venerdì 27 giugno 2014

EDIZIONI DELLA LANTERNA : LIBRI RARI

Le Edizioni della Lanterna pubblicano molti libri rari, che non vengono più ristampati da 60 – 80 – 100 anni, per il loro carattere politicamente controcorrente e osteggiato dalla dittatura del pensiero unico e “ politicamente corretto”.
Consulta il catalogo delle Edizioni : non rimarrai deluso :

mercoledì 25 giugno 2014

L'IMPORTANZA DI CHIAMARSI MASTRAPASQUA


Di Garibaldi Giuseppe

E' passato solo qualche mese  dallo scoppio dello scandalo dei rimborsi gonfiati all'ospedale ebraico di Roma, ma  tutti si sono già dimenticati di questa immensa truffa a uso e consumo degli israeliti capitolini…..  quando si dice la "memoria"...
Ma si sa, se le truffe sono ebraiche è meglio non parlarne, sia mai che generino "antisemitismo"!
Si sono tutti dimenticati quando i nostri politici andavano in pompa magna, accompagnati dai i dirigenti della comunità ebraica, in visita all'ospedale ebraico di Roma dicendo cose come : "esempio da imitare", "struttura orgoglio di Roma" e altre amenità, non chiedendosi come questo ospedale ebraico in fallimento avesse fatto a risollevarsi in modo così miracoloso.
Fra i tanti reggicoda del potentissimo direttore dell’ ospedale israelita, sor Mastropasqua, nonché direttore dell ‘ INPS e di quel bell’ esempio di macchina tagliagole che è Equitalia, vogliamo immortalare la onorevole ( ? ? ) ministra Beatrice Lorenzin  – di cui riproduciamo un articolo elegiaco e apologetico nei confronti del Mastropasqua : abilissima nel salto della quaglia, già ministra della salute del centro- destra, ora ministra della salute pure nel governo Renzi, che ha chiamato a raccolta tutti i politici in quota Israel ….
Mica dopo lo scandalo dell’ ospedale israelitico – che scaricava i suoi debiti all’ INPS, mica costei ha ammesso l’ errore e si è dimessa… anzi ! ha raddoppiato ed è di nuovo ministra.
Del resto ha ragione : perché dimettersi ? L’ apologia di Mastropasqua mica era uno stupido errore….
L’ errore è nostro che continuiamo a farci governare da gente del genere….
Per fortuna qualcuno che nella procura romana non pensa solo a mettere in carcere chi esprime le proprie opinioni politiche (ogni riferimento al caso Stormfront  è puramente casuale) si è accorto che qualcosa non andava. [1]
In un articolo  del 3.2.2014 di Gad Lerner – che si dichiara orgoglioso di essere ebreo –  intitolato "gli ebrei italiani alle prese con il caso Mastrapasqua" - che appare sotto tutti i punti di vista come una "giustificazione" non richiesta a nome degli ebrei, il che è automaticamente indizio di colpevolezza -  dichiara minaccioso e vagamente jettatorio che questa inchiesta della procura "  sembra fatta apposta per diffondere il pregiudizio antisemita secondo cui gli ebrei avrebbero goduto di una speciale indulgenza, e ne approfitterebbero."( [2] ), Come si suol dire  "Excusatio non petita, accusatio manifesta" , ovvero "Chi si scusa, si accusa"...
…eh già che crudeli i goiym :  dopo l'olocausto ancora osano mettere il naso negli affari sporchi degli ebrei,  che scandalo! che antisemitismo! Ma lasciatevi derubare puzzoni di Italiani !
Non poteva mancare poi la presa di distanza ebraica dall'accaduto..
 Nello stesso articolo, un altro connazionale entusiasta di Mastrapasqua , il pontificatore rosso Gad  Lerner, ci tiene a sottolineare che Mastrapasqua - il pluri-dirigente falso-laureato responsabile dell'ospedale ebraico oltre che di altri incarichi come dirigenza dell'INPS e di EQUITALIA - non sarebbe ebreo!


Supponendo che Mastrapesakh, pardon Pasqua, non sia ebreo, come sostiene Lerner, dirigeva comunque un ospedale ebreo, e fregava i soldi all'INPS Italiana o gojim ,  per conto, e  a favore dell'ospedale ebraico..
 Quindi :  cosa cambia se questo personaggio sia ebreo o meno?
Gli ebrei che dirigevano l'ospedale, come il rappresentante legale Giorgio Coen, ebreo doc - indagato nell'inchiesta - erano all'oscuro di tutto?
Appare surreale. A meno che non si creda alla favole o che gli Ebrei sarebbero tutti onest’ uomini in quanto ebrei ed esseri superiori….
Non è la prima volta che uomini di paglia non ebrei diventano boia nell'interesse dell'ebraismo …
Già ai tempi di Gesù Cristo la casta ebraica  fece crocifiggere il figlio di Dio usando astutamente  i romani. Se accusi la casta giudaica di deicidio, vieni accusato di antisemitismo religioso e inquisito da qualche procura di invasati.
In Unione Sovietica il russo  Stalin è accusato   per i gulag inventati e organizzati dall'ebreo Genrich Jagoda, e il suo braccio destro era l'ebreo Kaganovich. Se poi accusi gli ebrei di avere avuto un ruolo fondamentale negli eccidi dei Gulag, vieni accusato di antisemitismo, come ha fatto la procura di Bolzano con il sito Holy War
Oggi, allo stesso modo il non ebreo ( ?)  Mastropasqua fregava i soldi agli italiani e li metteva nelle tasche degli ebrei della comunità giudaica di Roma!
Ma non ditelo! E'  da antisemiti.. e, si sa, a Roma non mancano i pubblici ministeri sul libro paga della comunità ebraica…
Nihil novi sub solem, dicevano già gli antichi latini…
Un piccolo dettaglio finale : sor Mastrapasqua ( o Mastrapesach che dir si voglia) non sarà mai processato per le truffe all’ INPS… è di qualche settimana fa la notizia che tutti gli incartamenti che  riguardavano questi traffici e che si trovavano all’ INPS sono misteriosamente spariti.. e nessuna mente indagatrice aveva pensato per tempo di sequestrarli…
E se dietro a questa misteriosa e fortunata ( per sor Mastrapasqua, of course ) sparizione da prestidigitatori ci fosse qualche manina che parla yiddish, pensate che sarebbe proprio del tutto impossibile ?

