creditori sono corresponsabili dei default dei debitori. Ad esempio, Argentina e Grecia costituiscono casi paradigmatici di governi predatori con una tradizione secolare di default diventata prassi istituzionalizzata finanziata dall’esterno. Questi due paesi, infatti, hanno ottenuto credito non per l’intrinseca affidabilità delle loro obbligazioni ma perché, nel caso argentino, era il Fondo Monetario internazionale a dare le garanzie, mentre in quello greco, era la banca centrale europea. I creditori non potevano ignorare che gran parte del credito erogato a questi paesi non avrebbe finanziato il sistema produttivo, vero garante della restituzione del debito, ma i centri di potere politico e finanziario. Il fatto è che, essendo la politica di debito anche il pilastro delle economie dei paesi creditori, che sono allo stesso tempo debitori, la negoziabilità del debito globale postula un potere bancario e finanziario illimitato e interconnesso a tal punto da essere costretto ad avallare, con la tacita complicità di tutti, le operazioni più inaffidabili. Questo è il motivo per cui anche la crisi di un piccolo paese come la Grecia desta preoccupazione: un “contagio” porterebbe al crollo di tutto un sistema che non ha più nessuna base di ricchezza concreta. In ogni caso sono le popolazioni a fallire perché subito dopo un default, il credito non circola più, il sistema industriale si ferma, l’apparato amministrativo e finanziario si blocca, lo stato non può pagare stipendi e pensioni e tutto precipita nel caos. Ai creditori quindi non rimane altra scelta che “salvare” il debitore accollandosi perdite, erogando nuovi prestiti ma rinnovandone il deficit. Così il sistema creditizio, mentre innesca un nuovo ciclo dissipatore, diventa sempre più tossico con conseguenze incalcolabili.
Conclusione. Adam Smith aveva ragione: c’è un grande potenziale di rovina nei governi. La causa della rovina è il debito, sempre crescente e impossibile da liquidare. La dottrina del deficit spending come cura è assurda: non si cresce spendendo e tassando. Più i governi spendono, più l’economia diventa instabile e gravita verso la depressione con costi sociali enormi. Ma è grazie ai deficit che le élite al governo rafforzano la posizione di potere, aumentano i propri privilegi, finanziano la corruzione e alimentano un sistema che, nel caso argentino, si chiama peronismo, nel caso greco cleptocrazia (dal greco: governo del furto). Entrambi rappresentano il culmine della corruzione politica. In tutti gli altri paesi, invece, alimentano un sistema che si chiama oligarchia che dalle prime due forme differisce solo di grado. Porta sempre alla rovina, ma in tempi più lunghi.
  

  

martedì 17 febbraio 2015

ARMI SEGRETE ITALIANE CONTRO ISIS !

L' arma segreta italiana contro l' ISIS : il raccordo anulare di Roma !

RIFLESSIONI SULLA QUARESIMA

Voi vi domandate: «Che cos’è diventata la Quaresima?». Voi ritenete che la rinuncia assai relativa al cibo non significa gran che, quando tanti dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, vittime di guerre o di catastrofi, soffrono molto, fisicamente e moralmente.

Il digiuno riguarda l’ascesi personale, sempre necessaria, ma la Chiesa chiede ai battezzati di caratterizzare anche in altro modo questo tempo liturgico. La Quaresima ha infatti per noi un preciso significato: deve manifestare agli occhi del mondo che l’intero Popolo di Dio, perché peccatore, si prepara nella Penitenza a rivivere liturgicamente la Passione, la Morte e la Risurrezione di Cristo. Questa testimonianza pubblica e collettiva ha la propria sorgente nello spirito di Penitenza di ciascuno di noi e ci induce altresì ad approfondire interiormente tale comportamento ed a meglio motivarlo.

Rinunciare non significa soltanto donare il superfluo, ma talvolta anche il necessario, come la vedova del Vangelo, la quale sapeva che il proprio obolo era già un dono ricevuto da Dio. Rinunciare significa liberarsi dalla schiavitù di una civiltà che ci spinge sempre più alla comodità ed al consumo, senza alcuna preoccupazione nemmeno per la conservazione del nostro ambiente, patrimonio comune dell’umanità.

Lo spirito di penitenza e la sua pratica ci stimolano a distaccarci sinceramente da tutto ciò che possediamo di superfluo, e talvolta anche di necessario, e che ci impedisce di essere veramente ciò che Dio vuole che noi siamo: «Dov'è il tuo tesoro, là è il tuo cuore» (Mt 6,21). Il nostro cuore è aggrappato alle ricchezze materiali? al potere sugli altri? ad egoistiche sottigliezze di dominio? Allora, abbiamo bisogno del Cristo liberatore che, se noi lo vogliamo, può scioglierci da questi legami di peccato che ci ostacolano.

Il cristiano, infatti, chiamato dalla Chiesa alla preghiera, alla penitenza e al digiuno, allo spogliamento interiore ed esteriore di se stesso, si pone davanti a Dio e si riconosce per quello che e, si riscopre.

«Ricordati, uomo, che sei polvere ed in polvere ritornerai»  (Parole nella distribuzione delle Ceneri).

 Ricordati, uomo, che sei chiamato ad altre cose rispetto a questi beni terreni e materiali, che rischiano di deviarti dall'essenziale. Ricordati, uomo, della tua vocazione fondamentale: tu vieni da Dio, e tu ritorni a Dio con la prospettiva della Risurrezione, che è la via tracciata da Cristo.

 «Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo» (Lc 14,27).


( tratto da un sito cattolico tradizionalista ) 

giovedì 12 febbraio 2015

VERSO UN NUOVO BOLSCEVISMO

“ Se il popolo americano permetterà alla Banca Centrale di controllare l’emissione della sua moneta corrente, prima con l’inflazione  e poi con la deflazione, le banche e le società che vi cresceranno attorno PRIVERANNO IL POPOLO DI OGNI SUA PROPRIETA’ al punto che i suoi figli si ritroveranno un giorno senza casa sul continente…”. 

