lunedì 11 giugno 2012

TERRORISMO GIUDIZIARIO E LOBBY SIONISTA

Pubblichiamo  alcune pagine di un imminente volume dedicato al “ caso holy war versus zog” di cui si è a lungo occupata la nostra casa editrice che ha pubblicato vari testi su questo processo, emblematico di come la giustizia italiana sia degradata ad esecutore delle volontà repressive dei poteri forti. Nel caso di specie è evidente come il mandante di questo scempio dei principi di legalità processuale sia stata la lobby ebraica del B.nai – B.rith, che ha quasi lasciato la firma nella medesima sentenza del giudice. Il libro da cui sono estratte queste pagine raccoglierà, oltre ai verbali cui qui si parla, anche i comunicati stampa della difesa nel processo di primo grado  e gli articoli dedicata a questo processo dalla stampa che se ne è interessata, nonché della stampa controcorrente :




Con questo quarto  volume rendo pubblici i verbali della istruttoria dibattimentale di primo grado.  Sono verbali agghiaccianti, come è facile rendersi conto. Andiamo con ordine. Nel sistema processuale penale italiano, la “istruttoria dibattimentale” è il cardine del processo: l’imputato viene giudicato sulla base di quanto emerge –a suo discapito o a sua difesa- in questa fase processuale. In questa fase non può essere negata la difesa, perché ciò significa precostituire una sentenza di condanna in anticipo. In questa fase si attua la acquisizione delle prove d’accusa e di difesa che viene svolta in contradditorio pubblico davanti al giudice.

Una volta tanto la parola “pubblico” non va vista come negativa per l’imputato. La pubblicità del processo (che non significa pubblicità sui giornali e relativa “gogna mediatica”), significa che il processo deve essere fatto in pubblico, permettendo a chiunque di assistervi. Ciò dovrebbe impedire che il potere giudiziario compia abusi a danno degli imputati. Chiaramente, controllando i mass-media, il potere giudiziario finisce con l’eludere questa norma e quindi la possibilità di abusi processuali nel sistema giudiziario italiano è altissima. Un correttivo può essere utilizzato valorizzando la norma sulla “pubblicità del processo” rendendo pubblici i crimini contro il diritto
Alla Difesa e al sistema di garanzie di uno stato di diritto, crimini che più spesso vengono perpetrati dal potere giudiziario, soprattutto a fini politici. I “Signori degli Ermellini” temono come la peste che le loro bestialità vengano rese note, perché temono il giudizio del popolo (che purtroppo non è in grado a sua volta di compiere “processi popolari” contro i più corrotti esponenti del potere giudiziario…) e il giudizio della pubblica opinione.

I fatti accaduti al tribunale di Pontedera sono gravissimi e per questa ragione rendo pubblici i verbali della istruttoria dibattimentale. Si vedrà come il giudice, in tacito accordo con il pubblico ministero, interpretando fin troppo bene i “desiderata” dalla potente lobby ebraico-massonica toscana che ha tirato le fila di questo processo politico, ha sistematicamente impedito alla difesa di svolgere il suo ministero, costituzionalmente garantito. Ha impedito, inscenando una gazzarra assieme al pubblico ministero, che il sottoscritto ponesse domande ai testimoni ogni volta che queste domande risultavano sgradite alla potente lobby ebraica che controlla anche ampi settori della magistratura. Si leggano per esempio i verbali della tentata deposizione del teste prof. Gian Pio Mattogno, testimone della difesa e noto studioso revisionista.

E’ evidente che il tribunale si è allineato con la prassi totalitaria degli altri tribunali d’Europa-Forcolandia dove viene impedito ai revisionisti di portare testimoni in udienza per dimostrare la fondatezza delle tesi revisioniste. Questa volontà di negare il diritto alla difesa e quindi alla giustizia appare evidente anche dalle dichiarazioni a verbale del pubblico ministero e del giudice, che perdevano sovente il controllo, al punto di dichiarare apertamente i loro intendimenti!

In sostanza, il tribunale di Pontedera ha impedito con ogni manovra (e in particolare con gazzarre concertate in tandem con il pubblico ministero) che al teste della difesa venissero poste domande imbarazzanti, al fine legittimo di spiegare come i testi critici incriminati fossero legittimi e scientifici.
In sostanza, tale “tribunale rabbinico” ha preteso di processare una persona accusandola di “istigazione all’odio razziale” antiebraico per la pubblicazione di testi anti-ebraici, senza permettere all’imputato di spiegare le sue ragioni e il carattere non razzista, delle proposizioni critiche ivi pubblicate![1]

Una vicenda processuale raggelante, che trova pari solo nei processi stalinisti ai dissidenti politici anticomunisti nella Russia Sovietica.

