venerdì 21 novembre 2014

IL GIOCO DI PUTIN




di: Anonimo Pontino.

L'economia occidentale, guidata dagli Stati Uniti, è caduta in un circolo vizioso la cui via d'uscita non viene vista in occidente. E quanto più l'occidente cerca di uscire da questa spirale, più sprofonda. 

La risposta di Putin verso l'occidente assomiglia al judo, quando la potenza utilizzata dal nemico viene usata contro di esso. Pochi capiscono cosa fa Putin oggi.

Vladimir Putin è nato il 7 ottobre 1952 a  San Pietroburgo. Il nonno era cuoco di Lenin e poi di Stalin, il padre sommergibilista nell'armata rossa. Egli è stato membro del Pcus e colonnello del Kgb. Nel 2000 è diventato Presidente della Russia e continua la sua opera ancora oggi, dopo aver risollevato la sua Patria dal fallimento in cui l'avevano gettata il marxismo e Eltsin, che l'aveva svenduta a pochi "oligarchi" e "magnati" quasi tutti israeliti.

In un discorso tenuto il 19 settembre 2013 al Valdai Club Putin ha enunziato il suo nuovo pensiero politico diametralmente opposto al marxismo leninista e al mondialismo israelo/statunitense: “ci siamo lasciati alle spalle l’ideologia sovietica senza ritorno, ma nello stesso tempo non ci ispiriamo al liberalismo occidentalista. […]. Una neo-barbarie morale bussa alle porte e vuol distruggere le Patrie mediante la depravazione morale, soprattutto la parificazione della famiglia tradizionale e naturale con le coppie omosessuali, la perdita di fede in Dio e la credenza in satana. Occorre difendere i valori naturali e tradizionali. […].  Ogni Stato deve avere forze militari, tecnologiche ed economiche, ma quel che conta soprattutto è la forza morale, intellettuale e spirituale dei suoi cittadini. Il tragico passato dell’Urss è stato dovuto soprattutto alla mancanza di valori morali e spirituali. […]. Bisogna tornare alla mentalità della responsabilità verso se stessi, verso la società e il diritto; se non sapremo uscire dalla attuale crisi morale e spirituale non ci risolleveremo”.

Oggi Putin vende petrolio e gas russi solo in cambio di oro "FISICO".

Naturalmente accetta ancora il dollaro come mezzo di pagamento, ma cambia immediatamente tutti i dollari ottenuti dalla vendita di petrolio e gas con l'oro "fisico". Per capirlo è sufficiente osservare le dinamiche della crescita delle riserve auree della Russia e confrontarle con le entrate in valuta estera della Federazione Russa dovute alla vendita di petrolio e gas nello stesso periodo.

Delle 93 tonnellate di oro acquistato dalle banche centrali di tutto il mondo, in questo periodo, 55 tonnellate sono state acquistate dalla Russia.

Tempo fa scienziati inglesi giunsero alla conclusione, secondo l'indagine dell'US Geological, che l'Europa non potrà sopravvivere senza l'energia dalla Russia.

In questo momento l'occidente spende gran parte di sforzi e risorse nel comprimere i prezzi di oro e petrolio.
E ora Putin vende risorse energetiche russe in cambio di quei dollari artificialmente gonfiati dagli sforzi occidentali, e con cui compra oro "fisico" artificialmente svalutato rispetto al dollaro USA dagli stessi sforzi occidentali…..

Pertanto, più l'occidente svaluta petrolio e oro contro dollaro statunitense, più velocemente svaluterà l'oro dalle sue non infinite riserve!



C'è un altro elemento interessante.

Una di ogni sei lampadine negli USA dipende dall'uranio russo.

La Russia lo vende agli Stati Uniti sempre in dollari. Così, in cambio di petrolio, gas e uranio russi, l'occidente paga la Russia in dollari, il cui potere di acquisto è artificialmente gonfiato verso petrolio e oro dagli sforzi occidentali. Ma Putin usa questi dollari solo per ritirare oro "fisico" dall'occidente dal prezzo denominato in dollari USA e quindi artificialmente abbassato dallo stesso occidente.

La Banca centrale della Russia può utilizzare l'oro delle sue riserve per pagare le importazioni, se necessario.
La Cina dal canto suo non acquisterà più titoli del Tesoro degli Stati Uniti con i dollari guadagnati dal commercio mondiale, come ha fatto finora.

Si parla di oro "fisico" per distinguerlo dall' "oro cartaceo".            Per riferimento: il fatturato del mercato dell'oro di carta, i futures sull'oro, è stimato a 360 miliardi di dollari al mese. Ma le transizioni di oro fisico sono pari solo a 280 milioni di dollari al mese. Il che rende il rapporto tra commercio di oro di carta contro oro fisico, pari a 1000 a 1.        

In tal modo, la Russia rappresenta una vera minaccia al modello di dominio mondiale dei petrodollari statunitensi.


Per quanto l'occidente potrà acquistare petrolio e gas dalla Russia in cambio di oro fisico? E cosa accadrà ai petrodollari degli Stati Uniti quando l'occidente esaurirà l'oro fisico per pagare petrolio, gas e uranio russi e le merci cinesi?

mercoledì 19 novembre 2014

GUERRA IN SIRIA : TRE ANNI DI CRIMINI E MENZOGNE




 Conferenza di Monsignor Giuseppe Nazzaro, ex Vicario Apostolico di Aleppo (presso l'Istituto Veritatis Splendor a Bologna, il 30 ottobre 2014)

Mi sia concesso iniziare questa mia presentazione affermando che, prima del 15 marzo 2011 non erano tantissime le persone al mondo che conoscevano dove trovare la Siria sulla carta geografica. Era un problema di pochi addetti ai lavori. Raggiungeva piuttosto certi ambienti colti che si interessavano di archeologia, dei popoli legati alle antiche civiltà assiro-babilonesi o di storia del cristianesimo.
Il mondo intero, oggi, parla della Siria e si interessa di questo paese di circa 185.180 kmq, che si estende sulla costa del Mediterraneo Orientale per circa 80 Kilometri.




I prodromi della situazione

La data del 15 marzo 2011, ufficialmente, coincide con quella che possiamo definire: l’inizio di una rivoluzione nata 'quasi per gioco' al confine con la Giordania, sui muri della città di Dera’a, ad opera di dodicenni che s’erano divertiti a scrivere dei graffiti del seguente tenore: “abbasso il regime”.
Ciò che all’inizio, poteva sembrare un gioco o, meglio, una ragazzata, in realtà, non era altro che l’inizio di una richiesta di maggiore apertura al Governo centrale del paese che, per i non addetti ai lavori o per chi non aveva conosciuto la Siria prima dell’anno 2000, avrebbe potuto anche essere una richiesta legittima. Chi invece vi è vissuto, ha visto e costatato con i propri occhi non solo l’apertura del Governo verso le riforme sociali, ma soprattutto ha visto il benessere che le riforme avevano già portato e continuavano a portare al popolo siriano.