SUL CASO MASTRAPASQUA VEDI ANCHE :

Il libro "  Equitalia ed i suoi orrori" ( edizioni della Lanterna ), che raccoglie molti articoli sul caso Mastrapasqua e su varie illegalità estorsive di Equitalia. Il libro si può acquistare a questo link :

http://www.lulu.com/shop/a-cura-di-edoardo-longo/equitalia-e-i-suoi-orrori/paperback/product-21779964.html

Alcuni capitoli del libro possono essere letti anche qui : 



martedì 24 giugno 2014

SANZIONATA LA GIURISPRUDENZA ILLEGITTIMA DEL TRIBUNALE DI PORDENONE

In data 17 giugno 2014 il tribunale della Libertà di Trieste ha pronunciato una decisione che non mancherà di avere  rilievo in ambito giurisprudenziale. La decisione è stata presa in accoglimento del  ricorso dei sig.ri D.G. e B.M., di Brescia, difesi dall’ avvocato Edoardo Longo .
Il tribunale era composto dai giudici dottori  Tomassini ( relatore ), Nicoli ( Presidente ), Antoni .
I due ricorrenti avevano impugnato una ordinanza emessa dal tribunale di Pordenone che, nonostante una interminabile detenzione domiciliare degli stessi, senza prove d’ accusa, respingeva una richiesta, dopo oltre un anno , di revoca degli arresti domiciliari. Il Giudice del tribunale di Pordenone motivava la sua decisione sostenendo la tesi della inutilità ed irrilevanza della sofferta misura cautelare detentiva, ai fini di una revoca della stessa.
L’ avvocato Longo impugnava questa ordinanza avanti al tribunale della Libertà che accoglieva il ricorso e rimetteva in libertà i due ricorrenti. La motivazione è a tutt’ oggi riservata, ma merita una ampia segnalazione perché ha caducato una ambigua giurisprudenza invocata pretestuosamente da molti tribunali poco rispettosi dei diritti di libertà , fra i quali primeggia ( purtroppo ) il tribunale di Pordenone.
Riportiamo di seguito ampi stralci del ricorso che è stato accolto perché sarà rielaborato e costituirà uno studio specifico su questa giurisprudenza illegittima ma vergognosamente invalsa recentemente  in molti tribunali.
Per il tribunale della Libertà di Trieste non è quindi  vero che la difesa non abbia evidenziato motivi obiettivi fondati la richiesta e successivi alla prima determinazione della misura in essere : essi sono invece il decorso del tempo, la buona condotta tenuta dagli  imputati.
Tutte queste, oltre ad una doverosa ri-valutazione – dopo oltre un anno di domiciliari - della scarsa incisività del quadro accusatorio già svolta dal tribunale distrettuale della libertà con la ordinanza con cui aveva modificato la misura della custodia detentiva con quella degli arresti domiciliari, sono circostanze che hanno un certo pregio, nonostante la discutibile giurisprudenza contraria cui si richiama il Giudice , in modo per inciso acritico e non motivato.

Una giurisprudenza contraria ai principi di legalità.
Il punto di doglianza fondante si appunta , proprio, sulla genericità del richiamo a questa discutibile giurisprudenza, che qui si intende per varie ragioni confutare.
La tesi della inutilità della sofferta misura detentiva ai fini della revisione della presunta “ pericolosità “ alla radice di siffatte misure, è alquanto discutibile e così come concepita ed applicata cozza contro i fondanti principi del giusto processo.
Una acritica recezione di detta giurisprudenza – applicata in genere fuori di misura anche  dalla sede giudiziaria di Pordenone – è, a ben vedere, la causa principale di quella aberrante situazione che ha additato il nostro Paese , a livello internazionale e comunitario, come nazione incivile e che applica in modo illegittimo ed abnorme l’ istituto della custodia cautelare e sul cui abuso più e più volte lo stesso presidente della repubblica, come capo della magistratura e garante della legalità , si è più volte soffermato.
Le distorsioni del sistema giudiziario e le involuzione illiberali non nascono dal nulla , ma derivano da errate ed aberranti applicazioni di principi giuridici e nel caso di specie è evidente fuor di misura che la errata giurisprudenza richiamata nella impugnata ordinanza è la causa principale del notorio abuso della custodia cautelare in Italia.
E’ del tutto contrario ai principi di legalità il concetto espresso nell’ ordinanza che qui si impugna e un tanto per una articolata serie di ragioni.

Violazione del principio di legalità e di gradualità.
Prima di tutto, un tanto vanifica il concetto normativo del minimo e del massimo di applicazione di una misura cautelare.
Di fatto, tale interpretazione svuota di senso tale previsione normativa, perché di fatto appiattisce sul massimo previsto ogni forma di misura cautelare.
Così facendo, il giudice finisce con l’ emettere un giudizio “ prognostico “ ( e come tale opinabile e variabile ) una sola volta, all’ inizio della sanzione, rendendo vano il decorso del tempo e il suo rapportarsi ad una graduazione della misura, prevista dall’ ordinamento stesso.
E’ evidente, quindi, che tale acefala giurisprudenza va contro il principio equilibratore della gradualità, cardine fondante di ogni misura limitatrice della libertà personale.
Tale principio si esplica non solo ab origine nella scelta graduale della misura coercitiva, ma anche durante la fase della esecuzione della stessa, in virtù proprio della previsione normativa di un minimo e di un massimo della misura, entro i cui poli deve essere nel concreto graduata la misura.
E’ fatto obbligo al giudice ri – valutare la sanzione inizialmente irrogata, perché il fattore tempo – con la scansione dei fatti che porta ineluttabilmente con sé, è previsto come rilevante dalla norma proprio per la sua intrinseca previsione di fasce oscillanti di durata.

Violazione della presunzione di innocenza e anticipazione illegale di condanna.
Il criterio – scriteriato , nel senso etimologico del termine, perché proprio non ancorato a dei presupposti logico giuridici, come richiesto viceversa dal ricorso del sottoscritto – qui impugnato, viola anche contro il principio di legalità, in quanto, di fatto, appiattisce la misura cautelare personale, delicata ed opinabile, in quanto agganciata a criteri meramente prognostici al concetto di pena definitiva, giudicata, immodificabile, irreversibile.
Il che è raccapricciante : di fatto, un cittadino, ancora non giudicato e non colpevole anche formalmente , viene sottoposto ad una misura cautelare ( che concettualmente è appunto il contrario logico di una pena detentiva, ma è una valutazione ipotetica in cui la prudenza a favore della sicurezza sociale non può essere disgiunta dalla prudenza nella coercizione della libertà di un cittadino che non è ancora stato giudicato ) che, una volta applicata, rimane costante fino al suo spirare massimo, il che parifica una “ ordinanza “ in materia di libertà personale – opinabile e rivedibile – al concetto di sentenza passata in giudicato.  Liberando così il giudice dal dovere morale e giuridico di valutare se, dopo un anno di tempo, come nel caso di specie, siano maturati fatti – come il decorso non problematico della esecuzione della misura – atti ad affievolire la prognosi nefasta cogitata all’ inizio.