Questa fu la risposta che il terzo presidente degli U.S.A., Thomas Jefferson, scrisse nel 1781 all’economista Alexander Hamilton, che esercitò delle pressioni, affinché il Congresso autorizzasse la costituzione della prima banca centrale di proprietà privata! Purtroppo la spuntò Hamilton, il cui volto ebbe il privilegio di comparire, guarda caso, sulle banconote, anche se lo stesso non fu mai presidente! Ma il male che a battere moneta fosse la banca centrale non investì solo gli U.S.A.,poiché oggi ben 2/3 degli stati del mondo sono sotto l’influenza politica di coloro che si fanno chiamare spudoratamente “angeli del Bene”. Gli stati, non potendo stampare banconote, sono costretti a chiederle in prestito a banche centrali PRIVATE, che creano il denaro dal nulla a costo quasi zero e poi lo prestano AD INTERESSE agli stati, che in tal modo si indebitano (con la banca centrale!). Infatti dalla differenza tra il valore facciale della banconota (cioè tra il valore convenzionale) e quello del costo della produzione (che è di pochi centesimi di euro!) la somma risultante viene caricata di interessi a beneficio delle banche centrali! 

Pertanto è solo un gioco al massacro ai danni dello stato sociale, parlare di riduzione di spesa pubblica, se prima gli stati (ex-sovrani,aimè!) non torneranno ad essere i proprietari della moneta e a stamparla loro stessi! Il tutto,ovviamente, deve essere accompagnato da una riduzione dei costi delle pubbliche amministrazioni, della politica e degli sprechi. Perché se gli stati (e quindi i popoli) tornassero ad essere i proprietari della moneta emessa, sarebbe da sciagurati emettere banconote a costo quasi zero solo per mantenere l’attuale classe dirigente parassitaria e privilegiata all’inverosimile, creando un altro tipo di problema che si chiama inflazione. Sempre in tema di presidenti degli U.S.A. informo che il 4 giugno 1963 con l’ordine esecutivo 11.110, l’allora presidente Kennedy dava al Ministero del Tesoro il potere di stampare il denaro, togliendolo così di fatto alla Banca Centrale (Federal Reserve). Kennedy 6 mesi dopo andò a Dallas, da dove, come ben sappiamo,non fece mai più ritorno. Il suo successore, il presidente Lindon Johnson, eliminò l’ordine esecutivo di Kennedy e da allora nessun presidente U.S.A. si permise di sfidare la Fed! Forse sfidare la Fed porta male? Molti dicono che il prof. Monti ha fallito, perché non ha potuto (o non ha voluto?) ridurre i costi della politica e sta facendo pagare il debito pubblico al popolo. Ha fallito, o invece mi chiedo io, ci vuole falliti?

Il nuovo Bolscevismo, più pericoloso di quello sovietico, è quello finanziario europeo. Alcuni anni  fa la famosa signora Thatcher aveva capito in anticipo cosa si nascondesse dietro al progetto europeo dell’euro. L’intenzione era quella di espropriare la democrazia e la sovranità agli Stati per mettere il potere nelle mani di persone che non possono essere chiamate a rispondere di ciò che fanno a danno degli Stati nazionali. La signora inglese aveva intuito che l’euro non avrebbe funzionato e che quel progetto sarebbe stato molto pericoloso per la democrazia inglese. Mentre l’euro – disastro prendeva forma in questi anni, anche io mi  rendevo conto dei motivi di quella tanto discussa scelta fatta dalla Lady di ferro. Ma neppure nelle mie più pessimistiche ipotesi formulate già una decina di anni fa sui destini dei popoli europei, avrei potuto immaginare quello che Rehn e la Troika, ossia la B.C.E., il F.M.I. e la Commissione Europea (perché a comandare è la Commissione, non il Parlamento Europeo!) hanno fatto quest’anno. Gli stessi, infatti, si sono abbassati al livello di scippatori da strada, portando via dai conti correnti della gente dei soldi, pur di tenere in piedi questo fallimento che si chiama EURO! Li hanno presi dai piccoli investitori in diretta violazione della promessa fatta nel 2008, stabilendo così un pericoloso precedente. 

Il messaggio mandato agli investitori e ai piccoli risparmiatori è chiaro: togliere i soldi dalle banche dell’euro – zona prima che “quei signori” li vadano a cercare. Con quello che è stato fatto a Cipro è stata suonata la campana a morte dell’euro. Chi nella comunità internazionale si fiderà più a lasciare i propri soldi, dopo che è stato stabilito questo precedente? Il colmo dell’ironia è stato per me sentire i commenti del Primo Ministro russo, Dimitri Medvedev che sulla faccenda cipriota ha detto: “ Posso soltanto paragonarle alle decisioni prese un tempo dalle autorità sovietiche”. A buon intenditor….Ma non finisce qui! C’è infatti un’altra proposta tedesca, ossia quella di confiscare una parte del valore delle proprietà alla gente negli Stati dell’eurozona nell’Europa del Sud. Questa “unione” europea è il nuovo bolscevismo, ma peggiore di quello che c’era in Russia, perché a portare a compimento tale progetto di distruzione della proprietà privata e delle piccole attività in proprio, stavolta sono le banche!  Il loro potere finanziario, economico, politico è illimitato e sta creando una miseria umana con pochi precedenti nella storia! I loro profitti, le loro speculazioni sono tassate in percentuale molto meno di quel poco che guadagna il mio barbiere! Spero che la gente se ne renda conto in fretta e prima le spazzerà via, meglio sarà per tutti. E il Parlamento europeo ha la possibilità di chiedere conto alla Commissione Europea? In democrazia il potere legislativo ed esecutivo sono divisi: uno al parlamento e l’altro al governo. In Europa sono entrambi detenuti dalla Commissione Europea e il Parlamento è ridotto al rango di organo di ratifica, in pratica conto poco più della nostra circoscrizione. Anche Frits Bolkenstein, ex commissario europeo e cittadino olandese, ha sostenuto che il Parlamento Europeo non è più un organo rappresentativo! Perché lo è mai stato?   

                                                Andrea Mantellini, cons. Circoscrizione 1 Comune di Forlì


GLI SPORCHI AFFARI DEL TERRORE ISLAMICO





La guerra costa e lo Stato Islamico la finanzia così,  (di Lorenzo Nannetti )

La recente uccisione dei giornalisti giapponesi Haruna Yukawa e Kenji Goto, il precedente rapimento – e successiva liberazione – delle due giovani italiane Vanessa Marzullo e Greta Ramelli sono solo alcuni tra i più recenti casi di rapimenti a scopo di estorsione compiuti da organizzazioni terroriste in Medio Oriente e ripropongono il tema di come facciano tali gruppi a finanziarsi e dunque portare avanti la propria opera. Armi, munizioni, cibo, mezzi sono tutte cose che costano, anche se acquistate al mercato nero, e per tali gruppi è quindi necessario trovare di che soddisfare le proprie esigenze.

