martedì 15 gennaio 2019

UN FASCIO DI PAESE, COME TANTI....

Un memorabile documento storico, che è anche un testo avvincente come un romanzo d' azione. Autore Raffaello Riccardi, giornalista professionista e organizzatore delle squadre d' azione del fascio marchigiano negli anni del " biennio rosso" prima della Marcia su Roma. Fra il filo del ricordo lirico, fra spaccati della società italiana dell' epoca, i ricordi di un capo squadrista, fra cui quelli della sua rocambolesca latitanza per un episodio di vendetta politica. Avvincente. Ricca documentazione fotografica dell' epoca.


“I fascisti erano pochissimi. Si contavano sulle dita delle mani…eravamo poveri in canna….un gruppo esiguo ma audacissimo di autentiche pellacce, a cui puzzava la salute. Magnifici ragazzi, ai quali mancavano sempre diciannove soldi per fare una lira. Fascisti per istinto e per vocazione, gettavano nell’impari lotta la più solenne e sublime spregiudicatezza, noncuranti della vita, ignari dell’interesse….c’era, in loro, qualcosa di rossiniano. 

Le fresche, gaie note che sgorgano dalla vena della giovinezza, ed il crescendo dell’azione. 

Scalmanati e selvaggi procedevano fra la generale inimicizia, beffeggiando il sovversivismo e lo sciocco paternalismo dei Partiti d’ordine. Avevano una vita dura. Erano conosciuti e riconosciuti ovunque. Sempre sotto il tiro. Da mane a sera. Le loro stese famiglie non erano risparmiate. Era veramente difficile vivere in piccoli centri….mai mi fu necessario fare opera di propulsione; tutti erano un po’ avanti della mano. Bisognava, il più delle volte, gettare un po’ d’acqua sul fuoco dei loro ardentissimi, incandescenti temperamenti.

Quei bravi figliuoli, buoni come pezzi di pane se singolarmente presi, diventavano furie ai primi, lievissimi prodromi del combattimento. Si lanciavano a testa bassa…..


( tratto da : Raffaello Riccardi, “Pagine Squadriste”).


Segnalazione a cura di Giacinto Reale, ricercatore storico



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lunedì 7 gennaio 2019

DIARIO DI UNO SQUADRISTA TOSCANO

Il diario  di uno squadrista toscano negli anni cruciali del 19129-1921.

 La guerra civile italiana del primo dopoguerra vista  con gli occhi di un giovane protagonista della " parte sbagliata".  Avvincente come un romanzo, paragonabile solo a " I proscritti  " di Von Salomon o " Baltikum" di Dominique Venner.

Indimenticabile.


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venerdì 7 dicembre 2018

" DIARIO 1922" DI ITALO BALBO

 la Grande Storia narrata dai protagonisti : il Diario 1922 di Italo Balbo, Quadrumviro della Marcia su Roma, protagonista della vigilia della Marcia , eroe della prima guerra mondiale sul fronte alto - friulano  come comandante degli Alpini del battaglione “ Val Fella”,  protagonista  della prima epica   traversata aerea transoceanica Roma - New York, dove fu acclamato come un eroe, fra ali di folla. 

L' anno della vigilia della Marcia su Roma , in un documento storico  unico, avvincente più di un romanzo.

L' incedere della sola rivoluzione accaduta in Italia, quella fascista, di cui scrisse nel 1922  Richard W. Child, ambasciatore americano a Roma : " E' in atto una rivoluzione bella e giovane, che mi sta piacendo molto".

Con le illustrazioni fotografiche raccolte dall' Autore per la edizione del 1932 e la riproduzione  dei “ fogli d’ ordine” di Balbo nel 1922, alle sue squadre d’ azione. Documentazione fotografica della occupazione di Ferrara del 16 maggio 1922 , nonché della finale Marcia su Roma.