Ora non penso di dire un’eresia se affermo che il giovane dottore Bachar El-Assad, dopo alcuni mesi dalla sua elezione alla Presidenza della Repubblica Araba Siriana, ha iniziato immediatamente una serie di riforme per il benessere del paese e dei suoi compatrioti: commercio con l’estero, turismo interno ed estero, soprattutto libertà di movimento, di istruzione per uomini e donne. Le donne libere professioniste in continuo aumento, l’Università aperta a tutti senza distinzione di sesso. Un paese dove vivevano diverse etnie e 23 gruppi religiosi e tutti si rispettavano e si accettavano in quanto facenti parte, come in realtà si ritenevano, di un’unica realtà e figli di un unico paese che era la Siria, casa e Patria comune a tutti. Dal punto di vista religioso tutti erano liberi di esercitare e vivere il loro credo rispettati ed accettati da tutti.

I cristiani siriani, dopo l’Egitto, costituivano la comunità più numerosa del Medio Oriente. Erano circa il 10-11% su una popolazione totale di circa 23.500.000, godevano di una legislazione propria per quanto riguarda i tribunali ecclesiastici, l’eredità, l’adozione dei bambini (cosa non ammessa dalla Legge islamica), ecc. Le relazioni con tutti erano improntate sul reciproco rispetto.  (…)




La primavera siriana

Naturalmente, la polizia si rese subito conto che dietro i graffiti di Dera’a vi era qualcuno e qualcosa di più grosso del semplice gioco o di una ragazzata. Vi era un mandante o dei mandanti, tanto per stare nel clima di quei popoli e della loro mentalità: lanciare il sasso e nascondere il braccio, o se si vuole meglio: servirsi di scudi umani non perseguibili.

Circa una settimana dopo a Damasco vi furono delle manifestazioni di piazza che chiedevano delle riforme, nello specifico si chiedeva: l’abolizione della legge di emergenza (una legge che risaliva agli inizi degli anni 60 ma che in realtà non era più applicata tanto che lasciò molti scioccati chiedendosi se veramente esisteva detta legge); una nuova Costituzione; una Università islamica; il velo alle donne negli uffici governativi e pluripartitismo.

La risposta del Governo ai richiedenti fu immediata, concedendo ciò che avevano chiesto: abolizione della vecchia legge di emergenza, la creazione di una Commissione di giuristi per riscrivere la Costituzione, l’Università islamica ed il velo alle donne sul lavoro e libertà di unirsi in differenti formazioni politiche.
Con queste risposte il Governo spiazzò i richiedenti. Evidentemente questi non si attendevano un esito positivo a loro favore. Continuarono le manifestazioni di piazza, ma non le fiumane di gente che trasmetteva l’emittente Al-Jiazirah, passando immediatamente ad azioni terroristiche, prima con un attentato di enormi proporzioni in Damasco, contro una caserma in centro città ed in pieno quartiere cristiano, poi con un altro attentato in un crocevia frequentatissimo: entrambi gli attentati lasciarono per terra decine e decine di morti. Dal sud del paese, e precisamente, dalla vicina Giordania entrarono i combattenti Salafiti (dove avevano il loro campo di addestramento) ed attaccarono subito la città di Banias, sulla costa mediterranea, nel cuore della regione a maggioranza Alawita. Combatterono per oltre due mesi; non avendo avuto ragione dell’esercito, abbandonarono Banias e si diressero sulle città dell’interno quali Homs ed Hama. (…)
Il resto del paese, possiamo dire, viveva quasi tutto nella normalità. L’unica cosa che faceva stare allerta la popolazione erano i continui blocchi stradali che i viaggiatori dovevano attraversare: molti erano derubati di quanto avevano, altri fermati finché non venisse pagato per loro un riscatto. In questa sorta di guerra erano presi di mira i cristiani, i religiosi, e le persone facoltose sia cristiani che musulmani ai quali veniva richiesta una somma esosa per il proprio riscatto. Qualche volta il riscatto veniva pagato, ma il prigioniero non era rilasciato ed allora si capiva che era stato eliminato; a questi blocchi stradali si potevano incontrare terroristi Afgani, Pakistani o Ceceni.

Il sottoscritto, come Vescovo della comunità cattolica latina, ha potuto girare tranquillamente per tutta la Siria, eccetto la zona di Homs e di Hama, fino al mese di Agosto 2012. Poi il viaggiare è diventato rischioso, ma usando alcuni accorgimenti di prudenza e in momenti particolari mi potevo muovere anche fuori la zona di Aleppo dove vivevo abitualmente.

La città di Aleppo, come ho potuto costatare, non ha partecipato attivamente alla rivolta contro il Governo. Aleppo e gli Aleppini, che sono sempre stati il motore dell’economia del paese con le più di 1500 fabbriche, tra grandi e piccole, non voleva certamente perdere il benessere che s’era acquistato con sacrifici enormi sia prima che dopo l’apertura economica operata dal Presidente in carica; purtroppo, oggi di questo benessere non esiste più nulla, tutte le fabbriche sono state saccheggiate dei loro macchinari e trapiantate in Turchia. Certamente questo saccheggio non è stato ad opera dei legittimi proprietari, magari per fuggire le tasse come succede altrove, esse sono state saccheggiate dai terroristi che han tutto venduto per finanziarsi, prima che subentrassero i finanziamenti di alcuni stati arabi ben conosciuti ed appoggiati dalla benedizione del grande fratello. (cfr. Corriere della Sera, 24/09/2014- Antonio Ferrari, pag. 3)

Inizialmente si assisteva a delle manifestazioni per le strade che, dopo la preghiera del venerdì, partivano in corteo gridando abbasso il regime. Partecipavano a questi cortei i fedeli delle moschee che avevano un Imam wahabita, cioè pro Arabia Saudita che, tra l’altro, riforniva di dollari questi Imam: 10 dollari a testa distribuiti a chi scendeva per strada almeno per un’ora gridando: “abbasso il regime”.

In molte zone della città di Aleppo la gente invece è scesa in strada a protestare contro questi prezzolati perché turbavano la pace e la tranquillità. La reazione della popolazione si spiega perché in alcune zone si erano formati gruppi di guerriglieri che combattevano contro tutto e tutti, coinvolgendo non solo la polizia locale ma anche l’esercito che, non essendo preparato alla guerriglia cittadina, ha risposto prima con armi semi pesanti e poi con quelle pesanti. In questo modo sono state distrutte molte case e molti quartieri periferici di Aleppo. Dal canto loro i ribelli hanno incendiato, distruggendolo, il famoso souk coperto di Aleppo dopo averlo saccheggiato dei suoi tesori.

Alcuni di questi guerriglieri, venuti dai paesi sopra citati, sono stati fatti prigionieri ed hanno confessato di essere stati inviati a combattere per liberare Gerusalemme, molti di loro erano dei condannati delle prigioni reali dell’Arabia Saudita e liberati, appunto, perché andassero a liberare la città santa di Gerusalemme passando prima per la Siria.

Con l’avvento dei terroristi stranieri compaiono anche le formazioni terroristiche vere e proprie, quali: Jabhat al-Nusra  – Da’esh – Al-Qaeda che si dividono le zone di influenza e competenza. Jabhat al-Nusra  si schiera nel Governatorato di Idleb a sud di Aleppo e controlla il collegamento tra Aleppo e la città portuale di Lattakia. Daesh ed Al-Qaeda si schierano nel governatorato di Raqqa ad est di Aleppo, controllando tutta la zona fino al confine con l’Iraq.