La questione diventa ancora più importante se pensiamo allo Stato Islamico (per esteso Stato islamico dell’Iraq e del Levante, Isil), che di fatto governa una vasta porzione di territorio iracheno e siriano impiegando una struttura quasi statale e nella quale i miliziani armati vengono stipendiati (si parla di almeno 550 dollari al mese) e dove funziona, a suo modo, perfino una sorta di burocrazia. Eppure la zona dove l’Isil opera è devastata dalla guerra, le attività economiche sono ridotte al minimo e il semplice imporre tasse alla popolazione non basterebbe mai a fornire sufficienti fondi. Perché invece l’Isil è considerato il più ricco tra i gruppi terroristi?

Sicuramente i rapimenti a scopo di estorsione sono un’importante fonte di proventi, comune del resto a tutta la galassia del terrorismo islamico: si rapiscono giornalisti, cooperanti o altri cittadini stranieri (meglio se occidentali o loro alleati) e si richiede un riscatto. Alcuni Paesi non pagano e questo porta spesso all’uccisione degli ostaggi documentata con video propagandistici (è capitato ai due giapponesi, ma anche ad americani e britannici). In molti altri casi invece trattative segrete possono portare a riscatti in denaro o altri benefici. Si stima che nell’ultimo anno l’Isil abbia ricavato circa 45 milioni di dollari solo da questa attività. A ciò vanno aggiunti traffici di armi e altri beni ed estorsioni a imprese; si arriva così a una cifra pari a circa 70 milioni di dollari in un anno.

Un’altra importante fonte di ricavi, spesso citata dai media, è costituita dalla vendita di petrolio. L’Isil controlla infatti numerosi pozzi petroliferi nel sudest della Siria e nel nord dell’Iraq, tramite i quali ha potuto produrre tra i 25 mila e i 50 mila barili al giorno almeno negli ultimi 5 mesi. Una quantità molto bassa (si pensi che la produzione irachena totale, al momento, è di circa 4 milioni di barili al giorno…), ma che contribuisce comunque a una buona fetta di proventi. L’Isil infatti vende greggio a prezzi ribassati, che diventano così particolarmente interessanti per eventuali compratori (tra cui Stati e gruppi vicini) e assicurano un costante flusso di denaro. Quanto? Non è possibile dirlo con precisione, ma sembra ormai assodato che il gruppo venda petrolio a 25-40 dollari al barile (il prezzo mondiale è attualmente attorno ai 47 dollari/barile, ma è stato anche sui 90-100 dollari/barile ad agosto 2014): ciò significa che l’Isil è in grado di incassare, all’incirca, l’ingente cifra di 1-2 milioni di dollari al giorno.



Per fermare questo flusso di denaro, negli ultimi mesi la coalizione internazionale schierata contro i terroristi dalle bandiere nere ha iniziato a bombardare i pozzi, le raffinerie e i camion cisterna che trasportano il greggio, ottenendo una riduzione delle vendite e, dunque, dei ricavi da parte dell’Isil. Eppure il gruppo sembra ancora ricchissimo…

Esso infatti può contare almeno su altre due fonti principali di entrate finanziarie. La prima proviene da quelli che potremmo definire sponsor del terrorismo: affaristi facoltosi, ricchi emiri, a volte perfino interi Stati che appoggiano la causa dell’Islam radicale e dunque decidono di sponsorizzarla facendo ingenti versamenti di denaro. Particolarmente importante sembra essere stato (e forse lo è ancora) l’appoggio di governi che hanno visto nell’Isil non tanto una minaccia quanto un utile strumento per portare avanti i propri interessi. Per quanto non esistano prove chiare, esistono forti sospetti che Paesi come l’Arabia Saudita abbiano finanziato l’Isil nei suoi primi anni di attività, in quanto movimento islamico sunnita in grado di opporsi agli sciiti iracheni sotto l’influenza dell’Iran, suo grande rivale nello scacchiere internazionale.

In altre parole, nel complesso gioco geopolitico del Medio Oriente, gruppi estremisti spesso ricevono segretamente fondi da Stati che così vogliono guidarne le azioni per i propri scopi: anche l’Isil ha beneficiato di tali vantaggi e - sospettano alcuni analisti - forse ne beneficia anche ora. Il trucco che viene usato per mascherare tali finanziamenti è basato sulla pratica dell’hawala: un modo per trasferire denaro tramite intermediari senza che esso figuri in alcun documento ufficiale, o senza che avvenga per via telematica, facilmente tracciabile dalle autorità. Il flusso di denaro risulta così molto difficile da individuare e da quantificare.

La seconda fonte di finanziamento è in realtà probabilmente quella più importante di tutte e anche quella spesso meno citata. Quando, nell’agosto del 2014, l’Isil conquistò Mosul, la seconda città dell’Iraq, il gruppo poté prelevare l’intera riserva di denaro della banca locale… quasi 500 milioni di dollari! È forse questo il vero tesoro del gruppo. Perché, se ci pensiamo, perfino i pur grandi proventi del petrolio non riescono ad avvicinarsi ancora a questa cifra ed è essa che ha consentito all’Isil di continuare a mantenere il suo apparato statale e proseguire nella propria guerra.

Una tale quantità di denaro però non durerà in eterno. Ecco perché è importante fermare le altre fonti di finanziamento, in primis l’aiuto che gli sponsor del terrorismo continuano ad offrire al gruppo. La guerra costa, anche per l’Isil.





mercoledì 11 febbraio 2015

FOIBE


VUOTI DI "MEMORIA"


Due parole sul discorso  di insediamento (?)  del nuovo presidente della italica repubblica delle banane, eletto dalla famiglia Addams di  un parlamento golpista e non legittimo.

Per il Presidente, un bimbo ebreo martirizzato in un attentato vale alcune migliaia di bambini palestinesi bruciati con il fosforo dalla bombe israeliane……. Poichè  il presidente della repubblica delle banane non si ricorda di questi ultimi ( che scarsa memoria, vero..? ).

Moltissimi ebrei morti nella tragedia collettiva della seconda guerra mondiale valgono molto più dei morti nella stessa disgrazia che appartengono ad altre nazioni e il cui numero è dieci volte superiore a quello dei primi .. ma il presidente della repubblica delle banane di questi ultimi non si ricorda, anche se ci sono gli Italiani ammazzati dai bombardamenti anglo - americani.