Questa rivoluzione, che l’ ambasciatore americano a Roma
descrisse come “ giovane e bella”, aveva anche dei profondi risvolti sociali,  che oggi si tende a tenere nascosti, come ci ricorda il ricercatore storico Giacinto Reale,a  cui si deve la riscoperta di questo Diario andato dimenticato : 

“...alle ore 11 precise iniziano l’ingresso le popolazioni rurali della Bassa Padana. Dò l’ordine di partenza. Inquadrati per tre mi seguono gli innumerevoli Battaglioni, divisi per Fascio e per paese. In testa ad ogni scaglione vengono issati cartelli inneggianti all’Italia, ma reclamanti lavoro. Facciamo il nostro ingresso dalla prospettiva di corso Giovecca, che percorriamo in tutta la sua lunghezza. Tutta la città fa ala al passaggio. Le finestre sono gremite. È ammirevole la disciplina di questa povera gente che marcia con gli abiti a brandelli, come un vecchio Corpo d’Armata di territoriali in raccoglimento, col passo duro e greve di campagna. La gente si commuove ed applaude. Tre per tre lo sfilamento dura ore ed ore....Tutte le adiacenze del castello sono bloccate dall’esercito della fame”.

È un brano del Diario 1922 di Balbo, riferito all’occupazione di Ferrara del 16 maggio del 1922, quando al fascismo toccò farsi carico della grave situazione di disagio sociale della zona, e
sollecitare dal Governo misure urgenti (che poi vennero) per contrastare la piaga della disoccupazione.

Italo Balbo rappresentò l’anima più movimentata e attiva dello squadrismo. Attraverso le pagine del suo “Diario” egli racconta in prima persona i vari scontri con gli avversari politici, i raduni squadristi e il rapporto personale con gli altri esponenti principali del fascismo.

Un libro sul sorgere delle “ rivoluzioni nazionali” ancora più avvincente dei “ proscritti” di Von Salomon, come afferma Giacinto Reale, nonché  innervato nella vivida  storia italiana , in una pagina di essa a torto cancellata per pavidità culturale “ democratica” e ritornata alla luce grazie al Diario del mitico Comandante “Pizzo di ferro”.


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mercoledì 5 dicembre 2018

"IL MARCHIO DI GIUDA" : UN ROMANZO GIALLO PROIBITO


“Avevo già letto "Il marchio di Giuda'...ora ho acquistato sempre da Mondadori store anche :Il delitto di Jeanne Morel" e " Il mistero del poligono" che non vedo l'ora di iniziare.

Eccezionale sul Marchio di Giuda la descrizione del ghetto come di un organismo in putrefazione...

Di nuovo complimenti per la sua" milizia editoriale".
Un Lettore


Ci fa molto piacere leggere apprezzamenti  come questo alle nostre fatiche editoriali.



Un romanzo giallo che rappresenta una autentica ossessione per gli intellettuali ebrei in Italia, che non mancano mia di vituperarlo e inorridire al solo nominarlo  : l' avventura più aspra del commissario Schurke, della polizia criminale tedesca.

Scritto negli '40 durante la guerra, interpreta i sentimenti popolari più diffusi allora  nei confronti del mondo ebraico, dipinto come imbroglione, usuraio ed immorale.

Un romanzo messo all' Indice dalla lobby ebraica con insulti e minacce, e per questo   mai più ristampato fino ad oggi, nonostante la sua valente  qualità letteraria.

La sua ossessiva criminalizzazione letteraria  giustifica ampiamente , in nome della libertà di pensiero e culturale, la determinata e volterriana decisione di ristamparlo, per la prima volta dal 1941.


A confronto censori e censurato e……sorpresa ! – E’  un ottimo romanzo giallo e aiuta a combattere anche la sclerosi intellettuale del pensiero unico : impagabile vedere i " buoni" ( ebrei ) nei panni finalmente dei " cattivi" e viceversa...ma perché tanto scandalo : noi uomini  non siamo forse tutti uguali ?

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IL MARCHIO DI GIUDA

Un romanzo giallo che rappresenta una autentica ossessione per gli intellettuali ebrei in Italia, che non mancano mia di vituperarlo e inorridire al solo nominarlo  : l' avventura più aspra del commissario Schurke, della polizia criminale tedesca.

