mercoledì 17 luglio 2019

L' OMICIDIO RITUALE


Un intensissimo romanzo storico, opera  del famoso  romanziere cattolico Ugo Mioni e  dedicato alla atroce morte di Padre Tommaso, frate cappuccino, trucidato per mano ebraica nel secolo scorso a Damasco. L' orrendo crimine sconvolse la società del tempo e mise alla luce orribili pratiche " rituali" del mondo giudaico. L' opera, ( "L' omicidio rituale. Appunti su un  viaggio in Libano e a Damasco" )è stata ristampata per la prima volta dal 1895 e ci riporta in un momento storico non così lontano da appartenere del tutto al passato. Un romanzo storico che è stato ingiustamente cancellato per oltre un secolo dagli scaffali delle librerie e che ritorna ora alla luce a scandagliare gli oscuri recessi di terribili personalità criminali  in cui ogni luce etica è  soffocata da un odio che nulla ha di umano .

Ugo Mioni nacque a Trieste il 16 agosto 1870, secondogenito di cinque figli, da Maria Sbrovazzi e Ferdinando Mioni.

Compì studi teologici nel seminario di Gorizia e successivamente conseguì la laurea di filosofia e sacra teologia all'Università Gregoriana di Roma.

Si interessò di lotta contro lo schiavismo. Fu autore di almeno 150 romanzi e racconti popolari (spesso d'ambientazione esotica), fondatore del circolo cattolico "Contardo Ferrini" e promotore del settimanale diocesano "Vita nuova". Fu un romanziere e saggista molto prolifico ed a lui è anche dovuta in gran misura la rinascita della cultura cattolica in Italia sul finire dell’ ‘800. Fu un innovatore profondo e moderno dello stile letterario del romanzo .

Negli ultimi anni della sua vita vestì il saio domenicano. Morì a Montepulciano 1935.  La città natale, Trieste,  ha intitolato al suo nome un largo cittadino, anche se lo ha in larga parte ingiustamente dimenticato.

Mi ha determinato alla pubblicazione di questo opera giovanile dell’ Autore, ormai obliata  dai più, nonostante in questi anni vi sia un fiorire di ristampe di molti romanzi del Mioni, la circostanza che l’ Autore stesso sia stato messo all’ ostracismo dalla totalitaria e onnipervasiva lobby ebraica che , in diversi testi per addetti ai lavori, vere e proprie liste di proscrizione di libri ed autori che Israele vuole vengano cancellati dalle librerie, dalle biblioteche , dalla cultura  e dalla memoria storico – letteraria italiana. Un vero atto di sopruso, indigeribile per ogni persona libera e alla ricerca della verità, che sovente si nasconde dietro le paratie imposte dalla dittatura del Pensiero Unico Mondiale.

E così,  trova la luce, per la prima volta dopo oltre centoventi anni, la pubblicazione di questo romanzo storico dimenticato.

Esso però tratta di un fatto raggelante che tocca a fondo  la coscienza  anche oggi e  che scosse la società dell’ epoca e ha fatto parlare di sé per molti decenni successivi : l’ assassinio atroce avvenuto a Damasco del frate cappuccino Padre Tommaso e del suo servitore , avvenuto ad opera di una setta criminale ebraica, dedita all’ uccisione di Cristiani al fine di dissanguarli ed utilizzarne il sangue per impasti rituali . Riti orrendi, che nulla hanno a che fare con la religione mosaica antica del vecchio Testamento , né con qualsiasi altra religione che conservi un profilo di umanità. Riti omicidi tanto orrendi i cui precetti sono celati fra le massime del Talmud, la raccolta di precetti e prescrizioni codificate nei secoli dai rabbini e divenuto testo sacro al posto della Bibbia.

Una vicenda sconvolgente che una certa lobby, oggi dominante nel nostro malato Occidente, vuole venga assolutamente dimenticata e sui cui si cali una inesorabile  damnatio memoriae che ha il sapore di un secondo atto omicida : quello nei confronti della memoria dei due poveri martiri di cui si parla in questo libro e nei confronti dei quali l’ onnipervasiva e crudele censura del pensiero unico , vuole negare anche la pietà del ricordo e della preghiera.