Questo è il messaggio che il nuovo rappresentante dell’ italico gregge ha lanciato .

Avete o no capito che il popolo ebraico è superiore agli altri, miseri goym ? .... e che la lugubre aritmetica dei lutti non è uguale per tutti... c'è sempre qualcuno più uguale degli altri... e ha diritto alla " memoria"...

Di sicuro non ha diritto alla memoria il povero bambino , il cui corpo orrendamente dilaniato vedete nella fotografia qui riprodotta :



Si tratta del povero  Piero Zuccheretti, bimbo romano  travolto dall'esplosione della bomba messa in via Rasella da tre partigiani terroristi  che  massacrarono così  trentasei persone, rimanendosene eroicamente  nascosti e provocando così scientemente e volutamente la rappresaglia tedesca delle Ardeatine….

Di questo disgraziatissimo bimbo italiano il Presidente della repubblica delle banane non si è ricordato nel suo paludato discorso di insediamento, anzi, ne ha oltraggiato la memoria, considerando “ coraggiosi partigiani” i tre vili  assassini comunisti che lo ammazzarono con la bomba di Via Rasella.

Il presidente degli Italiani si è commosso solo di fronte ai morti ebrei, aizzando nel suo discorso solo odio  solo verso  la durissima, prevista, rappresaglia tedesca. 

Ci sono morti di serie A e di serie B, per i rappresentati di questa repubblica delle banane , che parlano solo a comando dei padroni del mondo. Non in nome del popolo italiano. 

Edoardo Longo 

338.1637425



martedì 10 febbraio 2015

LUCIANO FRANCESCHI : IL DIARIO DAL CARCERE



Sono impegnato in questi giorni, nei ritagli di tempo, a correggere le bozze del diario dal carcere di Luciano Franceschi... un lavoro piuttosto impegnativo, considerando che il diario è stato scritto in carcere, in condizioni di salute alquanto gravi... il testo sarà pronto e pubblicato in forma definitiva entro la fine di febbraio, all' incirca.

 Confido che il libro  trovi ampio interesse presso il pubblico, anche per dare supporto morale a Franceschi che si trova in carcere duro ad età avanzata ed ha di fatto rinunciato ad impugnare una durissima condanna detentiva !

In trent' anni di professione è la prima volta che incontro un detenuto che rinuncia ad impugnare una condanna.

Chi vuole conoscere di più la vicenda di Franceschi può collegarsi a questo link :

http://edoardolongo.blogspot.it/search/label/caso%20Franceschi


Di Franceschi, Le Edizioni della Lanterna hanno già pubblicato GUERRIER DI SAN MARCO, il cui link è il seguente :




Avvocato Edoardo Longo
338.1637425




venerdì 6 febbraio 2015

STORIE DI ORDINARIA AMMINISTRAZIONE ITALIANA



Equitalia è una s.p.a. posseduta per il 51% dall’Ufficio delle Entrate e per il 49% dall’Inps. Già questo mi sembra un grande caso di conflitto d’interesse, perché il creditore (ossia l’Agenzia delle Entrate o l’Inps) non può essere al tempo stesso creditore, esattore e addetto alla riscossione forzata dei debiti insoluti. Insomma non si può essere allo stesso tempo giudici, giuria e boia come invece è Equitalia!

Se poi scopriamo che l’Agenzia delle Entrate ed Equitalia sono  dirette dallo stesso personaggio, cioè Attilio Befera (che, occupando due poltrone, percepisce così la bella somma di oltre 500.000 euro/anno) allora il conflitto d’interessi diventa ancora più palese ed è una tragica certezza. Tralascio di parlare di Antonio Mastropasqua, che ricopre ben 25 incarichi (!) fra cui quello di vicepresidente di Equitalia e di presidente dell’Inps, percependo così ben 1.300.000 euro/anno!

 La volontà inquisitoria, la bramosia di voler perseguire ad ogni costo chi è debitore o presunto tale verso lo Stato, SENZA TENER CONTO delle motivazioni che hanno causato lo stato d’insolvenza, è talmente forte che si è disposti a passare sopra ad ogni considerazione di buon senso, affidando un enorme potere ad un uomo solo (Befera) che così detiene nelle sue mani il destino di diversi milioni di Italiani. Per fare un esempio dei poteri enormi di Equitalia, si sappia che chiunque vanti un credito, necessita prima di riscuotere, di un decreto ingiuntivo del magistrato e poi dell’azione di un giudice che sentenzi il pignoramento dei beni del debitore.

Tutti, ma NON Equitalia, perché se la scrive, se la canta e se la suona da sola. E’ al di sopra delle leggi, perché è un soggetto libero da ogni vincolo giurisprudenziale e per il pignoramento non necessita di un decreto del magistrato! Inoltre il sig. Befera, conscio del potere di cui dispone, non manca occasione per lanciare messaggi inquietanti e minacciosi proclami del tipo: “gli Italiani sono evasori, adesso li raddrizziamo!”.

 Mia madre lavorava all’Agenzia delle Entrate prima di andare in pensione,MA lei stessa lo ha definito un novello “Torquemada”, visto che sembra garantire persecuzioni a tappeto contro tutti coloro che lui ritiene evasori fiscali. Recentemente quando fu richiesto al “neo-Torquemada” di esprimere un parere sull’impressionante numero di suicidi che sta sconvolgendo l’Italia, ha risposto con arroganza, dicendo che chi non è in difetto, non viene perseguito e che se chi viene perseguito, prende decisioni drastiche, forse ha molto da temere e che in ogni caso lo Stato non si fermerà. E così mentre il popolo deve essere tassato, anzi tartassato, Befera sembra abbia favorito un suo parente stretto. Infatti da Il Giornale.it ho appreso una notizia interessante.