Le Jabhat al-Nusra , agli inizi del 2012 fecero una incursione notturna nel villaggio cristiano di Ghassanieh costringendo gli abitanti a lasciare le loro case altrimenti sarebbero stati tutti decapitati. Sempre loro, il 2 giugno 2012, hanno decapitato 120 poliziotti nella cittadina di Gisser El-Choughour, nella Provincia di Idleb. Testimoni oculari affermano che le teste di questi poliziotti furono affisse sul frontespizio della caserma, altre furono issate sulla torre pubblica ed i loro corpi gettati nel fiume Oronte. In conseguenza di questi avvenimenti la Missione francescana del vicino villaggio di Kanayé fu invasa dai rifugiati, cristiani, sunniti ed alawiti. Il Padre riuscì a sistemare tutti facendo in modo che non si scontrassero l’uno con l’altro, cioè il sunnita con l’alawita, ecc.

Il 23 giugno 2013, sempre i guerriglieri della Jabhat al-Nusra uccisero, nel convento francescano di Ghassanieh, il P. François Mourad. Avevo visitato questo villaggio il venerdì 22 marzo 2013 e vi trovai, dopo l’esodo obbligato da parte dei terroristi, meno di 20 persone tra cui due sacerdoti e tre Suore. Tutti, in seguito all’uccisione di P. François, furono evacuati. Oggi il villaggio è totalmente in mano ai terroristi.
Come potete notare, le decapitazioni sono iniziate ben due anni prima, nessuno ne ha mai tenuto conto, eccetto il sottoscritto che l’ha denunziato al mondo intero ma non s’è dato credito alle sue parole. Tirate le conclusioni che volete!

L’esempio di Ghassanieh la dice lunga per tutti i villaggi cristiani che si trovano lungo il fiume Oronte. Agli inizi di dicembre 2013 ai terroristi delle Jabhat al-Nusra subentrano, nella Provincia di Idleb, i terroristi dell’organizzazione Daesh che non sono da meno. Il capo di questa organizzazione s’è presentato nel villaggio di Kanayé chiedendo al Missionario, senza mezzi termini, che se voleva vivere doveva farsi musulmano, doveva far sparire la croce dalla Chiesa, le Statue dei Santi, non doveva suonare le campane, le donne uscendo di casa (anche se tutte cristiane in un villaggio cristiano)  velarsi il capo, perché nel califfato non esistono altro che islamici. Chi vuole vivere all’ombra del califfo o diventa musulmano o sarà eliminato. Siccome il Missionario in questione è un sacerdote che conosce la storia del paese e dell’islam, ha apostrofato l’emissario del califfo ricordandogli che lo stesso Omar aveva accettato i cristiani nel califfato. Questi, vistosi spiazzato fece dietrofront, accontentandosi dell’applicazione delle sue richieste.

Al Missionario che chiedeva: e se non accettassimo le vostre richieste? La risposta fu: in tre giorni mineremo il villaggio e salterete tutti in aria.




Chi è dietro i terroristi?

In parte perché essi stessi l’hanno ammesso, in parte lo si arguisce per i famosi 10 dollari a testa distribuiti ai manifestanti di Aleppo, e per il poco buon sangue che è sempre intercorso tra sciiti e sunniti, in parte per interessi economici tra i potenti della regione che chiedevano alla Siria di far passare sul proprio territorio il gasdotto verso l’Europa ed il pipeline dell’oro nero fino alla Turchia ed il Mediterraneo...

I fratelli ricchi si sono visti rifiutare il passaggio che, per altro, non poteva essere concesso perché anche l’Iran chiedeva altrettanto e l’amica Russia non vedeva di buon occhio queste concessioni, ed oltretutto bisognava anche proteggere il proprio prodotto.

Quindi, si pesca nel torbido malumore che esisteva contro il Governo, come del resto esiste dappertutto. Allora ci si rivolge ai paladini della democrazia soffiando al loro orecchio: "come? voi, paladini della democrazia mondiale, non sapete che vi è un paese al mondo che non è democratico? È una dittatura, e per giunta, non sono neppure rispettati i diritti umani."

C’è da domandarsi però: chi ascoltava e prendeva in considerazione queste accuse si chiedeva se in casa degli accusatori esistevano ed esistono i diritti umani? Vi è a casa loro una Costituzione e questa garantiva e garantisce i propri sudditi? È sufficiente ricordarsi quanto è successo nel Bahrein al momento delle richieste della maggioranza sciita del paese, quale è stata la reazione dei paesi confinanti il piccolo sultanato ...

Il grande paladino delle libertà democratiche interviene e detta la sua legge che non è rispettata. Allora che fare? si approfitta di un certo malessere che è nel paese, si armano i malcontenti più facinorosi che attaccano con armi in pugno creando la guerriglia tra le strade cittadine. Tra questi vi è gente che si rifà ad Al-Qaeda, Jabhat al-Nusra , Daesh, e gente che non ha nulla da perdere, viene in Siria non solo per soldi, ma anche per trovare in una jihad che non gli appartiene nuove emozioni alla loro vita altrimenti fallita. Oggi, sul suolo siriano, si contano terroristi di circa 80 paesi che contribuiscono alla distruzione di un paese straordinariamente bello e ricco. Bello per i suoi paesaggi naturali, ricco per la sua ricchezza del sottosuolo, la sua storia, ma soprattutto per la sua ricchezza d’animo, per la sua bontà, per la sua ospitalità, ed il rispetto per gli altri.

Tutti fanno del proprio meglio per armare questi signori venuti da lontano. D’altro canto ci sono anche coloro che sostengono il Governo e lo riforniscono di armi. Tutti, in questa bolgia infernale, sparano e ammazzano. Gli armatori stanno a guardare e attendono l’ora in cui non esisterà più nulla della Siria che abbiamo conosciuto.

Le armi che noi abbiamo regalato han fatto il loro dovere: hanno distrutto tutto col nostro aiuto. È arrivato, così, il momento di uscire allo scoperto per presentarsi da grandi benefattori altruisti: "ricostruiamo il tutto, voi non dovete preoccuparvi di nulla, salvo pagare il conto alla fine.

Noi, sempre generosamente, li esoneriamo dal pagare il conto e chiediamo loro di lavorare per noi per tot numero di anni, nelle fabbriche che abbiamo ricostruito. Noi vi daremo tutto il materiale necessario per la produzione, vi pagheremo pure un salario perché possiate vivere e produrre per noi. Dopo tot anni noi, sì o no, vi diremo grazie lasciandovi le fabbriche già diventate vecchie che necessitano di essere rinnovate perché il progresso ne ha inventate di più moderne."

Tutto questo in nome della democrazia mentre, in realtà, non è altro che una neo colonizzazione.