Una giurisprudenza che istiga a delinquere = violazione al principio di proporzionalità.
Raccapricciante è anche il fatto che non si considerino i fatti addotti dalla difesa come meritevoli di affievolimento/revoca della misura rilevanti e degni di considerazione :  Come si può pensare di valutare un affievolimento di “ pericolosità “ , quando il soggetto in verifica trovasi in misura cautelare , se non attraverso una valutazione della sua condotta ?
Ma allora, se una persona si comporta bene, non viola gli obblighi, patisce una custodia domiciliare interminabile per un fatto di accusa tutto sommato ( come dice il tribunale della Libertà ) non grave ai fini del calcolo di una pericolosità trattandosi di fatto non reiterato , ma ad evento unico, di scarsa fondatezza probatoria, con un imputato che non ha un quadro penale antecedente  , dovrà stare agli arresti fino alla scadenza del massimo edittale, come se la sua condotta fosse quella di un colpevole che ha violato i doveri imposti dalla custodia ?
Perché questo è l’ esito aberrante di tale tesi : se una persona rispetta gli obblighi della custodia, magari anche lavorando correttamente senza violarli, dovrà scontare fino la massimo previsto la custodia, e se invece, viola gli obblighi della stessa…. Sarà trattato alla stessa guisa, poichè più del massimo non potrà scontare..
Si vede quindi che questa tesi è aberrante, perché viola il principio di legalità e di proporzionalità, parificando tutte le condotte a quelle criminali .
STUDIO LEGALE LONGO

CASO STORMFRONT : UN PROCESSO ALL' ITALIANA. CIOE' ILLEGALE

Ricordiamo che la diffusione di notizie processuali riservate costituisce reato e pure gravissimo, per quanto riguarda la responsabilità della gola profonda giudiziaria che ha in tutta evidenza informato di atto del suo ufficio, coperti da privacy, il gazzettiere di turno.
La sanzione per il pubblico funzionario che diffonda a giornalisti notizie di atti del suo ufficio può arrivare anche a sei mesi di carcere  e al licenziamento. Se si tratta di un appartenente all’ ordine giudiziario, magari un pubblico ministero, come avviene quasi sempre, essa può portare anche alla destituzione o, nella più lieve delle ipotesi, al trasferimento di città.
Purtroppo ciò non avviene quasi mai , perché la fuga di notizie fa parte del sistema giustizia all’ italiana che punta non alla persecuzione di reati  ( che le caso in oggetto non esistono , per mille ragioni che andremo ad esporre in futuri commenti  alla vicenda ) , ma alla distruzione delle persone, mediante l’ attivazione della vergognosa gogna mediaticogiudiziaria  a favore della fazione politica progressista e, nel caso in oggetto, della lobby ebraica che ha commissionato alla procura romana ( ?) l’ indagine, per bassi scopi di macelleria politica degli oppositori alla linea politica sterminazionista dello stato di israele che controlla i rappresentanti della comunità ebraica romana. [1]
Del resto, le indagini per i reati di abuso d’ ufficio e diffusione di notizie riservate a che verrebbero delegati ? ma alla medesima procura romana che ha effettuato la fuoriuscita dolosa e pilotata delle notizie, che diamine ! Si è mai visto indagare se stessi e rinviarsi a giudizio come cittadini qualsiasi ?
Piena solidarietà a Mirko Viola che ha commentato in calce, nel testo che pubblichiamo, la diffusione vergognosa di notizie processuali riservate che neppure gli imputati hanno ancora conosciuto attraverso le vie giudiziarie.
E l’ indagine contro le minacce di morte a Mirko Viola [2]che fine hanno fatto ? Ci piacerebbe leggere in anteprima il nome del responsabile e del suo imminente rinvio a giudizio…..[3]
Avv. Edoardo Longo
338.1637425




[1] Infatti, a pubblicare i nomi è stato il sito ebraico “ osservatorio sull’ antisemitismo” che li ha avuti in tutta evidenza dalla procura romana , con cui ha in tutta evidenza un equivoco e illegale rapporto sotterraneo…
[3] Ricordiamo che le Edizioni della Lanterna hanno pubblicato le “ Lettere dal carcere “ di Mirko Viola, la cui pagina ufficiale è : http://www.lulu.com/shop/mirko-viola/lettere-dal-carcere/paperback/product-21166846.html 