Renderla pubblica serve a far capire all’opinione pubblica i pericoli della libertà di pensiero che derivano dalla ideologia filo-giudaica dominante nell’establishment occidentale e i pericoli di una già realizzatasi involuzione totalitaria del sistema-giustizia per colpa delle legislazioni antirevisioniste e liberticide. Si spera che le ali del web facciano conoscere questa agghiacciante vicenda a tutte le latitudini e al maggior numero di persone possibili. La forza dell’opinione pubblica può frenare questa deriva totalitaria e permettere l’organizzazione di un efficace resistenza ad essa.

Questo testo documenta un caso gravissimo di negazione giudiziaria del diritto alla difesa (garantito dall' art. 24 della Costituzione italiana e dalle convenzioni Internazionali a tutela dei diritti civili ) e di conseguente negazione di giustizia.

L'imputato, a neanche trent' anni, si è trovato condannato a un anno di reclusione senza i benefici di legge per aver pubblicato su un sito internet tre articoli che affermavano la realtà dell' omicidio rituale ebraico e la esistenza di una massoneria giudaica (= B.nai-Brith) che ha come obiettivo la destrutturazione del carattere cristiano delle società occidentali.

All'imputato è stato negato il diritto di difendersi dimostrando il carattere non razzista delle sue affermazioni e la fondatezza delle sue critiche.

All' imputato è stata negata anche la sospensione condizionale della pena perché non si è pentito del suo 'orrendo ' crimine e perché - come afferma la stessa sentenza " per il comportamento processuale assolutamente censurabile tenuto nel corso dell' udienza nei confronti di chi amministra la giustizia, ed il continuo apprezzamento esplicitamente mostrato durante la lettura di brani scaricati dal sito del quale era I'autore, confermando la completa adesione da parte dell' imputato a questa ideologia dell' intolleranza ed ai mezzi per diffonderla ed affermarla, intimidazione compresa".

Insomma, è stato condannato per non essersi pentito....
Per non essersi pentito di aver criticato il dominio mondiale di Giuda.
Che a quanto pare, controlla benissimo anche la magistratura italiana, disposta a tradire i valori costituzionali dello Stato, per i classici trenta denari della lobby sionista.

Considerazioni conclusive sui verbali qui pubblicati

I verbali qui pubblicati sono assolutamente integrali ed autentici.

Qualche osservazione preliminare risulta però opportuna per agevolarne la lettura.

Il testo riportato è stato fornito dalla Cancelleria del tribunale di Pisa-Pontedera.
Si noteranno molti “omissis” giustificati dal trascrittore dei verbali a causa di asserita non registrazione fonetica di frasi o brani degli interventi processuali. Questa motivazione è fasulla. In realtà, quasi tutti i brani omessi dalla trascrizione del tribunale vennero registrati correttamente ( e si possono ascoltare su nastro), ma sono stati saltati volutamente, perché riguardano interventi del sottoscritto avvocato Edoardo Longo, difensore dell’imputato, perché contengono passaggi critici nei confronti del modo di operare del tribunale di Pontedera o considerazioni critiche nei confronti della religione giudaica (che era l’argomento del processo). In sostanza, tali passaggi sono stati omessi per una forma di censura, che è stata imposta al trascrittore da “qualcuno” (con ogni verosimiglianza il giudice, che è il responsabile per legge della conservazione delle trascrizioni). Il motivo di questa censura è quello di non permettere che rimanga traccia scritta di ogni locuzione che possa suonare sgradita ai delicati orecchi di chi ha mosso le fila occulte di questo processo. E’un comportamento abietto che si verifica qualche volta nei processi il cui esito di condanna è blindato da qualcuno fin dall’inizio. E’ la medesima ragione per cui neppure la arringa conclusiva della difesa è stata registrata o conservata, mentre ciò è previsto dalla legge. Tutto ciò ricorda molto da vicino la consuetudine sovietica di cancellare dai libri e dai documenti i passaggi sgraditi al regime.

Per questa ragione, nella trascrizione mancano moltissimi interventi della Difesa, anche in considerazione che la Difesa più volte ha tentato di porre domande ai testi, sempre venendo interrotta, anche con grida e schiamazzi del giudice e del pubblico ministero. Costoro così hanno infatti cercato di circoscrivere la gravità del loro comportamento. Se si considera, quindi, che moltissimi interventi del sottoscritto difensore sono stati omessi nella trascrizione, appare chiaro perché ne risultano così pochi nel testo scritto, nonostante nelle trascrizioni io venga accusato dal “giudice” e dal pubblico ministero di interrompere continuamente il processo e sia stato anche minacciato in udienza da costoro di essere denunciato per “interruzione di pubblico servizio[2]. Senza questa precisazione, non si capirebbe perché, alla luce dei pochi miei interventi trascritti, io possa essere accusato di continue interruzioni.