L’ autore ci  rinnovella  la sconvolgente vicenda di sangue attraverso la forma modernissima del romanzo storico. Come egli stesso scrive della presentazione della prima edizione [1], la forma del romanzo storico è stata scelta per permettere ad un più vasto pubblico di venire a conoscenza della tragedia e delle problematiche che esso implicava, non esclusi alcuni profili del giudaismo moderno di ceppo talmudico ( e non biblico) che non è possibile in alcun modo rispettare come religiosi, stante la efferata inumanità che ne traspira.

Sempre nella medesima presentazione, l’ Autore anticipa che a breve avrebbe pubblicato un saggio molto più articolato sulla tragedia. Dalla analisi della sua bibliografia, non è stato possibile reperire questo secondo studio, ma  poco tempo dopo, nell’ anno 1896, viene pubblicato a Sassari, a cura dell’ ordine dei frati Cappuccini cui apparteneva il povero Padre Tommaso, un ampio volume dal titolo Acedalma, [2]  che, nella intenzione degli Autori rimasti anonimi, voleva costituire un documento utile per la causa canonica di beatificazione del frate orrendamente martirizzato.

In questo volume vengono raccolti gli atti del processo a quelli che erano stati identificati come gli autori del crimine, nonché sono raccolte varie lettere e corrispondenze legate al processo. Il volume si chiude poi con una raggelante cronologia storica di altri fatti analoghi di omicidio rituale di matrice settaria ebraica e con uno studio approfondito sulle  abiette motivazioni ispirate al Talmud segreto ebraico  che portavano a questa orribile e segreta prassi omicida.

Si resta sconvolti dalla lettura di questo ponderoso studio ed è possibile cogliere diverse analogie espressive e contenutistiche con il romanzo storico  di Mioni qui ripubblicato per la prima volta.

Una domanda viene spontanea ?

Acedalma è forse il saggio articolato che l’ Autore qui anticipa come prossima sua fatica ?

Probabilmente studiosi molto ferrati in questa angosciante tematica saranno in grado di dare una risposta e scoprire se vi è stato un contributo di Ugo Mioni alla stesura del libro per il processo di beatificazione del povero Padre Tommaso.

Il quesito non è solo di interesse per gli studiosi.

Infatti, è di questi anni un libro famosissimo , molto letto nel modo arabo , che ripercorre la tragedia di Padre Tommaso e del suo sfortunato servitore.

Si tratta de L’ azimo di Sion, [3] opera del generale siriano Mustafà Tlass che per questo libro ha subito una denuncia internazionale da parte ebraica e additato a livello internazionale come antisemita.

Questo libro ha avuto e sta avendo  in questi anni un grande successo , vine periodicamente ristampato , e chi lo legga si accorge subito che è tributario di molti passaggi e spunti all’ Acedalma dei frati Cappuccini di Sassari del 1896, libro che senz’ altro il Generale Tlass aveva letto e aveva ben in mente.

Scoprire che l’ Autore di Acedalma è lo stesso Ugo Mioni, autore di questo libretto è un po’  scoprire un   rilievo culturale del lavoro che qui pubblichiamo  finora totalmente misconosciuto e che, credo, viene qui evidenziato per la prima volta.

Un argomento molto spinoso e scomodo, come è facile intuire.

Anche oggi. Soprattutto oggi, in tempi in cui questo genere di riflessioni attira la spietata repressione di un potere politico in cui i discendenti degli assassini di Padre Tommaso sono numerosissimi ed influentissimi , anche da noi in Occidente.

Basti pensare alla sorte del libro “ pasque di sangue” del prof. Ariel Toaff, docente universitario israeliano , figlio del rabbino di Roma, che , per la prima volta da parte ebraica, ha ammesso che l’ oscura pagina dell’ omicidio rituale ebraico non era una fantasia da confinare sotto l’ accusa di antisemitismo, ma una cruenta tragedia storica.