lunedì 23 giugno 2014

IL LUNGO GOLPE CONTRO L' ITALIA

Di  Reporter

Il primo golpe  storico contro l’Italia lo mette a segno Carlo Azeglio Ciampi, futuro presidente della Repubblica, incalzato dall’allora ministro Beniamino Andreatta, maestro di Enrico Letta e “nonno” della Grande Privatizzazione che ha smantellato l’industria statale italiana, temutissima da Germania e Francia. E’ il 1981: Andreatta propone di sganciare la Banca d’Italia dal Tesoro, e Ciampi esegue. Obiettivo: impedire alla banca centrale di continuare a finanziare lo Stato, come fanno le altre banche centrali sovrane del mondo, a cominciare da quella inglese. Il secondo colpo, quello del ko, arriva otto anno dopo, quando crolla il Muro di Berlino. La Germania si gioca la riunificazione, a spese della sopravvivenza dell’Italia come potenza industriale: ricattati dai francesi, per riconquistare l’Est i tedeschi accettano di rinunciare al marco e aderire all’euro, a patto che il nuovo assetto europeo elimini dalla scena il loro concorrente più pericoloso: noi. A Roma non mancano complici: pur di togliere il potere sovrano dalle mani della “casta” corrotta della Prima Repubblica, c’è chi è pronto a sacrificare l’Italia all’Europa “tedesca”, naturalmente all’insaputa degli italiani.
E’ la drammatica ricostruzione che Nino Galloni, già docente universitario, manager pubblico e alto dirigente di Stato, fornisce a Claudio Messora per il blog “Byoblu”. All’epoca, nel fatidico 1989, Galloni era consulente del governo su invito dell’eterno Giulio Andreotti, il primo statista europeo che ebbe la prontezza di affermare di temere la riunificazione tedesca. Non era “provincialismo storico”: Andreotti era al corrente del piano contro l’Italia e tentò di opporvisi, fin che poté. Poi a Roma arrivò una telefonata del cancelliere Helmut Kohl, che si lamentò col ministro Guido Carli: qualcuno “remava contro” il piano franco-tedesco. Galloni si era appena scontrato con Mario Monti alla Bocconi e il suo gruppo aveva ricevuto pressioni da Bankitalia, dalla Fondazione Agnelli e da Confindustria. La telefonata di Kohl fu decisiva per indurre il governo a metterlo fuori gioco. «Ottenni dal ministro la verità», racconta l’ex super-consulente, ridottosi a comunicare con l’aiuto di pezzi di carta perché il ministro «temeva ci fossero dei microfoni». Sul “pizzino”, scrisse la domanda decisiva: “Ci sono state pressioni anche dalla Germania sul ministro Carli perché io smetta di fare quello che stiamo facendo?”. Eccome: «Lui mi fece di sì con la testa».
Questa, riassume Galloni, è l’origine della “inspiegabile” tragedia nazionale nella quale stiamo sprofondando. I super-poteri egemonici, prima atlantici e poi europei, hanno sempre temuto l’Italia. Lo dimostrano due episodi chiave. Il primo è l’omicidio di Enrico Mattei, stratega del boom industriale italiano grazie alla leva energetica propiziata dalla sua politica filo-araba, in competizione con le “Sette Sorelle”. E il secondo è l’eliminazione di Aldo Moro, l’uomo del compromesso storico col Pci di Berlinguer assassinato dalle “seconde Br”: non più l’organizzazione eversiva fondata da Renato Curcio ma le Br di Mario Moretti, «fortemente collegate con i servizi, con deviazioni dei servizi, con i servizi americani e israeliani». Il leader della Dc era nel mirino di killer molto più potenti dei neo-brigatisti: «Kissinger gliel’aveva giurata, aveva minacciato Moro di morte poco tempo prima». Tragico preambolo, la strana uccisione di Pier Paolo Pasolini, che nel romanzo “Petrolio” aveva denunciato i mandanti dell’omicidio Mattei, a lungo presentato come incidente aereo. Recenti inchieste collegano alla morte del fondatore dell’Eni quella del giornalista siciliano Mauro De Mauro. Probabilmente, De Mauro aveva scoperto una pista “francese”: agenti dell’ex Oas inquadrati dalla Cia nell’organizzazione terroristica “Stay Behind” (in Italia, “Gladio”) avrebbero sabotato l’aereo di Mattei con l’aiuto di manovalanza mafiosa. Poi, su tutto, a congelare la democrazia italiana avrebbe provveduto la strategia della tensione, quella delle stragi nelle piazze.
Alla fine degli anni ‘80, la vera partita dietro le quinte è la liquidazione definitiva dell’Italia come competitor strategico: Ciampi, Andreatta e De Mita, secondo Galloni, lavorano per cedere la sovranità nazionale pur di sottrarre potere alla classe politica più corrotta d’Europa. Col divorzio tra Bankitalia e Tesoro, per la prima volta il paese è in crisi finanziaria: prima, infatti, era la Banca d’Italia a fare da “prestatrice di ultima istanza” comprando titoli di Stato e, di fatto, emettendo moneta destinata all’investimento pubblico. Chiuso il rubinetto della lira, la situazione precipita: con l’impennarsi degli interessi (da pagare a quel punto ai nuovi “investitori” privati) il debito pubblico esploderà fino a superare il Pil. Non è un “problema”, ma esattamente l’obiettivo voluto: mettere in crisi lo Stato, disabilitando la sua funzione strategica di spesa pubblica a costo zero per i cittadini, a favore dell’industria e dell’occupazione. Degli investimenti pubblici da colpire, «la componente più importante era sicuramente quella riguardante le partecipazioni statali, l’energia e i trasporti, dove l’Italia stava primeggiando a livello mondiale».
Al piano anti-italiano partecipa anche la grande industria privata, a partire dalla Fiat, che di colpo smette di investire nella produzione e preferisce comprare titoli di Stato: da quando la Banca d’Italia non li acquista più, i tassi sono saliti e la finanza pubblica si trasforma in un ghiottissimo business privato. L’industria passa in secondo piano e – da lì in poi – dovrà costare il meno possibile. «In quegli anni la Confindustria era solo presa dall’idea di introdurre forme di flessibilizzazione sempre più forti, che poi avrebbero prodotto la precarizzazione». Aumentare i profitti: «Una visione poco profonda di quello che è lo sviluppo industriale». Risultato: «Perdita di valore delle imprese, perché le imprese acquistano valore se hanno prospettive di profitto». Dati che parlano da soli. E spiegano tutto: «Negli anni ’80 – racconta Galloni – feci una ricerca che dimostrava che i 50 gruppi più importanti pubblici e i 50 gruppi più importanti privati facevano la stessa politica, cioè investivano la metà dei loro profitti non in attività produttive ma nell’acquisto di titoli di Stato, per la semplice ragione che i titoli di Stato italiani rendevano tantissimo e quindi si guadagnava di più facendo investimenti finanziari invece che facendo investimenti produttivi. Questo è stato l’inizio della nostra deindustrializzazione».
Alla caduta del Muro, il potenziale italiano è già duramente compromesso dal sabotaggio della finanza pubblica, ma non tutto è perduto: il nostro paese – “promosso” nel club del G7 – era ancora in una posizione di dominio nel panorama manifatturiero internazionale. Eravamo ancora «qualcosa di grosso dal punto di vista industriale e manifatturiero», ricorda Galloni: «Bastavano alcuni interventi, bisognava riprendere degli investimenti pubblici». E invece, si corre nella direzione opposta: con le grandi privatizzazioni strategiche, negli anni ’90 «quasi scompare la nostra industria a partecipazione statale», il “motore” di sviluppo tanto temuto da tedeschi e francesi. Deindustrializzazione: «Significa che non si fanno più politiche industriali». Galloni cita Pierluigi Bersani: quando era ministro dell’industria «teorizzò che le strategie industriali non servivano». Si avvicinava la fine dell’Iri, gestita da Prodi in collaborazione col solito Andreatta e Giuliano Amato. Lo smembramento di un colosso mondiale: Finsider-Ilva, Finmeccanica, Fincantieri, Italstat, Stet e Telecom, Alfa Romeo, Alitalia, Sme (alimentare), nonché la Banca Commerciale Italiana, il Banco di Roma, il Credito Italiano.