La città di Aleppo

Ho accennato al fatto che la città di Aleppo e i suoi abitanti non si son fatti trascinare dalla situazione per lungo tempo. In realtà, la città ha goduto di una quasi totale tranquillità, eccetto una parte della sua periferia est, fino quasi alla fine di novembre 2012. Lo stesso aeroporto internazionale è rimasto aperto fino agli inizi di gennaio 2013, quando fu chiuso al traffico perché era continuamente sotto tiro dei terroristi.

La città ha cominciato a soffrire dal novembre 2012. Molti, soprattutto chi aveva beni, hanno portato la famiglia al sicuro nel vicino Libano, mentre in città restavano gli uomini per continuare la loro attività. Questo sistema è andato avanti finché non si son trovate le fabbriche, una dopo l’altra, vuote dei macchinari perché rubati e venduti in Turchia.

I terroristi hanno attaccato in massa alcuni quartieri della città e così abbiamo avuti i primi sfollati che si sono rifugiati, occupandolo, nel campus universitario. Molti commercianti hanno abbandonato i loro esercizi creandosi uno spazio commerciale sui marciapiedi attorno all’Università, s’era creata così una tendopoli nella stessa città.

Il 15 gennaio 2013, a pochi metri dal Vescovado ci fu una enorme esplosione di due bombe che fece sul posto oltre 90 vittime: tra queste una religiosa, Sr. Rima Nasri, che dirigeva il convitto Universitario per ragazze povere situato soltanto a una decina di metri dall’esplosione. La Suora stava rientrando in casa quando ci fu lo scoppio e di essa non è mai stato trovato neppure un resto....

La città allora ha cominciato a subire interruzioni di acqua potabile, di elettricità, gasolio per il riscaldamento, benzina. I commercianti in nero iniziarono i loro affari d’oro. L’acqua è stata inquinata perché i terroristi hanno fatto saltare le fogne che si sono riversate nei bacini dell’acqua potabile e così molti han dovuto far ricorso agli ospedali con sintomi di colera.

Oggi la città è per buona parte approvvigionata di acqua dai pozzi che già esistevano in alcune chiese e moschee. Lo stesso Vescovo Latino ne ha fatto perforare uno nel recinto del Vescovado ed ha trovato l’acqua ad oltre 150 metri. Coloro che non possono accedere ai pozzi, perché troppo lontani da casa o corrono pericolo per raggiungerli, continuano a dissetarsi con acque inquinate.

L’interruzione di erogazione di gas da cucina, gasolio da riscaldamento, ha indotto la gente a tagliare selvaggiamente gli alberi dei viali e dei giardini pubblici di cui Aleppo andava fiera. Passare un inverno ad Aleppo senza il minimo riscaldamento è qualcosa di terribile, il freddo vi penetra nelle ossa.

Aleppo, una volta città opulenta per le sue fabbriche, per il suo souk ed il suo commercio, oggi è prostrata, la gente è affamata, gli unici che dispongono di qualche soldo sono coloro che lavorano col Governo, tutto il settore privato è morto.

Oggi, non solo Aleppo, ma tutto il paese vive una situazione veramente tragica. La gente teme l’avanzata dei terroristi tagliagole di ISIS. L’esercito governativo è riuscito a creare un varco abbastanza sicuro per approvvigionare la città, ma quanti possono comperare? La Chiesa, grazie agli aiuti economici che riusciamo a raccogliere e far arrivare, riesce a sollevare un po' le pene di tanta gente che, altrimenti, morrebbe di fame.
La comunità cristiana della città si è ridotta del 60% circa. In città sono rimasti coloro che non hanno alcuna possibilità di trasferirsi altrove, perché privi di mezzi o non hanno parenti in altre zone o Paesi su cui appoggiarsi.

In tutto questo disastro, resta salda sempre la presenza dei missionari religiosi siriani e stranieri: francescani, gesuiti, salesiani, lazaristi, cappuccini, religiosi del Verbo Incarnato, Fratelli Maristi di Champagnat; più uno svariato numero di religiose appartenenti a diverse congregazioni, quali Salesiane, suore di San Giuseppe dell’Apparizione, Suore della Carità, Suore di Madre Teresa di Calcutta, Suore del Verbo Incarnato, Suore dei Santi Cuori, Suore di Besançon, Suore Carmelitane Scalze di clausura ed Apostoliche, Suore Francescane Missionarie di Maria e Suore Francescane del Cuore Immacolato di Maria, Suore di Jesus and Mary.

Tutti questi Istituti si dedicano oggi ad assistere e sostenere quanti a loro si rivolgono per usufruire delle mense che sono state create nei vari Istituti: tutti senza distinzione di credo si rivolgono a loro e tutti sono aiutati, perché tutti figli di uno stesso Padre Celeste. Lo stesso Vicariato Apostolico di Aleppo ha ospitato nel pensionato universitario “Gesù Operaio” un Istituto islamico per handicappati e persone anziane.

Ai religiosi siriani e stranieri dobbiamo rispetto e ammirazione perché potevano abbandonare le loro posizioni per lidi più tranquilli, dove non si corre pericolo della vita: invece, sono rimasti al loro rispettivo posto per aiutare e confortare quanti sono nel dolore e nella necessità.



Il califfato

I mass media, me lo lascino dire, non sempre hanno reso un buon servizio all’umanità a proposito di questa guerra siriana.
Hanno sempre insistito nel colpevolizzare solo e soltanto il dittatore ed il suo esercito: "L’esercito ha ucciso tante persone..., i morti in Siria fatti dall’esercito sono saliti a questa cifra..., l’esercito ha ucciso tanti bambini..., l’esercito ha creato le fosse comuni..";  un mese e mezzo fa alle Nazioni Unite a Ginevra, nell’ambito della Conferenza sui Diritti umani, ho dovuto ascoltare dal rappresentante di un paese occidentale che (solo) l’esercito siriano continuava ad uccidere. Evidentemente, i terroristi, armati da quel paese e dai loro alleati, non sono mai esistiti; oppure, se c’erano, combattevano l’esercito con armi giocattolo, perciò non facevano vittime...

I Media, non potendo discostarsi dal palinsesto voluto dai potenti, non potevano dire che i terroristi si sono serviti di scudi umani, una cosa caratteristica di quei popoli, creando così una totale disinformazione in occidente.

Quanti hanno realmente compreso che fin dal primo anno e mezzo di guerra la cosiddetta opposizione siriana non esisteva più, non aveva più da dire una sua parola? Chi comandava e chi dirigeva le operazioni erano le varie organizzazioni venute dall’estero, tutto andava verso una direzione che dapprima è sfociata nella creazione del califfato del Levante e poi nella organizzazione attuale del Califfato con il proprio califfo El-Baghdadi (ben conosciuto da chi l’aveva prigioniero e lo ha liberato) e l’esercito dei tagliagole di ISIS. L’ISIS ha fatto e continua a fare il bello ed il cattivo tempo in Siria ed in Iraq, creando migliaia e migliaia di sfollati, ha tagliato gole a centinaia di persone: cristiani, yazidi, sciiti, sunniti, che non erano del loro stesso parere, ha venduto le donne come schiave o per altro scopo, soprattutto se vergini.

Noi di tutto questo siamo stati edotti dai Mass Media, abbiamo gridato condannando con ottima retorica questi orrori, però non abbiamo fatto più di tanto, perché non toccavano i nostri interessi.