La reazione da parte ebraica a questo libro scritto da uno studioso dei loro è stata violenta e scomposta [4] : L’ Autore è stato sottoposto a linciaggio mediatico accesissimo, è stato ricattato, denunciato per antisemitismo ( !), fino al punto di costringerlo a ritirare il  testo  dalle librerie e di costringerlo a  dare alle stampe una edizione priva delle parti più significative e che avevano suscitato la violenta reazione ebraica.

Questa vicenda dà molto da riflettere e pone queste riflessioni storico – religiose al centro di una scomoda attualità ( purtroppo). Ciò vale anche per le pagine del romanzo storico qui pubblicato.

Prima di consegnare questo libro alla lettura, mi preme chiudere con alcune notazioni filologiche, necessarie poichè si tratta della prima  ristampa di un romanzo dopo la edizione del 1895.

Questa ristampa è assolutamente integrale. La copertina della prima edizione è riprodotta nella IV di questo libro, ed è anche stata riprodotta fotostaticamente la premessa fatta dall’ Autore, nonché l’ imprimatur vescovile alla pubblicazione. [5]

Il testo originale non ha subito modificazioni sintattiche o espressive e conserva così quello stile un po’ desueto ed antico che conferisce in fondo  anche un certo fascino alla lettura .

Un ‘ ultima riflessione.

Qualcuno potrebbe sostenere che questa opera non è più attuale. A parte la circostanza che quando affiorano queste ricerche il mondo culturale ufficiale reagisce in modo scomposto come si è visto per il caso Toaff [6], ma pensiamo un momento a quanti bimbi scompaiono in Italia ogni anno e di cui se ne perdono le tracce.

Siamo proprio  così sicuri che questo libretto non sia più attuale ? [7]


Link ufficiale del libro :








[1] Che ho riprodotto nel presente volume nella forma grafica originale.
[2] Precisamente  il titolo completo è : “ Acedalma. Ossia processo celebre istituito contro gli ebrei di Damasco nell’ anno 1840”. Questo volume è stato ristampato integralmente nel 2009 dalle Edizioni della Lanterna con il titolo “ Il martirio di Padre Tommaso per mano giudaica”. E’ in corso anche una nuova ristampa.
[3] Un edizione in lingua italiana in forma ciclostilata veniva diffusa nel 2005 dalle Edizioni all’ Insegna del Veltro e da qualche anno ne esiste anche una versione tipografica .
[4] Vedi il saggio sul tema pubblicato in “ Il sogno oscuro di Israele” ( edizioni della Lanterna, 2010).
[5] Pagina 4 di questa edizione.
[6] Il che non avviene certo per opere di scarso rilievo ed interesse….
[7] Per rispetto della volontà dell’ Autore, così come traspare dalla presentazione alla prima edizione, questo libro viene messo in vendita al solo costo di stampa, senza alcun cespite per l’ Editore. 

DALLE FORESTE GALERE NELLA MIA PATRIA

Il Diario dal carcere di  Luciano Franceschi, nome storico dell' indipendentismo veneto. Scritto in condizioni disagevoli, nel carcere di massima sicurezza di Padova, è un documento eccezionale sulla condizione carceraria in Italia e sui processi politici in corso nel " bel paese".

Il libro è edito a cura di Viviana Cattani, presidente del parlamento veneto indipendente e della associazione Veneteka di Venezia. 

Sue anche le note di carattere storico culturale che arricchiscono il testo. Le note di carattere giuridico sono invece dell' avvocato Edoardo Longo, il solo legale che volle difendere Franceschi al processo di Padova, quando voleva ricusare i giudici che lo processavano, in nome del diritto storico del Veneto all' indipendenza e contestare la legittimità a giudicare dello Stato italiano .

 Un libro eccezionale, da leggere come un romanzo.
Link ufficiale del libro :

martedì 16 luglio 2019

VENTUN GIORNI ALLA GIUDECCA


Il Diario della terribile esperienza carceraria di Maria Marini , pacifica signora veneta catapultata un giorno in carcere con la accusa di " terrorismo", solo per aver creduto che in una sedicente democrazia fosse permesso di esprimere pacificamente sentimenti di dissenso politico e auspicare l' indipendenza delle terre venete. L' allucinante odissea nel carcere femminile veneziano della Giudecca. La pesante realtà dei processi politici in Italia, dalla voce diretta di una perseguitata innocente. 