Le banche, altro passaggio decisivo: con la fine del “Glass-Steagall Act” nasce la “banca universale”, cioè si consente alle banche di occuparsi di meno del credito all’economia reale, e le si autorizza a concentrarsi sulle attività finanziarie speculative. Denaro ricavato da denaro, con scommesse a rischio sulla perdita. E’ il preludio al disastro planetario di oggi. In confronto, dice Galloni, i debiti pubblici sono bruscolini: nel caso delle perdite delle banche stiamo parlando di tre-quattromila trilioni. Un trilione sono mille miliardi: «Grandezze stratosferiche», pari a 6 volte il Pil mondiale. «Sono cose spaventose». La frana è cominciata nel 2001, con il crollo della new-economy digitale e la fuga della finanza che l’aveva sostenuta, puntando sul boom dell’e-commerce. Per sostenere gli investitori, le banche allora si tuffano nel mercato-truffa dei derivati: raccolgono denaro per garantire i rendimenti, ma senza copertura per gli ultimi sottoscrittori della “catena di Sant’Antonio”, tenuti buoni con la storiella della “fiducia” nell’imminente “ripresa”, sempre data per certa, ogni tre mesi, da «centri studi, economisti, osservatori, studiosi e ricercatori, tutti sui loro libri paga».
Quindi, aggiunge Galloni, siamo andati avanti per anni con queste operazioni di derivazione e con l’emissione di altri titoli tossici. Finché nel 2007 si è scoperto che il sistema bancario era saltato: nessuna banca prestava liquidità all’altra, sapendo che l’altra faceva le stesse cose, cioè speculazioni in perdita. Per la prima volta, spiega Galloni, la massa dei valori persi dalle banche sui mercati finanziari superava la somma che l’economia reale – famiglie e imprese, più la stessa mafia – riusciva ad immettere nel sistema bancario. «Di qui la crisi di liquidità, che deriva da questo: le perdite superavano i depositi e i conti correnti». Come sappiamo, la falla è stata provvisoriamente tamponata dalla Fed, che dal 2008 al 2011 ha trasferito nelle banche – americane ed europee – qualcosa come 17.000 miliardi di dollari, cioè «più del Pil americano e più di tutto il debito pubblico americano».
Va nella stessa direzione – liquidità per le sole banche, non per gli Stati – il “quantitative easing” della Bce di Draghi, che ovviamente non risolve la crisi economica perché «chi è ai vertici delle banche, e lo abbiamo visto anche al Monte dei Paschi, guadagna sulle perdite». Il profitto non deriva dalle performance economiche, come sarebbe logico, ma dal numero delle operazioni finanziarie speculative: «Questa gente si porta a casa i 50, i 60 milioni di dollari e di euro, scompare nei paradisi fiscali e poi le banche possono andare a ramengo». Non falliscono solo perché poi le banche centrali, controllate dalle stesse banche-canaglia, le riforniscono di nuova liquidità. A monte: a soffrire è l’intero sistema-Italia, da quando – nel lontano 1981 – la finanzia pubblica è stata “disabilitata” col divorzio tra Tesoro e Bankitalia. Un percorso suicida, completato in modo disastroso dalla tragedia finale dell’ingresso nell’Eurozona, che toglie allo Stato la moneta ma anche il potere sovrano della spesa pubblica, attraverso dispositivi come il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio.
Per l’Europa “lacrime e sangue”, il risanamento dei conti pubblici viene prima dello sviluppo. «Questa strada si sa che è impossibile, perché tu non puoi fare il pareggio di bilancio o perseguire obiettivi ancora più ambiziosi se non c’è la ripresa». E in piena recessione, ridurre la spesa pubblica significa solo arrivare alla depressione irreversibile. Vie d’uscita? Archiviare subito gli specialisti del disastro – da Angela Merkel a Mario Monti – ribaltando la politica europea: bisogna tornare alla sovranità monetaria, dice Galloni, e cancellare il debito pubblico come problema. Basta puntare sulla ricchezza nazionale, che vale 10 volte il Pil. Non è vero che non riusciremmo a ripagarlo, il debito. Il problema è che il debito, semplicemente, non va ripagato: «L’importante è ridurre i tassi di interesse», che devono essere «più bassi dei tassi di crescita». A quel punto, il debito non è più un problema: «Questo è il modo sano di affrontare il tema del debito pubblico». A meno che, ovviamente, non si proceda come in Grecia, dove «per 300 miseri miliardi di euro» se ne sono persi 3.000 nelle Borse europee, gettando sul lastrico il popolo greco.
Domanda: «Questa gente si rende conto che agisce non solo contro la Grecia ma anche contro gli altri popoli e paesi europei? Chi comanda effettivamente in questa Europa se ne rende conto?». Oppure, conclude Galloni, vogliono davvero «raggiungere una sorta di asservimento dei popoli, di perdita ulteriore di sovranità degli Stati» per obiettivi inconfessabili, come avvenuto in Italia: privatizzazioni a prezzi stracciati, depredazione del patrimonio nazionale, conquista di guadagni senza lavoro. Un piano criminale: il grande complotto dell’élite mondiale. «Bilderberg, Britannia, il Gruppo dei 30, dei 10, gli “Illuminati di Baviera”: sono tutte cose vere», ammette l’ex consulente di Andreotti. «Gente che si riunisce, come certi club massonici, e decide delle cose». Ma il problema vero è che «non trovano resistenza da parte degli Stati». L’obiettivo è sempre lo stesso: «Togliere di mezzo gli Stati nazionali allo scopo di poter aumentare il potere di tutto ciò che è sovranazionale, multinazionale e internazionale». Gli Stati sono stati indeboliti e poi addirittura infiltrati, con la penetrazione nei governi da parte dei super-lobbysti, dal Bilderberg agli “Illuminati”. «Negli Usa c’era la “Confraternita dei Teschi”, di cui facevano parte i Bush, padre e figlio, che sono diventati presidenti degli Stati Uniti: è chiaro che, dopo, questa gente risponde a questi gruppi che li hanno agevolati nella loro ascesa».
Non abbiamo amici. L’America avrebbe inutilmente cercato nell’Italia una sponda forte dopo la caduta del Muro, prima di dare via libera (con Clinton) allo strapotere di Wall Street. Dall’omicidio di Kennedy, secondo Galloni, gli Usa «sono sempre più risultati preda dei britannici», che hanno interesse «ad aumentare i conflitti, il disordine», mentre la componente “ambientalista”, più vicina alla Corona, punta «a una riduzione drastica della popolazione del pianeta» e quindi ostacola lo sviluppo, di cui l’Italia è stata una straordinaria protagonista. L’odiata Germania? Non diventerà mai leader, aggiunge Galloni, se non accetterà di importare più di quanto esporta. Unico futuro possibile: la Cina, ora che Pechino ha ribaltato il suo orizzonte, preferendo il mercato interno a quello dell’export. L’Italia potrebbe cedere ai cinesi interi settori della propria manifattura, puntando ad affermare il made in Italy d’eccellenza in quel mercato, 60 volte più grande. Armi strategiche potenziali: il settore della green economy e quello della trasformazione dei rifiuti, grazie a brevetti di peso mondiale come quelli detenuti da Ansaldo e Italgas.
Prima, però, bisogna mandare a casa i sicari dell’Italia – da Monti alla Merkel – e rivoluzionare l’Europa, tornando alla necessaria sovranità monetaria. Senza dimenticare che le controriforme suicide di stampo neoliberista che hanno azzoppato il paese sono state subite in silenzio anche dalle organizzazioni sindacali. Meno moneta circolante e salari più bassi per contenere l’inflazione? Falso: gli Usa hanno appena creato trilioni di dollari dal nulla, senza generare spinte inflattive. Eppure, anche i sindacati sono stati attratti «in un’area di consenso per quelle riforme sbagliate che si sono fatte a partire dal 1981». Passo fondamentale, da attuare subito: una riforma della finanza, pubblica e privata, che torni a sostenere l’economia. Stop al dominio antidemocratico di Bruxelles, funzionale solo alle multinazionali globalizzate. Attenzione: la scelta della Cina di puntare sul mercato interno può essere l’inizio della fine della globalizzazione, che è «il sistema che premia il produttore peggiore, quello che paga di meno il lavoro, quello che fa lavorare i bambini, quello che non rispetta l’ambiente né la salute». E naturalmente, prima di tutto serve il ritorno in campo, immediato, della vittima numero uno: lo Stato democratico sovrano. Imperativo categorico: sovranità finanziaria per sostenere la spesa pubblica, senza la quale il paese muore. «A me interessa che ci siano spese in disavanzo – insiste Galloni – perché se c’è crisi, se c’è disoccupazione, puntare al pareggio di bilancio è un crimine».