In realtà, sono il “giudice” e il pubblico ministero che hanno sistematicamente interrotto il sottoscritto, impedendomi anche di formulare le domande e rigettandomele prima ancora che esse venissero formulate: pertanto, semmai dovrebbero essere costoro a dover rispondere di “interruzione di pubblico servizio”, in quanto hanno impedito lo svolgersi dell’attività difensiva, garantita dall’ordinamento costituzionale e processuale, impedendo così lo svolgersi del servizio pubblico della difesa dell’imputato.

Ovviamente, le tracce di questo comportamento del “giudice” sono state cancellate dagli “omissis”…

Forse, se non sono stati anche manipolati i nastri registrati, se sono ancora ascoltabili, ma la richiesta di una nuova trascrizione integrale o di una copia integrale di nastro registrato, è proibitiva per la difesa dell’imputato a causa dei suoi costi elevatissimi e insostenibili.
Dalla trascrizione ho tolto solo pochissimi passaggi (meramente burocratici e quindi irrilevanti) contrassegnando i punti con (…). Ho aggiunto alcuni punti esclamativi o interrogativi, onde rendere “visibili” i toni con cui alcune frasi sono state pronunciate. Ho evitato di riempire i passaggi con gli “omissis” eccetto che in un paio di casi in cui le frasi omesse dallo stenografo del tribunale di Pontedera erano particolarmente scolpite nella mia memoria.

Mentre il “giudice” aggrediva lì imputato e il suo difensore lacerando nei mille coriandoli di un purjim la Carta Costituzionale, fuori la piazzetta medievale antistante il tribunale di Pontedera era gremita di almeno cento poliziotti armati in tenuta antisommossa: fucili mitragliatori, colpo in canna, autoblindo: la “Stato”, manovrato da intuibili burattinai, stava ingaggiando la sua sfida muscolare contro l’imputato: solo davanti alla furia impazzita dello Stato-Leviathano.

A Pontedera non si è celebrato nessun processo, ma un “rito sacrificale”, una sorta di “pasqua di sangue” sull’ara della arrogante protervia giudaica: vittime il mio assistito e lo Stato di diritto.

Pordenone, lunedì 11 giugno 2012.






BIBLIOGRAFIA :

Le edizioni Edoardo Longo hanno pubblicato altri tre testi su questo processo e precisamente : “la legge “ Mancino”, una legge terrorista” , “ la costituzione sfregiata “  dell’ avvocato Edoardo Longo, nonché “ Il non ebreo nella letteratura rabbinica”, che è il testo integrale della consulenza revisionista del prof. Gian Pio Mattogno di cui si parla in queste pagine e che è  stata pubblicata integralmente, con tutti i documenti  preparati per il processo, di cui diversi in ebraico, come il testo delle famose maledizioni verso i non ebrei. Tutti questi libri possono essere acquistati tramite la pagina internet delle edizioni :



[1] Tesi identiche a quelle espresse da numerosi studiosi antisionisti di ceppo ebraico da Toaff, a Finkelstein.
[2] Minaccia che non è stata riportata nelle trascrizioni effettuate dalla cancelleria, perché nuoceva alla reputazione del “giudice”…

martedì 5 giugno 2012

CRISTIANI USATI COME SCUDI UMANI DAI RIBELLI IN SIRIA

L’omicidio (rituale?) del Cristianesimo in Siria.  Il patriarca cattolico: cristiani usati come scudi umani dai ribelli


Cristiani siriani usati come scudi umani dai ribelli negli scontri a fuoco con l’Esercito regolare di Assad. A denunciarlo è il patriarca Gregorio III Laham, massima autorità cattolica di Damasco, Patriarca di Antiochia, di tutto l’Oriente, di Alessandria e di Gerusalemme dei Melchiti. Il patriarca racconta di rapimenti notturni dei fedeli della sua diocesi, con pagamenti fino a 200mila dollari Usa per il riscatto, case confiscate o fatte saltare per aria, continue incursioni armate di musulmani sunniti nei quartieri cattolici. ... E sulla strage di Hula sottolinea: “E’ contro ogni logica che sia stata compiuta dal governo. L’artiglieria dell’Esercito si trovava fuori dal villaggio, mentre le esecuzioni sono state perpetrate da qualcuno penetrato nel centro abitato”.