Scritto negli '40 durante la guerra, interpreta i sentimenti popolari più diffusi allora  nei confronti del mondo ebraico, dipinto come imbroglione, usuraio ed immorale.

Un romanzo messo all' Indice dalla lobby ebraica con insulti e minacce, e per questo   mai più ristampato fino ad oggi, nonostante la sua valente  qualità letteraria.

La sua ossessiva criminalizzazione letteraria  giustifica ampiamente , in nome della libertà di pensiero e culturale, la determinata e volterriana decisione di ristamparlo, per la prima volta dal 1941.

A confronto censori e censurato e……sorpresa ! – E’  un ottimo romanzo giallo e aiuta a combattere anche la sclerosi intellettuale del pensiero unico : impagabile vedere i " buoni" ( ebrei ) nei panni finalmente dei " cattivi" e viceversa...ma perché tanto scandalo : noi uomini  non siamo forse tutti uguali ?
 Anticonformista.


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venerdì 30 novembre 2018

IL MISTERO DEL POLIGONO E I " GIALLI" DEL LITTORIO


Di : Edizioni della Lanterna

[ Romualdo Natoli, “ Il mistero del poligono”, ristampa integrale, edizioni della Lanterna, seconda edizione  2018, pagine 194, euro 16.00 ] .


Ristampa integrale di un famosissimo romanzo giallo di Romualdo Natoli del 1941. Natoli, uno dei padri del romanzo giallo italiano, è stato drasticamente censurato per i suoi gialli d' anteguerra, poichè oggi sarebbero ritenuti " politicamente scorretti", addirittura “criminali”.

 Ristampa di un classico del genere dei " gialli fascisti" in onore della libertà di cultura contro la dittatura del " pensiero unico " e del " politicamente corretto".

Ritorna l' Ispettore Schurke, investigatore della polizia criminale tedesca, alle prese, nella Francia occupata del 1941, con un misterioso assassinio in un poligono militare francese. Primo sospettato :  un ufficiale dell' esercito sconfitto, ma il fiuto di Schurke, il poliziotto che cita i classici latini e filosofici con eleganza e noncuranza , riuscirà a scoprire l' omicida, velato  " sotto il segno di Israele"... un romanzo giallo " scorrettissimo".....



Questa è la ristampa integrale senza censure del romanzo giallo omonimo,  pubblicato nel 1939 e mai più ristampato, nonostante il successo avuto all’ epoca .

E' stata appena pubblicata dalla Lanterna una  nuova edizione che di distingue da quella del 2013 ( la prima del dopoguerra) perchè è stata rinnovata la copertina a colori ed è stata riprodotta in IV la copertina a colori della edizione degli anni ruggenti : una nuova edizione che appagherà i collezionisti ed i bibliofili più ricercati. 

La ragione della accanita  censura di questo romanzo sta nel carattere politicamente non corretto di questo giallo, pubblicato nel pieno dell’ era fascista, nel suo apogeo di consenso popolare.

Un vero peccato che una ottusa censura antifascista a “ tre narici” abbia impedito agli Italiani di rileggere questo romanzo, di pregevole impianto narrativo e qualità letteraria, nonchè rilevanza culturale.

Oggi il giallo all’ italiana sta avendo un notevole successo, non solo da noi, ma anche all’ estero, dove il suo impianto narrativo e stile letterario nazionalpopolare sta trovando imitatori in varie nazioni dell’ area mediterranea, dando origine ad una – rarissima – stagione in cui uno stile letterario italiano viene apprezzato ed imitato anche all’ estero. [1]

Pochi sanno [2] però che la corrente letteraria del giallo all’ italiana non sarebbe mai sorta senza l’ input del Fascismo che, volendo contrapporre alla impostazione di derivazione anglosassone di questa narrativa popolare, una impostazione nazionale non suddita di altri patterns culturali, impose agli editori italiani di “spingere” al massimo la valorizzazione  di giovani talenti letterari italiani e che proponesse modelli etici positivi, rispetto alla degenerata cultura anglosassone.