giovedì 19 giugno 2014

CASO STORMFRONT : ALLARME DEMOCRAZIA E LEGALITA' IN ITALIA


Comunicato della Difesa.
In data di ieri il quotidiano di regime Il Messaggero di Roma ha pubblicato la notizia in base alla quale sarebbe stato fissato per l’ ottobre prossimo l’ inizio del processo alle opinioni politiche di un gruppo di presunti iscritti al forum statunitense del raggruppamento STORMFRONT.ORG.
La notizia è comparsa al seguente link :
Ricordiamo che detto Forum e relativa organizzazione sono perfettamente leciti negli Stati Uniti d’ America ( e in ogni altro paese degno della qualifica di civile) , tant’è che per impedire ai sudditi della repubblica italica delle banane la procura di Roma ha applicato la misura dell’ oscuramento nazionale dei server che veicolano in Italia tale sito, non potendo neanche azzardarsi a chiedere in via di rogatoria agli Stati Uniti l’ oscuramento di un sito legale nel loro territorio : se lo avesse fatto, oltre a respingere con derisione una simile totalitaria pretesa, gli statunitensi starebbero ancora ridendo dell’ Italia e della sua allucinata procura romana , che è dovuta così ripiegare sulla misura, esistente solo nella  Cina comunista  e in qualche altra satrapia del terzo mondo , della bendatura dei propri sudditi.
Ciò premesso, siamo allibiti da tale notizia perché in contrasto con quanto notificato agli indagati , i quali, in data 13.06.2014 hanno, invece, ricevuto un atto ben diverso rispetto ad un decreto di citazione a giudizio, ma hanno ricevuto più semplicemente una richiesta di proroga delle indagini preliminari, a firma del pubblico ministero procedente e rivolta al Giudice delle Indagini Preliminari .
Così scriveva il pubblico ministero : “non possono concludersi ora le indagini preliminari poichè sono in fase di effettuazione alcune investigazioni ( ? ) già delegate alla polizia giudiziaria e, segnatamente, l’ analisi del contenuto del materiale informatico in sequestro”.
Ci pare strano che un pubblico ministero che alcuni giorni fa chiede tempo per concludere alcune indagini ritenute rilevanti [1], oggi chieda il rinvio a giudizio ( senza i preziosi “ reperti di indagine “ commissionati ai suoi fidi segugi ? ) e, in tempo che più che reale appare surreale , formuli la richiesta di rinvio a giudizio [2], la notifichi al Giudice delle indagini Preliminari il quale, letteralmente in un batter d’ occhio, fissi udienza preliminare e la notifichi subito ai giornali anziché agli indagati….
Il tutto appare francamente surreale, oltre che palesemente illegale ed indice di uno scadimento della legalità veramente inquietante.
La giustizia italiana ci ha abituati a ogni mostruosità, per cui potremmo anche pensare che quanto anticipato dalla gazzetta romana sia vero, benchè avere già i dati di un processo ben lungi dall’ esser stati notiziati nelle forme di legge agli indagati appare come l’ ennesima violazione ai diritti alla riservatezza, posto che le udienze preliminari non sono pubbliche e la violazione di tale riservatezza è punita dalla legge… a meno che, quando presunte parte offese siano esponenti della comunità ebraica la legge italiana non si applichi più…
In ogni caso, al momento , non possiamo che ritenere fasulla la notizia propalata dalla gazzetta romana o frutto di una confidenza giudiziaria che , essendo smentita dagli atti in corso di notifica, appare del tutto illegale ed inquietante, tale da motivare da parte degli indagati una futura richiesta alla Suprema Corte di Cassazione per il trasferimento dell’ ipotetico processo ad altra sede  : quella romana, inquinata dalla contiguità con la locale comunità ebraica, non dà alcuna garanzia di imparzialità e terzietà di giudizio.
Pordenone, giovedì 19 giugno 2014.
Avvocato Edoardo Longo
Legale di diversi indagati
338.1637425



[1] A parte i profili di illegalità e mancato rispetto delle leggi a tutela del diritto alla difesa di dette indagini, profili che saranno evidenziati nelle sedi opportune, anche informative, ma che non sono oggetto della presente nota.
[2] Contraddittoria con la richiesta di proroga…

mercoledì 18 giugno 2014

IL MANUALE DELL' IMPERFETTO DETENUTO

uno sconvolgente libro del dott. Fabio Tonelli sulla degradata dimensione carceraria italiana.
Il dott. Tonelli, un asso delle evasioni da strutture di tipo detentivo e di sicurezza, ci ha inviato dalla località sconosciuta all' estero in cui è riparato - dopo la sua ultima e clamorosa evasione - il testo di questo libro che pubblichiamo integralmente : rivolto alla popolazione carceraria, il " manuale " di Tonelli indica nella assillante richiesta di applicazione dei diritti dei detenuti il modo in cui questi non perdano la propria dignità nelle male bolge dell' universo carcerario italiano.
Impressionante la documentazione del degrado esistente fra le mura delle italiche galere.
Un documento di raro vigore ed attualissimo, scritto con la verve di romanziere che contraddistingue l' Autore. Volume curato ed annotato dall' avvocato Edoardo Longo, legale del Tonelli prima della sua ultima e clamorosa fuga. Un libro unico.
Link ufficiale del libro :

martedì 17 giugno 2014

IN ARRIVO LA RAPINA FINANZIARIA FINALE

Di Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza

È prossima una nuova grave crisi finanziaria : Il suo decorso sarà diverso: si salverà il sistema finanziario saccheggiando i risparmi dei cittadini