Cosa hanno in comune il Coni ed Equitalia? Sembra che non abbiano nulla, se non la medesima origine pubblica. In realtà i top manager del Comitato Olimpico Nazionale e di Equitalia, Raffaele Pagnozzi ed Attilio Befera, hanno provveduto a sistemare i rispettivi figli con assunzioni incrociate. Questo intreccio, più simile ad uno scambio azionario che ad un favore fra amici, viene riportato anche dal quotidiano economico Italia Oggi. I protagonisti sono Marco Befera, figlio dell’amm.re delegato di Equitalia, assunto al Coni ed inserito nei servizi legali e Flavio Pagnozzi, figlio del segretario generale del Comitato Olimpico, assunto nell’organico della s.p.a. del fisco. Il dato interessante è che Raffaele Pagnozzi è anche amm.re delegato della Coni servizi s.p.a., società controllata dal Ministero dell’Economia che, guarda caso, controlla anche Equitalia attraverso l’Ufficio delle Entrate. L’operazione a vantaggio dei due figli dei manager di Stato non ha nulla di irregolare e sarebbe passata inosservata, se i soggetti coinvolti operassero in ambito privato. Ma la cosa fa notizia, se sotto i riflettori finiscono due top manager del cosiddetto “pubblico” con tutte le polemiche che ne conseguono. Il vecchio modello della provvidenziale “raccomandazione” insomma non tramonta mai! Se è vero che in Italia, al contrario di altri Paesi europei, c’è sempre stata un’evasione fiscale molto elevata, il che è indegno di una nazione civile, lo è altrettanto dire che il nostro Stato non eroga servizi sociali di livello alto come è nei paesi scandinavi. Eppure in Italia c’è una pressione fiscale superiore anche a quella del Nord Europa. Ma soprattutto non è accettabile che Befera si faccia passare come l’archetipo del fustigatore della morale pubblica dopo aver sistemato il figlio col più vecchio dei metodi usati nel nostro Paese!


Setefi  s.p.a è una società delle banche del gruppo Intesa S. Paolo e Monte dei Paschi di Siena, specializzata nei pagamenti con moneta elettronica, cui si rivolge la maggioranza dei gestori di pompe della benzina. Detta società, benché la legge vieti le commissioni bancarie sugli acquisti di benzina inferiori a 100 euro in moneta elettronica, pretende  comunque di applicare tali commissioni. In caso contrario il contratto coi gestori verrà disdetto, poiché la giustificazione è “non possiamo elargire prestazioni gratuite”. Ci sono anche dei cittadini con l’acqua alla gola che non possono pagare le tasse o la rata del mutuo, ma non per questo motivo la banca o Equitalia rinunciano a prendersi le loro case, anche se ne hanno una sola, sbattendo così in mezzo ad una strada intere famiglie!

Quale provvedimento, se mai ci sarà, allora verrà preso verso la Setefi, che rifiuta di rispettare un impegno? Che la legge sia uguale per tutti, io non ho dubbi. Ho invece il sospetto che di fronte alla Giustizia, siamo tutti diversi…. Altre società di servizi, invece, hanno rispettato le regole, non applicano le commissioni e neppure disdicono i contratti. La Faib - Confesercenti, associazione di categoria dei benzinai, il cui vice presidente a Forlì è Fausto Lambruschi che conosco personalmente, è sul piede di guerra nei confronti del Monte dei Paschi di Siena (banca molto vicina al PD!) e di IMI – S. Paolo (molto vicina al PdL) che, con la solita arroganza che caratterizza le banche, ha spedito lettere ai gestori di pompe di benzina nelle quali minaccia di sospendere il servizio, se i benzinai non accetteranno di pagare le commissioni bancarie!

Per i benzinai, che ormai dalla vendita della benzina non guadagnano più nulla, perché il guadagno è fortemente ridotto dalle accise imposte dallo Stato e dall’esigenza di garantire la sicurezza sugli impianti, i problemi non finiscono qui. Infatti presto la Conad anche a Forlì comincerà a vendere la benzina ad un prezzo leggermente inferiore rispetto ai benzinai, che così finiranno tutti quanti al tappeto! Non so come la pensiate voi, ma vedere che il P.D. è amico delle banche (come il PdL, che tanto critica…), che favorisce sfacciatamente la grande distribuzione e che non si preoccupa affatto se gli altri crepano, beh…il disgusto che provo di fronte a chi si professa di sinistra ed in realtà è di destra, mascherato da sinistra, è grande! Ma presto la maschera che copre il loro viso cadrà e il popolo finalmente capirà! Io andrò a fare benzina dall’amico Lambruschi, anche se spenderò un po’ di più, voi fate pure quello che vi pare!


Andrea Mantellini

Cons. Circoscrizione 1 – Comune di Forlì


I PICCOLI E CORAGGIOSI AMICI DI GESU'




Spett. Redazione di Dissonanze,


nonostante lo “sputo” universale, dei piccoli amici di Gesù non si perde la razza.

Un ragazzo di 17 anni – qui lo chiamerò Franco – da due anni viene spesso da me. Un ragazzo semplice, puro, molto schietto, che non sopporta imbrogli, disinvolto e che non ha paura di nessuno.

Frequenta il terzo anno dell’Istituto Professionale, sezione elettrotecnici.

La sua professoressa di italiano e storia, all’inizio di quest’anno scolastico 2014/15, ha pensato bene cominciare le sue lezioni di storia parlando dell’Islam. A un certo punto del discorso ha affermato: “La religione non serve. E’ solo un impiccio. Io non ho alcuna religione, perché la religione sfugge all’esperienza, quindi è un insieme di fanfaluche. Immagino che voi, ragazzi, siate d’accordo”.

Franco ha subito risposto: “Professoressa, io non sono d’accordo. Io sono credente e cattolico!”. Quella ha sorriso ironica e ha domandato alla classe: “Chi di voi è credente? Alzi la mano”. In una classe di 15 ragazzi, solo in tre hanno alzato la mano. “Ecco, vedete – ha commentato quell’infelice – siete una piccola minoranza. Ma io non credo che voi tre siete credenti, io non posso pensarlo… Poi, anche se lo siete, crescendo vi passerà”.

A questo punto Franco ha battuto un pugno sul suo banco, si è alzato, è andato alla scrivania della professoressa e le ha posato davanti il Rosario e il Breviario: “Lei non mi crede? Ebbene, veda, io porto tutti i giorni con me il mio Breviario e sul treno dico le Lodi. Per strada, venendo a scuola, recito il Rosario alla Madonna. Così tutti i giorni! Alla sera, vado in parrocchia, finisco il Rosario e recito i Vespri con il viceparroco. Così tutti i giorni! Adesso non ha più dubbi che io sono credente, cattolico e praticante? Sì, perché non basta dire che si è credenti, occorre essere praticanti!”.