Patriarca Gregorio III, com’è la situazione per i cristiani in Siria?

La loro situazione è problematica non soltanto in quanto cristiani ma anche in quanto cittadini in difficoltà. I ribelli entrano nei loro quartieri, mettendoli in fuga dalle loro case: è successo a Homs, Yabroud,  Rabli e altrove nella Valle dei Cristiani. Il risultato è un vero e proprio esodo dei cristiani siriani che non si sentono più sicuri nel loro Paese.

A chi appartengono i gruppi che cacciano i cristiani dalle loro case?

Sono musulmani sunniti appartenenti alle fazioni ribelli, ma spesso anche terroristi o banditi. Bisogna dirlo chiaramente: in Siria non si fronteggiano più soltanto governo e opposizione, ma c’è anche un terzo elemento che punta soltanto a sovvertire la legge. I cristiani sono vittime del caos nel Paese che è stato causato dagli oppositori.

Che cosa fanno i “banditi” una volta entrati nei quartieri cristiani?

La loro semplice presenza è già di per sé un elemento di insicurezza, perché crea un’atmosfera terroristica. Appena si insediano in un luogo hanno inizio gli scontri con l’Esercito regolare. I terroristi uccidono soldati o funzionari, come è successo a Homs e nei villaggi intorno alla città.

I ribelli aggrediscono i cristiani?

I ribelli usano i civili cristiani, i loro quartieri e le loro case come scudi umani negli scontri con l’Esercito. E allora accade quello che accade. Non capisco perché questi musulmani sunniti vengano in quartieri e villaggi che non sono i loro.

Quali altre violenze sono subite dai cristiani?

I banditi estorcono denaro ai cristiani o li rapiscono nottetempo e li rilasciano dopo due o tre giorni in cambio di riscatti del valore fino a 200mila dollari. In alcuni casi questi gruppi hanno confiscato le case dei civili, magari per poi distruggerle.

Che cosa è possibile fare per proteggere i cristiani siriani?

Se l’Europa vuole salvare i cristiani siriani, deve incoraggiare il piano di pace di Kofi Annan. Qualsiasi piano alternativo, come pure l’ipotesi di nuove sanzioni, indebolisce soltanto gli sforzi del mediatore Onu. La comunità internazionale ha affidato la missione ad Annan e bisogna lasciarlo lavorare. Il problema è che prima l’Europa gli ha affidato un mandato e ora è contro di lui. E’ questo che impedisce al piano Annan di fare dei passi avanti.

Chi è responsabile delle violazioni della tregua?

La tregua è stata violata dai ribelli e non da Assad. Il regime non ha alcun interesse a fare fallire il piano Annan. Su 10mila morti dall’inizio della rivolta, si contano migliaia di vittime anche tra i soldati. Il governo deve proteggere l’intero Paese, e non soltanto i manifestanti che sono sempre armati. A nome anche degli altri vescovi siriani, posso affermare che non è mai avvenuto che una manifestazione disarmata fosse attaccata dall’Esercito. Il governo non attacca se non è attaccato. A Hula sono stati uccisi 15 soldati prima della strage, che non è stata compiuta dai fedeli di Assad.

Ne è davvero certo?

Non riesco a immaginare che un governo e un esercito organizzato possano uccidere dei bambini così. Soprattutto in un momento in cui si trova sotto gli occhi del mondo intero.

In un primo momento a essere accusata è stata l’artiglieria dell’Esercito …

L’artiglieria si trovava fuori dal villaggio, mentre è più probabile che chi ha compiuto la strage siano state le forze dell’opposizione all’interno del centro abitato. Non ho elementi per affermarlo con certezza, ma è la cosa che mi sembra più logica.

I ribelli, che chiedono solo democrazia, avrebbero invece dei motivi per uccidere i bambini?

La democrazia non c’entra, all’origine delle rivolte c’è la volontà internazionale e locale di distruggere le Siria. Noi abbiamo già abbastanza democrazia, anche se non al cento per cento, e siamo sulla via per rafforzarla. Negli ultimi dieci anni il clima del mio Paese è diventato più liberale e democratico, nonostante la presenza dei servizi segreti. Noi cristiani siamo i primi a chiedere un cambiamento, ma riteniamo che quest’ultimo non possa venire da una rivoluzione armata.

Perché i cristiani si sentono più sicuri con Assad che con l’opposizione?

Perché non sappiamo chi siano questi oppositori. I cristiani sono protetti quando c’è sicurezza nel Paese. Attualmente invece la Siria è nel caos, e a provocarlo non è certo il governo. (…)

Fonte:




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