Fu così che nacque questa corrente letteraria che, già di pregevole livello all’ epoca [3], ora è diventata un modello culturale , benche abbia abbondantemente rinnegato i padri letterari….

Di questa corrente culturale, l’ egemonia culturale della sinistra ( e la sua totale ipocrisia ) ha voluto cancellare i “ padri” perché fascisti, ha voluto condannare  cioè le opere come questa alla damnatio memoriae , rendendo un pessimo servigio alla cultura e ai valori di libertà culturale, dimostrando una ristrettezza censoria che pervicacemente  imputa al “ bieco ventennio” ( che poi era meno bieco del sistema  ideologico dominante oggi ).

Intelligenza, onestà culturale, spirito controcorrente, ci hanno spinti a ri-pubblicare opere come questa, benchè “ politicamente scorrette”. [4]

A questo punto, i Lettori si chiederanno  dove sia il carattere “ scorretto” di questo romanzo.

Non possiamo rispondere : è legge ferrea che , nella narrativa “ gialla” che  non si debba mai rivelare il nome dell’ assassino…. Lo capirete da soli leggendo….

Vi possiamo solo dire che è francamente liberatorio leggere un romanzo dove quelli che sono i buoni per antonomasia   nella cultura dominante ad una dimensione, francamente totalitaria e insopportabilmente irrigimentata, diventano una buona volta  i cattivi

 Insomma, una lettura che libera dalle asfittiche gabbie mentali del politicamente corretto, , aiuta il senso critico atrofizzato e  diverte… che si vuole pretendere di più da un romanzo giallo ?

Link ufficiale del libro :


leggi anche la nota delle Edizioni della Lanterna :





[1] In genere, da noi avviene il contrario, essendo noi Italiani ammalati da inguaribile esterofila e complessi di inferiorità , immotivati, per tutto quello che viene dall’ estero…
[2] Perché le centrali intellettuali  del “ politicamente corretto “ ( a sinistra) lo tacciono sistematicamente.
[3] Come dimostra quest’ opera che qui ristampiamo e le altre che seguiranno.
[4] Anzi, le pubblichiamo proprio per questa ragione. Non ci piacciono le censure di ogni tipo.

L' UOMO E LA FOLLA


Parigi, 1941.

Mentre la Francia decadente viene occupata dalle truppe germaniche, la city di Londra e i suoi santuari della finanza usuraia vengono martellati dagli “ aquilotti di Goering”. Così si esprime Schulze, l’ ispettore della polizia anticrimine del Reich, catapultato In Francia per risolvere un intricato caso di omicidio, in questa ristampa integrale del romanzo giallo politicamente scorretto di Romualdi Natoli, pubblicato nel 1941 e ora ristampato dalle Edizioni della Lanterna.

Un romanzo giallo in cui le atmosfere evocative  e le descrizioni ambientali sono gli elementi di punta della narrazione  : dalla descrizione del “vecchio mondo putrescente e senza ideali”  contrapposto all’ “ uomo nuovo” delle rivoluzioni fasciste , alla efficace descrizione di un mondo anonimo, massificato , dove l’ individuo è ridotto a una entità trascurabile e inerme, soffocata da una massa  senza nome e senza volto, nel cui ventre spesso si annidano criminali, usurai, parassiti  e sfruttatori, per giungere alla catarsi  finale  che vuole rigenerare queste paludi stige in comunità di popolo.

Qui  la catarsi rigeneratrice  è vista negli aquilotti di Goering che radono al suolo i quartieri della corruzione finanziaria del mondo capitalista.

Alla fine del giallo, come in ogni romanzo poliziesco che si rispetti ,  l’ autore del crimine viene scoperto e il suo nome ci riporta alle doppiezze ambigue di un certo mondo medio orientale corrotto e decadente.