La professoressa è rimasta senza parole. Non se lo sarebbe mai aspettato da un allievo di 17 anni. E’ diventata di brace in volto ed è stata a lungo in silenzio; un silenzio interminabile. Gli altri due credenti, incoraggiati dal comportamento di Franco, hanno aggiunto: “Noi non siamo bravi come il nostro compagno, ma crediamo in Gesù, nella Chiesa e andiamo a Messa tutte le domeniche e preghiamo tutti i giorni”. Gli altri compagni sono rimasti impietriti, in silenzio. La professoressa dopo un po’ ha detto: “Adesso basta, ora facciamo lezione”. “Lezione? – ha detto fuor dai denti Franco – lezione di frottole! Perché voi professori a scuola ci dite solo quello che vi fa comodo, non la Verità”.

La “lezione” è ripresa. Quando Franco mi ha raccontato l’avventura, mi sono commosso. Gli ho detto: “Bravo, bravissimo, Gesù è contento di te. Ti ho incontrato due anni fa ed eri già molto buono, ma ora sei maturato, sei un testimone di Gesù Cristo. Continua così, chiedi alla Madonna che ti aiuti ad essere così fino all’ultimo giorno, in questo mondo folle”. Franco mi ha risposto: “ Ci proverò, è molto bello, sai, una gioia che non ti dico… Ma che si facesse furba quella buffona!”.

Ecco, amici, adesso Franco avrà solo 8 in condotta, per questo suo comportamento “irrituale”, da “maleducato”. Sì, avrà 8 in condotta a causa di Gesù Cristo anche se merita10 e lode. Franco mi fa già detto che sarà orgoglioso di aver solo 8 per il suo stile di cristiano-cattolico a viso aperto, per essersi dichiarato per Gesù senza paura.

“Tutti i giorni il Breviario… e il Rosario” oh, già! l’ha detto non un prete, ma un ragazzo di 17 anni, per difendere la Fede davanti ad una specie di insegnante prevaricatrice al massimo, che dice di rispettare il pluralismo, ma che non rispetta neppure la sua dignità di donna. Quanti preti benignanti, dialoganti e mondani di oggi avrebbero il coraggio di dirlo, in modo così aperto, “sfacciato”? Quanti sono i preti e gli educatori che sanno preparare ragazzi così, per affrontare la vita? Militanti per Gesù Cristo!

A Franco piace mandare messaggini con il cellulare che finiscono spesso: “Viva Cristo Re!”. Ed io gli rispondo: “E tu con Lui”; “E tu, piccolo principe di Gesù, della Sua regale stirpe”. Non è finita qui. Franco una volta ha chiesto di confessarsi ad un sacerdote della mia parrocchia, un giovanottone di 40 anni, il quale lo ha accolto con molta bontà, lo ha ascoltato sereno e affabile, e infine gli ha domandato: “Ti raccomando di pregare tutti i giorni. Preghi?”. Franco gli ha risposto: “Sì, io prego, dico le Lodi e i Vespri sul Breviario e il Rosario alla Madonna”.

Il sacerdote – mi ha raccontato Franco – è rimasto stupefatto, quasi di sasso, si è commosso e gli ha detto: “Prega anche per me e per la Chiesa”.

 Vedete  come Gesù si riserva per Sé i Suoi amici, i Suoi piccoli amici, in ogni tempo?   

Un Lettore



mercoledì 4 febbraio 2015

ANCORA CERCO CASA

di Filippo Giannini

    Anni fa scrissi per un periodico un articolo dal titolo “Chiederò venia a Euclide”. Con questo mio richiamo al grande matematico greco, enunciatore di tanti trattati di geometria, intendevo impostare un ragionamento così logico che  chiunque lo avesse letto non avrebbe che potuto condividere le mie idee.

   Il mio messaggio non fu recepito, evidentemente perché Euclide è così grande da riuscire a quadrare il cerchio ed io, tutt’al più, posso continuare a usare il compasso. Di conseguenza – e a ragione – il matematico greco mi ha bocciato.

   Ora, dopo aver lasciato passare molto tempo, proverò a presentarmi di nuovo agli esami con la speranza che la mia preparazione sia migliorata e che il mio pensiero, che mira ad essere geometrico, e anche se non tridimensionale, per lo meno sia a due dimensioni.

   La gente si allontana sempre più dalla politica, è scritto sui giornali o così è ripetutamente lamentato sia in TV che alla radio.

   Perché il cittadino soffre di questa repulsione?

   Perché tutti partiti sono uguali. Tutti ladri. Uno vale l’altro, non cambierà mai nulla. Si sente dire non da molti, ma da tutti, e chi può dare loro torto? Ogni dibattito politico è una farsa.

   Sì, sono un fascista…Alt! Completo e mi correggo: Sono fascista in quanto mussoliniano. Mussolini ci ha lasciato una serie di messaggi e programmi, moltissimi dei quali risultarono di innegabile successo. Uno di questi è un chiaro incitamento a riprendere il cammino da lì dove la forza dei nemici plutomarxisti lo costrinse ad abbandonarlo. Egli ammonì, con un pensiero ben conosciuto, ma  che è bene ricordare: <Il mondo, me scomparso, avrà bisogno ancora dell’idea che è stata e sarà la più audace, la più originale e la più mediterranea ed europea delle idee>. Certamente con ciò Mussolini non si riferiva all’idea di garantire il salario d’accesso ai giovani, oppure al controllo del flusso migratorio o a idee del genere che, anche se importanti, non sono tali da giustificare che per quell’idea più audace, più originale, centinaia di migliaia di italiani dettero la vita. No!

   L’idea alla quale si riferiva Mussolini era certamente più grandiosa. E ce l’ha indicata ripetutamente. Dapprima mettendoci in guardia sulla fallacia di uno Stato basato sui partiti (in pratica quello attuale e quello preesistente al 1922) che egli così bollò: <La corruzione non è NEL sistema, ma è DEL sistema>. C’è qualche lettore che può contestare questo asserto? Poi Mussolini ci indicò la strada: <O lo Stato fascista è uno Stato Corporativo, o non è uno Stato fascista>.

   Ecco la grande rivoluzione che ci è stata indicata della quale noi dovremmo essere gli eredi. Quale rivoluzione può essere più grandiosa di quella che si prefigge di cambiare un Sistema, di uno Stato in un altro Sistema in un altro Stato?