La Giudecca  è il famigerato carcere femminile di Venezia, situato su una isoletta che porta lo stesso nome ed è una filiazione antica del più famoso carcere veneziano dei Piombi da cui riprende una  lunga tradizione di orrori e  di segregazione, recentemente surclassata in tempi recenti dal carcere femminile di Belluno 1, che è qualche girone più infernale della già infernale Giudecca. 

L’ autrice di questo Diario, una pacifica signora veneta, da un giorno all’ altro si è trovata sbalzata dalla sua vita ordinaria con la famiglia al girone della Giudecca.

Una vicenda kafkiana ed insensata nella sua crudeltà, come si legge dalle pagine del Diario.

Senza aver compiuto alcun crimine, senza mai aver torto un capello a nessuno, Maria Marini viene gettata in uno dei carceri di massima sicurezza della repubblica italiana solo perché di noti sentimenti indipendentisti veneti. 

Attorno alla Pasqua del 2014, il corrottissimo stato italiano sente il bisogno di additare all’ opinione pubblica dei pericolosissimi eversori dell’ ordine costituzionale , per stornare l’ attenzione collettiva alla corruzione politica ed amministrativa che lo ha degradato a repubblica delle banane. 

Attraverso l’ opera dei suoi gangli polizieschi e giudiziaria, non trova di meglio che arrestare un gruppo di indipendentisti veneti, rei solo di rimpiangere i fasti della antica Repubblica di Venezia.



Ed è subito “ processo – tanko- due “ un rinnovato processo agli indipendentisti veneti  : il solito teatro degli orrori giudiziari che si snoda ancora adesso, secondo lo stile stalinista dei processi politici italiani, dove tutti sanno che gli imputati crimini non ne hanno compiuti, ma che serve alle istituzioni democratiche per intimidire l’ opinione pubblica e farla desistere da ogni velleità di deporre l’ attuale casta burocratico – politica di uno degli stati più incivili e corrotti della storia d’ Italia. 

Maria Marini si è trovata gettata in questo tritacarne orrendo dei gironi infernali della giustizia italiana.

Leggerlo renderà palese come sia costume della repubblica italiana aggredire con rara violenza persone pacifiche ed inermi , ree solo di idee in dissenso con quelle dominanti.

Il Diario è stato scritto nei giorni in cui Maria Marini si é  trovata catapultata nell’ universo carcerario della Giudecca di Venezia.

Le è servito moltissimo per conservare l’ equilibrio personale ed esistenziale che queste atroci esperienze minano in profondità.

Sono lieto di aver dato sempre molto spazio in queste Edizioni a Diari e riflessioni scritte in carcere  da prigionieri politici e perseguitati dalla repubblica italiana : avrei potuto trovarmi anch’ io nella loro medesima situazione e per questo li sento tutti molto vicini al mio modo di osservare la vita. 

Sono onoratissimo oggi di pubblicare anche Il Diario di Maria Marini, assieme a opere analoghe di Luciano Franceschi, Mirko Viola, Michael Medini, ed altri.

L’ edizione   è integrale e il testo non è stato modificato  : scritto di getto, giorno per giorno, per non impazzire e disperare.  Un foglio di carta come amico e come tenue filo che congiunge spiritualmente con parenti, amici, strappati e con la propria vita lacerata da una Inquisizione ottusa e arrogante.

Prima di pubblicarlo , chiesi all’ Autrice se voleva  modificarlo prima della pubblicazione, ma mi ha risposto che non aveva la forza di farlo, perché ciò le avrebbe fatto rivivere l’ orrore di quella esperienza ingiusta.

Mi ha anche aggiunto che, intuendo che il Diario poteva essere letto dai poliziotti carcerari di questa nobile repubblica , in esso non ha riportato tutte le violenze ed umiliazioni  che dovette patire in quei lunghissimi giorni.

Lo ricordi sempre, il Lettore, man mano che si addentrerà in queste trepide pagine da cui traspare un’ anima sottoposta a profonde sofferenze.