Tutto lascia presagire che si stanno creando le condizioni per una nuova grande crisi. La volatilità dei mercati è ai minimi, i tassi di interesse pure, le borse volano cosi anche i corsi delle obbligazioni. L’economista di UBS, George Magnus, ha scritto che l’attuale calma dei mercati assomiglia a quella che precedette il 2007 e che poi condusse alla crisi finanziaria dell’autunno del 2008. L’economista francese Jacques Attali ha scritto il 26 maggio sul settimanale L’Express che è probabile che l’anno prossimo scoppi la peggiore crisi finanziaria di tutti tempi, che avrà conseguenze molto dure soprattutto in Europa. Come mai queste manifestazioni di pessimismo?
I motivi sono molto semplici: l’andamento dei mercati finanziari è determinato dalle politiche espansionistiche delle banche centrali e non è giustificato dall’andamento dell’economia reale né in Europa né negli Stati Uniti. Gli interventi delle banche centrali sono inutili, poiché – come diceva John Maynard Keynes, “il cavallo non beve”. Infatti nella zona euro il volume dei crediti bancari sta diminuendo e l’economia sta scivolando in deflazione. Le iniezioni di liquidità delle banche centrali servono unicamente a sostenere il sistema bancario e i mercati finanziari. Infatti la quantità di strumenti finanziari in circolazione (che un tempo venivano definiti titoli tossici) è sensibilmente aumentata ed è superiore, stando alla BRI di Basilea, a quella del 2007/2008. Lo stato di salute delle banche (soprattutto in Europa) è molto precario. Il debito pubblico di molti Paesi europei è in continuo aumento e dovrà essere ristrutturato. E infine la distribuzione dei redditi nei Paesi occidentali è sempre maggiormente ineguale. Insomma, sono trascorsi cinque anni dall’ultima crisi finanziaria e i fondamentali dell’economia sono ulteriormente peggiorati e l’attuale calma non deve essere motivo di gioia ma di preoccupazione.
E’ bene che i risparmiatori e tutti i cittadini sappiano che la prossima crisi avrà un decorso ben diverso da quella dell’autunno del 2008. Allora le banche centrali e i Governi intervennero per salvare il sistema finanziario. Oggi invece alla cassa saranno chiamati i risparmiatori. Questo percorso (poco noto) è stato approvato sia dalle autorità europee sia da quelle svizzere. Si chiama “bail-in”. In buona sostanza, si ripeterà quanto sperimentato a Cipro nell’ultima crisi, in cui il fallimento delle banche è stato pagato dai detentori dei titoli obbligazionari delle banche, dagli azionisti e attraverso una “tosatura” enorme dei depositi dei clienti, che superano i 100mila franchi o i 100mila euro. In pratica vi sarà un saccheggio dei risparmi per evitare i fallimenti bancari e una ristrutturazione dei debiti pubblici con un’ulteriore tosatura dei risparmi. Il mondo corre verso questo approdo che farà piombare l’economia europea e probabilmente anche l’economia americana in una deflazione simile a quella degli Anni Trenta dell’anno scorso. Tutto sembra indicare che questa è l’approdo cui ci stanno conducendo i Mario Draghi, i Matteo Renzi e le Angela Merkel.
C’è ancora modo di evitare questo esito? Il salvataggio sarebbe un immediato intervento per dividere le attività commerciali (crediti, retail banking) delle banche da quelle speculative. Un intervento rapido di questo genere non verrà fatto e, quindi, sarà difficile che questa corsa verso il disastro venga arrestata. Infatti nella situazione attuale basterebbe un aumento imprevisto dei tassi di interesse per mettere in mostra quanto è fragile l’attuale castello di carte finanziario. Ed è per questo che le banche centrali intervengono per evitare che si creino situazioni impreviste che potrebbero innescare reazioni a catena.
Insomma, dopo aver devastato l’economia il settore finanziario si appresta a saccheggiare i nostri risparmi. Si salvi chi può.

lunedì 16 giugno 2014

INCARICO LEGALE SU TORINO

Sto cercando un collega per un incarico urgente di domiciliazione avanti alla Corte di Appello penale  di Torino. Se c’è qualcuno interessato, mi scriva al mio indirizzo di mail , grazie :

Avv. Edoardo Longo

lunedì 9 giugno 2014

ITALIA AI TITOLI DI CODA

di Filippo Giannini


   Da dove comincio? Da Cristoforo Colombo? Perché non se ne è stato a casa? Da Colombo un saltino alla Dottrina Monroe, sarebbe necessario; ma diverrebbe un discorso troppo lungo. Allora partiamo da oggi: inizio questo articolo ai primi di giugno 2014, giorno dei Ludi Veneziani, dove, tanto per cambiare, sono stati arrestati alcuni politici, e di nuovo tanto per cambiare, intenti a rubare. Nulla di nuovo sotto il cielo di questa Repubblica nata dalla Resistenza. Ma da qualche parte debbo pur iniziare, e allora ricordiamo quanto ebbe a dire l’ineffabile Woodrow Wilson (non lo ricordate?) in una lezione alla Columbia University nell’aprile 1907; quando rivolgendosi a giovani studenti americani, dichiarò: <Dal momento che il commercio ignora i confini nazionali e il produttore preme per avere il mondo come mercato, la bandiera della sua nazione deve seguirlo, e le porte delle nazioni chiuse devono essere abbattute… Le concessioni ottenute dai finanzieri devono essere salvaguardate dai ministri dello stato, anche se in questo venisse violata la sovranità delle nazioni recalcitranti… Vanno conquistate o impiantate colonie, affinché al mondo non resti un solo angolo utile trascurato o inutilizzato>. Immaginate cosa sarebbe accaduto se queste parole fossero state pronunciate da un Mussolini o da un Hitler. Ma adiamo avanti.