  Le credenziali della validità dello Stato Corporativo? Ecco quanto ha scritto Rutilio Sermonti: <Quando una fazione rivoluzionaria assume il controllo di una Nazione – come fu il Fascismo nel 1925, e il Bolscevismo nel 1918 – ha davanti a se due strade: l’una (quella imboccata da Lenin) consiste nel cancellare tutte le preesistenti strutture della società, sostituendovi di punto in bianco quelle concepite (senza alcun collaudo di esperienza) della propria ideologia; l’altra (quella imboccata da Mussolini) é quella – pur avendo ben chiara la meta – di applicare riforme incalzanti ma graduali, tali da non inceppare i meccanismi produttivi che tra l’altro, assicurano al popolo il pane quotidiano e alla Nazione l’indipendenza. Quale sia stata la strada migliore ce lo insegna la storia; il primo metodo regalò alla Russia quattordici lustri di fame e di crisi produttiva (…).Il secondo, senza ammazzare nessuno, permise all’Italia di aumentare costantemente la produzione, di nutrire quotidianamente 45 milioni di italiani, di superare brillantemente la grande crisi del 1929-1931, di risanare le finanze, e di difendere vittoriosamente la propria moneta (…).>
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   Nessuno, lo auguro, potrà contestare quanto asserito da Sermoni; anche se lo Stato Corporativo concepito dal fascismo era appena agli albori e doveva svilupparsi secondo quei dettami che lo studioso ha ben indicato: <applicare riforme incalzanti, ma gradualmente>.

   L’idea Corporativa si stava estendendo nel modo a tal punto che non è errato affermare che ci sia stata un’epoca fascista. Nel Portogallo di Salazar la dicitura Estrado Novo voleva ribadire la radicale rottura con il passato e affermare la nuova idea Corporativa. <Così giungiamo al 1933, all’anno XI del Fascismo: la figura di Mussolini grandeggia nel mondo, le idee fasciste varcano i confini invadendo l’Europa (…)> (G. Valentini, Il Corporativismo in Portogallo). Così questo Paese, sotto la guida di Antonio de Oliveira Salazar, dopo decenni di colpi di Stato, di carestie, e di situazioni finanziarie catatrofiche, <realizzò una notevole opera di risanamento finanziario (il bilancio portoghese fu pareggiato per la prima volta dopo il 1854>. Esattamente nella stessa situazione – se non più grave – si trovava la confinante Spagna. Dopo secoli di fame e miserie, dopo la guerra civile del 1936-39 <Il governo spagnolo ha mantenuto l’organizzazione sociale corporativa(comitati misti)instaurato da Primo de Rivera a somiglianza di quella italiana> (E.G. Caballero, Ripercussioni del Fascismo in Spagna). Come non ricordare el milagro argentino realizzato da Peron?

   Visto che siamo in argomento, chiedo agli storici di RaiBufala: perché nelle vostre acute dissertazioni non parlate mai del perché il Presidente F.D. Roosevelt, nel 1934, quando un americano su quattro era disoccupato, inviò in Italia Tugwell e Moley, due fra i più preparati uomini del Brain Trust con l’incarico di studiare il miracolo italiano. Al termine della visita, sul suo Diario, Rexford Tugwell, fra l’altro,  annotò: <(…) il campione di macchina sociale (italiana) è la più efficiente che abbia mai visto>. Esattamente come oggi, vero bufolari di tutte le angolazioni? È superfluo ricordare che solo al ritorno dei due Cervelloni in America, F.D. Roosevelt firmò il First New Deal, e il Second New Deal venne firmato nel 1934-36.

   Certamente i governi a  ispirazione fascista e i partiti a orientamento corporativo, che videro la luce in decine di Paesi, avevano programmi diversi, perché diverse erano la storia e le situazioni  sociali-economiche rispetto a quelle italiana, ma i principi di base erano quelli del fascismo di Mussolini.

   E oggi? Dove sono finite quelle idee? <Le hanno dimenticate quegli stessi (cioè “Noi”, nda) che si sono considerai gli epigoni dell’idea del Fascismo e della Repubblica Sociale>. Questo è il duro rimprovero di Manlio Sargenti, che lanciò con amarezza, poco prima della sua morte.


   Spero questa volta di aver dato geometricità al mio pensiero e di trovare, non solo l’approvazione di Euclide, ma anche, prima o poi, quella casa nella quale mi riconosco, il cui edificio, che sia chiaro, deve poggiare su solide strutture portanti corporative.  

martedì 3 febbraio 2015

L' APPELLO DEI CRISTIANI DI DAMASCO





“Aiutateci a rimanere a casa nostra”. L'appello di Samaan Daoud, cristiano di Damasco

"Immaginate la Chiesa senza le sue radici. Senza San Paolo, che è diventato cristiano sulla via di Damasco. Senza Sant’Ignazio. Senza i Padri del deserto. Senza i monaci della Siria. Fra cinquant’anni potreste fare dei viaggi a Damasco e dire: qui una volta c’era la chiesa di Sant’Anania e una comunità cristiana molto forte. Pensare questo è per noi una grossa angoscia. Allora aiutateci a rimanere a casa nostra. Non accusateci di essere pro Assad o pro governo. Noi siamo pro Siria. Se Assad se ne va, il vuoto da chi sarà riempito? Dai fondamentalisti. Lo abbiamo già visto in Libia, in Iraq, in Egitto, anche se qui per fortuna si sono svegliati”.

Samaan Daoud, cristiano di rito siro-cattolico, fino al 2011 a Damasco faceva la guida ai pellegrini. Classe 1970, sposato e padre di due figli di 16 e 12 anni, da ragazzo si è messo a studiare l’italiano perché innamorato del nostro Paese. Per due anni ha anche vissuto a Valdocco, paese natale di San Giovanni Bosco. Con lo scoppio della guerra, ha dovuto reinventarsi il lavoro. Rientra in quel 50% di siriani che ancora riesce a portare a casa uno stipendio. La guida adesso la fa ai giornalisti occidentali “che vogliono vedere cosa succede davvero”. Collabora con i salesiani nella traduzione in arabo dei libri di don Bosco – “ne ho fatti sei, l’ultimo, le «Memorie dell’Oratorio », è in stampa” – e ha aperto a Damasco un ufficio della ong “Avsi”, che porta avanti progetti sanitari ed educativi. Nella serata del 16 gennaio è stato ospite a Piacenza di un incontro organizzato dall’Ordine della Santa Croce di Gerusalemme all’oratorio della Santissima Trinità.


— Dopo l’attentato di Parigi milioni di persone sono scese in piazza, in tutta Europa. Perché una mobilitazione simile non si è vista per le vittime del fondamentalismo in Medio Oriente e in Africa? È solo una questione di cattiva informazione?