Ho voluto completare questa edizione aggiungendo  il testo della commovente lettera che l’ Autrice mi scrisse dal carcere, in risposta ad una mia lettera di solidarietà umana che lei inviai, assieme ad una copia del Vangelo : so bene che solo dalla parola di Dio si può trarre in quelle situazioni la forza necessaria per non disperare ed andare avanti , senza crollare di fronte alla violenza di uno Stato disumano e feroce che, come Crono e le antiche divinità pagane,  divora i suoi cittadini. 

Una forza mite ma invincibile, quella  che Dio ha donato alla signora Marini.

Mi accomiato ora dai Lettori con una riflessione personale : quando la ferocia di uno stato di accanisce contro inermi madri di famiglia  come l’ autrice di questo Diario, non c’è bisogno di altro per giungere alla conclusione che un siffatto stato non ha più legittimazione alcuna di esistere. 

E’ ora che sparisca, dimenticato e vituperato fra gli orrori della Storia.

Pordenone, giorno di Venerdì Santo dell’ anno 2017.



L’ Editore.

 ( dalla " presentazione " al libro) 



LINK UFFICIALE DEL LIBRO :

http://www.lulu.com/shop/maria-marini/ventun-giorni-alla-giudecca/paperback/product-23143265.html



REPERIBILE SU AMAZON :


https://www.amazon.it/VENTUN-GIORNI-GIUDECCA-Maria-Marini/dp/0244300658/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&keywords=MARIA+MARINI+GIUDECCA&qid=1563282010&s=gateway&sr=8-1 

REPERIBILE ANCHE PRESSO MONDADORI STORE CON POSSIBILITA' DI SCONTI, ACQUISTO CONTRASSEGNO O CONSEGNA PRESSO LIBRERIE : 

https://books.mondadoristore.it/Ventun-Giorni-Alla-Giudecca-Maria-Marini/eae978024430065/?_ga=2.4349685.77196275.1563282059-344467731.1425471466&_gac=1.208858790.1563282059.EAIaIQobChMIlb6jur-54wIVgbHtCh1hFQXqEAAYASAAEgLnr_D_BwE#tabMenu-6



venerdì 5 luglio 2019

IL GABINETTO DI VOSTRO ONORE



Un nuovo libro dell’ avvocato Edoardo Longo dedicato a episodi di malagiustizia italiana veramente raggelanti.

L’ antologia espone fatti e abusi giudiziari realmente accaduti in questi anni  e sono  esperienza che l’ autore trae dalla sua esperienza professionale di avvocato penalista.

L’ ampia serie di orrori giudiziaria è tratta da processi politici  (  la vergogna di questa Italia democratica e di fatto intollerante verso ogni forma di pensiero politico alternativo alla struttura ideologica del potere ) e da processi ordinari : la prova evidente che aveva ragione Orwell quando scriveva : “Comincia con mettere in carcere i fascisti senza processo, e poi il sistema non si fermerà ai  fascisti”….

Sotto la lente dell’ avvocato Longo finiscono i tribunali di Venezia, Roma, Bolzano, Forlì, Bologna e Pordenone, quest’ ultimo definito dall’ autore come il buco nero della giustizia.


Una galleria di abusi giudiziari, orrori, ingiustizie, ipocrisie togate che sono l' abituale modo di procedere dei giudici italiani nei loro " gabinetti".


Una giustizia -letame, osservata da vicino con la salace penna di un avvocato controcorrente. 

La penna salace dell’ autore si coniuga con una rara chiarezza espositiva degli imbrogli e delle illegalità perpetrate con rara protervia dei magistrati di tutta Italia, nelle loro aule di giustizie e camere di consiglio : i gabinetti di Vostro Onore dove, come nella satirica vignetta di Chard, il lezzo puteolento delle sentenze di questi giudici viene coperto da un uso non proprio legittimo e cristallino delle leggi….

Il sistema giudiziario  in Italia è ormai  collassato da numerosi anni  ed è  allo stato terminale. Impossibile curarlo : si attende un coroner che ne certifichi il decesso.

Anzi : poichè in Italia, terra di Totò e Pulcinella, ogni disgrazia non è disgiunta dalla farsa, si attende qualcuno  che su questo lezzo finalmente  tiri l’ acqua.