Quando i tagliagole di ISIS hanno osato avvicinarsi ai nostri interessi, quando hanno assassinato due-tre nostri fratelli occidentali, allora immediatamente s’è gridato allo scandalo: 'questo è inammissibile, dobbiamo agire'. Sì, dobbiamo agire! E le teste tagliate prima, non ci hanno fatto riflettere?

La riflessione che è stata fatta da un personaggio che fino due anni addietro era la stratega incontrastata della politica in Medio Oriente, e ha cavalcato il cavallo delle cosiddette “primavere arabe” a suo piacimento nei differenti paesi dove quel cavallo ha corso, questo personaggio, oggi, dinanzi al potere sfrenato e tanto potente di ISIS, ha dichiarato; “ora dobbiamo combattere ciò che abbiamo creato”.

Nel mondo arabo esiste un proverbio che suona così: “Chi è riuscito a far salire l’asino sul minareto, conosce anche la strada come farlo scendere”.

Sembra che la strada per far scendere l’asino dal minareto debba essere quella della coalizione che include pure gli stati arabi come l’Arabia Saudita, il Qatar ed altri, oltre che armare circa 50.000 siriani della cosidetta opposizione moderata al Presidente Bashar El-Assad.

Io non sono e non intendo essere affatto un politico. Però il progetto accennato sopra per far scendere l’asino dal minareto zoppica fortemente. Zoppica perché i paesi arabi della coalizione, intervenendo in Siria vanno a nozze, perché finalmente hanno una copertura per prendersi la rivincita su colui che non ha concesso loro il passaggio del pipeline e del gasdotto. Hanno tentato di prendersi la rivincita armando e sostenendo ISIS, ma ora, temendo che questo possa arrivare fino a loro, è bene combatterlo a casa di chi ha fatto loro l’affronto del rifiuto, prima che arrivi a casa loro e faccia saltare per aria tutto il loro sistema.

La seconda riflessione è questa: se la scelta è armare circa 50.000 'siriani dell’opposizione moderata' e prepararli a combattere ISIS, signori, ci rendiamo conto che giochiamo ignorando pure il significato del termine moderato? Il moderato è tale proprio perché non ha mai preso le armi in mano. Ha fatto opposizione dialettica e con la propria intelligenza ha tentato di far capire a chi di dovere che le cose dovevano cambiare. Costoro hanno avanzato delle richieste che, come abbiamo già detto, sono state concesse. Il braccio facinoroso ed armato è fin dall'inizio sceso in piazza con attentati, aiutato immediatamente dai salafiti arrivati dalla Giordania, non è certamente l’opposizione moderata che ha fatto salire l’asino sul minareto....

Chi ritiene di essere il padrone del mondo, impari prima ad essere il padrone di se stesso!!!



FONTE :






LA CASA EDITRICE PIU' ANTICONFORMISTA D' ITALIA


giovedì 13 novembre 2014

QUANDO E' L' ORA DI DIRE BASTA AGLI STROZZINI



LA BANCA GLI PIGNORA LA CASA. LUI LA DEMOLISCE E CONSEGNA LE MACERIE CON UN TIR AL DIRETTORE.

Un uomo di Lovech, Bulgaria, che non poteva più permettersi di pagare il mutuo per la sua casa ha speso i suoi ultimi centesimi per demolirla prima che la banca gliela portasse via. Il terreno su cui la casa era stata costruita non era stato incluso nel mutuo così la famiglia ha deciso di distruggere la casa e di consegnarla al suo nuovo proprietario così come gli era stato intimato di fare. Le macerie dell’edificio sono state caricate su un grosso camion e trasportate fino alla banca situata nella città di Teteven, dove era stato firmato il contratto per il mutuo.

L’uomo che era in debito con la banca, insieme a tutta la sua famiglia, si era prima recato dal direttore della banca piangendo e implorando all’uomo di avere un po’ di cuore; era in difficoltà e in quel momento non era in grado di far fronte all’impegno preso. Ma il direttore gli aveva risposto che non poteva fare eccezioni e ha dato alla famiglia una settimana di tempo per lasciare libera la casa e consegnargli le chiavi.

Resta solo da immaginare la faccia del direttore e degli impiegati quando si sono visti scaricare la ‘loro’ preziosa casa davanti all’ingresso principale della banca.



Da noi , in Italia, agisce così anche Equitalia. 

Leggi e diffondi “ Equitalia e i suoi orrori”, una antologia a cura dell’ avvocato Edoardo Longo. Puoi acquistare il volume su Amazon o alla pagina ufficiale del libro a questo link :


martedì 11 novembre 2014

PROSSIMA UNA NUOVA TEMPESTA PERFETTA


La divergenza tra mercati finanziari in rialzo ed economia reale in crisi è tale che basta una folata di vento per far cadere questo castello di carte stracce

Una seconda tempesta perfetta è prossima. E’ quanto pensa anche l’economista americano Nouriel Roubini, il quale sostiene che i mercati finanziari continuano a salire, “drogati” dalle centinaia di miliardi di dollari iniettati dalle banche centrali, nonostante Eurolandia stia cadendo in recessione (il calo del 4,1% degli ordini all’industria tedesca dimostra che anche la Germania boccheggia) e nonostante i rischi di cadere in deflazione (ossia di vedere diminuire non solo i salari, già in forte calo in molti Paesi europei) ma anche i prezzi, nonostante il riaccendersi delle tensioni in Europa dopo il guanto di sfida lanciato dalla Francia che ha preannunciato che non rispetterà i vincoli di bilancio imposti da Bruxelles, nonostante il forte rallentamento della crescita dei grandi Paesi emergenti (Cina in primis), nonostante gli Stati Uniti stiano tentando di uscire dalla politica monetaria ultraespansiva degli ultimi sei anni, sperando di non mettere un piede in fallo e quindi di schivare il pericolo di far franare tutto il sistema e soprattutto nonostante il moltiplicarsi delle crisi geopolitiche.

In effetti si stanno rapidamente creando le condizioni per una nuova grande crisi finanziaria ed economica peggiore di quella dell’autunno del 2008. Che la situazione sia molto pericolosa, lo confermano il calo dei prezzi delle materie prime con un petrolio sceso sotto i 90 dollari il barile e la revisione al ribasso delle previsioni di crescita dell’economia mondiale che annuncerà domani il Fondo Monetario Internazionale. Il distacco delle valutazioni dei mercati finanziari rispetto all’andamento dell’economia reale è tale da poterli paragonare ad un castello di carte di una fragilità impressionante destinato a crollare alla prima folata di vento. Quindi la domanda odierna non è se vi sarà una nuova crisi finanziaria, ma quando scoppierà.

Il vero dramma è però rappresentato dai guai che la crisi e la sua scellerata gestione stanno accumulando nell’economia reale. Questi disastri avranno conseguenze di lungo periodo. Cerchiamo di analizzarne alcuni. Innanzitutto, l’economia occidentale è destinata a stagnare nella migliore delle ipotesi e a non riuscire ad imboccare un sentiero di crescita che assicuri un buon livello di occupazione dei suoi cittadini. A sei anni di distanza dalla crisi dell’autunno del 2008, l’economia europea appare in stato comatoso, quella giapponese non riesce da una crisi più che ventennale e anche quella americana, spesso additata a modello, è in realtà uno specchietto per le allodole.