La nostra sofferenza è cominciata nel 2011 e nessuno ha detto «Io sono i 200mila civili siriani morti» o fatto lo stesso con le 5mila donne siriane vendute al mercato. Già dall’inizio della “primavera araba” tantissimi sono stati ingannati. I capi politici dei Paesi di grande influenza, potendo controllare i media che godono di una certa credibilità, come Cnn, Bbc, Al Jazeera, El Arabia, hanno ingannato i loro e i nostri popoli. Ma le bugie hanno le gambe corte. Dopo un paio d’anni si è cominciato a capire che in Siria o Medio Oriente non è più questione di un uomo cattivo che sta ammazzando tutta la brava gente. Ci sono grossi giocatori, che prima stavano dietro le quinte e che adesso si fanno vedere: America, Russia, Iran, Arabia Saudita, Turchia… Nel 2013, quando sono venuto in Italia – e ho parlato anche a Piacenza – dicevo: state attenti ai fondamentalisti, perché verranno pure a casa vostra. Il fanatismo non ha confini. Adesso siamo nella stessa barca: il popolo siriano, gli occidentali, i cristiani yazidi in Iraq e quelli in Nigeria. Chi ci sta attaccando è stesso nemico. E il fanatismo attacca anche i musulmani.


— Sta dicendo che l’Occidente ha spalleggiato i gruppi fondamentalisti e adesso se li trova davanti come nemici?

La Francia nel 2013 l’ha detto chiaro e tondo: noi appoggiamo i cosiddetti “ribelli moderati”. La domanda che sempre faccio è: se hai un kalashnikov in mano sei moderato? L’Europa finanzia i ribelli, con milioni e milioni di euro, per far cadere il governo di Assad. Ma chi paga le conseguenze? Con le sanzioni contro la Siria, dal 2012, l’Europa è complice dello stato di miseria in cui oggi vive il Paese. Per venire qui ho dovuto attraversare una strada sotto la neve da Damasco a Beirut, in Libano, e da lì ho preso l’aereo per l’Italia.


— Isolamento totale?

Totale. Gli ospedali non riescono a procurarsi certe medicine. Gli apparecchi sanitari danneggiati sono fermi perché non ci sono pezzi di ricambio. Questa situazione alimenta il mercato nero e l’aggressività del fratello che mangia suo fratello. Far impoverire un popolo è la stessa cosa che se ci avessi lanciato delle bombe.



— Come si vive oggi in Siria?

Rispondo con alcuni numeri ufficiali: 3,8 milioni di siriani rifugiati, 7,6 milioni di sfollati, 12,1 di persone in stato di bisogno su una popolazione di circa 21 milioni, 3 milioni di case distrutte, 1200 scuole rovinate, esportazione zero. È uno tsunami che ha colpito la Siria e purtroppo si tratta di uno tsunami provocato artificialmente. In Siria nelle loro file Isis e il fronte Al-Nusra filiale di Al Qaeda, hanno combattenti di 80 nazionalità. Il vostro Ministro dell’Interno ha detto in Parlamento che ci sono 50 italiani che sono andati a combattere in Siria? Per qualcuno non è un numero alto. Se di questi ne torna anche il 20-30%, basta poco. Quelli dell’attentato di Parigi erano tre. Notate il loro modo di combattere: corrono con il kalashnikov in mano, sparano e si guardano attorno. È gente che per due anni ha fatto la guerra. L’Europa adesso si trova ad affrontare gente addestrata ad alto livello.

— Si torna a parlare di intervento armato in Siria.

L’America dopo l’11 settembre ha attaccato l’Afghanistan per eliminare Bin Laden. Ma quanti Bin Laden abbiamo adesso? Il terrorismo è come un albero. L’albero per crescere ha bisogno di acqua; il terrorismo per crescere ha bisogno del sangue. Più guerre fai, più ingiustizia c’è, più sangue viene versato, più il terrorismo si rafforza. Guardiamo cosa sta succedendo: la Nigeria si sta scannando, il Sudan è tagliato in due, in Yemen c’è una guerra interna, in Iraq non esiste più uno Stato. Basta usare la motivazione del terrorismo per attaccare. Non si può portare la democrazia con i carri armati e gli aerei.

— La strada allora qual è?

Dire ai turchi: chiudete la frontiera, così non aiutate più Isis e Al Nusrah. Ai giordani: basta fare campi di addestramento dalle vostre parti. A Israele: impegnati seriamente a non irrompere in Siria. All’Arabia Saudita: smetti di fornire soldi e armi da Al Nusrah. Al Qatar: basta fornire armi e terreno a Isis. E poi c’è l’Iran che fornisce armi al governo siriano. C’è la Russia. E l’America, la Francia… Quando i leader politici si metteranno attorno a un tavolo con grande buona volontà, si trova la soluzione. La Siria che ha 21 milioni di abitanti e ha fatto arrivare al potere Assad è capace di far arrivare un altro siriano (e con il tono di voce sottolinea l’aggettivo “siriano”), che crede in uno Stato laico nel quale c’è rispetto per tutte le religioni. Lo ripeto: come cristiani non siamo legati ad Assad, ma siamo legati alla Siria. Se però Assad adesso se ne va, il vuoto chi lo riempie?

— Questo per i politici. Ma noi gente comune, cosa possiamo fare?

Aiutate le ong.  Con “Avsi”, che lavora in modo serio, aiutiamo i siriani poveri, anche in Giordania e in Libano. Abbiamo progetti sanitari, di distribuzione del cibo, per pagare gli affitti. Le idee in testa ci sono; le realizziamo in base ai fondi che abbiamo. Dall’anno scorso con il Coordinamento nazionale per la pace in Siria e il gruppo di italo-siriani lavoriamo per creare un ponte tra i nostri Paesi. Io ho lanciato l’idea del gemellaggio tra parrocchie e scuole. Ho avuto risposta in Italia da una scuola elementare di Lecco, che ha fatto una raccolta per comprare pecore per il villaggio di Malula, che è stato distrutto … uccidendo tre giovani cristiani che si sono rifiutati di convertirsi all’islam. Poi un asilo ha preparato dei disegnini da portare ai bimbi di un asilo di Damasco. Mi piacerebbe allacciare dei gemellaggi tra oratori.  Ad Aleppo, la città martire cristiana, frequentano l’oratorio 600 ragazzi. A Damasco dai salesiani ci sono 400 giovani. L’ideale è garantire almeno una volta al mese un contatto via Skype: per dirsi ciao, guardarsi in faccia, vedere che non siamo tanto diversi. Anche questo spezza la solitudine.

Fonte :