   Oggi, per completare l’opera di distruzione, è in programma la svendita persino della Banca d’Italia e questa vendita, viene fatta passare dai carognoni, come un’operazione di salvataggio. Nessuna meraviglia: quest’opera di falsificazione è un tipico dei servizi inglesi e statunitensi che mirano di fare apparire il contrario di ciò che è nella realtà. Questi metodi tendono a rendere l’Italia un paese completamente soggiogato ad un sistema mafioso e criminale, come poi è avvenuto, al potere finanziario. Andiamo avanti e facciamo un saltino sino al 2 giugno 1992 e saliamo sul panfilo Britannia (da http://alfredodecclesia.blogspot.it/): <(Il Britannia), in navigazione lungo le coste siciliane. Sul panfilo c’erano alcuni appartenenti all’elite di potere anglo-americana, come i reali britannici e i grandi banchieri ai quali si rivolgerà il governo italiano durante la fase delle privatizzazioni (Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers). In quella riunione si decise di acquistare le aziende italiane e la Banca d’Italia, e come far crollare il vecchio sistema politico per insediarne un altro, completamente manovrato dai nuovi padroni. A questa riunione parteciparono anche diversi italiani, come Mario Draghi, allora direttore delegato del Ministero del Tesoro, il dirigente dell’Eni Beniamino Andreatta e il dirigente dell’Iri Riccardo Galli. Fra i complici italiani possiamo trovare l’ex ministro del Tesoro Piero Barocci, l’allora Direttore di Bankitalia Lamberto Dini e l’allora governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi. Alcune autorità italiane (come Dini) fecero il doppio gioco: denunciavano i pericoli ma in segreto appoggiavano gli speculatori. Gli intrighi decisi sul Britannia avrebbero permesso agli anglo-americani (come sta avvenendo, nda) di mettere le mani sul 48% delle aziende italiane, fra le quali c’erano la Buitoni, la Locatelli, la Negroni, la Ferrarelle, la Perugina e la Galbani (…). Nel giugno 1992 si insediò al governo Giuliano Amato. Un personaggio in armonia con gli speculatori che ambivano ad appropriarsi dell’Italia. Infatti Amato, per iniziare le privatizzazioni, si affrettò a consultare il centro del potere finanziario internazionale: le tre grandi banche di Wall Street, Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers. Appena salito al potere, Amato trasformò gli Enti statali in Società per azioni, valendosi del decreto Legge 386/1991, in modo tale che l’elite finanziaria le potesse controllare, e in seguito rilevare. L’inizio fu concertato dal Fondo Monetario Internazionale che, come aveva fatto in altri paesi, voleva privatizzare selvaggiamente e svalutare la nostra moneta, per agevolare il dominio economico-finanziario dell’elite (…). Le reti della Banca Rothschild, attraverso il direttore Richard Katz, misero le mani sull’Eni (un gioiello mussoliniano, ndr), che venne svenduta. Il gruppo Rothscild ebbe un ruolo preminente anche sulle altre privatizzazioni, compresa quella della Banca d’Italia (…). Dietro tutto questo c’era l’elite economico finanziaria (Morgan, Schiff, Harriman, Kahn, Warburg. Rockefeller, Rothschild ecc), che ha agito preparando un progetto di devastazione dell’economia italiana e lo ha attuato valendosi di politici, di finanzieri e di imprenditori (…). Grazie alle privatizzazioni, un gruppo ristretto di ricchi italiani ha acquisito somme enormi, e ha permesso all’elite economico finanziaria anglo-americana di esercitare un pesante controllo sui cittadini, sulla politica e sul paese intero (…)>.

   Come siamo arrivati a questo? Per una risposta più prossima alla verità, ci dobbiamo spostare alla metà degli anni ’30 dello scorso secolo. Ecco come lo storico Rutilio Sermonti dichiara (L’Italia nel XX Secolo): <La risposta poteva essere una sola: perchè le plutocrazie volevano un generale conflitto europeo, quale unica risorsa per liberarsi delle Germania – formidabile concorrente economico – e soprattutto dell’Italia. Questo è necessario comprendere se si aspira a evidenziare la verità storica: soprattutto dell’Italia>. Infatti il reale avversario delle plutocrazie erano i fascismi con le loro idee e proposte sociali, idee che si stavano espandendo in tutto il mondo; ecco, allora, la necessità di spingere la Germania e l’Italia alla guerra attraverso provocazioni e minacce.
   Proviamo ad approfondire. Nel novembre 2011, sia l’Italia che la Grecia hanno subito un golpe bianco, senza che i rispettivi popoli ne abbiano preso conoscenza. Chi sono gli autori del golpe bianco? Il governo tecnico di Papademos in Grecia, e il governo tecnico di Monti in Italia. Chi sono questi personaggi? Da dove provengono? Entrambi erano membri della Commissione Trilaterale di quel soggettino che ha nome David Rockefeller, appartenente ad una delle tredici famiglie che da sempre hanno dominato il mondo attraverso l’economia e la finanza. Quelle famiglie che il fascismo ha tentato di combattere. Tutto ciò era stato ben compreso da quello che, chi scrive queste note, considera il più grande politico dello scorso secolo: Benito Mussolini. Ecco con quanta lungimiranza e lucidità il 7 febbraio 1944 (!) scriveva: <(…): Il progetto statunitense, in parole povere, si può dunque riassumere così: tutte le nazioni porteranno i loro risparmi nelle casse del Tesoro americano, che  li amministrerà pro domo sua. Secondo tale piano, infatti, il governo di Washington si assicura, nell’amministrazione del Fondo internazionale di livellamento dei cambi, di cui propone la costituzione; il numero di voti sufficienti per essere in grado di fermare qualsiasi decisione contraria al suo interesse. In tal modo gli Stati Uniti, oltre all’accaparramento in corso di attuazione delle basi navali ed aeree del mondo e alla creazione delle più potenti flotte navali e aeree di guerra e commerciali, indispensabili ai loro piani imperialistici, avrebbero anche finanziariamente tutte le altre nazioni alla loro mercè (…)>.

   Quanto sin qui scritto è solo una parte microscopica della storia mondiale, ma sufficiente per comprendere come ci hanno portato nella cacca. I passaggi essenziali partono dalla Dottrina Monroe (elaborata in realtà da Quincy Adams), ma ci dobbiamo spostare ai primi del 1800, con la quale Monroe espresse l’idea della supremazia degli Stati Uniti nel continente americano, e da qui è facile passare alla supremazia nel globo intero. Oggi possiamo contare da quelle enunciazioni almeno cento guerre condotte dagli Stati Uniti al di fuori del continente americano. Tutte guerre d’aggressione per affermare il potere finanziario anglo-americano. Come poco sopra scritto, il fascismo provò a fermare tutto ciò, ma fu sopraffatto dal grande capitale.

   La domanda: visto che siamo nella cacca, c’è un modo per uscirne? Non so dare una risposta, ma ritengo che questa se c’è si trova nelle teorie mussoliniane, dovremmo, in pratica, ma sia chiaro questo è una mia personale affermazione, dovremmo ripartire dall’aprile del 1945, perché in quella data possiamo vedere come il nostro futuro fu compromesso e ci fu rapinato.

   In ogni caso vedo il futuro nostro e di chi ci seguirà molto, ma molto oscuro.

   Certo la propaganda è stata asfissiante, ma siamo pure un tantinello imbecilli, soprattutto perché c’è tanta gente che ancora accorda fiducia a certi personaggi ben individuabili.

   Concludo: e pensare che c’è ancora qualcuno che ci  propone di festeggiare il giorno della liberazione.

   Poveri noi!