Ormai  non se ne può più....




Link ufficiale del libro :


I MIRACOLI DEL BIECO VENTENNIO




FILIPPO GIANNINI – Storia nascosta e verità sul Fascismo – All'interno, riproduzioni in bianco e nero – Edizioni  della Lanterna, 2013 – Pagg. 334, euro 25,00


Un imprescindibile libro di Filippo Giannini : ogni capitolo di questo libro di storia controcorrente svela la verità nascosta su tanti momenti del periodo fascista. La verità, celata da decenni di oscurantismo ideologico antifascista, restituisce a questo fondamentale periodo  della Storia d' Italia, quella dignità che gli spetta. Contro ogni interpretazione storica  faziosa " ad una dimensione" : quella del trinariciutismo antifascista .


“Eccomi, sono io, Filippo GIANNINI – leggiamo a pag. 5 -, l'Autore di questo lavoro. Sono nato a Roma, in famiglia si sosteneva che “eravamo romani da sette generazioni”. Presentandomi dovrei anche indicare la data della mia nascita. Non lo farò mai! tutt'al più posso indicare dei dati: sono stato un Balilla, quando gli Alleati sbarcarono ad Anzio-Nettuno nel 1944, fuggii da casa per arruolarmi nelle forze della nascente Rsi, lo feci per due volte e per due volte la polizia mi fermò (si vedeva che ero un bambino, o poco più) e mi riconsegnarono alla famiglia. Ho studiato architettura, ed ho lavorato sia in Italia, che in Libia e in Australia per molti anni.

Ho iniziato a studiare la Storia del “mai sufficientemente deprecato, infausto Ventennio” ( si dice così, è vero?) circa 20/25 anni fa, quando, in uno dei miei rientri in Patria, doveva essere il 1980, proprio in coincidenza di un terremoto che distrusse vaste zone dell'Italia meridionale. Ricordo che ero in macchina e, ascoltando la radio, sentii che un intervistatore della Rai chiedeva ad un contadino della zona notizie sui danni subiti. Il pover'uomo rispose che il terremoto aveva ucciso la moglie e la figlia.

L'intervistatore continuò chiedendo se tutto il paese era stato distrutto; la risposta fu che tutto era stato raso al suolo, un mucchio di macerie, a parte le case costruite dopo il sisma del 1930. A quel punto la trasmissione fu interrotta, ma in modo tale che compresi la volontà dell'interruzione. Rimasi colpito, ma nello stesso tempo anche molto incuriosito. Non sapevo assolutamente che si fosse verificato un sisma nel 1930.

Un giorno, libero da altri impegni, andai alla Biblioteca Nazionale di Roma e consultai i giornali dell'epoca. Signori! Compresi subito il motivo dell'interruzione, perché nel pieno dell'infausto Ventennio furono compiuti dei veri miracoli e senza ruberie (non so se mi sono spiegato!).

 In questa sede non posso indicare i miracoli, ma desidero qui ricordare gli autori: Benito Mussolini e Araldo Di Crollalanza. Allora, proprio in Biblioteca pensai: “Se questi furbetti hanno mentito su questo dolorosissimo fatto, quante altre “furbetterie” hanno messo in campo?” Iniziai, allora, a studiare la Storia e cercare i relativi riscontri documentali. Signori miei, quante cose ho scoperto! Provate anche voi. Buona Lettura!”.

Dott. Domenico Defelice

[ pubblicato su “ Pomezia – Notizie, aprile 2014 ]



Link ufficiale del libro per acquisti :

venerdì 10 maggio 2019

MARCANTONIO BRAGADIN , EROE VENETO

Dopo l’ antologia di scritti sulla battaglia di Lepanto , proponiamo un estratto della grande “ storia popolare di Venezia, dalle origini fino ai giorni nostri” di Gian Jacopo Fontana del 1899 e precisamente i capitoli CIX, CX, CXI , dedicati alla tragica sorte di Marcantonio Bragadin, duce militare delle truppe della Serenissima durante il terribile assedio turco dell’ isola di Farmagosta. Eroe Militare e martire cristiano, orrendamente torturato fino alla morte per non aver abiurato il Cristianesimo, Bragadin assurge a esempio di amor patrio e di fede cristiana, soprattutto oggi, in tempi di invasione islamica. In appendice uno scritto di Anonimo Pontino sulla barbarie omicida intrinseca nella religione di Maometto.



