La crescita media degli Stati Uniti negli ultimi sei anni si è aggirata attorno al 2%, ossia ben al di sotto del tasso di crescita potenziale dell’economia americana. Il risultato è stato dunque insoddisfacente nonostante una politica monetaria ultraespansiva (con una Federal Reserve che ha stampato centinaia di miliardi di dollari), nonostante tassi di interesse guida di poco superiori allo zero, nonostante un tasso di cambio del dollaro molto basso (solo da poco tempo sta rivalutandosi) e nonostante il boom dello shale gas che sta dando agli Stati Uniti l’indipendenza energetica.

Non solo – ed è il secondo punto - il miglioramento del mercato del lavoro con la disoccupazione scesa al 5,9% è una bufala. La percentuale dei disoccupati è scesa, poiché è sceso in modo impressionale la percentuale di coloro che cercano un lavoro, ossia è fortemente diminuita la popolazione attiva.

In secondo luogo, il dato sull’occupazione nasconde una realtà ben diversa: persone che vorrebbero lavorare a tempo pieno che si devono accontentare di occupazioni a tempo parziale oppure nettamente inferiori alle loro qualifiche professionali. Il disastro emerge in piena luce con il dato che evidenzia che i salari e gli stipendi degli americani continuano a stagnare e che il salario mediano negli Stati Uniti è del 10% inferiore a quello che precedette la crisi.




Dunque per i lavoratori americani la crisi non è mai finita e sicuramente hanno grande difficoltà ad individuare il presunto successo americano tanto strombazzato dai media e dagli analisti finanziari. La realtà odierna del mercato del lavoro americano – ed è il terzo punto – provoca altre conseguenze di lungo termine che cominciano ad essere riconosciute anche a Washington. Il numero dei giovani che accedono all’università sta diminuendo a causa dei costi proibitivi della formazione universitaria negli Stati Uniti e a causa delle minori disponibilità economiche delle famiglie.

Questo fenomeno è destinato a rendere permanente – ed è il quarto punto – la crescita delle diseguaglianze, che è il motivo principale del fallimento della ripresa, non solo negli Stati Uniti.

Infine – ed è il quinto punto – le imprese investono sempre meno e le grandi multinazionali usano invece la liquidità per grandi operazioni di riacquisto delle azioni proprie, che presentano il vantaggio di spingere al rialzo il corso dell’azione e quindi la remunerazione dei top manager. Ho usato volutamente l’esempio degli Stati Uniti, da tutti considerato l’esempio da seguire per uscire dalla crisi, perché la situazione in Europa e in Giappone non è diversa. Anzi, è semplicemente peggiore.

Sei anni dopo lo scoppio della crisi finanziaria siamo in una situazione sicuramente peggiore di allora. Gli unici ad aver beneficiato delle politiche seguite in questo periodo sono stati i mercati finanziari, ma anche per loro è vicino il momento della verità.

FONTE :










mercoledì 5 novembre 2014

DA BABILONIA A BRUXELLES : IL SISTEMA BABILONESE DELLA MONETA DEBITO


di: Anonimo Pontino.

Per capire il sistema bancario corrente è necessario guardare alla storia.

La pratica truffaldina della RISERVA FRAZIONARIA (creazione di prestiti per un certo numero di volte in più della “moneta” reale che una banca ha nei suoi depositi o riserve)  era ben conosciuta dai banchieri mercanti e sacerdoti-re della più remota antichità, come pure la formula dell’interesse composto (capitalizzazione interessi maturati) come riporta lo studioso Alexander Del Mar. La novità consiste nel fatto che ora la verità può essere divulgata; una verità molto diversa da quella che ci hanno insegnato a scuola.


Il tutto comincia nell’antica Babilonia.

La prima crisi creditizia rintracciabile risale al XVIII secolo a.C., precisamente a Babilonia. A quel tempo i contadini depositavano il grano in silos governativi e in cambio ricevevano dei certificati di deposito (tavolette di argilla) che in seguito si trasformarono in comune moneta di scambio. I gestori dei certificati alla fine si convertirono in banchieri ed iniziarono a prestare ad interesse, usando un sistema di riserva frazionaria e, analogamente agli accadimenti odierni, ad un certo punto accadde che l’ammontare del debito superasse di molto il grano disponibile nei silos. Fu allora che il re Rim-Sin decretò la remissione, il perdono, dei debiti, pur se il suo vero intento era esclusivamente di ordine militare, infatti, il suo esercito reclutava soltanto contadini possidenti terrieri liberi: se li avesse rovinati tutti essi sarebbero stati costretti a vendersi.

Durante il regno di Hammurabi, gli storici hanno trovato la traccia incontestabile di quattro annullamenti generali del debito (nel 1792, 1780, 1771 e 1762 A. C.).

Gli annullamenti generali del debito si sono susseguiti in Mesopotamia per 1000 anni.

Le proclamazioni di annullamenti generali dei debiti non si limitarono al regno di Hammurabi: cominciarono prima di lui e si prolungarono dopo di lui. C’è la prova di annullamenti del debito che risalgono all’anno 2400 A. C., cioè sei secoli prima del regno di Hammurabi, nella città di Lagash (Sumer), i più recenti risalgono al 1400 A. C., a Nuzi. In totale, gli storici hanno identificato con precisione una trentina di annullamenti generali del debito in Mesopotamia tra il 2400 e il 1400 A. C.

Gli annullamenti generali del debito costituiscono una delle caratteristiche principali delle società dell’Età del Bronzo in Mesopotamia.

A partire dall’VIII secolo avanti Cristo si trovano anche in Egitto proclamazioni di annullamento dei debiti e di liberazione degli schiavi per debiti. Una delle motivazioni fondamentali degli annullamenti del debito era che il faraone voleva disporre di una classe contadina capace di produrre sufficienti alimenti e disponibile quando fosse necessario per campagne militari. Per queste due ragioni, era necessario evitare che i contadini fossero espulsi dalle loro terre a causa dell’influenza dei creditori.



Lo stesso successe a Gerusalemme, nel V secolo avanti Cristo. Come prova, nel 432 avanti Cristo, Neemia, certamente influenzato dall’antica tradizione mesopotamica, proclama l’annullamento dei debiti degli ebrei indebitati verso i loro ricchi compatrioti. È a quell’epoca che si redige la Torah. La tradizione degli annullamenti  generalizzati del debito farà parte della religione ebraica e tramite il Levitico si proclama l’obbligo di annullare i debiti ogni sette anni e in ogni giubileo, cioè ogni 50 anni.