Un  giallo di squisita eleganza e politicamente scorrettissimo. Un pugno nello stomaco per i cultori del politicamente corretto abituati a ragionare a una dimensione….

Come sempre, quale chicca per i bibliofili, in quarta di copertina Lanterna riproduce la copertina originale del volume, con il suo fascino irripetibile da “ anni ruggenti”. 

Un libro che non vedeva più i banchi delle librerie dal 1945. Da non perdere.



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martedì 27 novembre 2018

LA VITTORIA DI LEPANTO


Un volume intieramente dedicato alla battaglia di Lepanto e alla vittoria cristiana che salvò il vecchio continente dalla misera fine di essere invaso dall’ Islam e ad esso sottomesso. 

Riproposte di brani di saggi storici di Von Pastor e  suggestive rievocazioni cattoliche dell’ epopea di Lepanto. Fra armi e preghiere, un continente unito nella dimensione guerriera e spirituale vive uno dei suoi momenti più alti. 

Ripubblicato  per la prima volta dal 1899 lo studio di Pompeo Molmenti, principe della storiografia veneta, su “ Venezia e la battaglia di Lepanto” : il testo che qui ritrova la luce dopo oltre cento anni, è la parte centrale e più importante del monumentale saggio su " Sebastiano Veniero e la battaglia di Lepanto", opera fondamentale dello storico veneto.

Questa riedizione dello studio di Molmenti è un  doveroso omaggio alla Repubblica di San Marco, che per oltre mille anni ha dominato i mari e garantito la supremazia cristiana nel Mediterraneo.

Una ricca Appendice di testi collega Lepanto ai giorni nostri, attraverso il ricordo del martirio di Marcantonio Bragadin, eroe cristiano della Serenissima Repubblica di Venezia, la rievocazione della finale battaglia di Vienna con la figura ieratica di Padre Marco d’ Aviano.

Il martirio di Antonio Bragadin verrà ricordato anche in un volume in preparazione presso la Lanterna : una riedizione di una opera storica su Bragadin che risale al diciottesimo secolo  e mia più ristampata.

Anonimo Pontino ci ricorda le atrocità dell’ Islam, presenti anche oggi, che ne fanno un culto perverso dedito ai sacrifici rituali degli “ infedeli” e non una religione rivolta a Dio.

Un libro imperdibile, storiografico ma suggestivo, che non può mancare in nessuna biblioteca storica : una testimonianza  alta della storia dell’ Occidente, dalle tinte e dalla realtà epica. Una pagina di storia di cui i popoli europei dovrebbero andare fieri, per avere salvato la civiltà dalla barbarie islamica, anziché recidere le proprie radici cristiane e guerriere, in nome del globalismo imposto dal Nuovo Ordine Mondiale.

Ricco apparato di note bibliografiche per gli studiosi.

Testi raccolti e curati da Edoardo Longo .



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lunedì 26 novembre 2018

CREPUSCOLO DI SANGUE

“I corpi dei sedici martiri di Dongo vennero caricati sull’autocarro. In una sosta presso Azzano vennero caricati anche i corpi di Mussolini e della Petacci. Poi le macchine ripartirono a tutta velocità verso Milano, per lo scempio di piazzale Loreto. Ricordo che quella sera… da dietro le imposte socchiuse vidi passare…il lugubre corteo. Io non sapevo niente, naturalmente, ma quell’autocarro scuro, mastodontico, intutto simile a quei furgoni adibiti al trasporto delle carni macellate, mi produsse una sinistra impressione. Un brivido mi corse per tutto il corpo, come un triste presagio. Quando la radio annunciò che Mussolini e i suoi seguaci erano stati “giustiziati”, e i cadaveri trasportati a Milano, mi tornò alla mente il furgone. Crollai. Qualcosa in me si era brutalmente spezzata. … Da quel giorno, Dio mi perdoni, io non sono stato più capace che di odiare”.