E' il 1570,una dopo l'altra cadono le roccaforti cristiane nel Mediterraneo, Nicosia e' conquistata, le mire islamiche si concentrano su Famagosta, per quella che restera' una delle pagine piu' epiche della resistenza cristiana,in particolare italiana, allo strapotere della mezzaluna.

200.000 soldati e 150 navi da guerra turche accerchiano Famagosta, difesa da poche migliaia di italiani, greci e albanesi sotto il comando del veneziano Marcantonio Bragadin.

L' 11 settembre Mustafa Lala Pascià, comandante delle forze ottomane, fa recapitare a Bragadin la testa di Niccolò Dandolo, luogotenente di Nicosia, insieme ad una richiesta di resa prontamente rifiutata.

Bragadin conosce la sorte atroce toccata a Nicosia dopo la resa: 20 mila persone sterminate nei metodi più orrendi, le donne che si gettavano dai tetti pur di non cadere in mano ai vincitori, duemila bambini e ragazze inviati nel mercato degli schiavi del sesso di Istanbul.

Parte l'assalto in migliaia cadono i turchi, i difensori combattono con furia e ardore per settimane, ma i numeri sono troppo sproporzionati.

Bragadin accetta la resa su richiesta delle delegazioni di civili stremati, cede le chiavi della citta' al turco che ha perso 52 mila uomini ed e' furioso. Fa impiccare i generali italiani esponendo le loro teste su picche.

Al nostro Bragadin la sorte peggiore : gli fa mozzare orecchi e naso, lo fa rinchiudere in una gabbia sotto il sole per tredici giorni. Viene liberato, pestato e frustrato, costretto a percorrere per due volte il perimetro della citta' con zavorre di sassi e spazzatura addosso, lo fa poi appendere per ore ad un’antenna nel porto, in maniera che tutti gli schiavi cristiani ed i prigionieri possano vedere l’orribile sorte del loro comandante.

Ma non e' finita: gli viene chiesto di abiurare la Croce. Lui rifiuta sdegnato, viene scorticato vivo partendo dalla nuca.  Gli si ripete continuamente, come un mantra, di convertirsi all'Islam,ma il veneziano non cede.

Stremato, viene sopraffatto dalla morte quando il boia arriva all'ombelico. La sua pelle impagliata finira' ad Istanbul come trofeo.

Un martire cristiano.

Un eroe veneto.







PRESSO MONDADORI STORE :

https://books.mondadoristore.it/MARCANTONIO-BRAGADIN-EROE-Gian-Jacopo-Fontana/eae978024412586/?_ga=2.170432035.209313553.1560950976-344467731.1425471466&_gac=1.243060406.1560950976.EAIaIQobChMIqo-qtdP14gIVw-FRCh1vDQ9NEAAYASAAEgKeq_D_BwE

25 APRILE, LUTTO NAZIONALE


" Al momento dello Sbarco mia madre ci vietò di accettare qualsiasi dono dagli americani...la Patria è sconfitta, i sacrifici sono stati inutili, non c'è da essere felici....piansi".



Paolo Borsellino 

PER SAPERNE DI PIU' , LEGGI " OLOCAUSTI DIMENTICATI " : 

lunedì 1 aprile 2019

ISRAELE, SORGENTE DI VITA


[ Moses Haim Montefiore ]

Onori e gloria di uno strozzino : Moses Haim Montefiore, ebreo e rabbino italiano di Livorno, ricchissimo e potentissimo finanziere “ inglese” della City di Londra e sodale dei Rothschild nelle più svariate imprese e iniziative economiche, ideologiche, poitiche, globali e locali ( 1784-1885 ).

«Impadroniamoci della stampa e in breve tempo governeremo e dirigeremo le sorti dell’Europa intera».