Anche l’antica Roma propone situazioni che esprimono equivalenze con i tempi moderni. Le filippiche di Cicerone contro Catilina inducono lo studioso che non osserva il quadro completo ad accettare che quest’ultimo fosse uno sciagurato traditore. In realtà, ampliando la veduta si scopre che a quei tempi, attorno al 60 a.C., Roma era in piena crisi creditizia. Le famiglie patrizie avevano preso molti denari a prestito garantendoli con le proprie case ed i possedimenti agricoli. Il solito giochetto della riserva frazionaria sfociò per l’ennesima volta nella situazione in cui il debito superava di molto l’ammontare del denaro circolante, contingenza che si ripropone rigorosamente anche ai nostri tempi. Catilina si presentò allora alle elezioni sostenendo un programma di condono del debito per salvare la repubblica, rifacendosi alle precedenti esperienze babilonesi; ovviamente, ai banchieri romani, di radice babilonese-egiziana-greca, questo non piaceva affatto.

All'epoca dei babilonesi le ricevute in argilla erano un sistema di appianamento equiparabile ad assegni bancari. La massa monetaria in argilla era creabile solo dal Banco Di Fiera. Per mantenere una tale massa monetaria in argilla i mercanti dovevano pagare un interesse nei confronti dell'ufficio di emissione.
In breve i creatori del banco di fiera e i loro associati diventarono così potenti che al re-sacerdote non restava che assegnare loro un posto al proprio fianco in veste di custodi delle ricchezze del Tempio. Questa confraternita di BANCHIERI INTERNAZIONALI aveva un particolare interesse affinché i regni che cadevano sotto la sua influenza trasformassero il loro sistema monetario in uno basato su ARGENTO E ORO.

Come è possibile ciò, direte voi, visto che i grandi commerci dei mercanti si basavano proprio sul principio di minimizzare i pagamenti con monete metalliche?

Il dilemma è solo apparente. I mercanti dell'elite vollero tenere per se le conoscenze delle tecniche di appianamento bancarie e di emissione di lettere di credito. Infatti avendone capito le potenzialità e la potenza, pianificavano di trarre vantaggi personali da questo meccanismo.
Il sistema dei metalli preziosi come base monetaria, dietro l'apparenza di logicità, costituiva invece uno strumento di instabilità economica.

L'adozione di questo sistema monetario basato su oro e argento costrinse i governanti di tutto il mondo ad una corsa affannosa all'approvvigionamento di metalli preziosi, che già nel VI secolo a.C. viene testimoniata dall'agitazione con la quale Xenofonte chiede al governo di Atene di acquistare 10.000 schiavi, da dare in affitto ai proprietari delle miniere di Laureion.

Le numerose tavolette in argilla che sono state ritrovate in Atene pochi anni dopo mostrano che l'esportazione di argento ad Oriente stava man mano causando nella città-stato greca dei vuoti di contanti che venivano con successo riempiti dalle ricevute in argilla create dai banchieri.

Il potere economico che si è attribuito a un'alleanza di potenti banchieri babilonesi iniziò appena possibile a costituire delle filiali sulla costa della Grecia e nelle piccole isole del Mediterraneo.  Individui che "scrivevano in aramaico", emissari dell'elite di mercanti internazionali, raggiunsero le coste e le isole della Grecia . Dietro di essi compariva sempre il mercante di schiavi.

L'isola di Delo, sebbene praticamente improduttiva e senza speciali vantaggi, divenne molto ricca; un potente centro di commercio e di attività bancaria, e soprattutto un centro d'intenso commercio di schiavi. Lo straordinario commercio all'ingrosso a Delo non avrebbe potuto essere originato da nient'altro se non l'accettazione dei prestiti del Tempio da parte di quei forestieri-banchieri. Tali persone erano competenti cambia-valute, nati e formati tra le braccia dei maestri di sofisticazione finanziaria delle città di Babilonia, Aram, Fenicia, etc.

I cambiavalute, che costituivano la base di questa piramide di profitto, erano chiamati nell'antica Grecia TRAPEZITAE, perché si servivano di un banchetto a quattro gambe detto tetra peza.

Nel libro “The Origin of Tyranny” il Prof. P. N. Ure mostra che la cacciata dei discendenti del tiranno Pisistrato (510 a.C.) avvenne quasi immediatamente dopo aver perso le miniere della regione della Tracia.  Il che equivale a dire che se si dissolveva la fonte di metalli preziosi sui quali si fondava il potere del locale banchiere, il regnante che egli aveva promosso diventava obsoleto e inutile. Lo stesso accadde per i tiranni Trasibulo a Mileto, Ortagora a Sicione, Cipselo a Corinto, Procle a Epidauro, Teagene a Megara, Panezio a Leontini, Cleandro a Gela, Falaride ad Agrigento.


Vediamo un altro esempio d'interazione tra potere politico e mercanti.

Creso, figlio primogenito del re Aliatte di Lidia (610-561 a.C.), sapendo delle ambizioni del padre di conquistare la Caria, si accinse a chiedere un prestito per imbastire l'azione militare. Nicola di Damasco scrive:

"Con questo suo proposito in mente si recò da Sadiatte, il più ricco mercante della Lidia. Costui, occupato nelle sue abluzioni mattutine, prima fece aspettare un Creso impaziente alla porta. Poi gli accordò di entrare, ma ciò fu solo per comunicargli che rifiutava di concedergli il denaro: "Se devo prestare denaro a tutti i figli di Aliatte," egli gridò, "non ce ne sarebbe abbastanza". Respinto, Creso si recò ad Efeso dove grazie ad un amico ottenne aiuti finanziari. Creso, rifornitosi di truppe, fu il primo a unirsi all'esercito del padre, di cui riguadagnò il favore, e che lo ebbe come alleato nella spedizione che avrebbe conquistato la Caria. Creso più tardi si vendicò di Sadiatte, che lo aveva cacciato via, confiscandogli l'intero suo tesoro".

L'episodio illustra un chiaro esempio dello sforzo dell'elite dei mercanti di controllare la SUCCESSIONE POLITICA. Infatti la vera ragione del rifiuto del prestito a Creso, era che il potente mercante Sadiatte si era già impegnato ad appoggiare Pantaleone, fratellastro di Creso, che era visto chiaramente come più adatto, condiscendente e "non tutto d'un pezzo" rispetto al determinato Creso.

L'arroganza di Sadiatte nel far aspettare a lungo Creso alla porta, per poi riceverlo e rifiutargli senza mezzi termini il prestito di denaro richiesto, sicuramente costituì uno stimolo che portò Creso a voler capire di più sul raggiro del sistema del denaro basato sulle misure di metalli preziosi.

Creso capì che affinché il suo status di regnante avesse davvero un senso, sopra ogni altra cosa era necessario che l'emissione di massa monetaria fosse rimossa dal controllo di persone private, e ciò lo indusse ad effettuare una riforma monetaria nel suo regno.

Allora, l'elite internazionale dei banchieri diede rifornimenti di soldati mercenari e il meglio delle armi a Ciro. Creso li aveva offesi, non solo sottraendo il loro tesoro tenuto dall'emissario Sadiatte, ma anche eliminando i conii dei mercanti e facendo tornare al regnante il suo potere essenziale, cioè il controllo dell'emissione monetaria. Bisognava fare di questa vicenda un esempio che potesse funzionare da deterrente di simili azioni da parte di altri principi, e per operare fu scelto l'ambizioso Ciro, che non era altro che un insignificante principe persiano. La ferocia dell'annientamento da parte di Ciro dello sventurato Creso, che fu scuoiato vivo, senza dubbio fu effettuata allo scopo di ricordare ad altri re che mentre il loro potere era nazionale, c'era un altro POTERE INTERNAZIONALE, al di sopra e oltre quello di un qualsiasi regnante locale.