( Pietro Caporilli, Crepuscolo di Sangue, Edizioni della Lanterna, 2018)


E’ il fulminante finale del libro che qui si segnala ...e non si dimentica

Giacinto Reale 




La caduta del Fascismo e la strenua resistenza degli ultimi combattenti italiani in uno struggente romanzo biografico di Pietro Caporilli, l' indimenticabile autore de " L' assedio dell' Alcazar".

Dalla liberazione di Mussolini, alla esperienza della RSI, attraverso le gesta degli ultimi arditi, fino all' epilogo della guerra civile a alla tragedia  finale di Dongo con la barbara uccisione di Mussolini.

Il " crepuscolo di sangue " della primavera del 1945 raccontato da uno che seguì Mussolini fino alla fine.

Dedicato dall' Autore ai giovani, di ieri e di oggi,  perchè conoscano la realtà, la verità e i valori di chi combattè per l' Italia e per Mussolini fino alla fine. Pagine struggenti e sempre attuali.


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martedì 20 novembre 2018

LA RANA E' BOLLITA


Quindi ,cosa è successo in questi anni, sotto i nostri occhi, senza che ce ne accorgessimo ?

Altro che reddito della gleba e ricchezza elargita a tutti, a pioggia  :  mentre gli altri si pappano tutta la torta come i topi, erodendo il salario e trasferendo la ricchezza…..

Sono stati geniali : la rana è bollita!

Nel 1945 la paga media  era di 11.000 lire, il biglietto del tram costava 4 lire, un cittadino stipendiato poteva comperarsi 2750 biglietti.

 Nel 1995 la paga media era di 1.300.000 lire, ma il biglietto del tram costava 1.000 lire, uguale 1.300 biglietti.

Nel 2018 la paga media è di 1.300 euro ma un biglietto del tram costa 1,5 euro, uguale 866 biglietti.

Lo stipendio del 1945, in modeste lirette italiche ,  valeva 3,17 volte di più di quello del 2018 in poderosi euro – marchi.

E il gioco è fatto.

Ora parte l’ assalto agli ultimi risparmi.


venerdì 16 novembre 2018

L' ESERCITO DEGLI SCALZI



"Spettacolo pittoresco. Il bracciante ferrarese incolonnato e col suo mantello, qualcuno con la coperta sulle spalle. A tracolla un tascapane con fette di polenta e pezzi di formaggio. Aspetti emaciati dalle privazioni, visi anneriti dal sole ed induriti dalla polvere, ma fiduciosi ed entusiasti.

Effetto straordinario della marcia all’alba: piedi mal calzati.

Spettacolo commovente: l’esercito degli scalzi".

Italo Balbo descrive, nel suo diario, l'occupazione di Ferrara, realizzata il 12 maggio del 1922, da 60.000 rurali fascisti.


Segnalazione di Giacinto Reale, ricercatore storico



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IN MARCIA, VERSO ROMA



“Quando l’enorme convoglio è pronto, vien dato l’ordine della partenza.Il treno è un serpente immane dai mille tentacoli.

Fascisti si arrampicano e pendono da ogni dove; sul tetto dei carri, sulla macchina, sui predellini.

Si spenzolano a grappoli dalle maniglie, ogni sporgenza è una comoda sede di due o tre uomini.

 Spesso sbucano fuori moschetti, fucili 91, fucili da caccia, vecchi archibugi ad avancarica, spiedi, stocchi, sciabole arrugginite, un armamentario vario e ridicolo.

Camicie nere infilate la sera precedente, pensando ad una semplice adunata di squadre, e non sospettando, nemmeno lontanamente, la meta della mobilitazione. Mantelline da cavalleria, da bersaglieri, da fanteria; coperte da campo, pastrani grigio verde, pellicce, plaids, sciarpe, scialli di mille forme e mille colori; valigette da necessaires ed involti in grandi fazzoletti a quadri.

Qualcosa di zingaresco, un’ondata di gente mai immaginata ed inimmaginabile”.

(Carlo Scorza, Bagliori d’epopea, Edizioni della Lanterna, 2018).

Le grandi imprese spesso cominciano così.....

Giacinto Reale, ricercatore storico




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