Per avvalersi dell'apporto indispensabile della finanza ebraica, Lord Palmerston fondò l'Ordine di Sion, mantenuto finanziariamente coi contributi delle famiglie dell'aristocrazia sionista, le quali avevano stretti, rapporti con l’oligarchia britannica fin dai tempi della fondazione della Banca d'Inghilterra.

L'Ordine di Sion era controllato dalla Commissione Britannica dei Deputati, fondata fin dal 1763.

Gli ebrei MOSES MONTEFIORE, (L’«ebreo favorito della Regina Vittoria»), BENJAMIN DISRAELI (che sarebbe poi diventato primo ministro inglese) e i ROTHSCHILD si accordarono a interferire nella politica americana, e nel 1843 fondarono il B'nai Brith, gran loggia del Rito Scozzese per gli ebrei residenti negli Stati Uniti.

Il B'nai Brith ebbe quartiere generale al n. 456 di Grand Street a Manhattan, nella casa di Joseph Seligman, commerciante di tessuti.

Seligman è un nome che si incontra ancora a Wall Street con quello dei sionisti contemporanei Belmont, Loeb, Schiff e Lazard.

Annotazione storica di Marco Ghirardi




DA LEGGERE ANCHE :

Rotschild : La dinastia del denaro” di Anonimo Pontino :


Kalergi, il conte genocida “ di Daniele Proietti :





sabato 23 marzo 2019

1919 - 2019 : LO SCOMODO CENTENARIO



100 anni fa l’idea del Fascio non fu né innovativa né originale. C’erano già stati e coesistevano i fasci interventisti, i fasci del lavoro, i fasci d’azione rivoluzionaria, i fasci futuristi, il fascio parlamentare…ma in piazza S. Sepolcro nacquero i Fasci di Combattimento. Avrebbe potuto essere uno dei tanti tentativi falliti, finita la grande guerra, di dare sostanza politica all’interventismo che, come il neutralismo, non riusciva a non guardarsi indietro mentre c’era un disperato bisogno di costruire un nuovo domani.

Invece fu Rivoluzione.

Si trovarono insieme i Futuristi che volevano assaltare il domani; gli Arditi che avevano combattuto con audacia anteponendo la Patria a sé stessi; i Fanti delle trincee pronti ad ogni sacrificio perché consapevoli che dietro di loro, ai loro “di qui non si passa”, c’era tutta l’Italia; buona parte dei legionari fiumani di D’Annunzio; i primi socialisti interventisti; i sindacalisti nazionali; gli anarchici dei fasci d’azione rivoluzionaria; alcuni repubblicani; molti socialisti riformisti. In tutto meno di 500 persone ed un congresso di fondazione di 1 giorno.

Le cose con il tempo ed in relazione agli eventi furono per certi versi diverse dalle premesse. Per altri no.

Italia e giustizia sociale furono due pilastri che mai vennero meno.

La determinazione, il sacrificio, la lotta, l’indomabilità non ha avuto eguali nella storia nazionale.

Oggi, ricordando questo centenario, in tutte le città d’Italia, da più parti, in ogni dove, con diversi raggruppamenti, con singole manifestazioni di fede, italiani di ogni età: ricordano, festeggiano, celebrano, rivendicano, lasciano il segno in ogni modo di una presenza irremovibile ed, oggi come allora, guardano a domani con lo spirito di chi vuole costruire e combattere per la grandezza della Patria.

Certo. Ci sono gli indignati, quelli delle coscienze offese, i vilipesi, i disagiati che mal sopportano l’evidenza.

Protestino e strepitino, incapaci come sono di chiedersi dove hanno fallito……se dopo quasi 75 anni di potere assoluto antifascista, con il controllo totalitario di ogni aspetto della vita nazionale, spasimano e non possono che prendere atto che in ogni dove hanno mancato, l’Italia vagheggia altro da loro e vuole riappropiarsi di tutta se stessa per un domani che non sarà una replica ma rifiuta le loro ipoteche.
Pino De Rosa 


Le edizioni della Lanterna hanno pubblicato molti libri  e documenti storici sull' argomento. 

Consulta la BIBLIOTECA DELLA RIVOLUZIONE :