Dopo la totale umiliazione di Creso, avendo Ciro dato prova della sua sollecitudine nel promuovere i piani dei suoi sostenitori finanziari, il passo successivo fu la conquista relativamente facile di Babilonia, che fu organizzata per lui 14 anni dopo. Ciro fu da allora in poi nominato Il Grande. Egli restaurò e allargò i poteri dei Guardiani del Tempio di Babilonia, come testimoniano le inusuali circostanze dei sacerdoti del Tempio che osannano l'invasore e che ricevono privilegi e speciali concessioni da lui.

Le sventurate masse dell'Antico Oriente non immaginavano neppure lontanamente che il regnante che essi vedevano era tutt'altro che un essere divino sulla Terra, e che si trattava invece di un burattino manipolato dalle forze segrete esercitate dall'elite dei banchieri che cospiravano per diventare i controllori privati della INVISIBILE EMISSIONE DI DENARO.

Dei nuovi tiranni della Grecia, tra il 650 e il 500 a.C , il Professor Heichelheim scrisse: "Questi tiranni erano per lo più membri della nobiltà essi stessi, che avevano guadagnato tale titolo usando le nuove possibilità politiche ed economiche del loro tempo per rovesciare i loro stessi pari e soggiogare temporaneamente la città-stato".

La possibilità di armare eserciti non veniva negata ai tiranni condiscendenti con l'elite che manipolava la vita finanziaria delle nazioni. Anche Alessandro Magno istituì molte nuove zecche, ognuna posta sotto il controllo di ricchi mercanti-banchieri, e questi sicuramente lo ricompensarono non facendogli mancare armi ed eserciti.



L’ esempio di Sparta.



SPARTA, di tutte le città-stato greche, fu quella che fece più resistenza alle prevaricazioni della confraternita internazionale di banchieri e alla circolazione di metalli preziosi come mezzo di scambio.

Sappiamo per certo che nel 736 a.C. il re Teopompus di Sparta era sotto il controllo dei banchieri internazionali, dei cui ragionamenti erano impregnati i suoi discorsi.

Nel giro di qualche decennio, però, Sparta, arrivò a comprendere le distruttive forze esercitate dai controllori dei metalli preziosi e dai mercanti internazionali, ed il loro reale significato e attività verso la distruzione di qualsiasi volontà ed autonomia (soprattutto sulla questione dell’emissione monetaria). Sparta così si liberò della tirannia del re.

Licurgo era consapevole che uno stato che basasse il proprio sistema monetario sui metalli preziosi si mettesse alla mercé di forze organizzate di stranieri (tanto più se uno stato non aveva miniere sue), in quanto dietro le quinte questa confraternita regolava sia il prezzo che i volumi disponibili di tale metalli, potendo dunque affermare la sua avida legge o anche stritolare qualunque economia a suo piacimento.

le famose leggi , con le quali Licurgo adotta dei provvedimenti per prevenire il tentativo dei banchieri internazionali e del suo sistema monetario di entrare in Sparta, sono descritte da Plutarco:

“Licurgo stabilì che il ferro dovesse essere la sola forma di valuta in uso, una piccola somma di denaro la quale aveva una grossa mole e peso. Parliamo di monete di 30 o 40 chili di ferro il chè richiedeva un armadio alquanto grande, e per spostarlo non si sarebbe potuto evitare di andare a prendere i buoi. Questi “pelanor” servivano solo come accumulo di ricchezza e come base per lettere di pagamento, cioè ricevute che generalmente consistevano in note di cuoio. Sparta era di certo fortunata a possedere giacimenti di ferro molto ricchi. Perciò era indipendente sia per il suo denaro che per le sue armi, e da questi punti di vista la sua autonomia dall’estero era assoluta.

Licurgo fu senza dubbio ispirato nello scrivere le sue leggi dalla limpida comprensione degli infernali effetti dei sistemi monetari basati sull’argento e oro. Soprattutto egli sapeva che le monete di argento erano una valuta la cui totale circolazione lo stato NON POTEVA CONTROLLARE, a causa della domanda internazionale, della desiderabilità del suo materiale e delle decisioni arbitrarie della confraternita internazionale.

Il denaro che era stato istituito a Sparta costituiva valore solo per gli spartani, l’oro e l’argento non erano usati internamente: i metalli preziosi ricavati dalle vendite o dai bottini di guerra erano depositati presso il Consiglio dell’Arcadia, e parte di questi era usato, secondo Augustus Boeckh, per costruire navi o per rifornirsi di merci dall’estero.

L’uso di questa valuta nazionale fu la forza che diede a Sparta, nonostante l’EMBARGO INTERNAZIONALE, la leadership del mondo ellenico fino al termine delle guerre del Peloponneso. Il cosiddetto “modo di vivere spartano” derivava dalla necessità di questa città-stato di essere sempre pronta contro una guerra totale dall’esterno, che era scatenata contro di loro dalla stessa elite di banchieri internazionali che da essi era stata messa alla porta con l’editto di Licurgo.

Nella città di Sparta c’era stato un altro ostacolo, oltre alle leggi di Licurgo, all’attecchimento del potere dei banchieri, cioè l’Eforato (la cui istituzione anch’essa è dovuta a Licurgo), che era inteso a difendere l’indipendenza nazionale del sistema monetario. Sugli Efori possiamo dire che i loro obiettivi principali erano il mantenimento della difesa domestica ed il controllo delle attività del re, attraverso di cui di solito si insinuava mediante corruzione l’elite internazionale di banchieri.

Sparta visse questa condizione di autonomia per circa 300 anni.


Ma entro il 360 a.C. il sistema monetario di Licurgo era niente più che un ricordo, come testimoniato dagli scritti di Alexander de Mar. La guerra del Peloponneso si era trascinata dal 431 al 404 a.C. Il prestito di 5000 talenti di argento che Sparta ricevette nel 412 a.C. dalla Persia per la costruzione di navi ci dice che, in una Sparta stremata dall’esterno e logorata dall’interno, gli emissari dei banchieri erano già riusciti ad infiltrarsi e ad ottenere in una certa misura il controllo. A questo punto era conveniente per i banchieri finanziare sia lo sforzo bellico spartano che quello ateniese, perchè sostenendo entrambe le forze distruttive che si fronteggiavano si arrivava al massimo del risultato, a livello di dipendenza economica e perdita di autonomia di entrambi. L’elite dei banchieri internazionali sapeva che anche una Sparta vincente sarebbe stata loro fedele e la nuova classe dirigente che essi avevano selezionato per lei già avevano iniziato a rimuovere ogni ostacolo al loro insediamento. I discorsi del 428 a.C. di Archidamos, re di Sparta rivelano proprio questo, cioè la corruzione e l’ipocrisia tipica di un politico controllato dalla confraternita internazionale di banchieri.